sabato 23 febbraio 2019

Vaticano: tenere la rotta

Passo dopo passo, procede il mio intento di consolidare il percorso filatelico dedicato alla Città del Vaticano, itinerario dentellato a cui già avevo dedicato due precedenti post in questo mio blog. Ammetto che, nel progetto espositivo cui sto lavorando, la storia filatelica del piccolo Stato (per il momento dall'evento concordatario ad oggi) mi ha particolarmente affascinato. 

L'evoluzione del mio percorso vaticano è occasione per fare quattro chiacchiere sul collezionismo filatelico, senza dimenticare qualche considerazione prettamente tecnica sugli allestimenti 

Mutuando quanto racconto dal sito ufficiale dell'Ufficio Filatelico della Santa Sede, approfitto per ricordare ai meno esperti che lo Stato Pontificio introdusse i francobolli il 1 gennaio del 1852. Nello Stato il servizio postale era considerato della massima importanza ed era efficientissimo: dipendeva dal Cardinale Camerario di Santa Romana Chiesa che promulgava le leggi relative ai servizi mediante appositi editti e fissava le relative tariffe. Quando però parliamo di Città del Vaticano la linea temporale si sposta decisamente in avanti. Fu, infatti, solo in base all'articolo 2 dei Patti Lateranensi del 2 giugno 1929, che l’Italia riconobbe alla Santa Sede "la sovranità nel campo internazionale, come attributo inerente alla sua natura, in conformità alla sua tradizione, ed alle esigenze della sua missione nel mondo". Di conseguenza furono riconosciuti i diritti del nuovo Stato sotto ogni profilo, incluso quello di poter gestire servizi postali propri. Lo Stato della Città del Vaticano fu ammesso all'U.P.U. (Unione Postale Universale) a partire dal 1 giugno 1929. Alla fine dello stesso mese estivo fu conclusa tra Città del Vaticano e Italia una Convenzione per l’esecuzione dei servizi postali, in base agli accordi di Stoccolma del 28 agosto 1924 ed alla Legge Fondamentale dello Stato del Vaticano e quella sulle Fonti del Diritto, rispettivamente n.1 e n.2 del 7 giugno 1929, di emanazione pontificia. L’attivazione del servizio postale vaticano fu stabilita dall'ordinanza VIII del 30 luglio 1929 ed ebbe inizio a partire dal successivo 1 agosto.

Fatta la necessaria introduzione storico postale, torno al punto focale di questo mio ennesimo intervento, teso a raccontare il mio modo di costruire e vivere la collezione. La grande sfida per sviluppare un percorso convincente resta quella di mantenere salda la rotta. Obiettivo, quest'ultimo, di ogni collezionista che si rispetti, indipendentemente dal viaggio che sta facendo, sia esso un articolato ed accademico studio sugli antichi Stati o una tematica sugli invertebrati che popolano il pianeta Terra. Mantenere la rotta è fondamentale per gestire al meglio il proprio budget, specie se non illimitato come il mio, ma compresso tra le esigenze familiari e la quotidiana sopravvivenza di una crisi che stenta a sublimare. Ma è anche lo strumento per non offrire sostegno alle teorie freudiane che sostengono che "accumulare oggetti soddisfi bisogni legati al sesso".
Approfondimento. Articolo online: "Dietro ogni collezione c'è una mania erotica"OK Salute e benessere - a firma di Emma Chiaia del 27 agosto 2010.

Sigmund Freud doveva sapere bene come la sua passione di catalogare reperti archeologici (ne possedeva circa duemila) appagasse piaceri erotici dell’infanzia: collezionare, in fondo, è creare un piccolo mondo dove esercitare una padronanza e una gestione totali.

Se è inutile ricordare (in primis a me stessa) che tra i due, l'accumulo compulsivo ed il sesso, saprei cosa scegliere oltre ogni ragionevole dubbio, non è affatto scontato che l'odierno raccoglitore collezionista non sia tentato nel cedere alle lusinghe di estemporanee divagazioni che, se pur belle ed interessanti, poco hanno a che vedere con gli obiettivi che ci è posti all'inizio del proprio progetto. Complici gli infiniti input e gli accattivanti richiami della Comunity e di un mercato on line "H24" sempre disponibile ed a portata di clic! Per questo, nell'approcciare alle emissioni vaticane, sin da subito mi sono posta tempi ed obiettivi, compatibilmente con le risorse economiche destinabili al progetto. Ho sempre voluto evitare di trovarmi uno studio stipato di fotogrammi dentellati, ognuno dei quali parte di un film diverso, senza mai riuscire ad organizzare una visione d'insieme dove almeno le singole puntate della storia avessero un inizio ed una fine. Un approccio museale chiaro è fondamentale per la godibilità e la comprensione del proprio percorso collezionistico.

Il modo di vivere la collezione, quindi anche le modalità con cui articolarla, è chiaramente parte delle dinamiche culturali dello stesso collezionista e del mondo che lo circonda più intimamente. Se le dinamiche culturali mutano, cambia conseguentemente il modo di vivere, costruire, adattare, esporre la propria collezione. 

La filatelia è straordinaria anche per questo: la medesima collezione, in quanto ad emissioni sovrane, tematica o periodo storico, può avere connotazioni assai differenti. Può offrire spazi di approfondimento e di riflessione anche antitetici tra di loro. Posso tranquillamente portare all'attenzione di chi mi legge alcuni esempi che mi hanno coinvolto in prima persona, arricchendo il mio bagaglio di collezionista. Penso, ad esempio, alla collezione dei francobolli del Territorio Libero di Trieste e di Trieste B. Con i medesimi valori in casella, la cronaca storica parte del mio primo impianto espositivo, mostrava una significativa differenza con quella che un amico collezionista sloveno, vissuto nel clima ideologico post titino della ex Jugoslavia, presentava esponendo i propri valori. Stessi francobolli, racconti differenti, diverse dinamiche culturali. Affascinante per dei piccoli pezzi di carta gommata!
Approfondimento. Dal mio blog: "Trieste: non solo un punto di vista filatelicopost del 15 ottobre 2016.
Altro esempio illuminante è quello del confronto con una diversa generazione di collezionisti o apprendisti tali. Un tema spinoso, sovente mal digerito da chi fatica a dare sostanza ad un modo di collezionare diverso da quello a cui la nostra storia di raccoglitori ci ha abituato, probabilmente educato. Nel confronto generazionale è sovente la stessa metodologia didattica offerta dal collezionismo filatelico che necessita di un adattamento per fa sì che, adeguandosi ai tempi che cambiano, essa sia mezzo di intrattenimento pienamente godibile, ma anche strumento educativo e formativo coinvolgente, veicolo di ulteriore, quanto necessaria promozione. Oggi anco di più, visto che di lettere o cartoline affrancate ne circolano ben poche e non si può quindi contar nemmeno più sulla corrispondenza per accendere l'interesse dei più giovani che, tra pochi anni, nemmeno sapranno più di cosa si stia parlando.

Una bella immagine che associa filatelia a nuove generazioni. Perché non mutuare tali iniziative per trasferirle nelle nostre manifestazioni! La foto è tratta dal sito della Federazione delle associazioni filateliche europee FEPA

So bene che è una nota dolente. Lo vedo dalle stesse considerazioni sui social che alla fine di manifestazioni quali Veronafil, tanto per fare un esempio, si rammaricano di modalità che non privilegiano certo famiglie e più piccoli, di domeniche ormai quasi cancellate dai calendari fieristici. Un loop di parole volatili come il cloroformio, anestetico ideale per non ammettere che di accattivante alle nostre amate manifestazioni non c'è nulla per chi ha meno di quarantacinque anni. Anzi, il più piccolo dei miei figli è stato pure bacchettato perché raccoglieva qualche listino di troppo dagli stand, dove nemmeno il concetto di fila siamo più in grado di qualificare, standocene ammucchiati come scomposti primati uno sopra all'altro. E dire che la scolarità di quella citata età media l'ducazione civica l'aveva come materia scolastica. 
Approfondimento. Dal mio blog: "Incontri generazionali lungo il percorsopost del 14 novembre 2015.
Basterebbe poco! Basterebbe copiare da qualche Paese in cui la filatelia è gioco e le manifestazioni attrezzano appositi spazi in cui i bambini possano riempire scatole di francobolli, toccarli, spostarli, incasellarli e magari portarsene qualcuno a casa. Allora si che la domenica sarebbe straordinariamente e filatelicamente godibile, anche e soprattutto per i più piccoli.

Divagazioni a parte, l'obiettivo era quello di porre l'accento sulle dinamiche culturali in cui ogni collezionista elabora una propria idea di collezione. Nel mio caso, parlando del percorso vaticano iniziato ormai da alcuni mesi, mi sono trovata ad affrontare la necessità di armonizzare segmenti che ho acquisito già montati. Tali acquisti, infatti, se da un lato soddisfavano il problema non indifferente del budget, dall'altro aprivano il problema di armonizzare l'intero impianto espositivo, sia graficamente e quindi esteticamente, sia dal punto di vista didascalico e quindi narrativo, sen non didattico.
Approfondimento. Dal mio blog: "Un altro passo avanti con le emissioni del 2015post del 3 febbraio 2017.
Tutto ciò, s'intende, partendo dalla mia personale convinzione, più volte espressa nel mio blog, di vivere la filatelia non solo come una raccolta di casella, ma come un percorso museale, capace di offrirsi ad un approccio multidisciplinare in grado di raccontare una storia.

Quando si decide di integrare in un unico percorso conservativo espositivo sezioni acquisite da diverse collezioni è importante progettare con cura il proprio progetto di armonizzazione

Tornando dunque al mio percorso dedicato alla Santa Sede, ho colto l'opportunità di integrare il mio insieme acquisendo in un sol colpo le annate dal 2006 al 2017 compreso, minifogli, libretti e buona parte delle emissioni congiunte incluse, il tutto ad un prezzo assolutamente "d'occasione", ma soprattutto già montato sui fogli d'album delle annate corrispondenti. Unico problema: la diversità dei fogli per i differenti periodi, fortunatamente in blocchi di annate contigue, con una prima parte editata da Marini (i King tradizionali con taschina monolembo), un secondo grande segmento a marchio Masterphil (Falcon) e l'ultima annata su fogli Abafil. L'armonizzazione, che avevo già iniziato e descritto con la prima parte della collezione, ora aumentava di complessità, dovendo dare soluzione ai diversi apparenti punti di discontinuità (vedi figura sopra). 

Al di la delle operazioni puramente tecniche di pulizia e microrestauro dei fogli d'album così come acquistati con i diversi lotti di francobolli, operazioni che ho già descritto nei post precedenti dedicati alle emissioni della Città del Vaticano, ho quindi deciso di mantenere fermo l'impegno su due sostanziali interventi necessari, a mio parere, per armonizzare l'intera scansione temporale del Vaticano, proponendola in tal modo attraverso un itinerario cognitivo il più possibile omogeneo dal punto di vista didascalico, portando così in secondo piano le piccole differenze dei fogli d'album che caratterizzano blocchi di diversi periodi storici e che differiscono per concept editoriale, anche talvolta per il medesimo editore che ha utilizzato formati diversi in epoche diverse, così come per l'impostazione grafica diversificata quando di editori differenti si tratti.


Integrare e progettare parti didascaliche mancanti è spesso faticoso, ma ci obbliga alla ricerca di informazioni specifiche sulle singole emissioni e alla parte più bella dell'essere collezionisti: lo studio dei nostri reperti.

Il primo intervento è quello che io chiamo di "dissolvenza incrociata" e che, proprio per questo, rende meno percettibile il passaggio da un insieme di fogli ad un altro insieme. Se nel lavoro che avevo svolto in precedenza, l'operazione si era limitata a disegnare gli elementi descrittivi dell'almanacco filatelico, clonando le caratteristiche grafiche di ciò che già era presente, allo stato attuale una replica di tale modus operandi si è resa necessaria per inserire, ove non previsti, quei fogli informativi mancanti, dando loro l'aspetto e l'impaginato della nuova tipologia impressa all'almanacco dall'editore i cui fogli d'album precedevano l'insieme che, invece ne era privo.

Ho posto una cura particolare, come da sempre faccio nell'accomodare il mio apparato espositivo, nell'editare i fogli di almanacco, non solo per quanto riguarda l'aspetto grafico, che come ho già descritto riprende e si armonizza allo stile del preesistente, ma anche e soprattutto per il contenuto redazionale che deve mantenersi piacevole ed accattivante nella lettura, ma preservare quello stile rigoroso nella precisione e nella puntualità del resoconto filatelico.

Maggiore è la cura che si pone nel realizzare le parti mancanti, più grande sarà la soddisfazione nel valutare l'impatto finale nell'armonizzazione del proprio insieme collezionistico

Se la dissolvenza incrociata, utilizzata per colmare eventuali lacune da almanacco filatelico, rappresenta un punto di raccordo tra le diverse annate raggruppate in aree editoriali, il vero trait-d'union tra ogni singola annata per l'intero insieme è rappresentato dai fogli che costituiscono l'apparato storico dedicato ai diversi pontefici, cui le emissioni poste "in vetrina" si riferiscono.

Per i fogli che ho realizzato a tale scopo ho scelto una gabbia grafica capace di amalgamarsi con l'intero percorso filatelico postale ed ho mantenuto la medesima impostazione dell'impaginato per tutta la sequenza temporale. Tali fogli sono dunque l'asse portante dell'apparato didascalico della mia collezione e ne caratterizzano l'insieme, anche nelle modalità con cui sono fornite e sintetizzate le informazioni storiche, sia quando si tratti di un Pontefice ormai "storicizzato", così come nella cronaca pontificia più recente, quando ci si riferisce ai papi contemporanei per i quali una retrospettiva storica risulta decisamente più difficile.


Ecco dunque, a lavoro terminato (anche se il processo di accomodamento di fatto non termina mai veramente), che la mia collezione vaticana che allo stato attuale inizia con Nome del pontefice e prosegue sino ai giorni nostri, trova ora collocazione con una serie di elementi grafici e didascalici capaci di tenere uniti i differenti concept grafici dei fogli d'album così come originariamente pensati, offrendosi come un percorso più fluido ed omogeneo da sfogliare e godere.

Chiudo riprendendo un passo del post "Il magnifico intreccio" pubblicato sul colto e filatelico blog Tesoridicarta (il mio impallidisce al confronto), che consiglio di esplorare con attenzione per la ricchezza di spunti e riflessioni sul mondo filatelico:
"L'umanità racconta da sempre le proprie avventure, perché il racconto compatta e mette ordine, dà un senso a fatti e personaggi che sarebbero altrimenti un inespressivo susseguirsi di eventi slegati e figure inerti. La narrazione giunge a noi attraverso i libri di storia, ma anche tramite le cose dell'epoca, che reificano il racconto, lo rendono tangibile, e dal racconto acquistano significato e ricevono valore.

Ogni oggetto è piatto e effimero, finché rimane schiacciato nella sua dimensione materiale. Un quadro è solo una disposizione di colori su una tela, anche se sotto c'è la firma di Van Gogh. Una sinfonia è solo una successione di onde sonore, un mero fenomeno fisico, anche se riposa su uno spartito di Mozart. I monumenti sono soltanto pezzi di marmo, anche se a scolpirli son stati Michelangelo e Bernini. E' il racconto - la storia - a conferire spessore e profondità alle cose, a localizzarle nel tempo e nello spazio, e ogni cosa può parlare solo se inserita in una storia, se il suo senso è narrato dentro una storia.

Su questo preambolo i francobolli (...) si rivelano oggetti eclettici, ricchi di sfumature. Il francobollo è un protagonista della storia, un ineguagliabile cronista dei fatti di un'epoca, con i suoi stemmi e le effigi, gli annulli e i colori, intrisi di significati politici e sociali, artistici e di costume. Il francobollo apre uno scorcio su luoghi, personaggi e episodi di una fase cruciale per il nostro Paese, ricostruisce gli eventi da una prospettiva privilegiata, scandisce l'incalzare di accadimenti avvincenti e drammatici, ne trasmette il pathos e lo fa rivivere.

Come sempre ho provveduto alla digitalizzazione dei nuovi album posti in collezione, di cui ho parlato forse più del dovuto, offrendoli di fatto ad una consultazione più estesa ed offrendomi ad accogliere suggerimenti e idee. La mia collezione con un clic!




lunedì 16 luglio 2018

Congiuntamente congiunta

La risistemazione della parte cronologicamente finale del mio impianto collezionistico relativo alla Repubblica Italiana, così come l'inserimento di alcune emissioni congiunte che da tempo attendevano degna collocazione all'interno dei miei album, costituisce imperdibile occasione per fare le solite quattro chiacchiere "da bar". Ma forse anche per cercare di mettere qualche puntino sulle "i", vocale di cui la parola "congiunta" non può fare a meno, posizionandosi la citata vocale proprio al centro dell'aggettivo. Un descrittivo che sovente trova definizioni improprie, talvolta addirittura esondanti dal vero significato filatelico che a tali emissioni si dovrebbe dare.

Le emissione congiunte rappresentano una interessante finestra sul mondo all'interno delle nostre collezioni nazionali

Ma cos'é veramente un'emissione congiunta? A tentare di darne una definizione chiara prova persino il celebre Wikipedia che ne parla come di "un'emissione di francobolli o di altri valori postali concordata fra due o più Paesi per celebrare un personaggio o un avvenimento comune.Queste emissioni servono a sottolineare ed a rafforzare l'amicizia fra i Paesi partecipanti, oltre a far conoscere i propri francobolli ai collezionisti degli altri Paesi", anche se andrebbe aggiunto qualcosa circa la non sempre facile ed immediata reperibilità delle congiunte che un poco cozza con l'ultimo obiettivo così come citato.

Un punto fermo comunque lo abbiamo: per parlare di "congiunta" deve essere presente un atto concordato, una sorta di contratto tra le amministrazioni degli Stati che vi concorrono e quindi tra le entità che in questi Paesi sono deputate all'emissione di carte e valori postali. Si tratta di un elemento di non poco conto, non di una ovvietà, giusto per sconfessare quella parte di commercio filatelico che sovente allarga a macchia d'olio il campo delle congiunte, considerando come tali tutte quelle emissioni che, ad esempio, in occasione di una particolare ricorrenza o celebrazione filatelica, richiamano un medesimo soggetto o dichiarano lo stesso intento celebrativo, appellando quindi come "emissione congiunta" qualcosa che non lo è di fatto, ma che assomiglia più ad un inserto tematico che ad un'emissione "concordata" fra due o più Paesi.

In un recente documento stilato dal Ministero per lo Sviluppo Economico, intitolato "Linee guida emissione delle carte valori postali" è ribadito con grande chiarezza che "l’Amministrazione nella elaborazione del Programma (filatelico ndr) può prevedere la realizzazione di emissioni congiunte con autorità emittenti estere al fine di favorire i rapporti istituzionali e gli scambi culturali a livello internazionale. A tale riguardo si evidenzia che il MiSE, in qualità di Autorità emittente per lo Stato italiano, è l’unico soggetto titolato ad assumere iniziative ed accordi con  le  autorità  emittenti  estere  in  relazione  alla  realizzazione  di  emissioni congiunte, così come di altre iniziative ufficiali nell'ambito delle carte valori postali e della filatelia".

Non c'è ombra di dubbio che ogni congiunta diventa tale quando siano soddisfatte precise normative

Tanto per fare citare un caso a titolo di esempio, circa i frequenti fraintendimenti tra quanto è ben chiarito a livello di autorità emittenti, cito una delle congiunte che ho da poco collocato all'interno del mio insieme collezionistico: l'emissione dedicata al centenario della Radio emessa nel 1995.

Accompagnata da altre emissioni con il medesimo tema, uscite in periodi precedenti (la stessa Italia dal 1991 al 1994) così come in momenti successivi (ad esempio lo SMOM il 12 ottobre 1995), la congiunta vera e propria, quella emessa il giorno 8 luglio 1995 coinvolgeva cinque Paesi e le relative entità emittenti: Italia, San Marino, Vaticano, Irlanda e Germania. Dunque solo per tali francobolli celebrativi può essere riconosciuto lo status di "congiunta" e non possono quindi godere di tale "riconoscimento giuridico filatelico" le numerose emissioni uscite in tutto il mondo aventi lo stesso obiettivo: celebrare i 100 anni della radio. 

Una bella tematica, certo, ma con una congiunta di soli nove francobolli, alla faccia di chi vorrebbe infilarci dentro emissioni aventi lo stesso intento celebrativo, prodotte da altri Stati tra il 1995 ed il 1996 come, ad esempio, quella finlandese o quella di papua Nuova Guinea.

Solo le emissioni frutto di un accordo tra gli Stati ed i loro enti autorizzati alla stampa di carte valori postali entrano a pieno titolo nei cataloghi filatelici

Appare chiaro che tale elemento fondante, quello di un accordo tra Stati a monte dell'emissione congiunta, diventa il criterio base anche della successiva catalogazione dei valori così emessi. Accordi che non sono affatto scontati, in quanto devono tenere conto di molti fattori che passano dall'interesse collezionistico, dalla tiratura, dalla grafica più o meno concordato e, talvolta, da precise necessità geopolitiche e diplomatiche. 

Nel corso del 2014, ad esempio, tre Paesi hanno assecondato le emissioni che il Vaticano fissava per le emissioni di marzo, firmando altrettante congiunte: l’Italia per la canonizzazione di Giovanni XXIII, la Polonia per quella di Giovanni Paolo II e le Filippine per l’omaggio a Papa Francesco nel secondo anno del suo Pontificato. Manila lavora alla sua proposta di congiunta: un francobollo ed un foglietto. L’immagine fotografica del Papa diventa un francobollo da 40 piso, stampato in piccoli fogli da nove, ma anche un foglietto da 200 piso. In quest’ultimo caso, la carta valore è collocata tra lo stemma nazionale e quello della Santa Sede, presenti sulle bandelle laterali. Accade anche che la "postmaster" di Phl Post (l'ente postale filippino), Josefina Dela Cruz, con al fianco il suo assistente Luis Carlos, vola da Manila sino in piazza San Pietro, così da incontrare Papa Francesco durante l’udienza generale e potergli donare la bozza ufficiale della congiunta. Tutto fatto dunque? Nemmeno a pensarci. Le cronache filateliche, infatti, a pochissimi giorni dal debutto battono la notizia:  l’omaggio annunciato dalle Filippine per papa Francesco uscirà, ma senza il blocco. “Con nostro disappunto, confidano a «Vaccari news» da Manila, la Città del Vaticano non ci ha permesso di emettere il foglietto. E noi onoreremo l’«accordo»”. E già qualcuno a mormorare di un piccolo incidente grafico, forse collegato allo stemma della Santa Sede, presente su una delle due bandelle laterali. La verità sarà poi rivelata come elemento puramente tecnico: il blocco previsto per il 21 marzo avrebbe rappresentato un extra, peraltro non concordato, rispetto al dentello che l’operatore delle Filippine aveva definito con l’Ufficio filatelico e numismatico vaticano, ma l’aspetto più problematico era la bassa tiratura, fissata ad appena cinquemila esemplari, davvero troppo pochi per il potenziale pubblico interessato all'evento ed all'emissione.

L'esempio di cui sopra illustra molto bene come dietro ad ogni emissione congiunta si celino relazioni, talvolta complesse, vera ragnatela di interessi incrociati tra filatelia, necessità postali e diplomazia, in quanto, e sarebbe bene non dimenticarlo mai, il tanto vituperato francobollo  del terzo millennio resta ancora un simbolo ed una espressione di sovranità da parte di quello Stato che ne autorizza l'emissione.

Dietro ad ogni emissione congiunta si celino relazioni, talvolta complesse, vera ragnatela di interessi incrociati tra filatelia, necessità postali e diplomazia


Lo stesso sito Joint Stamp Issues, un web che riunisce numerosi appassionati collezionisti di emissioni congiunte coagulati intorno alla The Joint Stamp Issues Society, offre una chiara definizione di ciò che considera una congiunta, sulla base di un nuovo sistema classificatorio elaborato nel 2003: 
« Un'emissione congiunta può essere definita tale solo quando due o più amministrazioni postali indipendenti raggiungono un accordo per emettere nuovi francobolli o oggetti per uso postale con un argomento comune e li emettono in un intervallo di tempo predefinito. » 
Al contrario dell'ex IPS-JSIC, associazione creata nel 1997 e che aveva statuti ufficiali ed un indirizzo fisico identificato, la JSI funziona come una società filatelica internazionale "virtuale". I collezionisti, che sono sparsi in tutto il mondo, si incontrano fisicamente solo a livello locale, sulla base di scambi di posta personale. Tutte le informazioni sulle problematiche "classificatorie" delle emissioni congiunte sono invece patrimonio comune e sono rese accessibili gratuitamente attraverso il sito Internet. Anche il bollettino informativo trimestrale, pubblicato in precedenza, "Joint Stamp Issues" dell'ex rivista Society [ISSN 1712-8390 (Print) ISSN 1712-8404 (online)], bollettino che aveva raggiunto il numero 39 nel novembre 2007, è ora disponibile anche in formato pdf.

Di particolare interesse, nell'ambito del sistema classificatorio posto in essere dai membri della community che si aggrega nel sito "Joint Stamp Issue" è l'area delle definizioni che, in qualche modo, definisce un sistema classificatorio per ciò che riguarda le emissioni congiunte a livello planetario. 
Riassumendo quanto elaborato dalla letteratura specializzata in fatto di congiunte, cercherò ora di offrire a chi legge una sintesi del sistema di classificazione. 

La tipologia più comune nella sotto-classificazione delle emissioni congiunte è quella definita come emissione congiunta gemella: i francobolli emessi da due o più paesi in occasione di un evento o anniversario comune (o gli altri valori postali che possono essere foglietti, libretti ed interi postali.) sono sono caratterizzati da un disegno comune, a parte la valuta ed il nome del paese, e sono emessi o lo stesso giorno o nel giro di qualche giorno

2007  Germania e Lettonia: Patrimonio mondiale dell'Unesco  - Antiche città della Lega anseatica.


In tempi più recenti, rispetto al passato, forse anche con l'aumento di iniziative volte a favorire le emissioni congiunte, accade che si verifichi l'emissione di un solo francobollo, all'interno di una serie, avente la stessa vignetta, tanto più se i Paesi partecipanti sono più di due. Si tratta comunque e sempre di emissioni congiunte gemelle.

L'emissione congiunta del 23 aprile del 1997 che celebrava il 1000º anniversario della morte di sant'Adalberto da Praga ha coinvolto ben cinque amministrazioni postali. La serie emessa dalla Polonia era composta di tre valori, di cui soltanto uno "gemello" dei valori concordati nella congiunta

Si parla, invece, di congiunta parallela in tutti quei casi in cui la data di emissione è la medesima, ma il design e lo stile del francobollo sono differenti tra di loro. La "Piccola Intesa" fu un sistema di alleanze tra la Cecoslovacchia, il Regno di Romania e quello di Iugoslavia nel periodo tra le due guerre mondiali (1920-1938), che ebbe come scopo principale la difesa dall'irredentismo ungherese.Per celebrare questa unione geopolitica, nel 1937, le poste dei rispettivi paesi emisero una serie di francobolli ciascuna. Il bozzetto era differente per tutti i Paesi, mostrando monumenti architettonici nazionali, ma un piccolo segno grafico composto da tre cerchi ne tradiva la genuinità in quanto ad "emissione congiunta".

Questa del 1937 per celebrare la "Piccola Intesa" è la prima emissione congiunta nota.

L'emissione congiunta gemella non è difficile da identificare, si tratta di francobolli o di altri valori postali identici, fatto salva la valuta ed il nome del Paese. I francobolli delle diverse entità statali sono emessi nello stesso giorno o, al più tardi, nel giro di qualche giorno dalla prima emissione.

Al contrario, quando il design è identico, ma il ritardo nell'emissione dei francobolli di un Paese è superiore a tre giorni rispetto a quella dell'altro o degli altri Stati che vi partecipano, difficilmente i puristi parleranno di una vera e propria emissione congiunta, ma di una emissione concertata o concordata (emission concertée). Le situazioni che si possono verificare sono, ad esempio, la presenza di un bozzetto uguale, ma con forte differenza nella data di emissione, così come una identica data di uscita per un medesimo evento, ma un design differente e nessuna menzione sui francobolli circa una cooperazione filatelico postale. Vero è che che qualora sia disponibile una prova, ad esempio una specifica sul bollettino filatelico o un decreto circa l'atto concordatario, che entrambe le amministrazioni postali abbiano inteso lavorare insieme, sarebbe però difficile escludere tali francobolli dal genere concordatario. Alcuni sistemi classificatori fanno riferimento ad emissioni "ritardate" per casi analoghi a quello sopra descritto, ma mi pare che ciò generi più confusione che altro.
L'emissione gemella dedicata a Colombo ed alla scoperta dell'America con emissioni di Italia, Spagna, Portogallo e Stati Uniti in una serie di 16 francobolli stampati su 6 foglietti

Si entra nel campo delle congiunte siamesi quando i francobolli dei Paesi che hanno stretto un accordo di emissione congiunta decidono di stampare i propri valori postali con la tecnica "se-tenant" o all'interno di uno stesso foglietto. Non è frequente che ciò accada, ma va segnalato uno splendido esempio nell'area italiana: nel 1994 Italia e San Marino, per celebrare insieme il IX centenario della basilica di San Marco hanno emesso una siamese ovvero un bel foglietto contenente un francobollo di Italia e uno di San Marino, ciascuno con facciale da 750 lire e valido solo nel Paese emittente indicato sul singolo valore.

Francobolli della congiunta siamese tra Italia e San Marino emessi sia in fogli da 20 esemplari con 20 chiudilettera, sia in foglietto, accoppiato in tête-bêche. Si può facilmente distinguere il francobollo proveniente da foglietto perché sul retro reca la scritta "valido postalmente solo a San Marino" o "valido postalmente solo in Italia".

In casi assolutamente straordinari estremi ha fatto la sua comparsa la madre di tutte le congiunte: l'emissione unica per i quali è stampato un solo francobollo con i nomi di tutti i paesi coinvolti e con validità d'uso estesa alle unità territoriali che vi sono indicate.

Un buon esempio di emissione unica lo offrono Svizzera e Liechtenstein che nel 1995 per celebrare un accordo bilaterale emettono un unico francobollo valido in entrambi i Paesi.

Non si può parlare di emissione congiunta quando le entità postali o governative emittenti sono solo dipendenze o colonie del principale Paese emittente. Sarebbe, in tal caso, più opportuno parlare di "emissioni comuni". Anche in questa fattispecie esistono però possibili eccezioni: qualora i Paesi dipendenti siano dotati di Amministrazioni postali assolutamente autonome e all'emissione partecipino anche altre nazioni non dipendenti, allora i francobolli così stampati andranno ricollocare in una delle categorie che ho già avuto modo di elencare.
 
Non c'è alcun dubbio, invece, su tutte quelle iniziative postali volte alla emissione di carte valori nate per un evento comune, ma con progettazione e data di emissione diverse, senza alcun accordo tra le parti: non si tratta di emissioni congiunte, ma di emissioni comuni, valide quindi per una eventuale specifica tematica, ma certamente fuori dal contesto di cui stiamo parlando.

Collezionare emissioni congiunte permette di scoprire storie spesso poco note che accomunano più Paesi, temi d’interesse condiviso, rapporti internazionali che, talvolta, corrono sotto traccia o sono riservati agli addetti ai lavori. È importante, quindi, lo sforzo fatto dalla community di "Joint Stamp Issue" di offrire un meccanismo di riferimento e di standardizzazione per chi si occupa e si appassiona alle emissioni congiunte. Su tale sistema classificatorio si è in larga parte basato Richard Zimmermann, ovviamente supportato da altri appassionati (per l’Italia da Enzo Cafaro), per catalogare tutte le cartevalori in argomento, alcune firmate da realtà poco sensibili dal punto di vista dalla comunicazione. È il “Catalogue of joint issues”. L’aggiornamento, targato 2018, è il dodicesimo della serie e comincia da oltre mezzo secolo fa a testimoniare che il settore riserva sempre sorprese interessanti.

Accanto alla copertina del catalogo delle congiunte firmato da Richard Zimmermann, l'immagine del  foglietto emesso il 27 novembre 2015 per Elisabetta II capo del Commonwealth: comprende ventisette francobolli di altrettanti Paesi, più una vignetta.
Un paragrafo particolare, per chiudere questa tutt'altro che esaustiva parentesi sulle emissioni congiunte, va certamente dedicata al giro PostEurop, al pari di altre produzioni simili, come quelle Norden, UPAEP, Sepac. Si tratta di un gran numero di francobolli emesso da un altrettanto corposo numero di Paesi facenti parte di importanti organizzazioni internazionali. Il fatto che gli autori del “Catalogue of joint issues” abbiano deciso di classificarli come emissioni congiunte non significa però che tale opinione sia condivisa nel mondo dei collezionisti che ritiene questo giro un qualcosa di più strutturato ed a sé stante, qualcosa che va oltre una semplice serie cronologica di emissioni congiunte.

L'emissione Europa, conosciuta fino al 1992 anche come Europa-CEPT, è un'emissione annuale di francobolli, con un medesimo soggetto o uno stesso tema, prodotti dai paesi membri della Comunità europea (1956-1959), della CEPT Conferenza Europea di Poste e Telecomunicazioni (1960-1992) e, per finire, di PostEurop dal 1993. PostEurop è l'associazione degli operatori postali pubblici europei, aderenti all'Unione postale universale (UPU), che è nata nel 1993 e conta 52 paesi membri. La prima serie del giro data il 15 settembre 1956, emessa da parte delle amministrazioni postali dei sei paesi aderenti alla CECA, la comunità europea del carbone e dell'acciaio, embrione di quella che diverrà poi l'Europa Unita; i francobolli presentano il medesimo soggetto: una torre in costruzione costituita dalle lettere della parola latina Europa, circondata da un'impalcatura con, sullo sfondo, una sventolante bandiera federalista.


Il fatto che gli autori del “Catalogue of joint issues” abbiano deciso di classificarli come emissioni congiunte non significa però che tale opinione sia condivisa


Altre emissioni simili al giro PostEurop sono quelle del giro Norden (emissione periodica dei paesi del Consiglio nordico, biennale dal 2002 e dal 1956 al 1977 con lo stesso soggetto (gemelle o concordate), dal 1980 in poi con un tema comune ogni volta diverso (parallele); del giro "America" con emissione annuale dei paesi aderenti all'Upaep dal 1989 aventi un tema comune ogni anno diverso (emissioni parallele anche se spesso le date di emissioni di alcuni paesi sono molto differenti) e il giro Sepac con emissione biennale dei paesi aderenti a Sepac, dal 2007 con un tema comune ogni volta diverso (parallele).

Con l'augurio che questo improvvisato ripasso sia apprezzato anche dai più colti di me sulla materia, concludo ricordando che, come per i precedenti album, a loro volta riorganizzati rispetto all'assetto originale ed arricchiti di nuovi valori mancanti, ho provveduto alla digitalizzazione e li ho resi fruibili online attraverso questo blog, secondo la mia personale idea che ogni nostra collezione può trasformarsi un uno straordinario percorso didattico e visuale da condividere.

La mia collezione con un clic!

Bibliografia

  • AA.VV., The Joint Stamp Issues Society, Definition and Classification System , consultato in data 16.07.2017
  • Ministero dello sviluppo economico, "Linee guida per l'emissione di carte vaori postali"
  • Ministero dello sviluppo economico, "Emissione congiunta Vaticano Unità d'Italia"
  • AA.VV., Articoli sulle emissioni congiunte, www.vaccarinews.it, consultato in data 15.07.2018
  • Richard Zimmermann, "Catalogue of joint issues", 2016
  • per una bibliografia più completa ed esustiva sull'argomento clicca qui


lunedì 19 marzo 2018

Collezione 2.0: portabilità sfogliabile

In molti dei miei interventi sul concetto di fruibilità digitale della propria collezione, ho raccontato di come, grazie alle nuove tecnologie, oggi alla portata anche dei meno esperti, sia possibile fare esondare il proprio percorso collezionistico dal recinto privato ad uno spazio realmente pubblico, tutto ciò grazie alla condivisione resa possibile dalla digitalizzazione dei propri album. Oggi è diventata una pratica comune da parte di istituzioni culturali, musei, pinacoteche, centri archivistici e documentali di tipo storico e culturale creare un proprio avatar nel mondo virtuale, tutto ciò per portare fuori dalle mura di solida pietra il proprio patrimonio, rendendolo in tal modo fruibile ad un pubblico più vasto, ma anche permettendone un approccio di studio ed analisi nel dettaglio, senza mettere a repentaglio l'incolumità dell'opera d'arte o dell'antico manoscritto e, perché no, di quel raro e fragile francobollo.



La  digitalizzazione delle proprie collezioni è anche un modo, facendo sempre riferimento ad istituzioni museali, per fidelizzare ed amplificare il proprio bacino di utenti visitatori, avendo come finalità la promozione, la valorizzazione e la tutela del proprio patrimonio, per metterne in evidenza
aspetti poco conosciuti, ma sovente potenzialmente di grande interesse, soddisfacendo quindi i bisogni della propria utenza. Talvolta addirittura offrendo percorsi espositivi inediti, rendendo fruibili in digitale reperti conservati negli archivi o sepolti nei magazzini e non esposti per problemi di spazio fisico.

Tale pratica di condivisione e fruizione offerta dal mondo digitale ha iniziato addirittura a porre al legislatore nuovi quesiti. L’avvocato generale della Corte di Giustizia europea, Niilo Jääskinen, ha applicato un’eccezione prevista dalla direttiva Ue sul copyright stabilendo che, come ha riportato il Corriere Comunicazioni.it, le biblioteche possono digitalizzare i libri senza consenso dell’autore, quando tale possibilità si prospetti per le collezioni accessibili al pubblico per fini di ricerca. Le biblioteche dunque possono digitalizzare opere e volumi detenute nella propria collezione, senza l’accordo dei titolari dei diritti d’autore, per proporle agli utenti su postazioni di lettura elettronica. La direttiva sul diritto d’autore non consente agli Stati di autorizzare gli utenti a copiare l’opera digitalizzata dalla biblioteca su una chiavetta Usb, ma non impedisce, in linea di principio, di fare una stampa dell’opera. La presa di posizione apre nuovi orizzonti, anche nel campo di una biblioteca filatelica condivisa sfruttando sistemi documentali in cloud, argomento del quale però ho intenzione di parlare in uno specifico post, magari condividendo con chi mi legge qualche innovativa idea su come condividere testi, magari non più in commercio, di letteratura filatelica o vecchie riviste ormai introvabili sul mercato.



Ciò di cui invece voglio argomentare oggi è la sperimentazione che ho messo in pratica di poter rendere la mia collezione 2.0, ovvero la versione digitale di quella fisicamente dentellata, realmente portabile.

Mi spiego meglio: terminata la fase di digitalizzazione, per la quale va poi mantenuto il costante aggiornamento (per la parte meramente tecnica vi rimando al post "Ogni collezione è come un percorso ... anche virtuale"), si dispone di una serie di file pdf in buona risoluzione (minimo 300 dpi). Questi file infatti, solo successivamente sono lavorati al fine di ridurne la loro definizione al formato ebook necessario alla condivisione, quanto perché tale compressione li rende più velocemente fruibili online attraverso specifiche piattaforme quali Calameo ed Issuu che li trasformano nei cosiddetti formati sfogliabili (flip book). Un'innovazione geniale, se si pensa che da qualsiasi apparato digitale ed in qualsiasi parte del pianeta ci si trovi, basta una connessione Internet per consultare il proprio apparato collezionistico così come lo abbiamo nei nostri scaffali. Provare per credere: la mia collezione online.

Ma la portabilità vera è un'altra cosa. Deve, a mio parere, poter essere fruibile offline, ovvero senza nessuna connessione, in modo semplice ed intuitivo, meglio se grazie ad un apparato leggero e portatile come un tablet, un rettangolo digitale capace di stare in una borsetta od in uno zainetto. Da portarsi magari appresso a qualche manifestazione di settore, giusto per poter controllare un particolare francobollo, confrontarlo con un altro in vendita o, più semplicemente, per comparare un annullo o valutare se quello appena visto è realmente quello mancante o ci assomiglia solamente.


Il pdf derivati originariamente dalla scansione delle pagine degli album possono perciò rappresentare una risorsa preziosa. Ho dunque fatto un piccolo esperimento usando il mio tablet e sfruttando uno dei numerosi software gratuiti che consentono di gestire i file pdf come un ebook, contando appieno anche sulle caratteristiche di massima definizione degli stessi file. Molti sistemi operativi, ad esempio Windows 10, dispongono addirittura di un visualizzatore/lettore proprietario. Ove questo non sia presente si può ricorrere ai già citati software, primo tra questi MartView, considerato uno dei migliori programmi per sfogliare PDF come se fossero delle riviste cartacee. È ottimizzato per l’uso con i touch-screen ed include anche funzioni avanzate. È molto curato graficamente e molto semplice da utilizzare sin dal primo avvio. Ma ne esistono ormai di altri, validi ed alternativi: Calibre Portable, IceCream Ebook, giusto per citarne alcuni e suggerire che ogni sistema operativo può ormai contare su un efficace visualizzatore flip book.

Per illustrare come può diventare portatile la propria collezione  ho fatto ricorso ad un semplice video, utilizzando come esempio un mio album del Regno d'Italia. Dal video, per il quale ringrazio il figlio più piccolo che si è prestato a muovere le dita, si nota come dalla modalità pagina si può rapidamente passare ad una visualizzazione multipagina, così come è possibile ingrandire immagini e testi, sfruttando quindi la definizione massima per osservare i dettagli di un francobollo, così come scansito dall'album originale.
Calibre Portable Tratto da https://calibre-portable.forumer.it/
Calibre Portable Tratto da https://calibre-portable.forumer.it/



Aggiornamento del 24 marzo 2018

Che l'interesse ad una vera portabilità della propria collezione sia in deciso aumento lo testimonia anche scesa in campo di grandi nomi del commercio filatelico mondiale. Stanley Gibbons, ad esempio, ha messo a punto un prodotto online, rivolto ai collezionisti filatelici, che consente di mettere in rete, anche se non nel meccanismo di massima fedeltà di cui ho parlato nel mio blog descrivendo la digitalizzazione della mia collezione, il proprio apparato collezionistico, collegando ogni singolo valore al data base tecnico che l'azienda utilizza per i propri cataloghi filatelici. Il prodotto, immesso sul mercato con il nome di My Collection, prevede una sorta di canone che parte da 35 sterline inglesi all'anno.

La tecnologia utilizzata per My Collection ne consente l'utilizzo su tutti i dispositivi, PC, tablet e dispositivi mobili, prevede opzioni di ricerca versatili e potenti per individuare francobolli e relativi prezzi, è completamente personalizzabile consentendo di caricare le immagini dei propri valori e di includervi eventuli note e dettagli. Oltre a ciò consente di effettuare una comoda sezione riassuntiva che elenca il numero dei francobolli suddivisi per per paese e album, oltre ai dati sul loro valore di catalogo.


Il prodotto commercializzato da Stanley Gibbons ha come cuore bibliografico il famoso catalogo Stamps of the World che inventaria circa 500 mila francobolli e dispone di ben 180 mila immagini di emissioni relative ad oltre 730 paesi/regioni del globo.Utilizza i numeri di catalogo SG universalmente riconosciuti e contiene quattro guide pratiche dedicate al "Come identificare i francobolli".

venerdì 16 marzo 2018

Una repubblica "vissuta" che avanza

Fedele al motto che "le grandi cose si costruiscono pezzo per pezzo", voglio oggi condividere la fine dell'allestimento di altri due album, ai quali stavo lavorando da tempo, di quella collezione nella collezione di cui già avevo avuto modo di parlare in un post dell'aprile del 2016. L'occasione per me di filosofeggiare un poco sul collezionismo, ma anche per un ripassino sulle tecniche con cui rimuovere i francobolli dalle care amate buste, quando, ben inteso, non si tratti di ancor più preziosi testimoni di storia postale che meritano la loro assoluta integrità.

Allora avevo raccontato di come, in uno dei tanti mercatini delle pulci, quelli che radunano rigattieri d'altri tempi nelle piazze assolate delle cittadine di provincia, scorsi alcune cartelle filateliche di un bel colore verde. Fu l'inizio di un itinerario repubblicano parallelo a quello che già da tempo avevo intrapreso. Si trattava di affiancare alla mia collezione di valori nuovi, quella dei medesimi francobolli, questa volta permeati dal fascino di quel vissuto tipico di chi ha viaggiato, assolvendo appieno al ruolo per cui qualcuno li aveva creati.

Ogni modifica al percorso comporta un accomodamento complessivo della collezzione

Era, a quel tempo, l'inizio di un nuovo affascinante percorso espositivo all'interno del mio intero apparato collezionistico. Un nuovo itinerario che ripercorreva, in modo assolutamente parallelo, una strada maestra già tracciata, ma che proprio per questo si prestava ora a piccole soste, gite fuori porta e piccole deviazioni dai sentieri battuti. Inevitabilmente, secondo le più volte espresse teorie sull'accomodamento, tutto ciò ha comportato un'articolata serie di modifiche importanti al mio allestimento filatelico museale, montando e rimontando le mie vetrine virtuali (di questo ho parlato nel post "La metamorfosi: tutto si trasforma"), togliendo reperti da un album ed inserendoli in un altro, creando nuovi e diversificati fuori programma (vedi anche i post: "Presidenti tra i dentelli" e "La ricostruzione post bellica nel mio percorso repubblicano").

I due nuovi "contenitori", di cui vado a completare l'allestimento, riguardano in larga parte i francobolli degli anni Ottanta e Novanta. Sono emissioni relativamente recenti, ma che hanno già le rughe ed il fascino di quella maturità filatelica che sa farsi apprezzare. Lo dico per il vero piacere di riguardarli con attenzione, anche sul più puro aspetto estetico, allontanandoli per un momento dal loro concetto funzionale, quello di aver avuto una vita finalizzata alla razionale affrancatura di una missiva. Una deriva questa, tipica del collezionista ben rimarcata dalle parole di Walter Benjamin, filosofo, scrittore, critico letterario e traduttore tedesco, che ricordava come colui che colleziona ha "un rapporto con gli oggetti che non ne mette in primo piano il valore funzionale, e dunque la loro utilità o fruibilità, ma li studia e li ama in quanto scena, teatro del loro proprio destino. Quel che più profondamente affascina il collezionista è collocare il nuovo acquisto dentro una sfera magica in cui, mentre è percorso dall’ultimo brivido, il brivido del venire acquisito, l’oggetto si immobilizza. Ogni ricordo, pensiero, consapevolezza diventa zoccolo, cornice, piedistallo, cella del nuovo tesoro. Epoca, luogo, bottega, precedente proprietario, tutto questo il vero collezionista lo vede confluire, per ogni pezzo della propria collezione, in una magica enciclopedia la cui intima essenza è il destino di quel suo oggetto".

Il francobollo "usato" è un po' un ritorno alle origini del collezionismo filatelico


Eccomi dunque alle prese con una montagna di lettere e di frammenti epistolari, alla ricerca dei pezzi mancanti per dare completezza e sostanza al mio percorso dentellato. Una sorta di ritorno alle origini, ai tempi in cui era divertente mettersi a staccare, uno per uno, quei rettangoli colorati per trasformarli da affrancature in francobolli da collezione. Perché, come scrisse Benjamin, "qui sta la visione del fanciullo, che nel collezionista si intreccia con quella del vegliardo. I fanciulli infatti posseggono, quale proteiforme pratica mai abbandonata, la facoltà di rigenerare l’esistenza. In loro, nei fanciulli, il collezionare è soltanto una delle possibili procedure di rigenerazione, un’altra è il colorare gli oggetti, un’altra ancora il ritagliare, un’altra il decalcare e così via lungo tutta la scala delle modalità infantili di appropriazione della realtà, che va dall’afferrare su su fino al nominare. Rigenerare il vecchio mondo, ecco l’istinto più profondo che sta alla base del desiderio del collezionista di acquisire nuovi pezzi". Le origini in tutti i sensi, anche quelle che ci riportano alla genesi della filatelia. Non dobbiamo infatti dimenticare che, in pieno Ottocento, la società europea era ancora sostanzialmente rurale. Non esisteva quel mondo delle immagini a cui oggi siamo assuefatti e che consideriamo come un dato di fatto. Non esisteva la cartolina e nemmeno altre riproduzioni di immagini pensate per avere una circolazione, per soddisfare l'esigenza di allargare i propri orizzonti assolutamente ben demarcati dai confini della propria comunità. I francobolli offrivano in quell'epoca la possibilità, straordinaria ed affascinante, di far viaggiare le persone, di aprire loro una finestra su luoghi, personaggi, avvenimenti e tradizioni sconosciute ai più, in un’epoca in cui viaggiare era consentito a pochi. I primi collezionisti dunque raccoglievano esemplari viaggiati e si davano premura di staccare i francobolli dalle buste su cui stavano incollati.

Ma abbandoniamo per un attimo il piacere del filosofeggiare e torniamo al lato pratico. Perché questa è anche l'occasione giusta per fare insieme un ripassino della tecnica della "rimozione" del francobollo. Per i più esperti, la cui memoria è stata assopita dal miraggio della gomma integra a tutti i costi, per i neofiti il cui piacere è ancora acerbo e pregno di sontuose aspettative.

Per i francobolli relativi al periodo di cui mi sono occupato per questa mia ramificazione espositiva, la rimozione rientra tra i classici della filatelia, abbastanza semplice, a patto che si rispettino alcuni fondamentali accorgimenti. Tanto vale però riprendere la metodica tra le mani e ricordarne i vari passaggi.

immagine d'epoca tratta da video di Francesco Baroni
Francobolli non adesivi: passo dopo passo
  1. Tagliare con le forbici un frammento intorno all'affrancatura, avendo cura di lasciare una superficie di carta leggermente più ampia dell'affrancatura stessa. Tale operazione va fatta previo verifica se quella lettera non possa rappresentare un interessante reperto di storia postale da lasciare intonso. I frammenti sono già pronti per lavorare alla rimozione del valore postale.
  2. Separate le affrancature collocate su missive in carta colorata, poiché per queste ultime saranno necessari differenti accorgimenti rispetto a quelle applicate su carta bianca.
  3. Preparare un contenitore: va bene un bicchiere se parliamo di un singolo frammento, ma se si lavora in modo più seriale l'ideale sarebbe una vaschetta piana o uno di quei contenitori tipo "frigoverre". Riempitelo con dell'acqua pulita e tiepida. Appoggiate i frammenti su carta bianca sulla superficie dell'acqua con la vignetta rivolta verso il basso e spingeteli sotto il pelo del liquido aiutandovi con un paio di pinzette. Mediamente il tempo necessario al distacco non supera i 15/20 minuti, dipende molto da chi ha incollato i francobolli alla busta, se non si è limitato ad inumidire la gommatura, ma ha fatto ricorso a colle di vario tipo che potrebbero mostrare maggiore tenacità al distacco.
  4. Mettete sotto il rubinetto con un flusso ragionevole, mai violento, di acqua corrente la vaschetta. Quanto per poter sostituire l'acqua che ha contribuito al distacco e poter così sciacquare bene ì francobolli, eliminando i residui di collante ancora sul retro dei dentelli e la gomma disciolta nell'acqua. Non sottovalutate questa fase perché residui collosi sul retro potrebbero appiccicarsi alla carta utilizzata nei passaggi successivi di asciugatura, obbligandovi a ripetere le operazioni di distacco.
  5. Stendere una carta assorbente o un tessuto morbido (che non perda peli), estrarre con la pinzetta i francobolli ad uno ad uno e deporli, con la vignetta verso il basso, sulla carta assorbente, stando attenti a non sovrapporli. Attendete il tempo necessario alla loro asciugatura. Non serve la fretta. Comprimere i valori tra due fogli di carta assorbente può diventare rischioso perché i francobolli potrebbero attaccarsi sul lato ove prima stava la gommatura. I sacri testi della filatelia rammentano di non asciugare i francobolli sul calorifero di casa e a non stirarli con il ferro da stiro, ma sfido chiunque a dire che non lo ha fatto almeno una volta!
  6. In caso di pieghe ed antiestetiche arricciature legate all'asciugatura, preparate una superficie piana su cui appoggiare una carta assorbente, appoggiatevi sopra i francobolli asciutti da "stirare", ricopriteli con un'altra carta assorbente e comprimete il tutto con un peso (un bel volume enciclopedico è perfetto). Esistono in commercio sia le carte assorbenti che piccole presse create per tali operazioni. Lasciateli in pressione una notte ed avrete degli usati perfetti.  
Francobolli non adesivi su carte colorate
Appare chiaro che l'operazione su frammenti di buste colorate, le più odiate sono quelle di colore rosso arancio, nel passato utilizzate da enti pubblici e di Governo per la propria corrispondenza, non può essere effettuata insieme agli altri frammenti. Il rischio di tale operazione è quello che il colore, rilasciato dalla carta durante l'immersione, passi a tingere il francobollo. Esistono per questo frangente diverse scuole di pensiero.
  • La più accademica suggerisce, seguendo i passaggi già descritti per i francobolli su carta bianca, di aggiungere all'acqua della vaschetta candeggina per uso domestico, senza profumi aggiunti. L'ipoclorito di sodio per uso domestico è, di fatto, già una soluzione acquosa in cui il principio attivo si presenta diluito. La dose suggerita è di due cucchiai per litro. Non esagerate per non amplificare l'effetto candeggiante sui colori. Due attenzioni particolari: riducete il tempo di immersione a quello minimo indispensabile allo scollamento del francobollo, dopodiché togliete il frammento di carta e procedete al risciacquo aumentando, in questo caso, il tempo di tale passaggio per eliminare ogni residuo clorato. 
  • Un secondo sistema descritto in letteratura è il ricorso al sale. Il sale grosso è da sempre descritto come un metodo per fissare il colore alle fibre ed evitare che questi ultimi lo perdano durante il lavaggio. Se pensiamo alla cellulosa come ad una fibra il principio si replica. Unite all'acqua dai 5 ai 6 cucchiai di sale grosso per litro prima di immergervi il frammento. Poi procedete come per gli altri francobolli.
  • Un terzo procedimento descritto a più riprese, il più ecologico, consiste nell'immergere il frammento di carta colorata in un contenitore posto sotto l'acqua corrente tiepida. Il flusso continuo dell'acqua trasporta con se il colore evitando che il pigmento raggiunga una concentrazione tale da migrare dalla carta della lettera a quella del francobollo.
Sui più recenti sistemi che prevedono l'impiego del forno a microonde per distaccare i francobolli preferisco non soffermarmi, lasciando al moderno utensile da cucina l'obiettivo di cuocere i cibi.


Francobolli adesivi: avanti tutta
L'arrivo dei francobolli adesivi ha procurato ai collezionisti non pochi grattacapi, per lo meno per ciò che riguarda la loro rimozione dalle buste o dai frammenti di corrispondenza. Un problema di non poco conto se si pensa che, a partire dal 2012, i cataloghi quotano il valore dei francobolli italiani usati al pari di quelli nuovi, data proprio la difficoltà di staccarli facilmente senza rovinarli.

Ora il dibattito sui metodi più efficaci si basa su due criticità sostanziali: la non solubilità in acqua dei moderni supporti adesivi e la quasi impossibilità di rimuovere completamente lo strato adesivo dal francobollo, una volta che si è riusciti a staccarlo dalla busta. I numerosi metodi che sono descritti nei forum di collezionisti di tutto il mondo prevede l'impiego di solventi, spray o liquidi che essi siano, per la rimozione. Appurato che tali collanti sono sensibili a soluzioni quali l'acetone (ad esempio i prodotti per rimuovere lo smalto dalle unghie che sono soluzioni diluite di acetone), si è testato sul campo che, impregnando il retro del frammento con tali sostanze, si procura il distacco del francobollo, facendo però ben attenzione a non decolorare lo stesso usando il solvente sulla superfice stampata. Sono molteplici i solventi citati, ma il loro comune denominatore è una certa tossicità, sia per contatto con l'epidermide che per inalazione.

Quello che oggi voglio proporvi è un metodo alternativo che ho trovato efficace nell'80% dei casi in cui sono intervenuto. Il punto di caduta è riferibile a quei supporti cartacei (cartoncino o buste plastificate) ove il retro del frammento non consenta alcuna o scarsa permeabilità del prodotto di rimozione, medesima fallacità ascrivibile anche per i comuni solventi. Il vantaggio sta nella ridotta tossicità di tale metodo che impiega il normale gel disinfettante per le mani, quello ormai comunemente di uso pubblico negli ospedali, nei supermercati, nelle scuole, la cui base alcolica è sì presente, ma alquanto modesta. Io ho utilizzato per i primi esperimenti un prodotto comune (il Sanity Fresh&Clean), per poi passare ad un analogo prodotto privo di profumazione. Il costo è relativamente contenuto.


Francobolli adesivi: sette passaggi
  1. Prendete il frammento su cui è applicato il francobollo adesivo. Sul retro, nella parte della busta su cui si colloca il valore da staccare, versate due gocce di liquido per le mani.
  2. Con le dita spalmatelo uniformemente sulla carta facendolo così assorbire. Essendo un gel fatelo bene, con calma, in modo che tutta la superficie sia ben impregnata.
  3. Ripetete l'operazione aggiungendo ancora una goccia di liquido per le mani.
  4. Di nuovo procedete con le dita a spalmare bene il gel.
  5. A questo punto, aiutandovi con la pinzetta, iniziate a rimuovere il francobollo. Con calma, senza forzare il distacco.
  6. Per inattivare i residui di adesivo che restano sul francobollo, col polpastrello prendete una piccola quantità di talco.
  7. Spalmatela per bene sul retro del francobollo e quest'ultimo sarà pronto. Chi non volesse utilizzare il talco potrà riposizionare il francobollo sopra un piccolo frammento di carta per adesivi (in poche parole il supporto su cui poggiano le etichette di vario tipo e che normalmente gettiamo nella spazzatura).
Con l'augurio che questo improvvisato ripasso sia apprezzato anche dai più colti di me, concludo ricordando che, come per i precedenti album, a loro volta riorganizzati rispetto all'assetto originale ed arricchiti di nuovi valori mancanti, ho provveduto alla digitalizzazione e li ho resi fruibili online attraverso questo blog, secondo la mia personale idea che ogni nostra collezione può trasformarsi un uno straordinario percorso didattico e visuale da condividere.

La mia collezione con un clic!


Bibliografia

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lunedì 12 marzo 2018

Piccoli pacchi e storie grandi

Non c'è nulla da fare, gira e rigira, lo scalino generazionale impone sempre un surplus di allenamento nel cercare di trasmettere e di condividere la propria passione di "raccoglitore". Ne avevo già disquisito in un mio post dal titolo, appunto, "incontri generazionali lungo il percorso", nel quale raccontavo di impegno e difficoltà nel coinvolgere i figli nella mia passione, senza forzature s'intende, ma con l'obiettivo, almeno, di offrire loro l'immagine di un genitore che non rappresentasse un pregevole pezzo di modernariato, ma proiettasse il senso del collezionare non solo come un incontrollabile desiderio di accumulare cose, ma come il piacere di viaggiare nello spazio e nel tempo e catalogare e conservare schegge del nostro passato, frammenti di storia, il ricordo di eventi e personaggi persi nell'oblio della topografia urbana, ma anche di ampliare il proprio orizzonte culturale semplicemente cercando di capire cosa un francobollo, un annullo od una vecchia missiva volevano celebrare o comunicare.


Certo che sono lontani i tempi in cui, come racconta La Stampa in un articolo dal titolo Walter Benjamin, filosofo, scrittore, critico letterario e traduttore tedesco, amava dire "per il collezionista, quello autentico intendo, il collezionista come deve essere, il possesso è il rapporto più profondo che in assoluto si possa avere con le cose: non come se le cose fossero viventi in lui, piuttosto è egli stesso che abita in loro" e continuava affermando che "i collezionisti sono fisiognomia del mondo delle cose. È sufficiente osservarne uno e badare a come tratta gli oggetti della propria vetrina. Si direbbe che appena li tiene in mano appaia ispirato da essi, abbia l’aria di un mago che attraverso di essi guardi nella loro lontananza".



Tornando a noi, accade che, nel molto orgoglioso tentativo di mostrare ai "millenium" domestici la mia sezione dedicata ai servizi della Repubblica, mi trovo innanzi quei sorrisetti ironici, leggermente beffardi, rivolti a me ed ai quei piccoli dentelli, stretti nel loro minuscolo formato pensato per spezzarsi tra plico e bollettino. A nulla sarebbe valso spiegar loro che il servizio dei pacchi postali, relativamente al periodo repubblicano, fu riattivato fra il luglio e l’agosto del 1946 e che quei piccoli francobolli erano testimoni della fine della Seconda Guerra Mondiale per gli italiani. Non solo! Essi rappresentarono un elemento importante della ricostruzione e della ripresa economica del Paese, essendo il vettore di merci e materiali che raggiungevano le famiglie in tutta la penisola, portando loro beni di prima necessità, aiuti materiali di conforto. Nemmeno la mia più ricca raccolta dedicata alla ricostruzione, che ho collocato nella sezione chiamata "la collezione del tricolore", avrebbe potuto catalizzare un interesse attivo da parte dei miei amati figli. Allora? Come sempre è stato necessario ritarare il punto di vista.

Per farlo mi sono rammentato di una storia che avevo letto qualche tempo fa sul sito dell'autorevole


Mary Pierstorff - (C)

C'era una volta una bambina, di nome faceva May Pierstorff. Era bionda e tra i capelli teneva legato un bel fiocco, a dare ancor più grazia a quel viso angelico, tipico di tutti i bambini del mondo. Difficile pensare alla piccola May alla stregua di un "pacco postale", ma questa è la verità! La bambina è probabilmente il più famoso pacco postale della storia di tale servizio. Il 19 febbraio del 1914, la giovanissima May, poco prima del suo sesto compleanno, fu letteralmente "spedita" dalla casa dei suoi genitori a Grangeville, nell'Idaho, recapitata ai suoi nonni a poco più di settanta miglia di distanza per, incredibile a dirsi, per soli 53 centesimi di francobolli. I genitori di May, infatti, avevano deciso di utilizzare il servizio di pacchi postali, iniziato solo l'anno prima. Nei primi anni di questo servizio, i clienti ed i funzionari postali ceravano ancora di comprendere i vantaggi ed i limiti di questo innovativo servizio offerto dal sistema postale americano.

Qualcuno si affretterà a dire che un caso sensazionalistico non fa la storia, ma la verità, documentata da Nancy Hope, storica e curatrice delle raccolte filatelico postali dello Smithsonian, è davvero un'altra. La piccola May non fu l'unica bambina che i genitori affidarono al servizio di pacchi postali del Dipartimento delle Poste a stelle e strisce. Non a portalettere qualunque, s'intende, ma a fidati impiegati postali con cui affrontare il viaggio in tutta sicurezza, quasi fossero accompagnati dal diritto di raccomandazione con tanto di assicurata appiccicata in fronte, May, infatti, fu recapitata da un parente che lavorava sui treni della posta ferroviaria statunitense, che probabilmente già aveva metabolizzato l'esperienza di un altro postino che, nel gennaio del 1913, prese in carico nella sua bolgetta il primo bambino "spedito" negli Stati Uniti da Batavia, Si trattava del figlio dei coniugi Beauge di Glen Este che fu trasportato dalla corriera del sistema postale rurale "Vernon Little" alla nonna che abitava a circa un miglio di distanza. I genitori del ragazzo pagarono solamente 15 centesimi per i francobolli e, siccome i figli non hanno prezzo, lo assicuravano anche per la cifra di 50 dollari. Dopo il maschietto fu la volta di una bambina, figlia dei signori Savis di Pine Hollow, località della Pennsylvania. La piccola fu spedita il 27 gennaio. Presa in carico dal "corriere rurale" James Byerly da Sharpsville, fu recapitata assolutamente indenne quello stesso pomeriggio ai parenti che vivevano a Clay Hollow. La baby spedizione costò ai suoi genitori 45 centesimi. 


(C)

Tale entusiasmo per il nuovo servizio di pacchi postali "made in USA" provocò un certo sconcerto tra i funzionari del sistema postale americano. Un disorientamento che spinse il Direttore Generale Albert Sidney Burleson, il quarantacinquesimo reggente delle Poste degli Stati Uniti, a varare una norma che stabiliva che i bambini non potevano essere considerati missive o pacchi. Ciò però, evidentemente, non fu sufficiente a frenare la voglia o la necessità di spedire, spendendo solo qualche centesimo, i propri figli da una parte all'altra del Paese. Le cronache raccontano che il
1915 fu l'anno in cui i "pacchi postali bambini" toccarono il loro culmine. Nel mese di marzo, Charles Hayes, del servizio di posta rurale di Tarkin, nel Missouri, trasportò la figlia dei coniugi Combs, la dolce Helen, affrancata alla stregua dei pacchi postali, per la modica cifra di 10 centesimi. Il portalettere consegnò Helen alla nonna, la cui abitazione non era però molto distante. Nell'autunno dello stesso anno Maud Smith, di tre anni, ha "viaggiato" da casa dei nonni a quella della sua famiglia a Jackson, nel Kentucky. Tale spedizione fu però oggetto delle cronache locali e il servizio giornalistico che ne nacque accese una inchiesta interna alle Poste americane, che stabilirono, in modo chiaro ed inequivocabile, che tale procedura era una chiara violazione delle regole postali. Fu l'ultimo caso documentato di "baby pacco postale". 

Il record per il trasporto sulla maggiore distanza, ci ricorda Nancy Hope nel suo articolo, va però accreditato ad Edna Neff, di sei anni. Ha viaggiato dalla casa della mamma a Pensacola, in Florida, sino all'abitazione del papà, a Christainburg, in Virginia. Stante il suo ridottissimo peso l'affrancatura costò ai genitori solamente 15 centesimi.



Il "c'era una volta" finisce qui. Una storia già raccontata, ma che mi ha permesso di vedere un sorriso sul viso dei miei figli che forse, ogni volta che rivedranno quei piccoli francobolli dei pacchi postali della nostra Repubblica a riempire le pagine del mio album, si ricorderanno di quei bambini finiti nella capiente bolgetta del portalettere. Chiudo con un'ultima citazione di Walter Benjamin; "ciò che nel collezionismo è decisivo, è che l’oggetto sia sciolto da tutte le sue funzioni originarie per entrare nel rapporto più stretto possibile con gli oggetti a lui simili. Questo rapporto è l'esatto opposto dell’utilità e sta sotto la singolare categoria della completezza. Cos'è poi questa «completezza»? Un grandioso tentativo di superare l'assoluta irrazionalità della semplice presenza dell'oggetto mediante il suo inserimento in un nuovo ordine storico appositamente creato: la collezione".





Walter Benjamin, "Opere complete. Vol. 1: Scritti 1906-1922"; Einaudi, 2008
Italo Calvino, "Collezione di sabbia"; Mondadori, 1984
Nancy Hope, "Very Special Deliveries", Altri post pubblicati correlati a questa pagina:
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