lunedì 16 luglio 2018

Congiuntamente congiunta

La risistemazione della parte cronologicamente finale del mio impianto collezionistico relativo alla Repubblica Italiana, così come l'inserimento di alcune emissioni congiunte che da tempo attendevano degna collocazione all'interno dei miei album, costituisce imperdibile occasione per fare le solite quattro chiacchiere "da bar". Ma forse anche per cercare di mettere qualche puntino sulle "i", vocale di cui la parola "congiunta" non può fare a meno, posizionandosi la citata vocale proprio al centro dell'aggettivo. Un descrittivo che sovente trova definizioni improprie, talvolta addirittura esondanti dal vero significato filatelico che a tali emissioni si dovrebbe dare.

Le emissione congiunte rappresentano una interessante finestra sul mondo all'interno delle nostre collezioni nazionali

Ma cos'é veramente un'emissione congiunta? A tentare di darne una definizione chiara prova persino il celebre Wikipedia che ne parla come di "un'emissione di francobolli o di altri valori postali concordata fra due o più Paesi per celebrare un personaggio o un avvenimento comune.Queste emissioni servono a sottolineare ed a rafforzare l'amicizia fra i Paesi partecipanti, oltre a far conoscere i propri francobolli ai collezionisti degli altri Paesi", anche se andrebbe aggiunto qualcosa circa la non sempre facile ed immediata reperibilità delle congiunte che un poco cozza con l'ultimo obiettivo così come citato.

Un punto fermo comunque lo abbiamo: per parlare di "congiunta" deve essere presente un atto concordato, una sorta di contratto tra le amministrazioni degli Stati che vi concorrono e quindi tra le entità che in questi Paesi sono deputate all'emissione di carte e valori postali. Si tratta di un elemento di non poco conto, non di una ovvietà, giusto per sconfessare quella parte di commercio filatelico che sovente allarga a macchia d'olio il campo delle congiunte, considerando come tali tutte quelle emissioni che, ad esempio, in occasione di una particolare ricorrenza o celebrazione filatelica, richiamano un medesimo soggetto o dichiarano lo stesso intento celebrativo, appellando quindi come "emissione congiunta" qualcosa che non lo è di fatto, ma che assomiglia più ad un inserto tematico che ad un'emissione "concordata" fra due o più Paesi.

In un recente documento stilato dal Ministero per lo Sviluppo Economico, intitolato "Linee guida emissione delle carte valori postali" è ribadito con grande chiarezza che "l’Amministrazione nella elaborazione del Programma (filatelico ndr) può prevedere la realizzazione di emissioni congiunte con autorità emittenti estere al fine di favorire i rapporti istituzionali e gli scambi culturali a livello internazionale. A tale riguardo si evidenzia che il MiSE, in qualità di Autorità emittente per lo Stato italiano, è l’unico soggetto titolato ad assumere iniziative ed accordi con  le  autorità  emittenti  estere  in  relazione  alla  realizzazione  di  emissioni congiunte, così come di altre iniziative ufficiali nell'ambito delle carte valori postali e della filatelia".

Non c'è ombra di dubbio che ogni congiunta diventa tale quando siano soddisfatte precise normative

Tanto per fare citare un caso a titolo di esempio, circa i frequenti fraintendimenti tra quanto è ben chiarito a livello di autorità emittenti, cito una delle congiunte che ho da poco collocato all'interno del mio insieme collezionistico: l'emissione dedicata al centenario della Radio emessa nel 1995.

Accompagnata da altre emissioni con il medesimo tema, uscite in periodi precedenti (la stessa Italia dal 1991 al 1994) così come in momenti successivi (ad esempio lo SMOM il 12 ottobre 1995), la congiunta vera e propria, quella emessa il giorno 8 luglio 1995 coinvolgeva cinque Paesi e le relative entità emittenti: Italia, San Marino, Vaticano, Irlanda e Germania. Dunque solo per tali francobolli celebrativi può essere riconosciuto lo status di "congiunta" e non possono quindi godere di tale "riconoscimento giuridico filatelico" le numerose emissioni uscite in tutto il mondo aventi lo stesso obiettivo: celebrare i 100 anni della radio. 

Una bella tematica, certo, ma con una congiunta di soli nove francobolli, alla faccia di chi vorrebbe infilarci dentro emissioni aventi lo stesso intento celebrativo, prodotte da altri Stati tra il 1995 ed il 1996 come, ad esempio, quella finlandese o quella di papua Nuova Guinea.

Solo le emissioni frutto di un accordo tra gli Stati ed i loro enti autorizzati alla stampa di carte valori postali entrano a pieno titolo nei cataloghi filatelici

Appare chiaro che tale elemento fondante, quello di un accordo tra Stati a monte dell'emissione congiunta, diventa il criterio base anche della successiva catalogazione dei valori così emessi. Accordi che non sono affatto scontati, in quanto devono tenere conto di molti fattori che passano dall'interesse collezionistico, dalla tiratura, dalla grafica più o meno concordato e, talvolta, da precise necessità geopolitiche e diplomatiche. 

Nel corso del 2014, ad esempio, tre Paesi hanno assecondato le emissioni che il Vaticano fissava per le emissioni di marzo, firmando altrettante congiunte: l’Italia per la canonizzazione di Giovanni XXIII, la Polonia per quella di Giovanni Paolo II e le Filippine per l’omaggio a Papa Francesco nel secondo anno del suo Pontificato. Manila lavora alla sua proposta di congiunta: un francobollo ed un foglietto. L’immagine fotografica del Papa diventa un francobollo da 40 piso, stampato in piccoli fogli da nove, ma anche un foglietto da 200 piso. In quest’ultimo caso, la carta valore è collocata tra lo stemma nazionale e quello della Santa Sede, presenti sulle bandelle laterali. Accade anche che la "postmaster" di Phl Post (l'ente postale filippino), Josefina Dela Cruz, con al fianco il suo assistente Luis Carlos, vola da Manila sino in piazza San Pietro, così da incontrare Papa Francesco durante l’udienza generale e potergli donare la bozza ufficiale della congiunta. Tutto fatto dunque? Nemmeno a pensarci. Le cronache filateliche, infatti, a pochissimi giorni dal debutto battono la notizia:  l’omaggio annunciato dalle Filippine per papa Francesco uscirà, ma senza il blocco. “Con nostro disappunto, confidano a «Vaccari news» da Manila, la Città del Vaticano non ci ha permesso di emettere il foglietto. E noi onoreremo l’«accordo»”. E già qualcuno a mormorare di un piccolo incidente grafico, forse collegato allo stemma della Santa Sede, presente su una delle due bandelle laterali. La verità sarà poi rivelata come elemento puramente tecnico: il blocco previsto per il 21 marzo avrebbe rappresentato un extra, peraltro non concordato, rispetto al dentello che l’operatore delle Filippine aveva definito con l’Ufficio filatelico e numismatico vaticano, ma l’aspetto più problematico era la bassa tiratura, fissata ad appena cinquemila esemplari, davvero troppo pochi per il potenziale pubblico interessato all'evento ed all'emissione.

L'esempio di cui sopra illustra molto bene come dietro ad ogni emissione congiunta si celino relazioni, talvolta complesse, vera ragnatela di interessi incrociati tra filatelia, necessità postali e diplomazia, in quanto, e sarebbe bene non dimenticarlo mai, il tanto vituperato francobollo  del terzo millennio resta ancora un simbolo ed una espressione di sovranità da parte di quello Stato che ne autorizza l'emissione.

Dietro ad ogni emissione congiunta si celino relazioni, talvolta complesse, vera ragnatela di interessi incrociati tra filatelia, necessità postali e diplomazia


Lo stesso sito Joint Stamp Issues, un web che riunisce numerosi appassionati collezionisti di emissioni congiunte coagulati intorno alla The Joint Stamp Issues Society, offre una chiara definizione di ciò che considera una congiunta, sulla base di un nuovo sistema classificatorio elaborato nel 2003: 
« Un'emissione congiunta può essere definita tale solo quando due o più amministrazioni postali indipendenti raggiungono un accordo per emettere nuovi francobolli o oggetti per uso postale con un argomento comune e li emettono in un intervallo di tempo predefinito. » 
Al contrario dell'ex IPS-JSIC, associazione creata nel 1997 e che aveva statuti ufficiali ed un indirizzo fisico identificato, la JSI funziona come una società filatelica internazionale "virtuale". I collezionisti, che sono sparsi in tutto il mondo, si incontrano fisicamente solo a livello locale, sulla base di scambi di posta personale. Tutte le informazioni sulle problematiche "classificatorie" delle emissioni congiunte sono invece patrimonio comune e sono rese accessibili gratuitamente attraverso il sito Internet. Anche il bollettino informativo trimestrale, pubblicato in precedenza, "Joint Stamp Issues" dell'ex rivista Society [ISSN 1712-8390 (Print) ISSN 1712-8404 (online)], bollettino che aveva raggiunto il numero 39 nel novembre 2007, è ora disponibile anche in formato pdf.

Di particolare interesse, nell'ambito del sistema classificatorio posto in essere dai membri della community che si aggrega nel sito "Joint Stamp Issue" è l'area delle definizioni che, in qualche modo, definisce un sistema classificatorio per ciò che riguarda le emissioni congiunte a livello planetario. 
Riassumendo quanto elaborato dalla letteratura specializzata in fatto di congiunte, cercherò ora di offrire a chi legge una sintesi del sistema di classificazione. 

La tipologia più comune nella sotto-classificazione delle emissioni congiunte è quella definita come emissione congiunta gemella: i francobolli emessi da due o più paesi in occasione di un evento o anniversario comune (o gli altri valori postali che possono essere foglietti, libretti ed interi postali.) sono sono caratterizzati da un disegno comune, a parte la valuta ed il nome del paese, e sono emessi o lo stesso giorno o nel giro di qualche giorno

2007  Germania e Lettonia: Patrimonio mondiale dell'Unesco  - Antiche città della Lega anseatica.


In tempi più recenti, rispetto al passato, forse anche con l'aumento di iniziative volte a favorire le emissioni congiunte, accade che si verifichi l'emissione di un solo francobollo, all'interno di una serie, avente la stessa vignetta, tanto più se i Paesi partecipanti sono più di due. Si tratta comunque e sempre di emissioni congiunte gemelle.

L'emissione congiunta del 23 aprile del 1997 che celebrava il 1000º anniversario della morte di sant'Adalberto da Praga ha coinvolto ben cinque amministrazioni postali. La serie emessa dalla Polonia era composta di tre valori, di cui soltanto uno "gemello" dei valori concordati nella congiunta

Si parla, invece, di congiunta parallela in tutti quei casi in cui la data di emissione è la medesima, ma il design e lo stile del francobollo sono differenti tra di loro. La "Piccola Intesa" fu un sistema di alleanze tra la Cecoslovacchia, il Regno di Romania e quello di Iugoslavia nel periodo tra le due guerre mondiali (1920-1938), che ebbe come scopo principale la difesa dall'irredentismo ungherese.Per celebrare questa unione geopolitica, nel 1937, le poste dei rispettivi paesi emisero una serie di francobolli ciascuna. Il bozzetto era differente per tutti i Paesi, mostrando monumenti architettonici nazionali, ma un piccolo segno grafico composto da tre cerchi ne tradiva la genuinità in quanto ad "emissione congiunta".

Questa del 1937 per celebrare la "Piccola Intesa" è la prima emissione congiunta nota.

L'emissione congiunta gemella non è difficile da identificare, si tratta di francobolli o di altri valori postali identici, fatto salva la valuta ed il nome del Paese. I francobolli delle diverse entità statali sono emessi nello stesso giorno o, al più tardi, nel giro di qualche giorno dalla prima emissione.

Al contrario, quando il design è identico, ma il ritardo nell'emissione dei francobolli di un Paese è superiore a tre giorni rispetto a quella dell'altro o degli altri Stati che vi partecipano, difficilmente i puristi parleranno di una vera e propria emissione congiunta, ma di una emissione concertata o concordata (emission concertée). Le situazioni che si possono verificare sono, ad esempio, la presenza di un bozzetto uguale, ma con forte differenza nella data di emissione, così come una identica data di uscita per un medesimo evento, ma un design differente e nessuna menzione sui francobolli circa una cooperazione filatelico postale. Vero è che che qualora sia disponibile una prova, ad esempio una specifica sul bollettino filatelico o un decreto circa l'atto concordatario, che entrambe le amministrazioni postali abbiano inteso lavorare insieme, sarebbe però difficile escludere tali francobolli dal genere concordatario. Alcuni sistemi classificatori fanno riferimento ad emissioni "ritardate" per casi analoghi a quello sopra descritto, ma mi pare che ciò generi più confusione che altro.
L'emissione gemella dedicata a Colombo ed alla scoperta dell'America con emissioni di Italia, Spagna, Portogallo e Stati Uniti in una serie di 16 francobolli stampati su 6 foglietti

Si entra nel campo delle congiunte siamesi quando i francobolli dei Paesi che hanno stretto un accordo di emissione congiunta decidono di stampare i propri valori postali con la tecnica "se-tenant" o all'interno di uno stesso foglietto. Non è frequente che ciò accada, ma va segnalato uno splendido esempio nell'area italiana: nel 1994 Italia e San Marino, per celebrare insieme il IX centenario della basilica di San Marco hanno emesso una siamese ovvero un bel foglietto contenente un francobollo di Italia e uno di San Marino, ciascuno con facciale da 750 lire e valido solo nel Paese emittente indicato sul singolo valore.

Francobolli della congiunta siamese tra Italia e San Marino emessi sia in fogli da 20 esemplari con 20 chiudilettera, sia in foglietto, accoppiato in tête-bêche. Si può facilmente distinguere il francobollo proveniente da foglietto perché sul retro reca la scritta "valido postalmente solo a San Marino" o "valido postalmente solo in Italia".

In casi assolutamente straordinari estremi ha fatto la sua comparsa la madre di tutte le congiunte: l'emissione unica per i quali è stampato un solo francobollo con i nomi di tutti i paesi coinvolti e con validità d'uso estesa alle unità territoriali che vi sono indicate.

Un buon esempio di emissione unica lo offrono Svizzera e Liechtenstein che nel 1995 per celebrare un accordo bilaterale emettono un unico francobollo valido in entrambi i Paesi.

Non si può parlare di emissione congiunta quando le entità postali o governative emittenti sono solo dipendenze o colonie del principale Paese emittente. Sarebbe, in tal caso, più opportuno parlare di "emissioni comuni". Anche in questa fattispecie esistono però possibili eccezioni: qualora i Paesi dipendenti siano dotati di Amministrazioni postali assolutamente autonome e all'emissione partecipino anche altre nazioni non dipendenti, allora i francobolli così stampati andranno ricollocare in una delle categorie che ho già avuto modo di elencare.
 
Non c'è alcun dubbio, invece, su tutte quelle iniziative postali volte alla emissione di carte valori nate per un evento comune, ma con progettazione e data di emissione diverse, senza alcun accordo tra le parti: non si tratta di emissioni congiunte, ma di emissioni comuni, valide quindi per una eventuale specifica tematica, ma certamente fuori dal contesto di cui stiamo parlando.

Collezionare emissioni congiunte permette di scoprire storie spesso poco note che accomunano più Paesi, temi d’interesse condiviso, rapporti internazionali che, talvolta, corrono sotto traccia o sono riservati agli addetti ai lavori. È importante, quindi, lo sforzo fatto dalla community di "Joint Stamp Issue" di offrire un meccanismo di riferimento e di standardizzazione per chi si occupa e si appassiona alle emissioni congiunte. Su tale sistema classificatorio si è in larga parte basato Richard Zimmermann, ovviamente supportato da altri appassionati (per l’Italia da Enzo Cafaro), per catalogare tutte le cartevalori in argomento, alcune firmate da realtà poco sensibili dal punto di vista dalla comunicazione. È il “Catalogue of joint issues”. L’aggiornamento, targato 2018, è il dodicesimo della serie e comincia da oltre mezzo secolo fa a testimoniare che il settore riserva sempre sorprese interessanti.

Accanto alla copertina del catalogo delle congiunte firmato da Richard Zimmermann, l'immagine del  foglietto emesso il 27 novembre 2015 per Elisabetta II capo del Commonwealth: comprende ventisette francobolli di altrettanti Paesi, più una vignetta.
Un paragrafo particolare, per chiudere questa tutt'altro che esaustiva parentesi sulle emissioni congiunte, va certamente dedicata al giro PostEurop, al pari di altre produzioni simili, come quelle Norden, UPAEP, Sepac. Si tratta di un gran numero di francobolli emesso da un altrettanto corposo numero di Paesi facenti parte di importanti organizzazioni internazionali. Il fatto che gli autori del “Catalogue of joint issues” abbiano deciso di classificarli come emissioni congiunte non significa però che tale opinione sia condivisa nel mondo dei collezionisti che ritiene questo giro un qualcosa di più strutturato ed a sé stante, qualcosa che va oltre una semplice serie cronologica di emissioni congiunte.

L'emissione Europa, conosciuta fino al 1992 anche come Europa-CEPT, è un'emissione annuale di francobolli, con un medesimo soggetto o uno stesso tema, prodotti dai paesi membri della Comunità europea (1956-1959), della CEPT Conferenza Europea di Poste e Telecomunicazioni (1960-1992) e, per finire, di PostEurop dal 1993. PostEurop è l'associazione degli operatori postali pubblici europei, aderenti all'Unione postale universale (UPU), che è nata nel 1993 e conta 52 paesi membri. La prima serie del giro data il 15 settembre 1956, emessa da parte delle amministrazioni postali dei sei paesi aderenti alla CECA, la comunità europea del carbone e dell'acciaio, embrione di quella che diverrà poi l'Europa Unita; i francobolli presentano il medesimo soggetto: una torre in costruzione costituita dalle lettere della parola latina Europa, circondata da un'impalcatura con, sullo sfondo, una sventolante bandiera federalista.


Il fatto che gli autori del “Catalogue of joint issues” abbiano deciso di classificarli come emissioni congiunte non significa però che tale opinione sia condivisa


Altre emissioni simili al giro PostEurop sono quelle del giro Norden (emissione periodica dei paesi del Consiglio nordico, biennale dal 2002 e dal 1956 al 1977 con lo stesso soggetto (gemelle o concordate), dal 1980 in poi con un tema comune ogni volta diverso (parallele); del giro "America" con emissione annuale dei paesi aderenti all'Upaep dal 1989 aventi un tema comune ogni anno diverso (emissioni parallele anche se spesso le date di emissioni di alcuni paesi sono molto differenti) e il giro Sepac con emissione biennale dei paesi aderenti a Sepac, dal 2007 con un tema comune ogni volta diverso (parallele).

Con l'augurio che questo improvvisato ripasso sia apprezzato anche dai più colti di me sulla materia, concludo ricordando che, come per i precedenti album, a loro volta riorganizzati rispetto all'assetto originale ed arricchiti di nuovi valori mancanti, ho provveduto alla digitalizzazione e li ho resi fruibili online attraverso questo blog, secondo la mia personale idea che ogni nostra collezione può trasformarsi un uno straordinario percorso didattico e visuale da condividere.

La mia collezione con un clic!

Bibliografia

  • AA.VV., The Joint Stamp Issues Society, Definition and Classification System , consultato in data 16.07.2017
  • Ministero dello sviluppo economico, "Linee guida per l'emissione di carte vaori postali"
  • Ministero dello sviluppo economico, "Emissione congiunta Vaticano Unità d'Italia"
  • AA.VV., Articoli sulle emissioni congiunte, www.vaccarinews.it, consultato in data 15.07.2018
  • Richard Zimmermann, "Catalogue of joint issues", 2016
  • per una bibliografia più completa ed esustiva sull'argomento clicca qui


lunedì 19 marzo 2018

Collezione 2.0: portabilità sfogliabile

In molti dei miei interventi sul concetto di fruibilità digitale della propria collezione, ho raccontato di come, grazie alle nuove tecnologie, oggi alla portata anche dei meno esperti, sia possibile fare esondare il proprio percorso collezionistico dal recinto privato ad uno spazio realmente pubblico, tutto ciò grazie alla condivisione resa possibile dalla digitalizzazione dei propri album. Oggi è diventata una pratica comune da parte di istituzioni culturali, musei, pinacoteche, centri archivistici e documentali di tipo storico e culturale creare un proprio avatar nel mondo virtuale, tutto ciò per portare fuori dalle mura di solida pietra il proprio patrimonio, rendendolo in tal modo fruibile ad un pubblico più vasto, ma anche permettendone un approccio di studio ed analisi nel dettaglio, senza mettere a repentaglio l'incolumità dell'opera d'arte o dell'antico manoscritto e, perché no, di quel raro e fragile francobollo.



La  digitalizzazione delle proprie collezioni è anche un modo, facendo sempre riferimento ad istituzioni museali, per fidelizzare ed amplificare il proprio bacino di utenti visitatori, avendo come finalità la promozione, la valorizzazione e la tutela del proprio patrimonio, per metterne in evidenza
aspetti poco conosciuti, ma sovente potenzialmente di grande interesse, soddisfacendo quindi i bisogni della propria utenza. Talvolta addirittura offrendo percorsi espositivi inediti, rendendo fruibili in digitale reperti conservati negli archivi o sepolti nei magazzini e non esposti per problemi di spazio fisico.

Tale pratica di condivisione e fruizione offerta dal mondo digitale ha iniziato addirittura a porre al legislatore nuovi quesiti. L’avvocato generale della Corte di Giustizia europea, Niilo Jääskinen, ha applicato un’eccezione prevista dalla direttiva Ue sul copyright stabilendo che, come ha riportato il Corriere Comunicazioni.it, le biblioteche possono digitalizzare i libri senza consenso dell’autore, quando tale possibilità si prospetti per le collezioni accessibili al pubblico per fini di ricerca. Le biblioteche dunque possono digitalizzare opere e volumi detenute nella propria collezione, senza l’accordo dei titolari dei diritti d’autore, per proporle agli utenti su postazioni di lettura elettronica. La direttiva sul diritto d’autore non consente agli Stati di autorizzare gli utenti a copiare l’opera digitalizzata dalla biblioteca su una chiavetta Usb, ma non impedisce, in linea di principio, di fare una stampa dell’opera. La presa di posizione apre nuovi orizzonti, anche nel campo di una biblioteca filatelica condivisa sfruttando sistemi documentali in cloud, argomento del quale però ho intenzione di parlare in uno specifico post, magari condividendo con chi mi legge qualche innovativa idea su come condividere testi, magari non più in commercio, di letteratura filatelica o vecchie riviste ormai introvabili sul mercato.



Ciò di cui invece voglio argomentare oggi è la sperimentazione che ho messo in pratica di poter rendere la mia collezione 2.0, ovvero la versione digitale di quella fisicamente dentellata, realmente portabile.

Mi spiego meglio: terminata la fase di digitalizzazione, per la quale va poi mantenuto il costante aggiornamento (per la parte meramente tecnica vi rimando al post "Ogni collezione è come un percorso ... anche virtuale"), si dispone di una serie di file pdf in buona risoluzione (minimo 300 dpi). Questi file infatti, solo successivamente sono lavorati al fine di ridurne la loro definizione al formato ebook necessario alla condivisione, quanto perché tale compressione li rende più velocemente fruibili online attraverso specifiche piattaforme quali Calameo ed Issuu che li trasformano nei cosiddetti formati sfogliabili (flip book). Un'innovazione geniale, se si pensa che da qualsiasi apparato digitale ed in qualsiasi parte del pianeta ci si trovi, basta una connessione Internet per consultare il proprio apparato collezionistico così come lo abbiamo nei nostri scaffali. Provare per credere: la mia collezione online.

Ma la portabilità vera è un'altra cosa. Deve, a mio parere, poter essere fruibile offline, ovvero senza nessuna connessione, in modo semplice ed intuitivo, meglio se grazie ad un apparato leggero e portatile come un tablet, un rettangolo digitale capace di stare in una borsetta od in uno zainetto. Da portarsi magari appresso a qualche manifestazione di settore, giusto per poter controllare un particolare francobollo, confrontarlo con un altro in vendita o, più semplicemente, per comparare un annullo o valutare se quello appena visto è realmente quello mancante o ci assomiglia solamente.


Il pdf derivati originariamente dalla scansione delle pagine degli album possono perciò rappresentare una risorsa preziosa. Ho dunque fatto un piccolo esperimento usando il mio tablet e sfruttando uno dei numerosi software gratuiti che consentono di gestire i file pdf come un ebook, contando appieno anche sulle caratteristiche di massima definizione degli stessi file. Molti sistemi operativi, ad esempio Windows 10, dispongono addirittura di un visualizzatore/lettore proprietario. Ove questo non sia presente si può ricorrere ai già citati software, primo tra questi MartView, considerato uno dei migliori programmi per sfogliare PDF come se fossero delle riviste cartacee. È ottimizzato per l’uso con i touch-screen ed include anche funzioni avanzate. È molto curato graficamente e molto semplice da utilizzare sin dal primo avvio. Ma ne esistono ormai di altri, validi ed alternativi: Calibre Portable, IceCream Ebook, giusto per citarne alcuni e suggerire che ogni sistema operativo può ormai contare su un efficace visualizzatore flip book.

Per illustrare come può diventare portatile la propria collezione  ho fatto ricorso ad un semplice video, utilizzando come esempio un mio album del Regno d'Italia. Dal video, per il quale ringrazio il figlio più piccolo che si è prestato a muovere le dita, si nota come dalla modalità pagina si può rapidamente passare ad una visualizzazione multipagina, così come è possibile ingrandire immagini e testi, sfruttando quindi la definizione massima per osservare i dettagli di un francobollo, così come scansito dall'album originale.
Calibre Portable Tratto da https://calibre-portable.forumer.it/
Calibre Portable Tratto da https://calibre-portable.forumer.it/



Aggiornamento del 24 marzo 2018

Che l'interesse ad una vera portabilità della propria collezione sia in deciso aumento lo testimonia anche scesa in campo di grandi nomi del commercio filatelico mondiale. Stanley Gibbons, ad esempio, ha messo a punto un prodotto online, rivolto ai collezionisti filatelici, che consente di mettere in rete, anche se non nel meccanismo di massima fedeltà di cui ho parlato nel mio blog descrivendo la digitalizzazione della mia collezione, il proprio apparato collezionistico, collegando ogni singolo valore al data base tecnico che l'azienda utilizza per i propri cataloghi filatelici. Il prodotto, immesso sul mercato con il nome di My Collection, prevede una sorta di canone che parte da 35 sterline inglesi all'anno.

La tecnologia utilizzata per My Collection ne consente l'utilizzo su tutti i dispositivi, PC, tablet e dispositivi mobili, prevede opzioni di ricerca versatili e potenti per individuare francobolli e relativi prezzi, è completamente personalizzabile consentendo di caricare le immagini dei propri valori e di includervi eventuli note e dettagli. Oltre a ciò consente di effettuare una comoda sezione riassuntiva che elenca il numero dei francobolli suddivisi per per paese e album, oltre ai dati sul loro valore di catalogo.


Il prodotto commercializzato da Stanley Gibbons ha come cuore bibliografico il famoso catalogo Stamps of the World che inventaria circa 500 mila francobolli e dispone di ben 180 mila immagini di emissioni relative ad oltre 730 paesi/regioni del globo.Utilizza i numeri di catalogo SG universalmente riconosciuti e contiene quattro guide pratiche dedicate al "Come identificare i francobolli".

venerdì 16 marzo 2018

Una repubblica "vissuta" che avanza

Fedele al motto che "le grandi cose si costruiscono pezzo per pezzo", voglio oggi condividere la fine dell'allestimento di altri due album, ai quali stavo lavorando da tempo, di quella collezione nella collezione di cui già avevo avuto modo di parlare in un post dell'aprile del 2016. L'occasione per me di filosofeggiare un poco sul collezionismo, ma anche per un ripassino sulle tecniche con cui rimuovere i francobolli dalle care amate buste, quando, ben inteso, non si tratti di ancor più preziosi testimoni di storia postale che meritano la loro assoluta integrità.

Allora avevo raccontato di come, in uno dei tanti mercatini delle pulci, quelli che radunano rigattieri d'altri tempi nelle piazze assolate delle cittadine di provincia, scorsi alcune cartelle filateliche di un bel colore verde. Fu l'inizio di un itinerario repubblicano parallelo a quello che già da tempo avevo intrapreso. Si trattava di affiancare alla mia collezione di valori nuovi, quella dei medesimi francobolli, questa volta permeati dal fascino di quel vissuto tipico di chi ha viaggiato, assolvendo appieno al ruolo per cui qualcuno li aveva creati.

Ogni modifica al percorso comporta un accomodamento complessivo della collezzione

Era, a quel tempo, l'inizio di un nuovo affascinante percorso espositivo all'interno del mio intero apparato collezionistico. Un nuovo itinerario che ripercorreva, in modo assolutamente parallelo, una strada maestra già tracciata, ma che proprio per questo si prestava ora a piccole soste, gite fuori porta e piccole deviazioni dai sentieri battuti. Inevitabilmente, secondo le più volte espresse teorie sull'accomodamento, tutto ciò ha comportato un'articolata serie di modifiche importanti al mio allestimento filatelico museale, montando e rimontando le mie vetrine virtuali (di questo ho parlato nel post "La metamorfosi: tutto si trasforma"), togliendo reperti da un album ed inserendoli in un altro, creando nuovi e diversificati fuori programma (vedi anche i post: "Presidenti tra i dentelli" e "La ricostruzione post bellica nel mio percorso repubblicano").

I due nuovi "contenitori", di cui vado a completare l'allestimento, riguardano in larga parte i francobolli degli anni Ottanta e Novanta. Sono emissioni relativamente recenti, ma che hanno già le rughe ed il fascino di quella maturità filatelica che sa farsi apprezzare. Lo dico per il vero piacere di riguardarli con attenzione, anche sul più puro aspetto estetico, allontanandoli per un momento dal loro concetto funzionale, quello di aver avuto una vita finalizzata alla razionale affrancatura di una missiva. Una deriva questa, tipica del collezionista ben rimarcata dalle parole di Walter Benjamin, filosofo, scrittore, critico letterario e traduttore tedesco, che ricordava come colui che colleziona ha "un rapporto con gli oggetti che non ne mette in primo piano il valore funzionale, e dunque la loro utilità o fruibilità, ma li studia e li ama in quanto scena, teatro del loro proprio destino. Quel che più profondamente affascina il collezionista è collocare il nuovo acquisto dentro una sfera magica in cui, mentre è percorso dall’ultimo brivido, il brivido del venire acquisito, l’oggetto si immobilizza. Ogni ricordo, pensiero, consapevolezza diventa zoccolo, cornice, piedistallo, cella del nuovo tesoro. Epoca, luogo, bottega, precedente proprietario, tutto questo il vero collezionista lo vede confluire, per ogni pezzo della propria collezione, in una magica enciclopedia la cui intima essenza è il destino di quel suo oggetto".

Il francobollo "usato" è un po' un ritorno alle origini del collezionismo filatelico


Eccomi dunque alle prese con una montagna di lettere e di frammenti epistolari, alla ricerca dei pezzi mancanti per dare completezza e sostanza al mio percorso dentellato. Una sorta di ritorno alle origini, ai tempi in cui era divertente mettersi a staccare, uno per uno, quei rettangoli colorati per trasformarli da affrancature in francobolli da collezione. Perché, come scrisse Benjamin, "qui sta la visione del fanciullo, che nel collezionista si intreccia con quella del vegliardo. I fanciulli infatti posseggono, quale proteiforme pratica mai abbandonata, la facoltà di rigenerare l’esistenza. In loro, nei fanciulli, il collezionare è soltanto una delle possibili procedure di rigenerazione, un’altra è il colorare gli oggetti, un’altra ancora il ritagliare, un’altra il decalcare e così via lungo tutta la scala delle modalità infantili di appropriazione della realtà, che va dall’afferrare su su fino al nominare. Rigenerare il vecchio mondo, ecco l’istinto più profondo che sta alla base del desiderio del collezionista di acquisire nuovi pezzi". Le origini in tutti i sensi, anche quelle che ci riportano alla genesi della filatelia. Non dobbiamo infatti dimenticare che, in pieno Ottocento, la società europea era ancora sostanzialmente rurale. Non esisteva quel mondo delle immagini a cui oggi siamo assuefatti e che consideriamo come un dato di fatto. Non esisteva la cartolina e nemmeno altre riproduzioni di immagini pensate per avere una circolazione, per soddisfare l'esigenza di allargare i propri orizzonti assolutamente ben demarcati dai confini della propria comunità. I francobolli offrivano in quell'epoca la possibilità, straordinaria ed affascinante, di far viaggiare le persone, di aprire loro una finestra su luoghi, personaggi, avvenimenti e tradizioni sconosciute ai più, in un’epoca in cui viaggiare era consentito a pochi. I primi collezionisti dunque raccoglievano esemplari viaggiati e si davano premura di staccare i francobolli dalle buste su cui stavano incollati.

Ma abbandoniamo per un attimo il piacere del filosofeggiare e torniamo al lato pratico. Perché questa è anche l'occasione giusta per fare insieme un ripassino della tecnica della "rimozione" del francobollo. Per i più esperti, la cui memoria è stata assopita dal miraggio della gomma integra a tutti i costi, per i neofiti il cui piacere è ancora acerbo e pregno di sontuose aspettative.

Per i francobolli relativi al periodo di cui mi sono occupato per questa mia ramificazione espositiva, la rimozione rientra tra i classici della filatelia, abbastanza semplice, a patto che si rispettino alcuni fondamentali accorgimenti. Tanto vale però riprendere la metodica tra le mani e ricordarne i vari passaggi.

immagine d'epoca tratta da video di Francesco Baroni
Francobolli non adesivi: passo dopo passo
  1. Tagliare con le forbici un frammento intorno all'affrancatura, avendo cura di lasciare una superficie di carta leggermente più ampia dell'affrancatura stessa. Tale operazione va fatta previo verifica se quella lettera non possa rappresentare un interessante reperto di storia postale da lasciare intonso. I frammenti sono già pronti per lavorare alla rimozione del valore postale.
  2. Separate le affrancature collocate su missive in carta colorata, poiché per queste ultime saranno necessari differenti accorgimenti rispetto a quelle applicate su carta bianca.
  3. Preparare un contenitore: va bene un bicchiere se parliamo di un singolo frammento, ma se si lavora in modo più seriale l'ideale sarebbe una vaschetta piana o uno di quei contenitori tipo "frigoverre". Riempitelo con dell'acqua pulita e tiepida. Appoggiate i frammenti su carta bianca sulla superficie dell'acqua con la vignetta rivolta verso il basso e spingeteli sotto il pelo del liquido aiutandovi con un paio di pinzette. Mediamente il tempo necessario al distacco non supera i 15/20 minuti, dipende molto da chi ha incollato i francobolli alla busta, se non si è limitato ad inumidire la gommatura, ma ha fatto ricorso a colle di vario tipo che potrebbero mostrare maggiore tenacità al distacco.
  4. Mettete sotto il rubinetto con un flusso ragionevole, mai violento, di acqua corrente la vaschetta. Quanto per poter sostituire l'acqua che ha contribuito al distacco e poter così sciacquare bene ì francobolli, eliminando i residui di collante ancora sul retro dei dentelli e la gomma disciolta nell'acqua. Non sottovalutate questa fase perché residui collosi sul retro potrebbero appiccicarsi alla carta utilizzata nei passaggi successivi di asciugatura, obbligandovi a ripetere le operazioni di distacco.
  5. Stendere una carta assorbente o un tessuto morbido (che non perda peli), estrarre con la pinzetta i francobolli ad uno ad uno e deporli, con la vignetta verso il basso, sulla carta assorbente, stando attenti a non sovrapporli. Attendete il tempo necessario alla loro asciugatura. Non serve la fretta. Comprimere i valori tra due fogli di carta assorbente può diventare rischioso perché i francobolli potrebbero attaccarsi sul lato ove prima stava la gommatura. I sacri testi della filatelia rammentano di non asciugare i francobolli sul calorifero di casa e a non stirarli con il ferro da stiro, ma sfido chiunque a dire che non lo ha fatto almeno una volta!
  6. In caso di pieghe ed antiestetiche arricciature legate all'asciugatura, preparate una superficie piana su cui appoggiare una carta assorbente, appoggiatevi sopra i francobolli asciutti da "stirare", ricopriteli con un'altra carta assorbente e comprimete il tutto con un peso (un bel volume enciclopedico è perfetto). Esistono in commercio sia le carte assorbenti che piccole presse create per tali operazioni. Lasciateli in pressione una notte ed avrete degli usati perfetti.  
Francobolli non adesivi su carte colorate
Appare chiaro che l'operazione su frammenti di buste colorate, le più odiate sono quelle di colore rosso arancio, nel passato utilizzate da enti pubblici e di Governo per la propria corrispondenza, non può essere effettuata insieme agli altri frammenti. Il rischio di tale operazione è quello che il colore, rilasciato dalla carta durante l'immersione, passi a tingere il francobollo. Esistono per questo frangente diverse scuole di pensiero.
  • La più accademica suggerisce, seguendo i passaggi già descritti per i francobolli su carta bianca, di aggiungere all'acqua della vaschetta candeggina per uso domestico, senza profumi aggiunti. L'ipoclorito di sodio per uso domestico è, di fatto, già una soluzione acquosa in cui il principio attivo si presenta diluito. La dose suggerita è di due cucchiai per litro. Non esagerate per non amplificare l'effetto candeggiante sui colori. Due attenzioni particolari: riducete il tempo di immersione a quello minimo indispensabile allo scollamento del francobollo, dopodiché togliete il frammento di carta e procedete al risciacquo aumentando, in questo caso, il tempo di tale passaggio per eliminare ogni residuo clorato. 
  • Un secondo sistema descritto in letteratura è il ricorso al sale. Il sale grosso è da sempre descritto come un metodo per fissare il colore alle fibre ed evitare che questi ultimi lo perdano durante il lavaggio. Se pensiamo alla cellulosa come ad una fibra il principio si replica. Unite all'acqua dai 5 ai 6 cucchiai di sale grosso per litro prima di immergervi il frammento. Poi procedete come per gli altri francobolli.
  • Un terzo procedimento descritto a più riprese, il più ecologico, consiste nell'immergere il frammento di carta colorata in un contenitore posto sotto l'acqua corrente tiepida. Il flusso continuo dell'acqua trasporta con se il colore evitando che il pigmento raggiunga una concentrazione tale da migrare dalla carta della lettera a quella del francobollo.
Sui più recenti sistemi che prevedono l'impiego del forno a microonde per distaccare i francobolli preferisco non soffermarmi, lasciando al moderno utensile da cucina l'obiettivo di cuocere i cibi.


Francobolli adesivi: avanti tutta
L'arrivo dei francobolli adesivi ha procurato ai collezionisti non pochi grattacapi, per lo meno per ciò che riguarda la loro rimozione dalle buste o dai frammenti di corrispondenza. Un problema di non poco conto se si pensa che, a partire dal 2012, i cataloghi quotano il valore dei francobolli italiani usati al pari di quelli nuovi, data proprio la difficoltà di staccarli facilmente senza rovinarli.

Ora il dibattito sui metodi più efficaci si basa su due criticità sostanziali: la non solubilità in acqua dei moderni supporti adesivi e la quasi impossibilità di rimuovere completamente lo strato adesivo dal francobollo, una volta che si è riusciti a staccarlo dalla busta. I numerosi metodi che sono descritti nei forum di collezionisti di tutto il mondo prevede l'impiego di solventi, spray o liquidi che essi siano, per la rimozione. Appurato che tali collanti sono sensibili a soluzioni quali l'acetone (ad esempio i prodotti per rimuovere lo smalto dalle unghie che sono soluzioni diluite di acetone), si è testato sul campo che, impregnando il retro del frammento con tali sostanze, si procura il distacco del francobollo, facendo però ben attenzione a non decolorare lo stesso usando il solvente sulla superfice stampata. Sono molteplici i solventi citati, ma il loro comune denominatore è una certa tossicità, sia per contatto con l'epidermide che per inalazione.

Quello che oggi voglio proporvi è un metodo alternativo che ho trovato efficace nell'80% dei casi in cui sono intervenuto. Il punto di caduta è riferibile a quei supporti cartacei (cartoncino o buste plastificate) ove il retro del frammento non consenta alcuna o scarsa permeabilità del prodotto di rimozione, medesima fallacità ascrivibile anche per i comuni solventi. Il vantaggio sta nella ridotta tossicità di tale metodo che impiega il normale gel disinfettante per le mani, quello ormai comunemente di uso pubblico negli ospedali, nei supermercati, nelle scuole, la cui base alcolica è sì presente, ma alquanto modesta. Io ho utilizzato per i primi esperimenti un prodotto comune (il Sanity Fresh&Clean), per poi passare ad un analogo prodotto privo di profumazione. Il costo è relativamente contenuto.


Francobolli adesivi: sette passaggi
  1. Prendete il frammento su cui è applicato il francobollo adesivo. Sul retro, nella parte della busta su cui si colloca il valore da staccare, versate due gocce di liquido per le mani.
  2. Con le dita spalmatelo uniformemente sulla carta facendolo così assorbire. Essendo un gel fatelo bene, con calma, in modo che tutta la superficie sia ben impregnata.
  3. Ripetete l'operazione aggiungendo ancora una goccia di liquido per le mani.
  4. Di nuovo procedete con le dita a spalmare bene il gel.
  5. A questo punto, aiutandovi con la pinzetta, iniziate a rimuovere il francobollo. Con calma, senza forzare il distacco.
  6. Per inattivare i residui di adesivo che restano sul francobollo, col polpastrello prendete una piccola quantità di talco.
  7. Spalmatela per bene sul retro del francobollo e quest'ultimo sarà pronto. Chi non volesse utilizzare il talco potrà riposizionare il francobollo sopra un piccolo frammento di carta per adesivi (in poche parole il supporto su cui poggiano le etichette di vario tipo e che normalmente gettiamo nella spazzatura).
Con l'augurio che questo improvvisato ripasso sia apprezzato anche dai più colti di me, concludo ricordando che, come per i precedenti album, a loro volta riorganizzati rispetto all'assetto originale ed arricchiti di nuovi valori mancanti, ho provveduto alla digitalizzazione e li ho resi fruibili online attraverso questo blog, secondo la mia personale idea che ogni nostra collezione può trasformarsi un uno straordinario percorso didattico e visuale da condividere.

La mia collezione con un clic!


Bibliografia

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lunedì 12 marzo 2018

Piccoli pacchi e storie grandi

Non c'è nulla da fare, gira e rigira, lo scalino generazionale impone sempre un surplus di allenamento nel cercare di trasmettere e di condividere la propria passione di "raccoglitore". Ne avevo già disquisito in un mio post dal titolo, appunto, "incontri generazionali lungo il percorso", nel quale raccontavo di impegno e difficoltà nel coinvolgere i figli nella mia passione, senza forzature s'intende, ma con l'obiettivo, almeno, di offrire loro l'immagine di un genitore che non rappresentasse un pregevole pezzo di modernariato, ma proiettasse il senso del collezionare non solo come un incontrollabile desiderio di accumulare cose, ma come il piacere di viaggiare nello spazio e nel tempo e catalogare e conservare schegge del nostro passato, frammenti di storia, il ricordo di eventi e personaggi persi nell'oblio della topografia urbana, ma anche di ampliare il proprio orizzonte culturale semplicemente cercando di capire cosa un francobollo, un annullo od una vecchia missiva volevano celebrare o comunicare.


Certo che sono lontani i tempi in cui, come racconta La Stampa in un articolo dal titolo Walter Benjamin, filosofo, scrittore, critico letterario e traduttore tedesco, amava dire "per il collezionista, quello autentico intendo, il collezionista come deve essere, il possesso è il rapporto più profondo che in assoluto si possa avere con le cose: non come se le cose fossero viventi in lui, piuttosto è egli stesso che abita in loro" e continuava affermando che "i collezionisti sono fisiognomia del mondo delle cose. È sufficiente osservarne uno e badare a come tratta gli oggetti della propria vetrina. Si direbbe che appena li tiene in mano appaia ispirato da essi, abbia l’aria di un mago che attraverso di essi guardi nella loro lontananza".



Tornando a noi, accade che, nel molto orgoglioso tentativo di mostrare ai "millenium" domestici la mia sezione dedicata ai servizi della Repubblica, mi trovo innanzi quei sorrisetti ironici, leggermente beffardi, rivolti a me ed ai quei piccoli dentelli, stretti nel loro minuscolo formato pensato per spezzarsi tra plico e bollettino. A nulla sarebbe valso spiegar loro che il servizio dei pacchi postali, relativamente al periodo repubblicano, fu riattivato fra il luglio e l’agosto del 1946 e che quei piccoli francobolli erano testimoni della fine della Seconda Guerra Mondiale per gli italiani. Non solo! Essi rappresentarono un elemento importante della ricostruzione e della ripresa economica del Paese, essendo il vettore di merci e materiali che raggiungevano le famiglie in tutta la penisola, portando loro beni di prima necessità, aiuti materiali di conforto. Nemmeno la mia più ricca raccolta dedicata alla ricostruzione, che ho collocato nella sezione chiamata "la collezione del tricolore", avrebbe potuto catalizzare un interesse attivo da parte dei miei amati figli. Allora? Come sempre è stato necessario ritarare il punto di vista.

Per farlo mi sono rammentato di una storia che avevo letto qualche tempo fa sul sito dell'autorevole


Mary Pierstorff - (C)

C'era una volta una bambina, di nome faceva May Pierstorff. Era bionda e tra i capelli teneva legato un bel fiocco, a dare ancor più grazia a quel viso angelico, tipico di tutti i bambini del mondo. Difficile pensare alla piccola May alla stregua di un "pacco postale", ma questa è la verità! La bambina è probabilmente il più famoso pacco postale della storia di tale servizio. Il 19 febbraio del 1914, la giovanissima May, poco prima del suo sesto compleanno, fu letteralmente "spedita" dalla casa dei suoi genitori a Grangeville, nell'Idaho, recapitata ai suoi nonni a poco più di settanta miglia di distanza per, incredibile a dirsi, per soli 53 centesimi di francobolli. I genitori di May, infatti, avevano deciso di utilizzare il servizio di pacchi postali, iniziato solo l'anno prima. Nei primi anni di questo servizio, i clienti ed i funzionari postali ceravano ancora di comprendere i vantaggi ed i limiti di questo innovativo servizio offerto dal sistema postale americano.

Qualcuno si affretterà a dire che un caso sensazionalistico non fa la storia, ma la verità, documentata da Nancy Hope, storica e curatrice delle raccolte filatelico postali dello Smithsonian, è davvero un'altra. La piccola May non fu l'unica bambina che i genitori affidarono al servizio di pacchi postali del Dipartimento delle Poste a stelle e strisce. Non a portalettere qualunque, s'intende, ma a fidati impiegati postali con cui affrontare il viaggio in tutta sicurezza, quasi fossero accompagnati dal diritto di raccomandazione con tanto di assicurata appiccicata in fronte, May, infatti, fu recapitata da un parente che lavorava sui treni della posta ferroviaria statunitense, che probabilmente già aveva metabolizzato l'esperienza di un altro postino che, nel gennaio del 1913, prese in carico nella sua bolgetta il primo bambino "spedito" negli Stati Uniti da Batavia, Si trattava del figlio dei coniugi Beauge di Glen Este che fu trasportato dalla corriera del sistema postale rurale "Vernon Little" alla nonna che abitava a circa un miglio di distanza. I genitori del ragazzo pagarono solamente 15 centesimi per i francobolli e, siccome i figli non hanno prezzo, lo assicuravano anche per la cifra di 50 dollari. Dopo il maschietto fu la volta di una bambina, figlia dei signori Savis di Pine Hollow, località della Pennsylvania. La piccola fu spedita il 27 gennaio. Presa in carico dal "corriere rurale" James Byerly da Sharpsville, fu recapitata assolutamente indenne quello stesso pomeriggio ai parenti che vivevano a Clay Hollow. La baby spedizione costò ai suoi genitori 45 centesimi. 


(C)

Tale entusiasmo per il nuovo servizio di pacchi postali "made in USA" provocò un certo sconcerto tra i funzionari del sistema postale americano. Un disorientamento che spinse il Direttore Generale Albert Sidney Burleson, il quarantacinquesimo reggente delle Poste degli Stati Uniti, a varare una norma che stabiliva che i bambini non potevano essere considerati missive o pacchi. Ciò però, evidentemente, non fu sufficiente a frenare la voglia o la necessità di spedire, spendendo solo qualche centesimo, i propri figli da una parte all'altra del Paese. Le cronache raccontano che il
1915 fu l'anno in cui i "pacchi postali bambini" toccarono il loro culmine. Nel mese di marzo, Charles Hayes, del servizio di posta rurale di Tarkin, nel Missouri, trasportò la figlia dei coniugi Combs, la dolce Helen, affrancata alla stregua dei pacchi postali, per la modica cifra di 10 centesimi. Il portalettere consegnò Helen alla nonna, la cui abitazione non era però molto distante. Nell'autunno dello stesso anno Maud Smith, di tre anni, ha "viaggiato" da casa dei nonni a quella della sua famiglia a Jackson, nel Kentucky. Tale spedizione fu però oggetto delle cronache locali e il servizio giornalistico che ne nacque accese una inchiesta interna alle Poste americane, che stabilirono, in modo chiaro ed inequivocabile, che tale procedura era una chiara violazione delle regole postali. Fu l'ultimo caso documentato di "baby pacco postale". 

Il record per il trasporto sulla maggiore distanza, ci ricorda Nancy Hope nel suo articolo, va però accreditato ad Edna Neff, di sei anni. Ha viaggiato dalla casa della mamma a Pensacola, in Florida, sino all'abitazione del papà, a Christainburg, in Virginia. Stante il suo ridottissimo peso l'affrancatura costò ai genitori solamente 15 centesimi.



Il "c'era una volta" finisce qui. Una storia già raccontata, ma che mi ha permesso di vedere un sorriso sul viso dei miei figli che forse, ogni volta che rivedranno quei piccoli francobolli dei pacchi postali della nostra Repubblica a riempire le pagine del mio album, si ricorderanno di quei bambini finiti nella capiente bolgetta del portalettere. Chiudo con un'ultima citazione di Walter Benjamin; "ciò che nel collezionismo è decisivo, è che l’oggetto sia sciolto da tutte le sue funzioni originarie per entrare nel rapporto più stretto possibile con gli oggetti a lui simili. Questo rapporto è l'esatto opposto dell’utilità e sta sotto la singolare categoria della completezza. Cos'è poi questa «completezza»? Un grandioso tentativo di superare l'assoluta irrazionalità della semplice presenza dell'oggetto mediante il suo inserimento in un nuovo ordine storico appositamente creato: la collezione".





Walter Benjamin, "Opere complete. Vol. 1: Scritti 1906-1922"; Einaudi, 2008
Italo Calvino, "Collezione di sabbia"; Mondadori, 1984
Nancy Hope, "Very Special Deliveries", Altri post pubblicati correlati a questa pagina:
🔄 Incontri generazionali lungo il percorso

lunedì 12 febbraio 2018

Vaticano: un nuovo itinerario filatelico (parte seconda)

Necessario proseguo a quanto raccontavo nella prima parte di questo mio capitolo collezionistico, questo post prende spunto dall'inaugurazione di quella che per me è una nuova sala espositiva nel mio virtuale "museo" filatelico,  espressione digitale della mia collezione in solido. Una nuova sala dedicata alle emissioni della Città del Vaticano, piccolo esordio nella mia area italiana di cui ho spesso accennato in questo blog.

Per completezza informativa, a chiudere una piccola parentesi iniziata con la simbologia del potere temporale e religioso del papato, rappresentata dalle chiavi decussate, apro questa seconda puntata accennando all'altro elemento figurativo, spesso presente sui francobolli della Santa Sede: la tiara. Quest'ultima altro non è che un copricapo, una foggia che in fondo molto ricorda quella dei re metà uomini e metà Dei dell'Antico Egitto e che rappresentava per il Faraone certamente il simbolo di un potere terreno, ma anche quello di una forza soprannaturale che si elevava verso il cielo. A distanza di cinquemila anni poco è mutato nella simbologia, tant'é che per il mondo cattolico la tiara, composta da tre corone sovrapposte, rappresenta la Chiesa militante, sofferente e trionfante e con essa i tre poteri del Papa: padre dei re, rettore del mondo e Vicario di Cristo.


Per chi è partito da questo post, anziché dal precedente, ribadisco che non è mia intenzione fare di questo intervento un trattato sulla filatelia vaticana. Per il metodo seguito nella creazione e nello sviluppo di questa mia sezione esordiente, voglio solo condividere le fasi di questo mio nuovo itinerario dentellato, offrendo così ad altri esordienti spunti e strumenti per lavorare su un percorso espositivo, così come da sempre l'ho concepito e raccontato in questo blog per l'intera mia collezione.

Nella puntata precedente ho definito il mio programma di lavoro per la costruzione espositiva in sei passaggi chiave: acquisizione, selezione, studio, progetto, esposizione, digitalizzazione. Dei primi tre ho cercato di offrire un'esaustiva sintesi, sia per ciò che riguarda la parte pratica, ma anche e soprattutto sottolineando quegli elementi, talvolta apparentemente banali, che nell'insieme di un progetto ne determinano però la buona riuscita o meno.

A seguire cercherò di condividere, anche con qualche tecnicismo, le successive fasi.


Step 4
La fase definita di progetto è, di fatto, anche quella più complessa ed articolata tecnicamente, poiché coincide con la realizzazione di quanto era emerso nella fase precedente, quella di studio. Ai più potrà apparire un poco maniacale questo mio modo di procedere, ma l'esperienza maturata al momento mi ha dato ragione e, per ora, non ho motivo di allontanarmi dal sentiero battuto. Prima di tutto, lo ripeto, per quei fogli che presentano alcune lievi tracce di "sporco" sarà sufficiente passare molto delicatamente con una gomma morbida e pulita sulla parte che presenta ombre o leggere impronte, senza esercitare però un'azione eccessivamente abrasiva che andrebbe a peggiorare la situazione, ed avendo cura di non lasciare mai frammenti gomma tra le pagine.

4.1 Trattamento dei fogli di album con ozono
Nella fase di acquisizione ho raccontato di aver acquistato in diversi momenti insiemi di francobolli già montati su fogli Marini nella versione classica. Si trattava di fogli che, pur essendo in ottimo stato, erano comunque usati e per i quali non mi era dato di sapere quali modalità di conservazione li avesse coinvolti. La permanenza in luoghi non idonei o con tracce di umidità rischia sovente di creare micro alterazioni sulla superficie della carta. Allo scopo di scongiurare presenze di batteri o micromuffe sul supporto di cellulosa ho adottato un metodo che utilizza l'ozono come elemento decontaminante.

Non è una novità, l'ozono è già stato impiegato anche nel restauro di libri antichi contro imbrunimenti o alterazioni patologiche della carta. L'ozono (O3) è un gas instabile composto da tre atomi di ossigeno Si forma sottoponendo atmosfere contenenti ossigeno molecolare (O2) a somministrazione di energia, in forma di scarica elettrica o attraverso l'effetto Corona, raggi ultravioletti o reazione chimica. In natura, l'ozono è spontaneamente prodotto nella stratosfera grazie alla radiazione ultravioletta, nell'atmosfera in seguito alle scariche elettriche generate dai fulmini; la produzione artificiale di ozono è condotta sottoponendo atmosfere secche contenenti l'ossigeno gassoso, molecolare, a scariche elettriche o ad effluvio. 

L'ozono è un agente ossidante, il cui potenziale di ossidazione (redox) è inferiore solamente a quello del fluoro. Rispetto all'ossigeno mostra un'elevata reattività in fase di reazione e basse energie di attivazione per reazioni eterogenee. Ha un forte potere ossidante direttamente sulla superficie dei metalli nobili e non, quali argento, piombo, rame, e dei metalloidi quali lo zolfo.Nei confronti delle sostanze organiche agisce rapidamente dando luogo a numerose reazioni chimiche. Particolare è la reattività rispetto  al doppio legame C=C delle sostanze organiche insature, reazione che è comunemente definita ozonolisi.Non lasciando alcun residuo chimico, l'ozono è assolutamente ecologico.

Attivo per la disinfezione dell’acqua e dell’aria, ha una fortissima attività sui batteri, virus, muffe e funghi ed  è conosciuto da molto tempo; il primo brevetto sulla produzione di ozono risale al 1895. Esso esplica la sua azione di eliminazione di microrganismi e di odori, per ossidazione perdendo un atomo di ossigeno e tornando ad essere ossigeno (O2) in circa 20 minuti. Quando l’ozono viene in contatto con una materia organica avviene una reazione di ossidazione. In altre parole, i batteri, virus, muffe, ma anche le molecole chimiche che sono percepite come odori, sono ossidati, ed in conseguenza sono disattivati. Pertanto, i microrganismi “viventi” sono uccisi. Visto che l’ozono è un gas più pesante dell’aria, penetra in profondità tra le fibre dei tessuti, proprio là dove si annidano i microrganismi espletando la propria azione con grande efficacia ed in profondità.



Per questo procedimento uso un normale ozonatore domestico. Ogni strumento ha le sue caratteristiche tecniche, in modo particolare è importante il valore relativo all'uscita di ozono e la produzione di gas per minuto. I manuali generalmente riportano tempi e metodi, ad esempio per la disinfezione delle cose all'interno di cassetti ed armadi sono indicati tempi che oscillano da 2 a 4 minuti.

Una volta tolti i francobolli dai fogli che intendo trattare, avendo cura di ripore questi ultimi in sequenza in fogli di riparo, inserisco l'insieme all'interno di uno scatolone piuttosto grande. Introduco il tubo in uscita dall'ozonatore nello scatolone ed attivo lo strumento per un tempo massimo di 2 minuti. Non è necessario sigillare lo scatolone. Dopo il trattamento attendo una ventina di minuti, tempo in cui l'ozono si ritrasforma in ossigeno, prima di aprire lo scatolone ed estrarre i fogli. Inserisco di nuovo i francobolli il giorno seguente.

Sono consapevole che tale trattamento sia frutto di una mia personale maniacalità e ribadisco che la sua applicazione la riservo solo a quei fogli che mostrano i segni del tempo, pur essendo in eccellente stato. Dico ciò perché nulla vieta di saltare in toto questo passaggio e passare allo step successivo, quello della realizzazione di schede storiche introduttive relative ai pontefici coinvolti nel periodo delle emissioni.


A questo punto possiamo procedere con un'altra importante attività che riguarda direttamente i fogli che ospitano i nostri francobolli. In una delle fasi precedenti avevamo annotato eventuali fogli che richiedevano piccoli interventi di restauro. Di solito si tratta di taschine o monolembi che si sono staccati o stanno per farlo. Prima di tutto si deve rimuovere, con la massima delicatezza eventuali frammenti non ancora staccatisi completamente dalla carta. A questo punto si può procedere all'applicazione di un nuovo lembo o di una taschina (ne esistono veramente tante varianti in commercio).

Per facilitare il posizionamento sul foglio ho adottato questo sistema, più volte descritto: sopra un vassoio piatto colloco una spugna umida, con una pinzetta vi depongo la parte gommata della striscia opportunamente dimensionata e premo leggermente, la sollevo poi sempre con la pinzetta ed aiutandomi con la pressione di un dito la colloco con precisione sul foglio. Una volta fatta aderire la striscia pongo il foglio tra due strati di carta assorbente che avrò cura di collocare tra due pesi (due volumi enciclopedici vanno benissimo). In sequenza: assorbente, foglio album, assorbente, foglio album e via a seguire. Questa fase assicura l'assorbimento dell'umidità in eccesso prodotta dall'adesivo delle strisce ed evita possibili ondulazioni della carta. I fogli così pressati devono riposare almeno un paio di giorni prima di essere collocati nell'album con i francobolli.



4.2 Realizzazione di schede storiche introduttive relative ai pontefici coinvolti
L'obiettivo principale è quello di strutturare un percorso espositivo, anche se lo stesso si sviluppa all'interno di un album filatelico, che in termini estetici risulti il più armonioso possibile ed in linea con i canoni grafici di quanto è già contenuto al suo interno. Per fare ciò ho preso come punto di riferimento i fogli dell'almanacco Marini, già presenti in buona parte dell'insieme da me raccolto. Con un lavoro certosino, ma che una volta impostato è fatto per l'intera sezione su cui si lavora, ho ricreato una gabbia grafica che riprendesse alcuni elementi caratterizzanti la pagina: i righelli orizzontali e verticali, le diciture di fondo pagina e quelle laterali alla foratura. Ho mantenuto una impostazione a due colonne, tipica degli editoriali Marini per il proprio almanacco.

Definita la gabbia grafica di base, ho poi elaborato i testi e le immagini, così come li avevo definiti in quello step dedicato allo studio, già raccontato nel precedente post. Nella logica di un equilibrio tra sintesi e racconto ho optato per una introduzione al Pontefice di due o quattro facciate e di alcuni inserti di una pagina (due facciate) da inserire nel corso del pontificato, ove fatti ed avvenimenti di grande rilievo si offrissero come spunto per un approfondimento.

Detto questo, terminata la verifica dei testi atta a ridurre il più possibile refusi ed errori di battitura, ho provveduto alla stampa. Io ho fatto ricorso ad una una stampante per ampio formato (oggi i costi si sono decisamente abbassati), potendo così utilizzare fogli a 22 fori bianchi grammatura 200. Per maggiori dettagli sulle opzioni di stampa e su eventuali differenti formati pagina è possibile consultare la pagina dedicata all'accomodatore.


4.3 La realizzazione dei fogli di almanacco per quelle annate in cui essi non erano presenti.
L'immagine sopra mostra l'efficacia della attenta operazione di clonazione della struttura grafica dei fogli di almanacco originali (sopra) rispetto a quello che pazientemente ho creato (sotto). Tale operazione si è resa necessaria per due precisi motivi: il primo è per colmare l'assenza di tale prodotto editoriale filatelico per i periodi precedenti la sua messa in produzione, la seconda è per integrare quelle annate che, per come era stato acquistato in asta il lotto, erano prive di tale supporto didascalico, purtroppo non colmabile con un possibile acquisto separato, poiché l'azienda produttrice non distribuisce tale apparato di supporto se non comprato congiuntamente ai fogli per i valori. A questo punto altro non restava da fare che arrangiarsi.

Per la realizzazione, non dissimile dalla metodologia seguita per altre sezioni della mia collezione (vedi post "La metamorfosi: tutto si trasforma), ho seguito le stesse modalità già descritte al precedente passaggio relativo alle schede storiche dei pontefici.

Quello che voglio però fare notare, al di la delle finezze grafiche per le quali la pratica vien con l'esperienza, è che anche nei contenuti si può veramente essere efficaci, fermo restando una buona determinazione nella fase di studio dei reperti filatelici che fanno parte della nostra collezione e che sempre hanno qualcosa da raccontare ed insegnare. A seguire vi mostro un esempio del testo da me realizzato per l'emissione del 1971 dedicata alla Sacra Famiglia. Unificato N. 504/508:
Nella dottrina cristiana la Sacra Famiglia è da sempre ritenuta un modello fondante della famiglia umana. I legami di affetto, di amore, di comprensione che le famiglie sono chiamate a rinnovare continuamente. sono particolarmente espressi e vissuti nella Sacra Famiglia. Per questa serie di cinque francobolli ci si affida all'arte per celebrare quella speciale Famiglia che ha accolto Gesù. La “Madonna con bambino” che appare sul valore da 25 Lire è tratta da un'opera di Francesco di Cecco Ghissi, pittore originario di Fabriano, documentato dal 1345 al 1374 e di cui non è ben conosciuta la data di nascita. Nello stile classico della sua visione di una Maria che allatta, il bozzetto molto ricorda “Madonna dell'Umiltà” conservata nella Pinacoteca Vaticana. Il Sassetta, soprannome di tal Stefano di Giovanni di Consolo, artista senese vissuto nella prima metà del 1400, ispira il bozzetto dentellato da 40 Lire. Si tratta di una dolcissima Madonna con bambino dove, come una tenera madre, Maria sfiora i piedi del piccolo. Diversi i dipinti del Sassetta che mostrano questo approccio stilistico, alcuni dei quali in cui la Vergine e osservata da angeli in volo. Il francobollo da 55 Lire rappresenta ancora una bella Madonna con bambino, opera di tal Carlo Crivelli. Originario di Venezia, si formò a Padova e in seguito lavorò soprattutto nel sud delle Marche, diventando il più importante artista attivo sul bacino dell'Adriatico esclusa la Laguna veneta. Influenzato in gioventù da Donatello, la sua arte restò sempre in bilico da un lato con le novità prospettiche, l'intenso espressionismo,  ed un disegno incisivo, dall'altro con un pomposo decorativismo di matrice tardogotica, fatto di marmi screziati, tessuti preziosi, frutti e animali, arabeschi dorati e spesso applicazioni in pastiglia. L'immagine del francobollo è tratta da  un dipinto a tempera e oro su tavola datato 1482 e conservato nella Pinacoteca Vaticana a Roma. La pala è probabilmente la parte centrale di un polittico del quale si ignorano altri scomparti. Quarta Madonna con bambino per il valore da 90 Lire, tratta da un dipinto di Carlo Maratta, figura centrale della pittura romana ed italiana della seconda metà del Seicento. Anche quest'opera è conservata nella Pinacoteca Vaticana. Per l'ultimo francobollo della serie, quello con valore da 180 Lire, si riscopre una “Famiglia di Nazareth” al completo, particolare di un bel mosaico del pittore Gisberto Ceracchini, artista vissuto nella prima metà del 1900.




A questo punto tutto il materiale della mia nuova sezione vaticana era pronto per essere riassemblato secondo il mio stile ed il mio pensiero. Il quinto passaggio consiste infatti nella ricollocazione dei valori ove questi erano stati rimossi, per consentire trattamenti o restauri dei fogli, e nell'inserimento delle schede storiche, così come dei fogli di almanacco, ove non presenti, nell'impianto così come acquistato.

Per l'ultimo passaggio, quello della digitalizzazione, ovvero quella magia che ci consente di fare di ogni album una sorta di sala ideale del nostro museo filatelico virtuale, vi rimando al dettagliato intervento già pubblicato in questo blog dal titolo "la guida".



Con l'augurio di aver offerto qualche spunto e suggerimento creativo, l'invito è sempre quello di una visita virtuale alla mia collezione, in particolare ai primi album del Vaticano che ho già messo online, con l'augurio di qualche piacevole momento dentellato.