domenica 5 maggio 2019

Il francobollo "usato" nel multiverso filatelico


Ad ogni nuovo allestimento della mia collezione che prende forma, fedele al motto che le grandi cose si costruiscono un pezzetto alla volta, rinnovo l’occasione per fare quattro chiacchiere, talvolta volutamente provocatorie, sullo straordinario mondo della filatelia, ma sarebbe più opportuno dire universo visto che “mondo”, alla luce della fisica dei supereroi marvelliani appare ormai un termine riduttivo e che la filatelia sarebbe davvero uno straordinario esempio di "multiverso".

L’occasione, questa volta, mi si offre grazie al consolidamento della mia area repubblicana allo stato di “usati”, in modo particolare per le prime annate (per la verità non ancora al saldo di tutti i valori) dal 1945 al 1954, percorso espositivo e collezionistico che da un paio d’anni corre parallelo alla medesima raccolta allo stato di “nuovi”. È proprio sullo stato di usato, spesso sostituito da sinonimi assunti dalla pura terminologia postale quali obliterato, viaggiato, annullato, che ho intenzione di gettare la lenza con questo mio post. Un argomento quasi obbligato nel momento in cui ho affiancato nella mia collezione due serie “usate” dei celeberrimi valori emessi nel 1951 in occasione dei Giochi Ginnici Internazionali di Firenze, ma anche e soprattutto ai sofismi dei collezionisti più ortodossi in fatto di regole, dettami teologico dentellati ed interpretazioni degli antichi testi.
Approfondimento. Per quanto ho già scritto sulla mia sezione repubblicana "obliterata" vi rimando al mio blog: "La collezione nella collezionepost del 4 Aprile 2016.
Nel realizzare le pagine dei primi anni repubblicani, si scorre il calendario all'indietro. Una sorta di straordinaria macchina del tempo dentellata che proietta con grande nitidezza nella nostra memoria eventi, personaggi, pagine di storia, in molti casi studiate sui banchi di scuola con una malcelata svogliatezza, vuoi perché a quell'età poco ci interessava, vuoi perché fuori dalle finestre c'era il sole e i profumi della primavera ti obbligavano a rincorrere altri pensieri.

È sullo stato di usato, spesso sostituito da sinonimi assunti dalla pura terminologia postale quali obliterato, viaggiato, annullato, che ho intenzione di gettare la lenza con questo mio post.

Prima di soffermarmi sul qualsivoglia emissione in particolare, vorrei fare un ripasso rispolverando i sacri dettami con cui, nel corso degli anni, si sono definite quelle linee di separazione che oggi costituiscono i nostri quadranti stellari dentellati. Giusto per capire quale definizione si è data al francobollo usato. Come ha avuto modo di raccontare Giorgio Landmans in un suo saggio dal titolo “Nuovi o usati o su busta?” pubblicato dal sito Il Postalista (vedi anche bibliografia), “la passione per la filatelia nasce quasi contemporaneamente all’avvento del francobollo. Infatti oggi possiamo riscontrare che in qualche giornale dell’epoca apparirono delle inserzioni di persone che richiedevano francobolli usati”. Nel 1841 apparve sul “Times” di Londra, un annuncio con il quale venivano ricercati francobolli usati! Qualcuno li cercava come regalo, ma c’era pure chi era disposto ad acquistarli per una modesta somma di denaro. La conclusione di Landmans non lascia spazio ad interpretazioni. “la filatelia nasce come richiesta di francobolli usati.” Concetto ribadito anche da altri autori, persino dalla prefazione dell'opera in quattro volumi "Francobolli d'Italia" editata da Bolaffi per i tipi della Fabbri Editore alla fine degli anni Novanta, che mette nero su bianco che "la filatelia nasce dunque con il francobollo e in origine fu raccolta di francobolli usati recuperati dalla corrispondenza"

Lo stesso articolo, certamente pensato e steso con intenti ed obiettivi differenti da quelli di chi qui scrive, è comunque ricco di spunti per fare un passo indietro nel tempo e meglio comprendere che il “francobollo usato” quale opzione collezionistica è il frutto di scelte che di fatto possono essere etichettate come “commerciali”. Ogni dinamica che pone a confronto una domanda ed una conseguente offerta è all’origine di un “mercato” e fu il neonato mercato filatelico ad orientare le prime scelte dei collezionisti. Rendere, ad esempio, disponibili cospicue scorte di francobolli non più utilizzabili, in quanto gli Stati che li avevano emessi erano scomparsi o avevano radicalmente mutato la loro geografia politica, rappresentò un’irrinunciabile occasione per i filatelici di incasellare francobolli nuovi, non facendo più una particolare distinzione tra questi ultimi e tra quelli viaggiati, staccati dalle buste ed accuratamente lavati. Tant’è che anche i francobolli nuovi, in antica epoca, erano sovente lavati al fine di rimuovere la gomma. Quanto perché, come riportato da diverse pubblicazioni del periodo, si considerava la gommatura come un pericoloso substrato, intaccabile da batteri e muffe, soggetto ad indurimenti, ingiallimenti e screpolature, spesso responsabili anche del deterioramento del reperto dentellato nel suo insieme. Tant'è che la monumentale "Enciclopedia del francobollo", diretta da Fulvio Apollonio e data alle stampe nel 1968, spende parecchie pagine sui valori usati, concentrandosi però più sulle modalità di lavaggio ed asciugatura, che sulla qualità e la tipologia dell'annullo del singolo dentello liberato dalla corrispondenza. Non faceva quindi gran differenza che un valore fosse nuovo od usato, l’importante era possederlo per documentarne l’esistenza nel proprio album. 

prese corpo l’idea di collezionare i francobolli usati “su documento intero”, ovvero sulle corrispondenze postali nella loro interezza.

Ma si sa! L’occasione fa l’uomo ladro e l’idea di dare una spintarella al commercio dei valori usati, a discapito di quelli nuovi, fece nascere una generazione di falsari specializzati nell’annullare i francobolli intonsi, tanto che prese corpo l’idea di collezionare i francobolli usati “su documento intero”, ovvero sulle corrispondenze postali nella loro interezza. Negli anni ’60 del Novecento, si consolidò la tendenza alla raccolta della storia postale, ovvero del documento postale integro, che offre maggiori informazioni e quindi possibilità di studio e di ricerca. Non che questo abbia di fatto scoraggiato i falsari di annullamenti, ma di certo ciò rappresentò un’ulteriore evoluzione del mercato filatelico. Si dovrà attendere l’arrivo del francobollo commemorativo, la fine dell’Ottocento e l’inizio del secolo seguente, perché si cominci a configurare una chiara divisione tra i collezionisti votati al “nuovo” e quelli che orienteranno la propria raccolta al francobollo “usato”

Le motivazioni iniziali erano evidenti: i francobolli non viaggiati erano più facili da ottenere, in modo particolare perché l’aumento delle emissioni commemorative e l’evoluzione delle tariffe postali non sempre facilitava la reperibilità di alcuni francobolli usati che, d’altro canto però, costavano meno consentendo di poter orgogliosamente incasellare i propri valori nell’album anche ai collezionisti meno abbienti. Questi ultimi, per ovviare alla difficile reperibilità di alcuni francobolli allo stato di usato, “pregheranno i corrispondenti o i loro rivenditori di fiducia di far pretimbrare i francobolli, cosa che sovente fu fatta su buste che oggi sono denominate “buste filateliche”. A raccontarci questo particolare è ancora una volta l’articolo di Giorgio Landmans che precisa anche che le citate buste filateliche “nulla hanno a che fare con le cosiddette buste primo giorno che sono un prodotto degli ultimi 50-60 anni specifico delle PTT o di qualche organizzazione privata, predisposte e vendute al momento dell’emissione”.

Possiamo quindi trarre un’importante prima conclusione da quanto ci è stato raccontato, ovvero che quello che sovente appelliamo come un “annullamento di favore” non può certo asseverarsi tra le mode più recenti, ma ha già qualche bella ruga che diventa una zampa di gallina quando si strizza l’occhio a qualche più contemporanea definizione di “francobollo usato”, depurandolo dall’aggettivo “di favore”. Appare chiaro, alla luce di quanto ora sappiamo, che è assai complesso pensare di essere in grado di distinguere quali annulli sui nostri francobolli siano frutto di un viaggio postale a tutti gli effetti o siano il prodotto filatelico di un veloce passaggio di favore ad uno sportello postale compiacente. 


L'“annullamento di favore” non può certo asseverarsi tra le mode più recenti, ma ha già qualche bella ruga

Se poi volessimo trovare un ulteriore pelo nell’uovo, spostandoci in epoche più recenti, ci sarebbe anche da tenere in conto della “tassa di contrordine”. Un bell’esempio per raccontare di cosa si tratta è rappresentato dagli autambulanti postali, uffici mobili delle Poste ricavati da autocarri Lancia e dotati di sportelli per la vendita dei francobolli che, durante l’Anno Santo del 1950, stazionarono presso le quattro grandi basiliche giubilari: San Pietro, Santa Maria maggiore, San Paolo e San Giovanni in Laterano. Gli sportelli mobili, attrezzati di tutto punto, erano dotati, allo scopo di favorire lo smistamento della corrispondenza dei pellegrini, di una bollatrice meccanica con tanto di targhetta illustrata rappresentante la basilica di riferimento. Il fatto non passò inosservato ai collezionisti, in particolare agli appassionati di marcofilia, che si recarono in pellegrinaggio alle quattro chiese romane con tanto di cartoline affrancate per farsele annullare e portarsi a casa l’originale targhetta parlante. 

Esatto! Riportarsi a casa. Avete capito bene!
Lo conferma la particolare tariffa di affrancatura di quelle missive che non viaggiarono effettivamente. Chi le inoltrava allo sportello mobile, per riottenerne la restituzione dopo l’annullamento, doveva calcolare, in aggiunta alla normale tariffa vigente di 5 Lire, ulteriori 15 Lire di “tassa di contrordine”, ovvero la richiesta fatta alle Poste dal mittente di una missiva, per “riottenerne la restituzione o cambiarne l’indirizzo”, a condizione che la consegna non fosse avvenuta. Eccoci allora un bel po’ di valori dell’epoca annullati e non viaggiati che, una volta staccati dalle missive (perché magari parzialmente deteriorate o macchiate), entrarono nei nostri album come "usati". Non si può anche in questo caso parlare di un “annullo di favore”? O forse lo status tariffario particolare le rende più conformi ad una obliterazione d’ordinanza? Ciò non toglie che tale francobollo, staccato dalla missiva che ne consente la valutazione dell'affrancatura in tariffa, è un "usato" a tutti gli effetti. O no?

Se poi volessimo trovare un ulteriore pelo nell’uovo, spostandoci in epoche più recenti, ci sarebbe anche da tenere in conto della “tassa di contrordine”
In alcuni forum poi, mi è persino capiutato di assistere a discussioni rasentanti l'integralismo religioso. Dissertazioni dal taglio accademico riguardanti se davvero un francobollo staccato da una busta con annullo Primo Giorno di Emissione, potesse o meno essere classificato come "francobollo usato" o perlomeno se l'annullo fosse riconducibile alla casistica degli annullamenti "di favore".

Busta con annullo Primo Giorno di Emissione. Di favore?

A tale proposito può essere utile quanto scriveva Franco Siccardi il 6 novembre 2006 sul forum di lafilatelia.it, uno dei principali collettori di confronto e dibattito filatelico presenti nella rete, in un suo prezioso intervento intitolato “Gli annulli di favore non esistono”. Lo cito quasi integralmente, rimandando per gli approfondimenti alla bibliografia riportata in calce. 
“Tutta questa discussione sugli ombelichi degli angeli era già stata proposta sul forum tempo fa, e probabilmente lo sarà ancora in futuro. È tipica del collezionismo italiano moderno, fanaticamente legato al nuovo-centratissimo-mai-linguellato-gomma-extravergine-come-quando-è-uscito-dal-poligrafico, od alla storia postale, dove chi colleziona usati è guardato dall'alto in basso, come un poveraccio. Ed è basata su di un equivoco, alimentato dai venditori truffaldini di materiale pseudo usato, che denominano "di favore" annulli spudoratamente falsi. Non è assolutamente così nel resto del mondo, e non era assolutamente così in Italia sino a pochissimi anni fa. Iniziamo dalle definizioni, fondamentali. Per chi colleziona nuovo, i francobolli "non taroccati" si presentano in questi stati: nuovo illinguellato, nuovo linguellato, nuovo senza gomma. Gli altri (i rigommati) sono dei falsi. Dopo lavati, diventano dei senza gomma, ed hanno quindi il valore dei senza gomma. Per chi colleziona francobolli usati, i francobolli possono presentarsi: con annullo originale, in periodo (ed in alcuni casi, anche località) di validità, con annullo postumo. Gli altri (quelli con annullo falso) sono dei falsi e basta. E non valgono neppure una cicca americana masticata, in quanto il timbro falso non si può lavar via come la gomma. Vediamo ora le due categorie degli usati.
Tra i francobolli con annullo originale in periodo di validità vanno classificati anche quelli con il cosiddetto "annullo di favore", fatto apporre dai collezionisti per avere un annullo CERTAMENTE BUONO E CHIARAMENTE LEGGIBILE. Questa pratica era in uso in periodo di Regno, quando nessuno o quasi collezionava nuovi o storia postale, ed i valori più alti delle serie erano difficili da reperire staccandoli dalle lettere. Lo stesso accadeva (e ancora accade) in tutta l'area del collezionismo anglosassone, dove per i classici erano utilizzati timbri a barre deturpanti, ed i collezionisti che volevano avere nell'album francobolli e non macchie di inchiostro facevano e fanno annullare apposta (CTO, Cancelled To Order) i francobolli con il meno invasivo annullo a data (CDS, Circular Date Stamp). Questi francobolli, sicuramente non viaggiati, valgono, a seconda del francobollo, sino a 10 volte di più del francobollo "viaggiato", ma con annullo a barre. Ed ancor oggi, chi colleziona usati, e sono molti, cerca annulli CDS, infischiandosene se il francobollo ha viaggiato o no. Chi lo può stabilire???? Il valore del francobollo usato, per quell'area, dipende solo dalla chiarezza dell'annullo e dal fatto che non deturpi il francobollo. Vediamo ora gli annulli postumi. Per il 90% dei francobolli, detti annulli sono esattamente come quelli falsi: delle macchie di inchiostro apposte sui francobolli per frodare i collezionisti. Ma esistono delle eccezioni: ad esempio, molti francobolli degli anni Sessanta, acquistati in grande quantità dai cosiddetti "fogliaroli", si sono ritrovati negli anni Settanta ad essere svenduti al sotto-sotto-sottofacciale. E, specie gli alti valori, sono stati utilizzati in frode postale, per cui in questo caso non si tratta di un timbro per frodare i collezionisti. Non sono in grado di dire se tale utilizzo sia più o meno raro di quello in periodo di validità; ma detti francobolli hanno il diritto di rimanere in collezione anche con annullo postumo. Lo stesso dicasi per i valori di Regno usati nel 45/46, dopo la loro messa fuori corso. Se leggete bene, nessuno dei cataloghi più diffusi in Italia nomina MAI gli annulli di favore. Semplicemente perché... non esistono, in quanto non differenziabili in alcun modo da un annullo apposto su di un francobollo che era su di una busta viaggiata! Quindi, se volete collezionare storia postale, collezionate buste, o frontespizi, o frammenti. Se volete collezionare francobolli usati, collezionate francobolli con annullo leggibile in data di validità e non deturpante. Chi può dire se un francobollo con un tale annullo abbia viaggiato o no? Nessuno. Conclusione: gli annulli di favore NON ESISTONO, in quanto nessuno è in grado di distinguerli dagli annulli dei francobolli realmente viaggiati.”

Dibattito e riflessioni di sicuro interesse. Ma cosa scrivono i maggiori cataloghi filatelici nel definire cosa possa annoverarsi sotto l’aggettivo di “usato”? Il catalogo Unificato precisa che “le quotazioni degli usati si riferiscono ad esemplari con annullo originale, leggero, non deturpante. In particolare per valori del Regno d’Italia di un certo pregio (alti valori delle serie commemorative, posta aerea, …) le quotazioni riportate in catalogo s’intendono per annulli periziati originali. Gli usati con annulli aventi caratteristiche che non consentono di attestarne l’autenticità devono essere valutati come linguellati”.

Esemplari con annullo originale, leggero, non deturpante: il primo è più invasivo, ma ben leggibile; il secondo meno deturpante, ma in quanto a leggibilità...
 
Un poco più esaustivo appare il Catalogo Sassone. Ne prendo un'edizione a caso e leggo "per quanto riguarda il francobollo usato esso deve, così come per quello nuovo, essere ben dentellato e conservare intatto il colore originario. Normalmente non avrà al verso la gomma, mentre sul davanti sarà visibile un timbro postale. Questo non dovrà essere troppo pesante, possibilmente leggibile e soprattutto originale". Dopo essersi speso per citare che le grandi rarità filateliche sono spesso rappresentate da francobolli usati, il Sassone prosegue: "Durante gli anni '30, ad esempio, furono emesse in Italia numerose emissioni commemorative i cui valori più altri recavano un sovraprezzo a favore di vari enti. In pratica un francobollo utilizzabile per la tariffa da 5 lire, costava in realtà 7, 8 o più lire. Ciò fece sì che i francobolli furono acquistati esclusivamente dai collezionisti per le proprie raccolte e che pochi viaggiarono durante il periodo di validità postale. Molti anni dopo, con lo sviluppo prepotente del collezionismo degli usati di questo periodo, il materiale risultò assai raro. Importante è che l'annullo sia stato apposto durante l'effettivo periodo di validità postale".

Concluso il ripasso delle regole d’oro circa il nostro “usato sicuro”, dovremmo ora avere le idee più chiare, ma la verità è ben altra! Non perché chi ha cercato di definire alcune regole di mercato si sia espresso in modo poco chiaro, ma forse perché l'epoca filatelica contemporanea ha subito più di un repentino mutamento, parallelamente all'evoluzione del concetto stesso di postalità ormai sostituito da formule di recapito della parola scritta assai diverse. Lasciamo per un attimo da parte il periodo regnicolo più antico con tutte le sue implicazioni circa annullamenti e tariffe, in parte ben strutturato dalle regole che si è dato chi colleziona "storia postale". Proviamo a farla più semplice, restiamo nel periodo repubblicano. Stante ciò che abbiamo udito parrebbe a questo punto sia meglio possedere un francobollo con un bel annullo tondo, piuttosto dello stesso dentello vidimato dalla classica traccia a righe ondulate degli annulli meccanici della medesima epoca.

Meglio possedere un francobollo con un bel annullo tondo, piuttosto dello stesso dentello vidimato dalla classica traccia a righe ondulate?
Da notare che agli inizi degli anni Cinquanta le diffusissime bollatrici meccaniche Flyer in uso nei nostri uffici postali invertirono la posizione tra bollo circolare e targhetta meccanica spostando quest'ultima da destra a sinistra, proprio perché l’impronta "parlante" finiva sovente sul francobollo, limitandone la funzione pubblicitaria che essa avrebbe dovuto avere, poiché il francobollo stesso ne impediva la piena leggibilità. Se ne deduce che, prima del 1950, sono numerosi i valori usati che, quale annullo, presentano le linee ondulate o l'eventuale messaggio pubblicitario. Praticamente tutte quelle corrispondenze che negli uffici a media ed alta densità di attività si erano dotati di una o più bollatrici meccaniche. Non sono dunque autentici usati d'epoca?


Approfondimento. Per quanto riguarda le bollatrici meccaniche, oltre alla sezione dedicata nella mia collezione, vi rimando al mio blog: "Meccanizzazione postale" post del 3 dicembre 2016.

E qui sovviene un'altra domanda: paradossalmente e non potendone accertare l’origine è meglio un compiacente tondo di favore rispetto ad un meccanico, tenuto conto che proprio quest'ultimo potrebbe rappresentare la genuina testimonianza del viaggio postale?
E se il tondo si presenta come una traccia marginale, dove data e luogo non sono perfettamente leggibili, allora è meglio la nera ondulazione rispetto al datario circolare?

Negli anni '50 le bollatrici meccaniche Flyer in uso nei nostri uffici postali invertirono la posizione tra bollo circolare e targhetta meccanica

Lascio a chi mi legge la risposta, perché io proprio non c’è l’ho! Anche se dubito che il nonno collezionista fosse affranto da tutti questi problemi. Ma rilancio subito il sasso nello stagno, perché nel cercare di capire meglio cosa s’intenda per annullo d’epoca, mi domando come distinguere, quando non palesemente evidente, un francobollo emesso all'epoca, con chiari limiti temporali di utilizzo, poi impiegato per affrancare una missiva contemporanea, magari in tariffa corretta, viaggiato e regolarmente annullato allo sportello. Problema che si complica se il francobollo è stato a priori staccato ed inserito in album e se non si ha la corrispondenza a testimonianza dei fatti.

Eloquente esempio di emissione fuori corso "usata"
Eccovi, giusto nell'immagine soprastante, un eloquente esempio di ciò che volevo dire! Questa raccomandata, viaggiata il 7 gennaio 2017, mostra nell'affrancatura a sinistra tre valori "fuori corso": il 25 Lire Centenario della Seconda Guerra d'Indipendenza emesso il 27 giugno 1959, la cui validità postale cessava nel dicembre 1960; il 70 Lire emesso per la Campagna contro la malaria nel 1962 postalmente utilizzabile fino al 31 dicembre 1963; il 70 Lire del 1963 dedicato ai cento anni della Croce Rossa buono per affrancare le missive sino a fine 1964. Stante ciò che abbiamo letto i tre valori rinvenuti su questa busta non potrebbero in alcun modo essere incasellati come "usati" dotati di pedigree, ma di fatto l'annullo che li oblitera non è certamente falso e nemmeno di favore!


Ma non è tutto! Osservate questo aeroplanino svolazzante nel cielo azzurro e senza alcune nube a disturbarne la visibilità: emissione del 18 luglio 1967, proprio per celebrare il mezzo secolo trascorso dal primo francobollo di posta aerea. Dal 1° gennaio di quell'anno tutti i francobolli italiani sono ammessi in affrancatura senza limite di validità. A fronte di ciò una domanda mi sorge spontanea. Il valore che ho appena mostrato, viaggiato su una Posta1 in data 12 ottobre 2016, ha titolo per sedere accanto ai valori del medesimo periodo all'interno del nostro album? O sarebbe meglio un ben tondo anni Sessanta?

Il valore che ho appena mostrato, viaggiato su una Posta1 in data 12 ottobre 2016, ha titolo per sedere accanto ai valori del medesimo periodo

A questo punto, fatte le debite considerazioni, ci sarebbe pure da chiedersi se sia meglio ospitare nell’album un francobollo usato emesso nel 1978 che mostri un tondo leggibile, magari del 1979, rispetto allo stesso francobollo, senza limiti temporali d’utilizzo, annullato da qualche CMP nel 2012! Quanto alla leggibilità degli annulli poi, ci sarebbe da aprire un bel capitolo per l’area contemporanea visto che, diciamolo fuori dai denti, quando non annullate a penna, le affrancature filateliche che ci premuriamo di comporre con tanta passione sulle spedizioni effettuate in Posta1, mostrano annulli tutt’altro che leggibili, salvo ormai rare eccezioni dovute forse alla fortuita capacità dell’addetto postale di rammentare come si usa un timbro manuale.

Quando non annullate a penna, le affrancature filateliche che ci premuriamo di comporre con tanta passione sulle spedizioni effettuate in Posta1, mostrano annulli tutt’altro che leggibili.

Non si tratta di un fenomeno sporadico: così come mostro nella missiva della foto soprastante, posso affermare che una lettera su quattro di quelle che ricevo oggi, mostra annulli che sembrano apposti da pazienti in terapia riabilitativa dopo interventi alle articolazioni superiori. Annulli che io chiamo "fantasma", dato il loro aspetto ectoplasmatico non fa certamente onore al francobollo che aspira a far parte della nostra collezione di "usati" e che forse, dopo quello che ci siamo raccontati, rischia il l'esilio senza onore da ogni album che si rispetti.

Sulla già citata penna, quale succedaneo dell'annullo postale, di questo argomento sono pieni i forum, i blog e le comunity che in ridondanza ciclica riaprono sui social discussioni che altro non fanno se non evidenziare il fenomeno. Vi risparmierò quindi di mostrarvi le numerose (non esagero) missive che ricevo con il terrifico tratto di penna, salvo due esempi "da manuale"... di genuina fantafilatelia però!

Il primo caso è quello di una lettera viaggiata il 14 ottobre 2015 e lavorata dal CMP di Firenze, come si evince dall'annullo regolarmente impresso. Qualche solerte addetto postale, probabilmente accortosi che l'impronta meccanica aveva lasciato indenne il valore da 0,02 Euro ha pensato bene di riannullare il tutto con uno straordinario svolazzo di penna. Il secondo esempio arriva dal Regno Unito e senza bisogno di spiegazione alcuna ci racconta che "tutto il mondo è paese".

Chiudo per ora queste mie divagazioni sui francobolli usati, anche se proprio ora starei sfogliando la pagina d'album del 1951, proprio quella con i tre valori dedicati alle "Feste e Concorsi Ginnastici Internazionali di Firenze". E qui, su annulli di favore e francobolli "usati" ci sarebbe davvero molto da raccontare. Ma questa è un'altra storia!


Bibliografia

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sabato 23 febbraio 2019

Vaticano: tenere la rotta

Passo dopo passo, procede il mio intento di consolidare il percorso filatelico dedicato alla Città del Vaticano, itinerario dentellato a cui già avevo dedicato due precedenti post in questo mio blog. Ammetto che, nel progetto espositivo cui sto lavorando, la storia filatelica del piccolo Stato (per il momento dall'evento concordatario ad oggi) mi ha particolarmente affascinato. 

L'evoluzione del mio percorso vaticano è occasione per fare quattro chiacchiere sul collezionismo filatelico, senza dimenticare qualche considerazione prettamente tecnica sugli allestimenti 

Mutuando quanto racconto dal sito ufficiale dell'Ufficio Filatelico della Santa Sede, approfitto per ricordare ai meno esperti che lo Stato Pontificio introdusse i francobolli il 1 gennaio del 1852. Nello Stato il servizio postale era considerato della massima importanza ed era efficientissimo: dipendeva dal Cardinale Camerario di Santa Romana Chiesa che promulgava le leggi relative ai servizi mediante appositi editti e fissava le relative tariffe. Quando però parliamo di Città del Vaticano la linea temporale si sposta decisamente in avanti. Fu, infatti, solo in base all'articolo 2 dei Patti Lateranensi del 2 giugno 1929, che l’Italia riconobbe alla Santa Sede "la sovranità nel campo internazionale, come attributo inerente alla sua natura, in conformità alla sua tradizione, ed alle esigenze della sua missione nel mondo". Di conseguenza furono riconosciuti i diritti del nuovo Stato sotto ogni profilo, incluso quello di poter gestire servizi postali propri. Lo Stato della Città del Vaticano fu ammesso all'U.P.U. (Unione Postale Universale) a partire dal 1 giugno 1929. Alla fine dello stesso mese estivo fu conclusa tra Città del Vaticano e Italia una Convenzione per l’esecuzione dei servizi postali, in base agli accordi di Stoccolma del 28 agosto 1924 ed alla Legge Fondamentale dello Stato del Vaticano e quella sulle Fonti del Diritto, rispettivamente n.1 e n.2 del 7 giugno 1929, di emanazione pontificia. L’attivazione del servizio postale vaticano fu stabilita dall'ordinanza VIII del 30 luglio 1929 ed ebbe inizio a partire dal successivo 1 agosto.

Fatta la necessaria introduzione storico postale, torno al punto focale di questo mio ennesimo intervento, teso a raccontare il mio modo di costruire e vivere la collezione. La grande sfida per sviluppare un percorso convincente resta quella di mantenere salda la rotta. Obiettivo, quest'ultimo, di ogni collezionista che si rispetti, indipendentemente dal viaggio che sta facendo, sia esso un articolato ed accademico studio sugli antichi Stati o una tematica sugli invertebrati che popolano il pianeta Terra. Mantenere la rotta è fondamentale per gestire al meglio il proprio budget, specie se non illimitato come il mio, ma compresso tra le esigenze familiari e la quotidiana sopravvivenza di una crisi che stenta a sublimare. Ma è anche lo strumento per non offrire sostegno alle teorie freudiane che sostengono che "accumulare oggetti soddisfi bisogni legati al sesso".
Approfondimento. Articolo online: "Dietro ogni collezione c'è una mania erotica"OK Salute e benessere - a firma di Emma Chiaia del 27 agosto 2010.

Sigmund Freud doveva sapere bene come la sua passione di catalogare reperti archeologici (ne possedeva circa duemila) appagasse piaceri erotici dell’infanzia: collezionare, in fondo, è creare un piccolo mondo dove esercitare una padronanza e una gestione totali.

Se è inutile ricordare (in primis a me stessa) che tra i due, l'accumulo compulsivo ed il sesso, saprei cosa scegliere oltre ogni ragionevole dubbio, non è affatto scontato che l'odierno raccoglitore collezionista non sia tentato nel cedere alle lusinghe di estemporanee divagazioni che, se pur belle ed interessanti, poco hanno a che vedere con gli obiettivi che ci è posti all'inizio del proprio progetto. Complici gli infiniti input e gli accattivanti richiami della Comunity e di un mercato on line "H24" sempre disponibile ed a portata di clic! Per questo, nell'approcciare alle emissioni vaticane, sin da subito mi sono posta tempi ed obiettivi, compatibilmente con le risorse economiche destinabili al progetto. Ho sempre voluto evitare di trovarmi uno studio stipato di fotogrammi dentellati, ognuno dei quali parte di un film diverso, senza mai riuscire ad organizzare una visione d'insieme dove almeno le singole puntate della storia avessero un inizio ed una fine. Un approccio museale chiaro è fondamentale per la godibilità e la comprensione del proprio percorso collezionistico.

Il modo di vivere la collezione, quindi anche le modalità con cui articolarla, è chiaramente parte delle dinamiche culturali dello stesso collezionista e del mondo che lo circonda più intimamente. Se le dinamiche culturali mutano, cambia conseguentemente il modo di vivere, costruire, adattare, esporre la propria collezione. 

La filatelia è straordinaria anche per questo: la medesima collezione, in quanto ad emissioni sovrane, tematica o periodo storico, può avere connotazioni assai differenti. Può offrire spazi di approfondimento e di riflessione anche antitetici tra di loro. Posso tranquillamente portare all'attenzione di chi mi legge alcuni esempi che mi hanno coinvolto in prima persona, arricchendo il mio bagaglio di collezionista. Penso, ad esempio, alla collezione dei francobolli del Territorio Libero di Trieste e di Trieste B. Con i medesimi valori in casella, la cronaca storica parte del mio primo impianto espositivo, mostrava una significativa differenza con quella che un amico collezionista sloveno, vissuto nel clima ideologico post titino della ex Jugoslavia, presentava esponendo i propri valori. Stessi francobolli, racconti differenti, diverse dinamiche culturali. Affascinante per dei piccoli pezzi di carta gommata!
Approfondimento. Dal mio blog: "Trieste: non solo un punto di vista filatelicopost del 15 ottobre 2016.
Altro esempio illuminante è quello del confronto con una diversa generazione di collezionisti o apprendisti tali. Un tema spinoso, sovente mal digerito da chi fatica a dare sostanza ad un modo di collezionare diverso da quello a cui la nostra storia di raccoglitori ci ha abituato, probabilmente educato. Nel confronto generazionale è sovente la stessa metodologia didattica offerta dal collezionismo filatelico che necessita di un adattamento per fa sì che, adeguandosi ai tempi che cambiano, essa sia mezzo di intrattenimento pienamente godibile, ma anche strumento educativo e formativo coinvolgente, veicolo di ulteriore, quanto necessaria promozione. Oggi anco di più, visto che di lettere o cartoline affrancate ne circolano ben poche e non si può quindi contar nemmeno più sulla corrispondenza per accendere l'interesse dei più giovani che, tra pochi anni, nemmeno sapranno più di cosa si stia parlando.

Una bella immagine che associa filatelia a nuove generazioni. Perché non mutuare tali iniziative per trasferirle nelle nostre manifestazioni! La foto è tratta dal sito della Federazione delle associazioni filateliche europee FEPA

So bene che è una nota dolente. Lo vedo dalle stesse considerazioni sui social che alla fine di manifestazioni quali Veronafil, tanto per fare un esempio, si rammaricano di modalità che non privilegiano certo famiglie e più piccoli, di domeniche ormai quasi cancellate dai calendari fieristici. Un loop di parole volatili come il cloroformio, anestetico ideale per non ammettere che di accattivante alle nostre amate manifestazioni non c'è nulla per chi ha meno di quarantacinque anni. Anzi, il più piccolo dei miei figli è stato pure bacchettato perché raccoglieva qualche listino di troppo dagli stand, dove nemmeno il concetto di fila siamo più in grado di qualificare, standocene ammucchiati come scomposti primati uno sopra all'altro. E dire che la scolarità di quella citata età media l'ducazione civica l'aveva come materia scolastica. 
Approfondimento. Dal mio blog: "Incontri generazionali lungo il percorsopost del 14 novembre 2015.
Basterebbe poco! Basterebbe copiare da qualche Paese in cui la filatelia è gioco e le manifestazioni attrezzano appositi spazi in cui i bambini possano riempire scatole di francobolli, toccarli, spostarli, incasellarli e magari portarsene qualcuno a casa. Allora si che la domenica sarebbe straordinariamente e filatelicamente godibile, anche e soprattutto per i più piccoli.

Divagazioni a parte, l'obiettivo era quello di porre l'accento sulle dinamiche culturali in cui ogni collezionista elabora una propria idea di collezione. Nel mio caso, parlando del percorso vaticano iniziato ormai da alcuni mesi, mi sono trovata ad affrontare la necessità di armonizzare segmenti che ho acquisito già montati. Tali acquisti, infatti, se da un lato soddisfavano il problema non indifferente del budget, dall'altro aprivano il problema di armonizzare l'intero impianto espositivo, sia graficamente e quindi esteticamente, sia dal punto di vista didascalico e quindi narrativo, sen non didattico.
Approfondimento. Dal mio blog: "Un altro passo avanti con le emissioni del 2015post del 3 febbraio 2017.
Tutto ciò, s'intende, partendo dalla mia personale convinzione, più volte espressa nel mio blog, di vivere la filatelia non solo come una raccolta di casella, ma come un percorso museale, capace di offrirsi ad un approccio multidisciplinare in grado di raccontare una storia.

Quando si decide di integrare in un unico percorso conservativo espositivo sezioni acquisite da diverse collezioni è importante progettare con cura il proprio progetto di armonizzazione

Tornando dunque al mio percorso dedicato alla Santa Sede, ho colto l'opportunità di integrare il mio insieme acquisendo in un sol colpo le annate dal 2006 al 2017 compreso, minifogli, libretti e buona parte delle emissioni congiunte incluse, il tutto ad un prezzo assolutamente "d'occasione", ma soprattutto già montato sui fogli d'album delle annate corrispondenti. Unico problema: la diversità dei fogli per i differenti periodi, fortunatamente in blocchi di annate contigue, con una prima parte editata da Marini (i King tradizionali con taschina monolembo), un secondo grande segmento a marchio Masterphil (Falcon) e l'ultima annata su fogli Abafil. L'armonizzazione, che avevo già iniziato e descritto con la prima parte della collezione, ora aumentava di complessità, dovendo dare soluzione ai diversi apparenti punti di discontinuità (vedi figura sopra). 

Al di la delle operazioni puramente tecniche di pulizia e microrestauro dei fogli d'album così come acquistati con i diversi lotti di francobolli, operazioni che ho già descritto nei post precedenti dedicati alle emissioni della Città del Vaticano, ho quindi deciso di mantenere fermo l'impegno su due sostanziali interventi necessari, a mio parere, per armonizzare l'intera scansione temporale del Vaticano, proponendola in tal modo attraverso un itinerario cognitivo il più possibile omogeneo dal punto di vista didascalico, portando così in secondo piano le piccole differenze dei fogli d'album che caratterizzano blocchi di diversi periodi storici e che differiscono per concept editoriale, anche talvolta per il medesimo editore che ha utilizzato formati diversi in epoche diverse, così come per l'impostazione grafica diversificata quando di editori differenti si tratti.


Integrare e progettare parti didascaliche mancanti è spesso faticoso, ma ci obbliga alla ricerca di informazioni specifiche sulle singole emissioni e alla parte più bella dell'essere collezionisti: lo studio dei nostri reperti.

Il primo intervento è quello che io chiamo di "dissolvenza incrociata" e che, proprio per questo, rende meno percettibile il passaggio da un insieme di fogli ad un altro insieme. Se nel lavoro che avevo svolto in precedenza, l'operazione si era limitata a disegnare gli elementi descrittivi dell'almanacco filatelico, clonando le caratteristiche grafiche di ciò che già era presente, allo stato attuale una replica di tale modus operandi si è resa necessaria per inserire, ove non previsti, quei fogli informativi mancanti, dando loro l'aspetto e l'impaginato della nuova tipologia impressa all'almanacco dall'editore i cui fogli d'album precedevano l'insieme che, invece ne era privo.

Ho posto una cura particolare, come da sempre faccio nell'accomodare il mio apparato espositivo, nell'editare i fogli di almanacco, non solo per quanto riguarda l'aspetto grafico, che come ho già descritto riprende e si armonizza allo stile del preesistente, ma anche e soprattutto per il contenuto redazionale che deve mantenersi piacevole ed accattivante nella lettura, ma preservare quello stile rigoroso nella precisione e nella puntualità del resoconto filatelico.

Maggiore è la cura che si pone nel realizzare le parti mancanti, più grande sarà la soddisfazione nel valutare l'impatto finale nell'armonizzazione del proprio insieme collezionistico

Se la dissolvenza incrociata, utilizzata per colmare eventuali lacune da almanacco filatelico, rappresenta un punto di raccordo tra le diverse annate raggruppate in aree editoriali, il vero trait-d'union tra ogni singola annata per l'intero insieme è rappresentato dai fogli che costituiscono l'apparato storico dedicato ai diversi pontefici, cui le emissioni poste "in vetrina" si riferiscono.

Per i fogli che ho realizzato a tale scopo ho scelto una gabbia grafica capace di amalgamarsi con l'intero percorso filatelico postale ed ho mantenuto la medesima impostazione dell'impaginato per tutta la sequenza temporale. Tali fogli sono dunque l'asse portante dell'apparato didascalico della mia collezione e ne caratterizzano l'insieme, anche nelle modalità con cui sono fornite e sintetizzate le informazioni storiche, sia quando si tratti di un Pontefice ormai "storicizzato", così come nella cronaca pontificia più recente, quando ci si riferisce ai papi contemporanei per i quali una retrospettiva storica risulta decisamente più difficile.


Ecco dunque, a lavoro terminato (anche se il processo di accomodamento di fatto non termina mai veramente), che la mia collezione vaticana che allo stato attuale inizia con Nome del pontefice e prosegue sino ai giorni nostri, trova ora collocazione con una serie di elementi grafici e didascalici capaci di tenere uniti i differenti concept grafici dei fogli d'album così come originariamente pensati, offrendosi come un percorso più fluido ed omogeneo da sfogliare e godere.

Chiudo riprendendo un passo del post "Il magnifico intreccio" pubblicato sul colto e filatelico blog Tesoridicarta (il mio impallidisce al confronto), che consiglio di esplorare con attenzione per la ricchezza di spunti e riflessioni sul mondo filatelico:
"L'umanità racconta da sempre le proprie avventure, perché il racconto compatta e mette ordine, dà un senso a fatti e personaggi che sarebbero altrimenti un inespressivo susseguirsi di eventi slegati e figure inerti. La narrazione giunge a noi attraverso i libri di storia, ma anche tramite le cose dell'epoca, che reificano il racconto, lo rendono tangibile, e dal racconto acquistano significato e ricevono valore.

Ogni oggetto è piatto e effimero, finché rimane schiacciato nella sua dimensione materiale. Un quadro è solo una disposizione di colori su una tela, anche se sotto c'è la firma di Van Gogh. Una sinfonia è solo una successione di onde sonore, un mero fenomeno fisico, anche se riposa su uno spartito di Mozart. I monumenti sono soltanto pezzi di marmo, anche se a scolpirli son stati Michelangelo e Bernini. E' il racconto - la storia - a conferire spessore e profondità alle cose, a localizzarle nel tempo e nello spazio, e ogni cosa può parlare solo se inserita in una storia, se il suo senso è narrato dentro una storia.

Su questo preambolo i francobolli (...) si rivelano oggetti eclettici, ricchi di sfumature. Il francobollo è un protagonista della storia, un ineguagliabile cronista dei fatti di un'epoca, con i suoi stemmi e le effigi, gli annulli e i colori, intrisi di significati politici e sociali, artistici e di costume. Il francobollo apre uno scorcio su luoghi, personaggi e episodi di una fase cruciale per il nostro Paese, ricostruisce gli eventi da una prospettiva privilegiata, scandisce l'incalzare di accadimenti avvincenti e drammatici, ne trasmette il pathos e lo fa rivivere.

Come sempre ho provveduto alla digitalizzazione dei nuovi album posti in collezione, di cui ho parlato forse più del dovuto, offrendoli di fatto ad una consultazione più estesa ed offrendomi ad accogliere suggerimenti e idee. La mia collezione con un clic!