sabato 6 luglio 2019

Una nuova vetrina per la mia Trieste

Come è già accaduto per altri settori della mia collezione, l’esperienza e l’acquisizione di nuove competenze nella creazione del mio personale percorso espositivo, hanno determinato la necessità di rielaborare il processo di accomodamento dei reperti dentellati, offrendo loro un più idoneo e funzionale modo di proporsi. Oggetto di questa mia completa rielaborazione degli album e delle schede iconografiche che accompagnano i valori è l’area che ho dedicato ai francobolli e alle vicende del Territorio Libero di Trieste, con annesse occupazioni, oltre ad un particolare richiamo, squisitamente filatelico, che a distanza di anni da quegli eventi drammatici per molti italiani continua a mantenerne viva la memoria storica.

Dopo ampliamenti e modifiche il mio percorso filatelico dedicato a Trieste ed all'area istriano dalmata è stato oggetto di un profondo e sostanziale processo di accomodamento
Per riuscire a sviluppare un’esposizione soddisfacente ed efficace, perché anche ogni nostro album va considerato alla stregua di un vero e proprio itinerario museale, è quanto meno necessario sapere di cosa stiamo parlando, ma anche avere una visione articolata dei possibili sviluppi narrativi che potremmo dipanare. Un’esposizione è sempre un atto comunicativo. Nel momento stesso in cui, accanto ai nostri francobolli, inseriamo una didascalia, una scheda storica o una nota informativa, diamo vita ad un’operazione di comunicazione, nonché di piacere, nel quale ritroviamo il mittente (noi stessi), il destinatario (coloro che sfoglieranno il nostro album, sia in modo reale che virtuale, quando si ricorra alla digitalizzazione) e un messaggio (ciò che intendiamo trasmettere attraverso la nostra esposizione).

Per chi volesse seguirmi in questa mia divagazione filatelica, nelle modalità che ho utilizzato per la rivisitazione della sezione dedicata a “Trieste”, mutuate da un saggio pubblicato da Edurete.org, si possono identificare alcune fondamentali tappe di una preparazione tipica di un’esposizione museale, naturalmente adattate ai nostri scopi ed agli obiettivi collezionistici che ci siamo prefissati.

Riconoscimento della necessità. 
Prima di tutto dobbiamo riconoscere la necessità dell’esposizione. Perché farla? Nel nostro caso è presto detto: la collocazione dei nostri francobolli in un foglio d’album costituisce di per se un’esposizione. Nel mio specifico caso la motivazione è dettata dal fatto che la pre-esistente impostazione che avevo dato a questi miei valori non era più soddisfacente ed ho quindi sentito l’esigenza di rivederla, sia come impianto grafico, ma soprattutto quale quadro filatelico e storico dell’insieme. 

La pre-esistente impostazione che avevo dato a questi miei valori non era più soddisfacente.
Un’esposizione è sempre un atto comunicativo.

Per quanto riguarda l’aspetto puramente tecnico, questa parte della mia collezione era stata in origine costruita e strutturata su fogli in formato A4, appositamente progettati, stampati e montati per l’assetto che, a quel tempo, avevo inteso dare ai miei valori postali. Dopo una sperimentazione durata alcuni anni, ho però dovuto constatare alcuni limiti dei fogli in formato A4, decisamente gradevoli e ben organizzati se vi si dedica il tempo necessario, ma con i propri inconvenienti.

Uno di questi è certamente lo spazio che, ridotto rispetto ai fogli a 22 anelli, comporta per il medesimo numero di emissioni un discreto aumento dei fogli che è necessario allestire, ancora più se vi si includono pagine descrittive o di "almanacco filatelico". All'aumento quindi del volume fisico per ogni annata, si aggiunge il fatto che il lume di contenimento delle cartelle in grado di accogliere il formato a quattro fori (A4 con anello diametro da 30 mm) e sovente superiore a quello delle cartelle a 22 anelli (anello diametro 20 mm): essendo la dimensione dell'anello maggiore, quest'ultimo permette di sovrapporre un numero più elevato di fogli A4 con quattro fori rispetto agli altri. In una cartella classica a 22 anelli, ad esempio, rispettando i corretti limiti di compressione tra le pagine, ne ospito in media 55. In una cartella filatelica formato A4 con quattro fori il numero dei fogli, in base alla capacità degli anelli, è di 74 fogli circa.

Ho avuto modo di notare che nel minore rapporto di distensione di un foglio A4 di pari grammatura di un foglio 270x290 mm (dai 170 ai 200 gr), il primo tende a flettersi maggiormente data la differenza di spessore tra l'area di foratura e la superficie centrale del foglio cui si somma il valore della taschina e del francobollo, creando una sorta di curvatura sull'insieme dei fogli. Anche il tentativo di creare delle zone di pressione graduata, inserendo degli intercalari di grammatura assai superiore, non ha prodotto i risultati che mi aspettavo. Questo mi ha spinto a ridisegnare nuovamente i fogli utilizzando il formato 270x290 mm, grazie all’uso di una stampante a grande formato di cui dispongo.
Approfondimento. Per quanto ho già scritto sul tema tecnico circa la creazione dei fogli di album vi rimando a : "L'accomodatore" post del 12 febbraio 2018.
Per l’assetto storico e filatelico, che già avevo a suo tempo rivisto nel confronto con un amico collezionista sloveno, ho sentito la necessità di una riorganizzazione che rendesse più fluida la collocazione dei valori non solo sul piano temporale, ma anche su quello geopolitico e territoriale. L’amico di “oltre cortina” mi aveva indirizzato verso un approccio espositivo più equilibrato nella contestualizzazione storico culturale dei miei francobolli triestini, ma quel necessario processo di accomodamento dovette in qualche modo adattarsi alla struttura dell’impianto espositivo già presente creando alcuni squilibri nell’assetto complessivo degli album. Quest’ultimo piano di accomodamento mi ha permesso quindi di dare maggiore fluidità, e quindi leggibilità, all’itinerario in cui ho collocato i miei reperti.
Approfondimento. Per quanto ho già scritto sul tema triestino vi rimando a : "Trieste non solo un punto di vista filatelico" post del 15 ottobre 2018.

L’amico di “oltre cortina” mi aveva indirizzato verso un approccio espositivo più equilibrato nella contestualizzazione storico culturale dei miei francobolli triestini.

Valutazione dell’idea (proposta) espositiva
Intendiamoci, la mia è un’enfatizzazione di un processo mentale e materiale che ogni collezionista fa quando si trova a dover affrontare un processo di accomodamento del suo materiale, ma raramente si tenta di schematizzarlo e suddividerlo in fasi, alla stregua di ciò che normalmente fa un curatore museale quando si appresta a dare vita ad nuovo percorso espositivo. La riconosciuta necessità di un nuovo modo di proporre ad altri i propri francobolli ci induce automaticamente ad un valutazione volta alla formulazione di una proposta che soppesi il tema suggerito, la sua rilevanza e la coerenza all'interno del proprio insieme collezionistico. È importante ad esempio capire se il nostro progetto deve soddisfare solo il nostro gusto estetico, il nostro piacere narcisistico di collocare i francobolli in un quel modo piuttosto che in un altro o se si vuole tenere conto di una possibile condivisione con un “pubblico”

In un vecchio post dal titolo “Incontri generazionali lungo il percorso”, ad esempio, avevo raccontato di come, grazie ad alcune osservazioni di mia figlia (una “collezionista di nulla” per generazione), nel cercare un approccio originale ad un lavoro scolastico di gruppo sulla Seconda Guerra Mondiale proposi, senza aspettarmi troppa attenzione, di ricorrere ai francobolli. Non che mia figlia sia diventata una filatelista appassionata, lei no, ma un suo compagno di classe vi rimase intrappolato e mi consulta tuttora per la sua collezione sulla Seconda Guerra Mondiale. I francobolli davvero possono raccontare una storia a chi di filatelia non ne sa nulla! Basta collocarli in un percorso espositivo ripensato a differenti visitatori, meno “filatelici” nel senso più accademico del termine forse, ma comunque con un proprio punto di vista ricettivo alla scoperta, con una personale esigenza di conoscenza che non necessariamente e sovrapponibile alla nostra. Un pensierino va dunque rivolto al “pubblico” al quale si vuole orientare la visita della nostra collezione, contando comunque sull’innegabile appagamento della condivisione che questa nostra passione è ancora in grado di offrire. 

Va ripensata anche la possibile ubicazione, che in termini filatelici offre ad ogni nostro album la medesima dignità della vetrina di un museo. Ci si dovrà domandare, ad esempio, se servono nuove cartelle in funzione dei rinnovati fogli d’album che andranno ripensati e rieditati ed anche quanto tutto ciò impatterà in termini economici. In modo particolare è bene fare un primo inventario spicciolo del materiale che si renderà necessario. Tanto per capire se il nostro investimento è sostenibile allo stato attuale o se è meglio aspettare l’arrivo della prossima tredicesima.

Basi per la comunicazione
Prima della redazione del progetto finale, il collezionista sviluppa lo schema dell’idea che ha, fino a quel momento, elaborato nella sua testa. Egli concretizza quella fase di studio preliminare e produce un piano concettuale più dettagliato, selezionando e definendo le modalità con cui esporre e dare risalto ai propri francobolli. In questo mio specifico caso, ho deciso di rielaborare l’area triestina con l’intento di raccontare una storia che non si limitasse alla sola raccolta delle emissioni di Trieste A e di Trieste B, ma lasciasse spazio anche ai francobolli o ai documenti postali che hanno caratterizzato, pur se per brevi periodi, le vicende triestine (le diverse occupazioni succedutesi tra Istria e Dalmazia), oltre a quanto la filatelia più contemporanea ha saputo produrre in termini di memoria storica di tali eventi. Tutto ciò senza trascurare il fatto che emissioni non presenti allo stato attuale, potrebbero aggiungersi in futuro a completamento di questo mio percorso.

La nuova suddivisione che ho progettato oggi consta dunque di otto capitoli:

  • Prologo: l'Italia orientale dopo la Prima Guerra Mondiale
  • Trieste: l’occupazione jugoslava di Trieste e di Fiume
  • Trieste: l’occupazione alleata AMG-FG
  • Trieste A – Il territorio libero di Trieste AMG-FTT
  • Trieste torna all’Italia
  • Trieste, Istria e Dalmazia nella filatelia contemporanea
  • Amministrazione militare jugoslava della Venezia Giulia
  • La Zona B del Territorio Libero di Trieste


Egli concretizza quella fase di studio preliminare e produce un piano concettuale più dettagliato, selezionando e definendo le modalità con cui esporre e dare risalto ai propri francobolli. 

Conservazione
Si tratta di una fase quasi automatica nel nostro caso. I francobolli coinvolti erano, di fatto, quelli già presenti nel mio precedente allestimento e l’impiego di differenti tipologie di fogli d’album non muta le modalità con cui andremo a riposizionare i valori, fatto salvo il nuovo impianto grafico. In termini museali è un po’ come spostare i reperti da una vetrina ad un’altra, magari riposizionandoli con una diversa sequenza o ricollocando gli stessi con una differente logica concettuale. Di vetrina sempre si tratta, di taschine e strisce idem.

Elaborazione del progetto
Il progetto è il vero documento nel quale gli obiettivi e le finalità dell’esposizione si sviluppano dettagliatamente; un lavoro nel quale s’includono tutte le informazioni necessarie per permettere d’iniziare i lavori. Una progettazione inadeguata, non corretta o confusa può causare, senza dubbio, inutili perdite di tempo e quindi essere la causa di costi superflui.

Gettare su di un foglio di carta i primi schizzi, le prime idee, la prima versione di una proposta d’esposizione aiuta a dare concretezza all’idea che si era maturata. Ma si deve andare oltre, definendo con maggiore precisione lo schema di ogni foglio, identificando i frontespizi delle sezioni, i fogli con le informazioni di natura storica e filatelica, i fogli dedicati ad ospitare i valori. In modo particolare per questi ultimi sarà necessario definirne non solo il numero e la sequenza, ma anche un preliminare di come i francobolli saranno disposti. Quanto perché solo definendo con chiarezza anche tali elementi grafici sarà possibile derivarne un preciso inventario del materiale che si dovrà acquistare: fogli bianchi a 22 fori, taschine o strisce adesive, eventuali cartelle.

Tutto ciò, e lo dico per esperienza maturata sul campo, ci consentirà di ottimizzare i tempi di lavorazione (tenuto anche conto che la vita quotidiana è fatta anche di vita professionale, figli, casa, giardino ed altre quotidiane attività), evitando di trovarci a montare i fogli senza poi disporre di un numero sufficiente di taschine o strisce sufficiente o magari avendone ordinate di forme e dimensioni non in linea con il formato dei francobolli che dovremo ospitare. Ottimizzare tempi e risorse economiche non è mai un’operazione inutile.

Gettare su di un foglio di carta i primi schizzi, le prime idee, la prima versione di una proposta d’esposizione aiuta a dare concretezza all’idea che si era maturata
Il disegno dell’esposizione
Con il progetto in mano il collezionista si trasforma a questo punto in grafico e disegnatore. Dall’iniziale progetto si svilupperanno in concreto le idee, sarà finalmente concettualizzato l’insieme: i nostri fogli prenderanno forma e vita. In primo luogo, nello specifico caso di cui sto parlando, ho definito una linea grafica. Ho tratto ispirazione dall’impaginazione della nuova linea Dominus che Bolaffi ha impresso ai suoi nuovi album dedicati al Regno d’Italia ed ho quindi iniziato a predisporre le prime gabbie grafiche di impaginazione:
  • una linea per i frontespizi che prevedesse anche la filigrana del fondale, il medesimo che richiamo a chiusura dei fogli di sintesi storica;
  • una linea per i fogli dedicati alla descrizione degli eventi;
  • una terza linea per l’esposizione dei francobolli.

L’impianto così definito è stato poi replicato per ognuno dei capitoli previsti.

Il ricorso al metodo, paziente e laborioso, della "clonazione", può essere molto divertente, ma ci obbliga ad una pazienza certosina. In questo caso si è trattato di studiare l'impaginazione dei fogli originali da cui ho tratto ispirazione e, con tanto di righello di precisione,  riprodurre con un semplice software d'impaginazione lo stesso stile grafico. Ci sono voluti alcuni tentativi e varie prove di stampa per "clonare" al meglio i caratteri tipografici, le dimensioni degli stessi, i colori e la spaziatura prevista nell'impaginato originario. Una volta creata una prima gabbia grafica per ogni tipologia di foglio (frontespizio, notizie storiche, francobolli) altro non resta da fare che inserire testi ed adattamenti relativi al percorso ed ai valori che intendiamo esporre.

Il ricorso al metodo, paziente e laborioso, della "clonazione", può essere molto divertente

Definito l’impianto grafico ho poi proceduto al disegno effettivo di ogni singolo foglio. In modo particolare lavorando sui testi dell’apparato storico iconografico, equilibrandolo con l’insieme dell’impianto espositivo, ma anche identificando tra i francobolli incasellati quei valori o quelle serie che meglio si proponessero ad una sintesi postale, storica o filatelica. 

Chiusa la lunga parabola del layout dei fogli, non deve mai mancare la fase di rilettura e di revisione, al fine di ridurre il più possibile il numero degli inevitabili refusi: nel testo per la parte didascalica e narrativa, sui riquadri dedicati al posizionamento dei francobolli, per ciò che concerne l’effettivo numero, la dimensione e l’orientamento spaziale sul foglio dei valori postali. Il tutto rivedendone anche l’insieme, per migliorare l’equilibrio ed il peso degli elementi grafici posizionati su ogni foglio d’album.

Montaggio
La fase di montaggio, nel nostro caso, inizia con la stampa dei fogli. Errori fronte retro sulle schede storiche o nella fase progettuale e di revisione possono senza dubbio condurci ad un allungamento dei tempi, oltre che ad un sensibile aumento del nostro budget. Nel caso dell’area triestina di cui sto parlando in questo post ho suddiviso la fase di stampa in più giornate, definendo blocchi ben precisi, in modo da non trovarmi con spezzoni indefiniti in corso d’opera. Sto infatti parlando di un progetto che ha comportato la realizzazione di oltre cento fogli d’album, per i quali la stampa in un sol colpo si è presentata da subito improponibile.


Questa fase “tipografica” è sempre seguita da un adeguato periodo di asciugatura dei fogli, generalmente qualche giorno, meglio una settimana. Tutto ciò per consentire la perfetta asciugatura degli inchiostri (quelli della mia stampante a getto) e la loro fissazione sulla carta. Lavoro da non sottovalutare se si vuole evitare la formazione di fastidiose sbavature prodotte dalla parte umida delle taschine posta a contatto con inchiostri ancora non ben asciutti e fissati tra le fibre cartacee.

La fase a seguire è sempre la più faticosa, ma se si sono fatti bene i compiti nelle operazioni che l’hanno preceduta (tra queste l’inventario del materiale sul progetto), non ci saranno contrattempi. Si tratta dell’applicazione di taschine e di strisce adesive su fogli che abbiamo prodotto. È un’operazione che premia la precisione e che va condotta con cura e quindi senza fretta. Per questo, dato l’elevato numero di fogli che posti in stampa, ho preferito dividere il lavoro in blocchi, rispettando al meglio una tranquilla tempistica di incollaggio ed asciugatura dei fogli, pressati tra altri fogli di carta assorbente, con l’obiettivo di eliminare quella piccola componente acquosa apportata da strisce e taschine una volta inumidite per attivarne la parte adesiva ed evitare anche la benché minima piegatura o contrazione della carta provocata da un eccesso di umidità. Tolti i fogli dalla nostra “pressa” domestica, bastano alcuni bei tomi enciclopedici, non resta altro da fare che posizionare nel nuovo impianto espositivo così realizzato i francobolli.

Inaugurazione e mantenimento
Volendo veramente creare un ideale parallelismo tra la collezione e un’esposizione museale (per virtuale che essa sia), ho provveduto alla scansione dei fogli, così come allestiti nei nuovi album che ho dedicato alle vicende triestine ed alla loro successiva pubblicazione. La trasformazione della cartella fisica in un album digitale rende il mio percorso fruibile a tutti, inclusi coloro che si sono dati pena di leggere questa mia ennesima divagazione filatelica.
Approfondimento. Per quanto ho già scritto sul tema della digitalizzazione della collezione a : "Collezione 2.0" post del 19 marzo 2018.
Inutile dire che gli album di cui ho parlato in questo post sono visibili nella pagina dedicata alla mia collezione.

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lunedì 27 maggio 2019

Ginnici: un usato molto speciale


Naturale prosecuzione del precedente post, anch’esso dedicato agli “usati” repubblicani, questo mio odierno intervento, non solo rispolvera uno dei più dibattuti casi filatelici d’inizio Repubblica, ma in qualche modo riapre la discussione del concetto filatelico di “francobollo usato” di cui ho introdotto il tema:

Approfondimento indispensabile. Per quanto ho già scritto sul tema di francobolli usati vi rimando al post precedente: "Il francobollo usato nel multiverso filatelicopost del 5 Maggio 2019.

La storia inizia nel 1951, quando ai vertici ministeriali si decide per l’emissione di una serie di tre francobolli a medesimo soggetto, rompendo la lunga sequenza di emissioni singole, al più in coppia, che l’aveva preceduta, per dare lustro alle “Feste e concorsi ginnastici internazionali di Firenze”.  

I tre valori dedicati alle “Feste e concorsi ginnastici internazionali di Firenze” emessi nel 1951
 
Si trattava di una manifestazione cui era necessario offrire il massimo risalto, una vetrina in cui collocare il nostro Paese, una sorta di prova generale per dimostrare al mondo che l’Italia poteva ospitare i giochi olimpici del 1960 e, soprattutto, che era in grado di farlo bene. A Firenze approdarono, per prendere parte alla competizione, più di quattromila ginnasti, provenienti da venticinque nazioni. Al bozzetto, identico nel soggetto per i tre francobolli, ma con colore variato, lavorarono Edmondo Pizzi e Romolo Pierbattista
Il primo dei due non può dirsi certamente l’ultimo arrivato. Pittore, classe 1905, sin da giovanissimo mette il suo estro artistico al servizio della pittura murale e della scenografia. Entra al Poligrafico nel 1935 e, solo dieci anni dopo, diventa il responsabile della sezione bozzetti. Nel 1949 vola in Brasile, quale consigliere del reparto artistico della Stamperia nazionale di Carte e Valori Postali. Alcuni attrezzi sportivi si collocano al centro della vignetta, sormontati da uno stendardo bianco sul quale spicca il giglio rosso fiorentino e l’acronimo F.G.51. Lo spazio candido è affiancato, sulla sinistra, da sette coppie di bandierine, non ben identificabili ad occhio nudo a causa della dimensione ridotta e della monocromia, ma inserite nel contesto grafico a sottolineare la già citata partecipazione di tanti Paesi, tra questi il Giappone, gli Stati Uniti e persino l’Unione Sovietica.

Anche se sarebbe meglio dire che l’iniziativa servì a puntare i riflettori sul Comitato Organizzatore di tale manifestazione sportiva che, insieme ai tre dentellati, riuscì ad ottenere a corredo un certo numero di privilegi “filatelici”. Quello che appare con chiarezza è che la serie, uscita ufficialmente il 18 maggio 1951 e posta fuori corso il 16 giugno dello stesso anno, rappresenta indiscutibilmente l’insieme dentellato meno longevo del periodo, con nemmeno un mese di validità postale al suo attivo. Elemento non di poco conto se consideriamo tutto quanto abbiamo già detto sul curriculum dell’”usato perfetto”, amplificato dal fatto che la tiratura fu di sole 225 mila serie (anche se qualcuno parla di 300 mila contro una dichiarata di 226.835) e che di queste 75 mila furono soprastampate per il territorio di Trieste. 

Il programma dei concorsi stampato in due lingue, con applicata la serie completa di francobolli annullati

Fu dunque stampata una quantità paritaria per ogni valore, a contraddire quella regola di buona funzionalità postale che, per i tagli più piccoli e quindi maggiormente impiegati nella spedizione della corrispondenza, prevedeva tirature maggiorate. Tanto per la cronaca, all’epoca di questa emissione un normale commemorativo da 20 lire era stampato in circa due milioni di pezzi.

E andò comunque molto meglio di quanto i rumors dell’epoca sostenevano già settimane prima dell'uscita. A parlarne sono Franco Filanci e Danilo Bogoni che, nel preziosissimo Speciale 1 di Cronaca Filatelica del 1996, riportano ipotesi fanta-filateliche in cui si paventava che uno dei tre valori potesse essere stampato non in eccesso rispetto agli altri due, ma addirittura in difetto, in soli 75 mila esemplari. Altre chiacchiere di corridoio mormoravano che i francobolli sarebbero stati in gran parte ceduti al Comitato Organizzatore della manifestazione ginnica e che solamente una serie per ogni collezionista e cinque per ogni commerciante che si fossero rivolti per l’acquisto all'Ufficio Filatelico Ministeriale della capitale si sarebbe potuta acquistare. 

Le cose però non andranno esattamente così, ma il Comitato Organizzatore si accaparrò immediatamente 50 mila serie, più altre 20 mila con la soprastampa triestina. Un indubbio primo favore a chi si era occupato di organizzare l'evento sportivo, seguito da un secondo “aiutino”, non meno importante però dal punto di vista pecuniario. Originariamente la serie era stata concepita per soddisfare tre classiche tariffe postali: stampe, la più comune lettera per l’interno e la lettera per l’estero. Corrispondenti a 5, 20 e 55 lire. Ciò avrebbe obbligato il Comitato Organizzatore a scucire circa quattro milioni di vecchie lire corrispondenti al facciale delle serie riservate. A quel punto, qualcuno pensò bene di ridurre il facciale dei due francobolli con l’importo maggiore portandoli da 20 lire a 10 (cartolina illustrata per l’estero) e da 55 lire a 15 (cartolina postale per l’interno), facendo così risparmiare quasi due milioni e mezzo alle casse del Comitato dei giochi gigliati. A dirla come la scrisse Alberto Diena, si adottarono “sistemi che ebbero fortuna nel periodo fascista e che sembrava non dovessero più ritornare”.

La SFG Giubiasco posa in una foto di squadra, nel 1951 a Firenze. Accanto la speciale targhetta in uso in uso presso l’Ufficio Postale di Trieste durante i concorsi fiorentini

Nulla rappresentò la normalità per questa serie: i francobolli non destinati alla regalia ministeriale fatta agli organizzatori dell’evento finirono con l’essere venduti ad uno sportello ambulante posizionato nei pressi dei luoghi della manifestazione sportiva a cura della Direzione delle Poste di Firenze. Commercializzati come nuovi oppure timbrati con uno speciale annullo preparato per l’occasione, il tutto tra il 20 maggio ed il 2 giugno. Su molte delle buste e cartoline allestite per l'evento compare infatti anche una targhetta rettangolare con la dicitura su tre righe "F.G. 51 Autambulante Post. N°3 Firenze".

Solo 50 mila serie sfuggirono al rastrellamento fiorentino, per essere distribuite tra le direzioni provinciali italiane delle Poste e l’Ufficio Filatelico Ministeriale. Tale modus operandi non fu molto gradito ai collezionisti. In modo particolare a tutti quelli che, non potendo mettersi in coda agli uffici postali delle città, rimasero a bocca asciutta. In buona compagnia di altri collezionisti scontenti e delusi, visto che non tutte le città italiane furono rifornite, dato il numero esiguo delle serie rimaste disponibili.

Una delle tante buste allestite per l'evento con l'intera serie annullata con gli speciali bolli allestiti per l'occasione e in dotazione all'autambulante postale

Appare chiaro che, se ricomponiamo le tessere di questo puzzle filatelico, il quadro che ne otteniamo è di una serie di francobolli che ebbero un limitatissimo impiego postale, per via della concessa eutanasia sulla validità e soprattutto per la monopolizzazione di una grossa fetta della tiratura ad uso e consumo del Comitato Organizzatore dei giochi fiorentini. Nel periodo di cui stiamo parlando la validità dei francobolli commemorativi, infatti, era di almeno un anno. Quelli emessi entro il mese di giugno perdevano di validità il 30 giugno dell’anno a seguire, mentre i francobolli distribuiti successivamente cessavano il loro corso il 31 dicembre dell’anno dopo. Pare dunque assai sospetto il fatto che a questa serie si decise di staccare la spina a metà di giugno, offrendole una vita postale pari a quella di una farfalla. 

L’obiettivo, nemmeno tanto occulto, era di accelerarne il più possibile la vendita, in modo che gli organizzatori avrebbero potuto recuperare i loro soldi, con gli interessi, in un solo un mese. Certo! Perché la tradizione dei ruggenti anni Venti, di attendere il “fuori corso” prima di far concorrenza all'Ufficio Filatelico Ministeriale, si era evidentemente perduta tra le pieghe del tempo, in quanto il Comitato Organizzatore iniziò a vendere i francobolli in serie sin dal primo giorno di emissione e pure con un generoso ricarico rispetto al facciale. Premurandosi addirittura di allestire per la vendita, come ebbe a scrivere Alberto Diena sulle pagine del Collezionista «buste speciali o cartoline maximum con la serie completa annullata con il bollo del 1º giorno di emissione o con bollo speciale dell’autofurgone postale ambulante dietro versamento di 200 lire al pezzo». Duecento lire! Non male rispetto alle 30 lirette del valore facciale.

Per quanto riguarda le maggior parte delle serie usate fiorentine, per la loro obliterazione si ricorse dunque ad annulli creati per l’occasione. Per dovere di cronaca ripropongo, nell'immagine a seguire, i due bolli ufficialmente impiegati durante la manifestazione.

Lo schema dei due annulli è tratto da Il Postalista (vedi bibliografia in coda) che lo accredita a Gianfranco Mazzucco

Sul giallo del fuoricorso anticipato, di fatto lo stesso fu ampiamente disatteso: gli uffici postali che li avevano continuarono a metterli in vendita, ad usarli e ad accettarli per diversi mesi, fino al loro fisiologico esaurimento. Anzi, fu proprio dopo il fatidico 16 giugno che, a polemiche sopite, si verificò il maggior impiego per effettivo uso postale, anche su missive con diritto di raccomandazione. Perché poi, a conti fatti, di questo limite alla validità così ristretto non si troverà traccia sui Bollettini delle Poste, per lo meno sino a fine anno, al mese di dicembre, in recepimento del Decreto Ministeriale del 14 settembre 1951.
Il danno però era stato fatto perché la corsa all'acquisto da parte dei collezionisti, preoccupati di non avere i tre valori in album, spinse gli stessi a farseli annullare in serie completa, evitando volutamente l’invio per posta nel timore che, data la scarsa disponibilità di quei francobolli, qualcuno li intercettasse e li facesse propri o li rivendesse ad altri collezionisti, lucrando sulla loro particolarità filatelica.

Dopo questo ripasso sulla storia, su quelli che i collezionisti ormai appellano confidenzialmente come "ginnici", veniamo ora ai giorni nostri. Se la serie allo stato di nuovo, nonostante la ridotta tiratura, non ha volato troppo in alto nel corso degli anni, non così si può dire dell'equivalente nella condizione di "usato", non necessariamente però sinonimo di viaggiato. Gli esemplari singoli apposti su corrispondenze regolarmente spedite, da soli o con altri francobolli, in periodo di validità, ma anche dopo, sono diventati una sorta di "oggetto di culto", tanto da stuzzicare l'ingegno di falsari e mistificatori dell'annullo. Quindi che dire degli esemplari annullati sciolti che oggi troviamo in collezioni, ma soprattutto sul mercato? 

Potremmo prendere alla lettera quanto diceva Franco Siccardi qualche anno fa (vedi post precedente) affermando che gli annulli di favore non esistono e quindi che "tra i francobolli con annullo originale in periodo di validità vanno classificati anche quelli con il cosiddetto "annullo di favore", fatto apporre dai collezionisti per avere un annullo certamente buono e chiaramente leggibile". Ma è lo stesso autore a dire anche che "per chi colleziona francobolli usati, i francobolli possono presentarsi: con annullo originale, in periodo (ed in alcuni casi, anche località) di validità, con annullo postumo. Gli altri (quelli con annullo falso) sono dei falsi e basta." 

Alla luce di tutto ciò, passando all'aspetto pratico di chi imposta la propria collezione, porto ad esempio il mio caso, teoricamente non isolato e nella pratica più comune di quanto si possa immaginare. Nell'allestire il mio percorso espositivo mi sono ritrovato a collocare negli album ben tre serie dei famigerati “ginnici”: una nuova, per la raccolta repubblicana dei valori integri, una “usata”, certificata su busta ufficiale predisposta dal Comitato Organizzatore, ed una terza serie, sempre usata, ma etichettabile come … 
Già! Come dovrei etichettarla? 

Passando all’aspetto pratico di chi imposta la propria collezione, porto ad esempio il mio caso...
Di favore? Anche se in fondo, dopo quello che ci siamo raccontati, più di favore di quella proposta sulle cartoline o lettere predisposte dal Comitato Organizzatore c’è davvero poco! Allora sarebbe meglio parlare di un falso creato ad arte? Forse, anche se sarebbe difficile definirlo davvero tale in quelle situazioni in cui l’annullo, pur essendo d’epoca, non sia ben identificabile. Sarebbe falso parlare di falso (scusate il gioco di parole). In tal caso potremmo definire genuini solo quei francobolli “usati”, esclusi gli annulli “ufficiali” perfettamente identificabili o quelli su busta/cartolina ufficiale, in cui i francobolli si collochino su una missiva od un frammento la cui inequivocabile origine nel tempo e nello spazio sia perfettamente documentata dall'annullo nella sua interezza. Quindi non sciolti, non staccati dal loro supporto, com'era d’uso fare nel 1951 da chi collezionava dentelli. Lo ha ribadito anche Franco Siccardi il 6 novembre 2006 sul forum di Lafilatelia.it, uno dei principali collettori di confronto e dibattito filatelico presenti nella rete, in un suo prezioso intervento intitolato “Gli annulli di favore non esistono”:
"Se leggete bene, nessuno dei cataloghi più diffusi in Italia nomina mai gli annulli di favore. Semplicemente perché... non esistono, in quanto non differenziabili in alcun modo da un annullo apposto su di un francobollo che era su di una busta viaggiata! Quindi, se volete collezionare storia postale, collezionate buste, o frontespizi, o frammenti. Se volete collezionare francobolli usati, collezionate francobolli con annullo leggibile in data di validità e non deturpante. Chi può dire se un francobollo con un tale annullo abbia viaggiato o no? Nessuno. Conclusione: gli annulli di favore non esistono, in quanto nessuno è in grado di distinguerli dagli annulli dei francobolli realmente viaggiati.”
D'altro canto gli stessi cari vecchi cataloghi predicano che "per quanto riguarda il francobollo usato sarà visibile un timbro postale. Questo non dovrà essere troppo pesante, possibilmente leggibile e soprattutto originale". Forse è per questo, così come ci racconta Giorgio Landmans nella sua "Piccola storia della filatelia italiana", che 
La tendenza alla scelta di valori (...) in Italia è tendenzialmente dapprima sui francobolli annullati e poi seguire la moda inglese quella cioè di collezionare francobolli nuovi.(...)Un francobollo annullato dovrebbe essere facile da ritrovare nel tempo, mentre un francobollo allo stato di nuovo ne garantirà almeno il concreto valore del costo iniziale. E fu questo forse il silenzioso pensiero del nuovo collezionista. Inoltre i valori usati, se poco serviti al loro uso, potranno creare molteplici dubbi sull'autenticità degli annulli apposti.
Ecco allora spuntare un’altra bella definizione, che pare creata appositamente dal commercio filatelico per giustificare la vendita di annate complete che possano includere anche il fatidico terzetto dentellato: postumo!

Postumo in che senso? Che qualche compiacente addetto postale, molto ma molto oltre il periodo di validità, vi abbia apposto l’annullo? Ma non è una caratteristica questa dell’annullo di favore che poi di fatto non esiste? O postumo nel nostro caso specifico sta per "guarda che non si sa che annullo sia di preciso ed è quantomeno impossibile definirne l'origine". Magari il tondo usato nei giorni delle gare sportive rispolverato all'uopo qualche anno dopo?



È ancora la voce di Siccardi a richiamarci con forza sul fatto che riguardo agli annulli postumi "per il 90% dei francobolli, detti annulli sono esattamente come quelli falsi: delle macchie di inchiostro apposte sui francobolli per frodare i collezionisti". Un parere condiviso anche da altri autori del settore. Lorenzo Olivieri, dalle pagine virtuali de Il Postalista, ammette che "sovente capita, purtroppo anche nelle descrizioni di lotti on-line di commercianti, un uso improprio, quando non fraudolento, di termini filatelici che sarà bene chiarire una volta per tutte". E per chiarire chiarisce proseguendo il suo intervento precisando che sulla dizione "annullo postumo" si gioca parecchio e non sempre correttamente. "Per annullo postumo, a mio avviso, si dovrebbe solo intendere un annullo impresso col timbro originale, messo posteriormente alla data di validità postale del francobollo. (....) Un annullo applicato posteriormente alla data di validità del francobollo non mi è mai piaciuto (potrebbe "quasi" assimilarsi ai "bolli di favore"), ma è comunque cosa ben diversa da un annullo fabbricato appositamente per ingannare i filatelisti."

Bel rompicapo. Perché in "giro", sul mercato, tra gli annunci, nelle aste e nei cataloghi, si trovano Ginnici "postumi" in cui è chiaramente identificabile l'annullo della manifestazione in data di validità e quindi perché dovrebbero essere postumi. Ma ci sono anche "postumi", un po' come la mia terza serie, in cui francamente decifrare l'annullo è cosa ardua e che quindi mi rassegno a considerare pittoreschi riempi taschina. E che dire poi dei Ginnici "postumi di favore", che non si comprende bene cosa siano, a meno di non riuscire a leggere per bene l'annullo con una data relativa al fuori corso.

Alla fine l'unica cosa che ho capito, ammesso che tra i postumi di questa sbornia di informazioni non abbia anche i postumi di una bella sbronza, è che per quanto riguarda i cari Ginnici usati la cartolina dell'evento, con tanto di annulli ufficiali della manifestazione, pare esser l'unica cosa che ci racconti come sono andate veramente le cose per questa emissione. Una cosa certa quindi... sempre che anche quella non sia un falso, magari postumo. 

Buona collezione a tutti!


Bibliografia



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