sabato 6 luglio 2019

Una nuova vetrina per la mia Trieste

Come è già accaduto per altri settori della mia collezione, l’esperienza e l’acquisizione di nuove competenze nella creazione del mio personale percorso espositivo, hanno determinato la necessità di rielaborare il processo di accomodamento dei reperti dentellati, offrendo loro un più idoneo e funzionale modo di proporsi. Oggetto di questa mia completa rielaborazione degli album e delle schede iconografiche che accompagnano i valori è l’area che ho dedicato ai francobolli e alle vicende del Territorio Libero di Trieste, con annesse occupazioni, oltre ad un particolare richiamo, squisitamente filatelico, che a distanza di anni da quegli eventi drammatici per molti italiani continua a mantenerne viva la memoria storica.

Dopo ampliamenti e modifiche il mio percorso filatelico dedicato a Trieste ed all'area istriano dalmata è stato oggetto di un profondo e sostanziale processo di accomodamento
Per riuscire a sviluppare un’esposizione soddisfacente ed efficace, perché anche ogni nostro album va considerato alla stregua di un vero e proprio itinerario museale, è quanto meno necessario sapere di cosa stiamo parlando, ma anche avere una visione articolata dei possibili sviluppi narrativi che potremmo dipanare. Un’esposizione è sempre un atto comunicativo. Nel momento stesso in cui, accanto ai nostri francobolli, inseriamo una didascalia, una scheda storica o una nota informativa, diamo vita ad un’operazione di comunicazione, nonché di piacere, nel quale ritroviamo il mittente (noi stessi), il destinatario (coloro che sfoglieranno il nostro album, sia in modo reale che virtuale, quando si ricorra alla digitalizzazione) e un messaggio (ciò che intendiamo trasmettere attraverso la nostra esposizione).

Per chi volesse seguirmi in questa mia divagazione filatelica, nelle modalità che ho utilizzato per la rivisitazione della sezione dedicata a “Trieste”, mutuate da un saggio pubblicato da Edurete.org, si possono identificare alcune fondamentali tappe di una preparazione tipica di un’esposizione museale, naturalmente adattate ai nostri scopi ed agli obiettivi collezionistici che ci siamo prefissati.

Riconoscimento della necessità. 
Prima di tutto dobbiamo riconoscere la necessità dell’esposizione. Perché farla? Nel nostro caso è presto detto: la collocazione dei nostri francobolli in un foglio d’album costituisce di per se un’esposizione. Nel mio specifico caso la motivazione è dettata dal fatto che la pre-esistente impostazione che avevo dato a questi miei valori non era più soddisfacente ed ho quindi sentito l’esigenza di rivederla, sia come impianto grafico, ma soprattutto quale quadro filatelico e storico dell’insieme. 

La pre-esistente impostazione che avevo dato a questi miei valori non era più soddisfacente.
Un’esposizione è sempre un atto comunicativo.

Per quanto riguarda l’aspetto puramente tecnico, questa parte della mia collezione era stata in origine costruita e strutturata su fogli in formato A4, appositamente progettati, stampati e montati per l’assetto che, a quel tempo, avevo inteso dare ai miei valori postali. Dopo una sperimentazione durata alcuni anni, ho però dovuto constatare alcuni limiti dei fogli in formato A4, decisamente gradevoli e ben organizzati se vi si dedica il tempo necessario, ma con i propri inconvenienti.

Uno di questi è certamente lo spazio che, ridotto rispetto ai fogli a 22 anelli, comporta per il medesimo numero di emissioni un discreto aumento dei fogli che è necessario allestire, ancora più se vi si includono pagine descrittive o di "almanacco filatelico". All'aumento quindi del volume fisico per ogni annata, si aggiunge il fatto che il lume di contenimento delle cartelle in grado di accogliere il formato a quattro fori (A4 con anello diametro da 30 mm) e sovente superiore a quello delle cartelle a 22 anelli (anello diametro 20 mm): essendo la dimensione dell'anello maggiore, quest'ultimo permette di sovrapporre un numero più elevato di fogli A4 con quattro fori rispetto agli altri. In una cartella classica a 22 anelli, ad esempio, rispettando i corretti limiti di compressione tra le pagine, ne ospito in media 55. In una cartella filatelica formato A4 con quattro fori il numero dei fogli, in base alla capacità degli anelli, è di 74 fogli circa.

Ho avuto modo di notare che nel minore rapporto di distensione di un foglio A4 di pari grammatura di un foglio 270x290 mm (dai 170 ai 200 gr), il primo tende a flettersi maggiormente data la differenza di spessore tra l'area di foratura e la superficie centrale del foglio cui si somma il valore della taschina e del francobollo, creando una sorta di curvatura sull'insieme dei fogli. Anche il tentativo di creare delle zone di pressione graduata, inserendo degli intercalari di grammatura assai superiore, non ha prodotto i risultati che mi aspettavo. Questo mi ha spinto a ridisegnare nuovamente i fogli utilizzando il formato 270x290 mm, grazie all’uso di una stampante a grande formato di cui dispongo.
Approfondimento. Per quanto ho già scritto sul tema tecnico circa la creazione dei fogli di album vi rimando a : "L'accomodatore" post del 12 febbraio 2018.
Per l’assetto storico e filatelico, che già avevo a suo tempo rivisto nel confronto con un amico collezionista sloveno, ho sentito la necessità di una riorganizzazione che rendesse più fluida la collocazione dei valori non solo sul piano temporale, ma anche su quello geopolitico e territoriale. L’amico di “oltre cortina” mi aveva indirizzato verso un approccio espositivo più equilibrato nella contestualizzazione storico culturale dei miei francobolli triestini, ma quel necessario processo di accomodamento dovette in qualche modo adattarsi alla struttura dell’impianto espositivo già presente creando alcuni squilibri nell’assetto complessivo degli album. Quest’ultimo piano di accomodamento mi ha permesso quindi di dare maggiore fluidità, e quindi leggibilità, all’itinerario in cui ho collocato i miei reperti.
Approfondimento. Per quanto ho già scritto sul tema triestino vi rimando a : "Trieste non solo un punto di vista filatelico" post del 15 ottobre 2018.

L’amico di “oltre cortina” mi aveva indirizzato verso un approccio espositivo più equilibrato nella contestualizzazione storico culturale dei miei francobolli triestini.

Valutazione dell’idea (proposta) espositiva
Intendiamoci, la mia è un’enfatizzazione di un processo mentale e materiale che ogni collezionista fa quando si trova a dover affrontare un processo di accomodamento del suo materiale, ma raramente si tenta di schematizzarlo e suddividerlo in fasi, alla stregua di ciò che normalmente fa un curatore museale quando si appresta a dare vita ad nuovo percorso espositivo. La riconosciuta necessità di un nuovo modo di proporre ad altri i propri francobolli ci induce automaticamente ad un valutazione volta alla formulazione di una proposta che soppesi il tema suggerito, la sua rilevanza e la coerenza all'interno del proprio insieme collezionistico. È importante ad esempio capire se il nostro progetto deve soddisfare solo il nostro gusto estetico, il nostro piacere narcisistico di collocare i francobolli in un quel modo piuttosto che in un altro o se si vuole tenere conto di una possibile condivisione con un “pubblico”

In un vecchio post dal titolo “Incontri generazionali lungo il percorso”, ad esempio, avevo raccontato di come, grazie ad alcune osservazioni di mia figlia (una “collezionista di nulla” per generazione), nel cercare un approccio originale ad un lavoro scolastico di gruppo sulla Seconda Guerra Mondiale proposi, senza aspettarmi troppa attenzione, di ricorrere ai francobolli. Non che mia figlia sia diventata una filatelista appassionata, lei no, ma un suo compagno di classe vi rimase intrappolato e mi consulta tuttora per la sua collezione sulla Seconda Guerra Mondiale. I francobolli davvero possono raccontare una storia a chi di filatelia non ne sa nulla! Basta collocarli in un percorso espositivo ripensato a differenti visitatori, meno “filatelici” nel senso più accademico del termine forse, ma comunque con un proprio punto di vista ricettivo alla scoperta, con una personale esigenza di conoscenza che non necessariamente e sovrapponibile alla nostra. Un pensierino va dunque rivolto al “pubblico” al quale si vuole orientare la visita della nostra collezione, contando comunque sull’innegabile appagamento della condivisione che questa nostra passione è ancora in grado di offrire. 

Va ripensata anche la possibile ubicazione, che in termini filatelici offre ad ogni nostro album la medesima dignità della vetrina di un museo. Ci si dovrà domandare, ad esempio, se servono nuove cartelle in funzione dei rinnovati fogli d’album che andranno ripensati e rieditati ed anche quanto tutto ciò impatterà in termini economici. In modo particolare è bene fare un primo inventario spicciolo del materiale che si renderà necessario. Tanto per capire se il nostro investimento è sostenibile allo stato attuale o se è meglio aspettare l’arrivo della prossima tredicesima.

Basi per la comunicazione
Prima della redazione del progetto finale, il collezionista sviluppa lo schema dell’idea che ha, fino a quel momento, elaborato nella sua testa. Egli concretizza quella fase di studio preliminare e produce un piano concettuale più dettagliato, selezionando e definendo le modalità con cui esporre e dare risalto ai propri francobolli. In questo mio specifico caso, ho deciso di rielaborare l’area triestina con l’intento di raccontare una storia che non si limitasse alla sola raccolta delle emissioni di Trieste A e di Trieste B, ma lasciasse spazio anche ai francobolli o ai documenti postali che hanno caratterizzato, pur se per brevi periodi, le vicende triestine (le diverse occupazioni succedutesi tra Istria e Dalmazia), oltre a quanto la filatelia più contemporanea ha saputo produrre in termini di memoria storica di tali eventi. Tutto ciò senza trascurare il fatto che emissioni non presenti allo stato attuale, potrebbero aggiungersi in futuro a completamento di questo mio percorso.

La nuova suddivisione che ho progettato oggi consta dunque di otto capitoli:

  • Prologo: l'Italia orientale dopo la Prima Guerra Mondiale
  • Trieste: l’occupazione jugoslava di Trieste e di Fiume
  • Trieste: l’occupazione alleata AMG-FG
  • Trieste A – Il territorio libero di Trieste AMG-FTT
  • Trieste torna all’Italia
  • Trieste, Istria e Dalmazia nella filatelia contemporanea
  • Amministrazione militare jugoslava della Venezia Giulia
  • La Zona B del Territorio Libero di Trieste


Egli concretizza quella fase di studio preliminare e produce un piano concettuale più dettagliato, selezionando e definendo le modalità con cui esporre e dare risalto ai propri francobolli. 

Conservazione
Si tratta di una fase quasi automatica nel nostro caso. I francobolli coinvolti erano, di fatto, quelli già presenti nel mio precedente allestimento e l’impiego di differenti tipologie di fogli d’album non muta le modalità con cui andremo a riposizionare i valori, fatto salvo il nuovo impianto grafico. In termini museali è un po’ come spostare i reperti da una vetrina ad un’altra, magari riposizionandoli con una diversa sequenza o ricollocando gli stessi con una differente logica concettuale. Di vetrina sempre si tratta, di taschine e strisce idem.

Elaborazione del progetto
Il progetto è il vero documento nel quale gli obiettivi e le finalità dell’esposizione si sviluppano dettagliatamente; un lavoro nel quale s’includono tutte le informazioni necessarie per permettere d’iniziare i lavori. Una progettazione inadeguata, non corretta o confusa può causare, senza dubbio, inutili perdite di tempo e quindi essere la causa di costi superflui.

Gettare su di un foglio di carta i primi schizzi, le prime idee, la prima versione di una proposta d’esposizione aiuta a dare concretezza all’idea che si era maturata. Ma si deve andare oltre, definendo con maggiore precisione lo schema di ogni foglio, identificando i frontespizi delle sezioni, i fogli con le informazioni di natura storica e filatelica, i fogli dedicati ad ospitare i valori. In modo particolare per questi ultimi sarà necessario definirne non solo il numero e la sequenza, ma anche un preliminare di come i francobolli saranno disposti. Quanto perché solo definendo con chiarezza anche tali elementi grafici sarà possibile derivarne un preciso inventario del materiale che si dovrà acquistare: fogli bianchi a 22 fori, taschine o strisce adesive, eventuali cartelle.

Tutto ciò, e lo dico per esperienza maturata sul campo, ci consentirà di ottimizzare i tempi di lavorazione (tenuto anche conto che la vita quotidiana è fatta anche di vita professionale, figli, casa, giardino ed altre quotidiane attività), evitando di trovarci a montare i fogli senza poi disporre di un numero sufficiente di taschine o strisce sufficiente o magari avendone ordinate di forme e dimensioni non in linea con il formato dei francobolli che dovremo ospitare. Ottimizzare tempi e risorse economiche non è mai un’operazione inutile.

Gettare su di un foglio di carta i primi schizzi, le prime idee, la prima versione di una proposta d’esposizione aiuta a dare concretezza all’idea che si era maturata
Il disegno dell’esposizione
Con il progetto in mano il collezionista si trasforma a questo punto in grafico e disegnatore. Dall’iniziale progetto si svilupperanno in concreto le idee, sarà finalmente concettualizzato l’insieme: i nostri fogli prenderanno forma e vita. In primo luogo, nello specifico caso di cui sto parlando, ho definito una linea grafica. Ho tratto ispirazione dall’impaginazione della nuova linea Dominus che Bolaffi ha impresso ai suoi nuovi album dedicati al Regno d’Italia ed ho quindi iniziato a predisporre le prime gabbie grafiche di impaginazione:
  • una linea per i frontespizi che prevedesse anche la filigrana del fondale, il medesimo che richiamo a chiusura dei fogli di sintesi storica;
  • una linea per i fogli dedicati alla descrizione degli eventi;
  • una terza linea per l’esposizione dei francobolli.

L’impianto così definito è stato poi replicato per ognuno dei capitoli previsti.

Il ricorso al metodo, paziente e laborioso, della "clonazione", può essere molto divertente, ma ci obbliga ad una pazienza certosina. In questo caso si è trattato di studiare l'impaginazione dei fogli originali da cui ho tratto ispirazione e, con tanto di righello di precisione,  riprodurre con un semplice software d'impaginazione lo stesso stile grafico. Ci sono voluti alcuni tentativi e varie prove di stampa per "clonare" al meglio i caratteri tipografici, le dimensioni degli stessi, i colori e la spaziatura prevista nell'impaginato originario. Una volta creata una prima gabbia grafica per ogni tipologia di foglio (frontespizio, notizie storiche, francobolli) altro non resta da fare che inserire testi ed adattamenti relativi al percorso ed ai valori che intendiamo esporre.

Il ricorso al metodo, paziente e laborioso, della "clonazione", può essere molto divertente

Definito l’impianto grafico ho poi proceduto al disegno effettivo di ogni singolo foglio. In modo particolare lavorando sui testi dell’apparato storico iconografico, equilibrandolo con l’insieme dell’impianto espositivo, ma anche identificando tra i francobolli incasellati quei valori o quelle serie che meglio si proponessero ad una sintesi postale, storica o filatelica. 

Chiusa la lunga parabola del layout dei fogli, non deve mai mancare la fase di rilettura e di revisione, al fine di ridurre il più possibile il numero degli inevitabili refusi: nel testo per la parte didascalica e narrativa, sui riquadri dedicati al posizionamento dei francobolli, per ciò che concerne l’effettivo numero, la dimensione e l’orientamento spaziale sul foglio dei valori postali. Il tutto rivedendone anche l’insieme, per migliorare l’equilibrio ed il peso degli elementi grafici posizionati su ogni foglio d’album.

Montaggio
La fase di montaggio, nel nostro caso, inizia con la stampa dei fogli. Errori fronte retro sulle schede storiche o nella fase progettuale e di revisione possono senza dubbio condurci ad un allungamento dei tempi, oltre che ad un sensibile aumento del nostro budget. Nel caso dell’area triestina di cui sto parlando in questo post ho suddiviso la fase di stampa in più giornate, definendo blocchi ben precisi, in modo da non trovarmi con spezzoni indefiniti in corso d’opera. Sto infatti parlando di un progetto che ha comportato la realizzazione di oltre cento fogli d’album, per i quali la stampa in un sol colpo si è presentata da subito improponibile.


Questa fase “tipografica” è sempre seguita da un adeguato periodo di asciugatura dei fogli, generalmente qualche giorno, meglio una settimana. Tutto ciò per consentire la perfetta asciugatura degli inchiostri (quelli della mia stampante a getto) e la loro fissazione sulla carta. Lavoro da non sottovalutare se si vuole evitare la formazione di fastidiose sbavature prodotte dalla parte umida delle taschine posta a contatto con inchiostri ancora non ben asciutti e fissati tra le fibre cartacee.

La fase a seguire è sempre la più faticosa, ma se si sono fatti bene i compiti nelle operazioni che l’hanno preceduta (tra queste l’inventario del materiale sul progetto), non ci saranno contrattempi. Si tratta dell’applicazione di taschine e di strisce adesive su fogli che abbiamo prodotto. È un’operazione che premia la precisione e che va condotta con cura e quindi senza fretta. Per questo, dato l’elevato numero di fogli che posti in stampa, ho preferito dividere il lavoro in blocchi, rispettando al meglio una tranquilla tempistica di incollaggio ed asciugatura dei fogli, pressati tra altri fogli di carta assorbente, con l’obiettivo di eliminare quella piccola componente acquosa apportata da strisce e taschine una volta inumidite per attivarne la parte adesiva ed evitare anche la benché minima piegatura o contrazione della carta provocata da un eccesso di umidità. Tolti i fogli dalla nostra “pressa” domestica, bastano alcuni bei tomi enciclopedici, non resta altro da fare che posizionare nel nuovo impianto espositivo così realizzato i francobolli.

Inaugurazione e mantenimento
Volendo veramente creare un ideale parallelismo tra la collezione e un’esposizione museale (per virtuale che essa sia), ho provveduto alla scansione dei fogli, così come allestiti nei nuovi album che ho dedicato alle vicende triestine ed alla loro successiva pubblicazione. La trasformazione della cartella fisica in un album digitale rende il mio percorso fruibile a tutti, inclusi coloro che si sono dati pena di leggere questa mia ennesima divagazione filatelica.
Approfondimento. Per quanto ho già scritto sul tema della digitalizzazione della collezione a : "Collezione 2.0" post del 19 marzo 2018.
Inutile dire che gli album di cui ho parlato in questo post sono visibili nella pagina dedicata alla mia collezione.

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