domenica 17 maggio 2020

2019: un anno fuori formato

Da sempre ho interpretato il mio modo di collezionare non come una modalità per riempire caselle o taschine vuote, ma come un modello didattico espositivo, dando ai miei reperti dentellati la stessa dignità degli oggetti che, nelle vetrine di un museo, raccontano ai visitatori una storia, alimentano l'immaginazione e la voglia di approfondire. 
Approfondimento: sul tema vedi anche i post:
🔄 Il raccoglitore: antropologia del collezionista
🔄 Passione, feticismo e patologia del collezionismo
🔄 L'accomodatore: la costruzione espositiva
🔄 Smontare e rimontare: come in un museo?
🔄 La guida: una bussola per orientarsi
🔄 Orientarsi nel percorso collezionistico
🔄 Ogni collezione è come un percorso... anche virtuale
Come ho più volte ribadito, le nostre collezioni non possono più restare patrimonio unico individuale di noi raccoglitori, ma devono esondare dagli argini del compiacimento individuale, pena la sopravvivenza della filatelia stessa, e straripare nel mondo circostante. Sta a noi decidere come. L'importante è offrirsi, così come fa normalmente un museo, ad una missione educativa e culturale. Quella di preservare l’integrità degli oggetti come elementi del nostro patrimonio culturale e quella di contribuire alla crescita della società, compito che deve realizzare attraverso la ricerca e la missione educativa. Le funzioni base del museo moderno, così come riportato da una bella tesi di laurea di Marco Peri (vedi bibliografia) sono cinque; le prime tre corrispondono alle funzioni storiche e sono: il recupero, la conservazione e la tutela dei beni culturali. Un po' quello che ogni collezionista che si rispetti fa: ricercare i francobolli che caratterizzano il suo percorso di indagine, adottare le migliori misure per la conservazione e quindi tutelarne l'integrità e la memoria.

Seguono la produzione culturale, che in altre parole è la ricerca scientifica ed ultima, ma non ultima, la trasmissione culturale, vale a dire la divulgazione dei contenuti e delle ricerche svolte dal museo nel quale entra in gioco il ruolo della didattica. Essa è considerata lo strumento principale per garantire al museo un’azione culturalmente incisiva per la società. Non dissimile, se ci pensiamo bene, dall'attività di molti filatelisti che studiano, indagano e ricercano per poi pubblicare o comunque diffondere e condividere le proprie scoperte e le conoscenze acquisite. Credo siano concetti importanti da ribadire, punti focali di un hobby che nel passato ha vissuto la gloria di essere tra i più diffusi ed apprezzati del pianeta, ma che oggi, con la progressiva ed inesorabile dismissione del francobollo quale elemento portante della "posta", sta evolvendosi e subendo una metamorfosi. 

Sono sempre di più i percorsi museali che ricorrono alla filatelia nei loro processi di produzione culturale

L’obiettivo che oggi dobbiamo porci, in quanto collezionisti, è il medesimo del museo. Non possiamo quindi più solo parlare di un semplice recupero o di una inerte conservazione degli oggetti. Quello che facciamo nel cercare di dare un accomodamento logico ai nostri reperti è qualche cosa di più complesso, un insieme di azioni che partendo dal recupero e dalla tutela, tende nel suo insieme ad una utilizzazione del materiale finalizzata ad un intervento di trasmissione culturale, di elaborazione critica e, quindi, di produzione culturale. Lo sto facendo ora scrivendo queste cose, finalizzate al motivare una scelta puramente espositiva che però, ad analizzarla con attenzione, nasconde un progetto divulgativo nemmeno tanto nascosto. Che sia per i propri figli, per i nipoti, per gli amici o per coloro che la collezione la sfoglieranno dal vivo o in digitale, non ha importanza. In quanto elemento di trasmissione di una conoscenza, è una evidente attività di divulgazione culturale.

Non vi stupirete dunque se, innanzi a tale mia placida dichiarazione, ammetto di essere affetta da una sorta di fanatismo per le modalità espositive con cui gestisco i miei francobolli e ogni altro reperto di questi miei territori di carta. Il 2019 è stato per l'area italiana un anno davvero fuori formato, una sorta di prova speciale per le persone come me, in modo particolare per due emissioni che hanno sbeffeggiato i nostri classici fogli formato 270 x 290 (ma anche i più semplici A4), sia per la doppia dimensione che per quella terza dimensione rappresentata dallo spessore.

Per l'idea di un fuori formato ho scelto un'immagine tratta dalla copertina della rivista filatelica "La lente", periodico dedicato agli abbonati alle emissioni delle Poste elvetiche

Ma andiamo con ordine. Il primo fuori formato è rappresentato dall'emissione di Poste Italiane di un francobollo ordinario appartenente alla serie tematica “il Patrimonio artistico e culturale italiano” dedicato a Cesare Maccari, nel centenario della scomparsa. Questo pittore di cui non molti conoscono l'opera, è vissuto tra il 9 maggio 1840 ed il 17 aprile 1919. A Roma ottenne l’incarico di professore onorario di pittura all'Accademia di Belle Arti e nel 1875 entrò a far parte della commissione nominata per realizzare il bando pubblico inerente al progetto del Palazzo delle Esposizioni, che fu inaugurato nel 1883. Contemporaneamente fu incaricato di realizzare altre opere, tra cui una rappresentazione destinata all'edificio che adesso accoglie il presidente della Repubblica, ovvero il Quirinale.

L'omaggio filatelico è un francobollo “B”, equivalente all'emissione ad un valore pari a 1,10 euro ed utile per inviare cartoline o lettere di primo porto ordinarie all'interno dell'Italia. Si presenta in confezioni da cinquanta esemplari gommati, mentre la tiratura tocca i cinquecentomila esemplari. La vignetta riproduce un particolare dell’affresco “Cicerone inveisce contro Catilina” e raffigura proprio Cicerone. Fa parte di un ciclo pittorico, realizzato dall'artista tra il 1881 e il 1888, ubicato nella sala Gialla di palazzo Madama, sede del Senato.

Al francobollo, ed ecco l'inghippo, si aggiunge un minifoglio, nella misura extra pari a mm. 324 x 110. Esso contiene due dentelli identici a quello emesso in solitaria, cui si affianca una vignetta senza valore che cita Catilina. Il blocco riproduce l’affresco due volte, in bianco e nero ed a colori. È stato prodotto in cinquantamila copie (quindi impiegando centomila cartevalori). Ma la favola del Maccari, per lo meno quella dentellata, non è finita: il minifoglio è “per la prima volta numerato” ed è inserito anche all'interno di un libretto stampato in trentamila unità; quest'ultimo contiene tutte le immagini dei dipinti realizzati dall'autore e presenti nella sala.

Il minifoglio fuori formato di Cesare Maccari
Per il francobollo a fogli non ci sono stati particolari problemi: era disponibile già dal 15 novembre. Qualche problemino in più lo hanno presentato i cinquantamila minifogli, visto che la limitata disponibilità, in solo qualche sede postale particolarmente fortunata, ha creato non poche ansie facendo lievitare il costo di quel piccolo numero di minifogli nella versione non numerata (sono ventimila) e il cui facciale sarebbe di 2,20 euro, in quanto comprende due francobolli “B” identici, raffiguranti Cicerone. La non facilità di reperimento ha portato alcuni collezionisti a "lanciarsi" sul cofanetto, prodotto in milleduecento pezzi, in vendita ad 80 euro, che, oltre al famigerato minifoglio non numerato, conteneva anche la busta primo giorno, la cartolina, bollettino illustrativo e tessera, oltre alla serie divisionale di nove monete, una delle quali, in argento.





Ammesso di essere riusciti a procurarselo il tanto ambito minifoglio, e badate bene "non piegato", si pone ora il problema di esporlo adeguatamente in collezione. Come conservarlo data la sua misura di mm. 324 x 110? Io ho adottato un sistema autocostruito, ma che trovo ben si sposa con l'insieme della collezione. In primis mi sono procurata una cartellina marca Pigna, serie Monocromo. Si tratta di una cartella in cartoncino monocromatica, dotata di tre lembi e di un dorso di cm. 1,2. Questo la rende ben richiudibile ed inseribile in scaffale al pari delle cartelle filateliche.

Raccoglitore dedicato al minifoglio Maccari
A questo punto ho provveduto ad elaborare una scheda storico filatelica che ho applicato nella parte interna della copertina, a sinistra osservando la cartella aperta. Sulla parte di destra, quella più interna (ove sono presenti i lembi ripiegabili), utilizzando due taschine adesive per foglietti posizionate affiancate, ho creato una tasca di riparo in cui collocare, adeguatamente protetto, il minifoglio. Sotto la tasca così creata una scheda in cartoncino bianco riporta, su un lato, la descrizione del reperto dentellato. L'insieme è una sorta di piccola stanza virtuale, all'interno del mio percorso espositivo, creata per mostrare un reperto che, per le sue particolari dimensioni, meritava uno spazio tutto suo.

Ecco la cartella 803 inserita nella guida alla mia collezione

Ma per chi si muove nell'area italiana, il Maccari fuori misura non è stato l'unica emissione con qualche problemino sull'aspetto espositivo e di collocazione. Tra le varie emissioni, una in particolare datata 11 febbraio ed elaborata dalle Poste di piazza San Pietro, ha creato una certa concitazione: quella dedicata al novantesimo anniversario dei Patti lateranensi. Una ricorrenza "congiunta" ed importante che ricorda quel 1929 in cui l’Italia e la Santa Sede stabilirono formalmente le relazioni bilaterali, la prima interlocutrice riconoscendo l’indipendenza e la sovranità della seconda.

Il tributo vaticano si compone di un francobollo autoadesivo da 1,10 euro con la sala della Conciliazione presso il palazzo del Laterano, dove furono firmati gli accordi e che presenta ancora il tavolo e le sedie originali dell’epoca (questo il francobollo della congiunta con l'Italia). Poi figura la coppia, dovuta ad Orietta Rossi, da 1,10 e 1,15 dedicata a Papa Pio XI, che firmò i Patti, ed all'attuale Pontefice, Francesco. È raccolta in minifoglio con due serie e con, sul lato sinistro, la mappa dello Stato vaticano. Infine, e qui viene il bello, un valore da 8,40 euro per lo stemma. Realizzato dalla Hämmerle & Vogel, risulta in stoffa, ad essere precisi in filato di poliestere e metallo. È stato prodotto in quarantamila pezzi e venduto soltanto in ventimila folder, dal non esiguo costo costo di 28 euro. Ogni contenitore propone francobollo e busta primo giorno.

Sin dal primo momento in tanti si sono domandati come, dal momento che il folder non poteva considerarsi prodotto parallelo alla stregua dei tanti che seguono le emissioni commemorative, lo stesso si sarebbe potuto inserire in collezione. Questo perché, una volta asportato il francobollo in tessuto e la busta FDC per collocarle nei fogli d'album predisposti all'uopo, quel bell'oggetto porporato si sarebbe perduto in qualche cassetto, finendo nell'oblio. L'idea poteva essere quella di replicare quanto ho fatto per il minifoglio Maccari, ma in questo frangente una mano in cambio di 9 euro l'ha offerta Marini che ha editato una pagina in speciale cartoncino stampata con le stesse caratteristiche grafiche di tutti gli Album Marini e corredata di un’innovativa tasca per contenere il folder dedicato al 90° anniversario della Fondazione dello Stato della Città del Vaticano.

Il particolare foglio per il Folder elaborato da Marini

In tal modo è possibile così conservare all'interno dell’album tradizionale, non solo il francobollo e la busta primo giorno, ma anche il folder. Resta da considerare però che, dato lo spessore che equivale a quello di fogli di un'annata, quella cartella a 22 anelli avrà una capienza ridotta rispetto a quella tradizionale, anche in funzione del fatto che l'assetto centrale del folder, pur equilibrando il carico dello spessore, tenderà a far flettere i restanti fogli se la cartella ne dovesse risultare sovraccaricata.

Come sempre si tratta di divagazioni da collezionista, chiacchiere da circolo filatelico d'altri tempi. Ma è pur sempre di filatelia e francobolli che abbiamo parlato e questo, a parer mio, non è mai tempo perso!

La mia collezione
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Bibliografia
➤ Marco Peri, La didattica nel museo tra arte e educazione, Tesi di laurea in lettere
     Anno Accademico 2003/2004
➤ AA.VV., Cicerone inveisce contro Catilina,Vaccarinews, 15 novembre 2019
     (consultato il 10.05.2020);
➤ AA.VV., Capitolo Maccari i chiarimenti,Vaccarinews, 19 novembre 2019
     (consultato il 10.05.2020);
➤ AA.VV., Maccari da piegare,Vaccarinews, 25 novembre 2019
     (consultato il 10.05.2020);

sabato 9 maggio 2020

Pratica: trasformare la libreria aperta in espositore filatelico

Di solito ogni divagazione filatelica nei blog dei collezionisti riguarda qualche aspetto della filatelia, sovente approfondimenti su temi specifici, particolarità, studi ed emissioni. Qualche eccezione, anche tra i miei post passati, riguarda le tecniche per editare fogli personalizzati o modalità espositive dei nostri dentelli all'interno degli album, ma è molto raro trovare il racconto di qualche esperienza che, nello stile "obi", ci descriva le modalità impiegate per adattare la normalità domestica, quello che c'è nelle nostre case per la vita di ogni giorno, all'esigenza di conservazione, fruibilità e visibilità della nostra collezione in toto.

Ci sono diverse pubblicazioni che ci raccontano di come sarebbe meglio conservare i nostri francobolli, la maggior parte però scritte e pensate secondo la ferrea logica di chi professionalmente si occupa di conservazione dei beni museali. Un esempio per tutti: l'articolo pubblicato su The Postal Gazette ad opera di David R. Beech FRPSL Curator and Head della Collezione filatelica della British Library. Appare chiaro, sin da una prima lettura, che le condizioni di ideale conservazione raramente sono quelle di una grande fruibilità, ma è ancor più chiaro che quelle condizioni, ideali alla massima conservazione, quasi mai si ritrovano tra le nostre mura domestiche, tra pentole che soffriggono, ferri da stiro a vapore, condizionatori d'estate e riscaldamenti nel periodo invernale. Diciamolo chiaramente: francobolli ed esseri umani che li collezionano non prediligono gli stessi habitat. Ma c'è sempre un punto di equilibrio.



Per T. J. Collings, grande esperto di conservazione di materiali cartacei, e R. F. Schoolley-West, membro della Royal Philatelic Society di Londra e primo Capo delle Collezioni Filateliche, autori di un libro dal titolo "The care and Preservation of Philatelic Material" del 1989 (si trova ancora in giro a circa 25 dollari), le collezioni filateliche dovrebbero essere mantenute ad una temperatura ideale al di sotto dei 18 C° con un'umidità relativa contenuta tra 55 e 60%. Più facile a dirsi che a farsi. L'aria pulita è poi importantissima, ribadisce David Beech, poiché l'inquinamento causa danni alla nostre collezioni. Eccellenti suggerimenti per chi vive in Pianura Padana, nell'hinterland milanese o dalle parti di Taranto! Fumare è incompatibile con la filatelia, particelle di cenere, fumo e sostanze danneggiano il colore. Tombola!

E che dire della luce. La condizione ideale per la conservazione delle collezioni è un ambiente mantenuto completamente al buio, come le nostre abitazioni naturalmente. Abbiamo però bisogno di studiare ed osservare il nostro materiale oppure mostrarlo ad altri collezionisti. Per farlo il materiale esposto non dovrebbe ricevere più di 50 Lux, ovvero la luminosità di 50 candele ad una distanza di un metro. La luce trasmette raggi ultravioletti (UV) e ogni lumen trasmette 10 micro watts di luce ultravioletta. Chiaramente in casa siamo tutti dotati di una specifica attrezzatura per valutare le emissioni luminose, la loro intensità e tipologia.

Detto ciò, arriviamo all'argomento di questo post. Ci siamo capiti, dobbiamo evitare sbalzi improvvisi delle condizioni ambientali, sapendo che non ci è possibile nemmeno con un rito vudù alterare il ciclo delle stagioni (anche se come umanità ci stiamo ben impegnando in tal senso). Dobbiamo evitare troppa polvere e troppa umidità. Dobbiamo non esporre alla luce diretta del sole o di lampade intense i nostri francobolli. Potremmo mettere i nostri album in un armadio dedicato, ma ci sembrerebbe di esiliarli, meglio in una libreria con ante chiudibili allora. Ma quanti di noi hanno questo tipo di libreria? In molti dispongono infatti di librerie aperte e quindi più esposte agli agenti "domestici", ma niente paura. E' possibile con poca spesa adattare questi spazi in modo anche non permanente, e modularli in base alle proprie esigenze, conservando un senso dell'estetica che non ne alteri l'insieme.


Ecco i pochi attrezzi che ci saranno necessari

Cercherò di offrirvi un suggerimento, basato sulla mia personale esperienza, per due tipologie di libreria: una prima con dimensione dei ripiani di circa 50 centimetri, una seconda con ripiani a maggiore estensione, quindi di circa 100 centimetri. Partiamo subito da cosa ci serve in termini di attrezzatura: un pennarello indelebile, un righello metallico, un metro, un taglierino per plexiglass ed una lima.

Il materiale necessario per il nostro lavoro

Per proteggere la nostra collezione su una libreria di tipo aperto utilizzeremo un materiale versatile ed esteticamente gradevole: il plexiglass. All'anagrafe si chiama polimetilmetacrilato, una materia plastica formata da polimeri del metacrilato di metile, estere metilico dell'acido metacrilico. Nel linguaggio comune il termine metacrilato si riferisce generalmente a questi polimeri. Utilizzeremo la versione trasparente. Ne esistono di diversi spessori. Consiglio, per il nostro utilizzo, uno spessore compreso tra i 2 ed i 4 millimetri. Uno spessore maggiore complicherebbe le operazioni di taglio e renderebbe eccessivamente pesante le lastre che andremo ad utilizzare. Se la libreria è in una posizione potenzialmente esposta alla luce si può ricorrere ad una versione ambrata o fumé. Il plexiglass si trova in molti negozi di bricolage in lastre anche di dimensioni contenute: cm. 50x50, 50x100, 100x100. Se volete evitare il taglio in casa, ricordo che in molti negozi online specializzati è possibile ordinare lastre con dimensioni personalizzate effettuate con taglio laser, i cui bordi sono esteticamente più belli, ma sappiate che in questo caso il costo raddoppia, quando non triplica.
Una lastra di cm. 50x100 di 2,5 mm. di spessore costa circa 7 euro presso un centro specializzato in hobbistica, una lastra ordinata online, tagliata su misura di centimetri 50x38 spessore 3 mm., costa circa 14 euro, cui si deve aggiungere il costo di spedizione di circa 10/12 euro.

Il profilo angolare in PVC (serve per la soluzione dedicata ai ripiani di circa 100 centimetri) si trova anch'esso nei negozi di bricolage. Il costo per 1 metro è pari a 1,80 euro. Importante trovare un profilo angolare con una certa profondità. 

Le mollettine trasparenti sono davvero minuscole, si trovano nei negozi che vendono accessori per cancelleria. Una confezione da 100 pezzi costa 7 euro, ma si trovano anche nei supermercati in confezioni da 2 euro. Le impiegheremo per allestire i ripiani da 50 cm. e ne occorrono 4 per ogni ripiano.

le misure necessarie

Partiamo con la soluzione per i ripiani più corti, quelli di circa 50/60 centimetri. Le misure che servono sono quattro: una misura precisa del ripiano (escludendo quindi i fianchi), una misura accurata dello spazio tra la base del ripiano (quella su cui poggiano gli album) e la base del ripiano superiore (quindi includendo lo spessore del ripiano superiore), una terza misura relativa alla profondità del ripiano che andrà divisa per due, un'ultima misura che riguarda la larghezza del ripiano sommata allo spessore del fianco destro e di quello sinistro.

Ottenute queste misure potremo definire quante e di che dimensione dovranno essere le nostre lastre di plexiglass. Per gestire un ripiano servono 3 lastre. La figura che segue, basata sull'esempio di misure dell'immagine precedente, indica le lastre necessarie e le loro dimensioni. 



Per tagliare le lastre della giusta dimensione potete usare il taglierino specifico per plexiglass, il pennarello per tracciare la misura ed il righello metallico per aiutarsi con la lama del cutter nel taglio. La lima può essere utile per eventuali aggiustamenti post taglio sui millimetri eventualmente eccedenti e soprattutto per dare una bella rifinitura pulita ai bordi della lastra.


Una volta ottenute le tre lastre delle dimensioni desiderate posizionarle nel seguente modo: la prima delle due lastre "orizzontali" andrà messa sul ripiano superiore rispetto a quello in cui staranno i nostri album. Non è necessario che la lastra sia della intera profondità del ripiano, poiché a tenerla ferma penseranno i libri posti sul ripiano superiore o eventuali altri album. Fatela sporgere rispetto al ripiano di circa 1,5 cm. La seconda lastra orizzontale andrà appoggiata con le stesse modalità sul ripiano inferiore, quello sul quale appoggerete gli album il cui peso terrà ferma la lastra. Anche in questo caso deve sporgere rispetto al ripiano di 1/1,5 centimetri. La lastra verticale, quella di chiusura dell'anta, se tagliata della misura corretta, si andrà ad "incastrare" perfettamente tra la sporgenza del ripiano superiore e quella del ripiano inferiore. Quattro mollettine trasparenti poste ai quattro lati delle sporgenze serviranno ad evitare che la lastra si sposti durante le operazioni di spolvero o quando la farete scorrere verso destra o verso sinistra per estrarre gli album.

Se intendete allestire il ripiano inferiore a quello appena predisposto la lastra orizzontale sarà solo una, in quanto quella inferiore del precedente allestimento funge già da superiore per quello nuovo.


All'interno di ogni alloggiamento circola l'aria non essendo una chiusura stagna, può essere inserito un set di sali igroscopici e volendo un piccolo igrometro. Il gioco dell'incastro, stante la flessibilità del plexiglass con spessore intorno ai 3 mm non si adatta molto bene però quando i ripiani della nostra libreria sono un poco più lunghi, circa 1 metro ad esempio.

Per questo frangente, dopo varie sperimentazioni, ho adottato un metodo differente che vado ora ad illustrare, partendo dalle misure necessarie (vedi illustrazione seguente).

le misure necessarie

Sono tre le misure che ci serviranno per realizzare il nostro progetto. La prima riguarda la misura precisa della lunghezza del ripiano su cui intendiamo alloggiare i nostri album. Una seconda misura è relativa alla profondità del ripiano, da dividere per due poiché, anche se la lastra di plexiglass di appoggio non copre l'intera superficie del ripiano, saranno gli stessi album, con il loro peso a tenerla ferma. L'ultima misura, che ci sarà utile per le lastre verticali, è quella che copre la distanza tra la superficie di appoggio del ripiano superiore e la superficie di appoggio del ripiano inferiore, valore cui andrà sottratto lo spessore del plexiglas che intendiamo utilizzare.


La misura precisa del ripiano ci servirà per tagliare il profilo angolare in pvc trasparente. Esso andrà collocato aderente al bordo del ripiano superiore. Libri ed altri album lo terranno fermo con il loro peso. Sul ripiano inferiore, quello in cui staranno gli album, si dovrà appoggiare una lastra della larghezza del ripiano e di circa la metà della sua profondità. Fate sporgere la lastra di 2 cm rispetto al bordo del ripiano poiché tale sporgenza costituirà base di appoggio delle lastre verticali di copertura. Stante l'ampiezza del lume di quest'anta, predisporre due lastre in plexiglass tenuto conto di una sovrapposizione delle stesse di almeno 10/15 cm. Quindi, ipotizzando un ripiano di 98 cm. (vedi illustrazione di esempio) predisponete due lastre di almeno 59 cm. x 47,7 cm. (quest'ultima misura è la distanza tra la superficie del ripiano superiore e di quello inferiore, sottratto lo spessore della lastra posta sul ripiano in orizzontale).


Ora otterremo che le lastre tenute ferme dal profilo angolare nella parte superiore e poggiate sulla sporgenza della lastra di appoggio nella parte inferiore, scorrano a destra ed a sinistra sovrapponendosi e consentendo di estrarre gli album. Per le operazioni più complesse di spolvero basta rimuoverle e poi riposizionarle.

Questo è quanto per oggi, spero di aver fornito qualche spunto interessante per rendere grazie alle nostre collezioni, senza rincorrere teorie "conservazionistiche" impossibili da applicare tra le pareti domestiche.

La mia collezione
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Bibliografia
    ➤ David R. Beech, Guida ai metodi di conservazione,The Postal Gazette, n°1, Ottobre 2006;

    ➤ Collings, T. J. and R. F. Schoolley-West, The Care and Preservation of Philatelic Materials,

         British Library / American Philatelic Society, London / State College PA, 1989;
    

Licenza Creative Commons


sabato 2 maggio 2020

Arte e francobolli si sposano nel Titano

Come sempre accade quando aggiungo una nuova "vetrina" al mio spazio espositivo, alla stregua di come in un museo s'inaugura un nuovo percorso espositivo, colgo l'occasione per qualche elucubrazione puramente filatelica, fosse mai che qualche lettore della rete, complice la quarantena forzosa del coronavirus, s'appropiasse di questa passione e la facesse sua. L'occasione è questa volta offertami dall'inserimento in collezione delle emissioni di San Marino, galeotta una "cessione amica" che mi ha obbligato a prendere in considerazione tale nuovo percorso dentellato e che, in questi mesi, mi ha visto lavorare nel nuovo allestimento ed in qualche asta, intenta a dare un solido assetto al primo insieme ed a gettar le basi per un proseguo intelligente.

Siccome tra i post più frequentati di questo blog c'è ne uno che parla espressamente del matrimonio, sovente ben riuscito, tra arte e filatelia, ho pensato di tornare sull'argomento, tanti sono gli spunti che in questi mesi ho trovato, nel cercare di dare vita e corpo a questo per me nuovo segmento del mio percorso museale.
Approfondimento. Vedi anche : "C'è arte ed arte.. dentro e fuori ogni collezione" del 6 luglio 2019.
San Marino, per la serie “Arte italiana”, emette nel 1969 una serie di francobolli dedicata a Rodolfo Viola riproducente tre suoi dipinti: unico artista contemporaneo affiancato ad artisti come Tintoretto, Botticelli e Guercino. Le tre opere originali sono esposte e conservate nel Palazzo del Governo di San Marino.

Come ho fatto per tutti gli altri elementi della mia collezione, prima di tutto ho cercato di dare un'impronta ed uno stile riconoscibile all'insieme, anche quando differenti provenienze di segmenti della stessa mostravano periodi con fogli di differenti editori. In modo particolare, per l'asset più datato, epoca in cui il famoso almanacco che racconta ogni singola emissione non esisteva ancora. Ho applicato un metodo per me ormai abituale, quello di editarli utilizzando lo stile più comune, sia nel metodo che nella grafica, impiegato gli anni successivi dai vari editori filatelici. Allo stato attuale parto dal 1965 dove, accanto ai fogli Marini King, ho integrato l'almanacco (originariamente non presente) sino al 1976, utilizzando lo stile che Marini adotterà per i suoi fogli a partire dall'anno seguente.

E' proprio in questo certosino lavoro di ricerca su ogni singola emissione che mi ha sorpreso quanto la piccola Repubblica del Titano sia riuscita a dedicare all'intreccio tra filatelia ed arte. Se parliamo di contemporaneità, allora possiamo dire che ha ben funzionato la sinergia con Emilio Greco, un artista che il grande Pablo Picasso definì "il più grande disegnatore che abbiamo in Europa". Il rapporto prese forma e concretezza dentellata negli anni Settanta, più precisamente nel 1974 con la serie "Europa". In quell'occasione la CEPT, la Conferenza Europea delle amministrazioni delle Poste e delle Telecomunicazioni, indirizzò la piccola Repubblica a prestare particolare attenzione alle sculture ed il Titano dedicò i due valori ad un nudo femminile dell'artista catanese, collocato nei giardini adiacenti alla Cava dei Balestrieri. Emilio Greco (Catania, 11 ottobre 1913 – Roma, 5 aprile 1995) è stato uno scultore, scrittore e illustratore; grande successo ebbe con il monumento Pinocchio e la Fatina (1956) per il paese di Collodi, poetico il suo ciclo delle Grandi bagnanti ed i suoi ritratti di giovani donne. Un tema che possiamo riscoprire nel progetto "Le virtù civili" che accompagno il 1976 ed il 1977.


Emilio Greco e le sue Virtù Civili

L'autore torna sul finire del 1977 quando è chiamato ad interpretare il Natale. Sono soggetti appositamente realizzati dallo sculture, che ha sintetizzato ed espresso la Natività in tre distinti soggetti recepiti nei tre valori: in quello da 170 lire ha rappresentato un angelo che richiama l'annuncio a Maria della maternità; nel valore da 230 lire ha messo la palma e l'ulivo "sopra i quali s'illumina sfolgorante una stella" e il valore da 300 lire mostra una giovanile e moderna e materna Madonna. L'opera di Greco figurerà anche nel valore da 2.200 lire della serie "Un museo all'aperto" del 1987.

Ma c'è anche molta sperimentazione tra i colli di San Marino, ricerca volta ad integrare nuove forme di espressione grafica all'interno della cornice dentellata. Un ben esempio lo troviamo nel 2015, anno in cui l'artista statunitense Andy Rementer si cimenta con i tre valori dedicati alla "rivoluzione della stampa in 3D".  Per chi non lo conoscesse, Rementer è nato nel 1981 e vive e lavora a Philadelphia. È cresciuto in una cittadina costiera vittoriana, dove una precoce esposizione alle insegne sbiadite dal sole ha dato origine al suo amore per la tipografia e per i caratteri eseguiti a mano. Divide il suo tempo fra il disegno, la pittura e la narrazione. Il suo lavoro colorato e vivace è stato presentato da una nutrita serie di media, che includono eccellenti collaborazioni: The New York Times, MTV, The New Yorker, Le Monde, New York Magazine e Creative Review. Ha esposto la sua arte in mostre personali e collettive in tutta Europa.

Andy Rementer si cimenta con i tre valori dedicati alla "rivoluzione della stampa in 3D"
In un'intervista apparsa sull'Arte del francobollo è lo stesso Rementer ad ammettere che il francobollo, oltre che essere fonte di ispirazione per chi si occupa di illustrazione e grafica, racchiude due degli elementi a lui preferiti: tipografia e immagine. Lo storytelling, al centro del lavoro di questo autore, si ritrova nella sequenza dei tre valori della serie sammarinese, nella quale c'è sicuramente un po' dell'esperienza ironico narrativa che questo artista ha condensato nella sua serie a fumetti Techno Tuesday.

Se per un attimo ci concentriamo su questo particolare aspetto artistico, ecco che San Marino ci regala altre interessanti collaborazioni. Quella con Jacovitti ed i sui fantastici personaggi, ad esempio. Lo ritroviamo autore della serie dedicata al Centenario della morte di Carlo Collodi del 1990 in una reinterpretazione coloratissima dei principali personaggi di Pinocchio, capace di riattualizzare un favola eterna, offrendole nuova vita attraverso la grafica del fumetto. Qualche anno prima, nel 1984, suo era lo stile di un'altra bella sequenza dentellata rappresentata dai valori postali dedicati a "scuola e filatelia", binomio espresso da una serie di personaggi che volevano interpretare le materie dell'iter scolastico rivoluzionandone l'essenza. La caratteristica forma anatomica dei piccoli personaggi ai quali ha dato vita sulla carta, la loro espressione a volte gioiosa, a volte grottesca, i suoi salumi e affettati, serpenti e lumaconi che guardano con ogni tipo di espressione, nonché tanti altri oggetti, lo hanno reso popolare al grande pubblico.

Jacovitti ed i suoi fantastici personaggi,

Benito Franco Giuseppe Jacovitti (Termoli, 9 marzo 1923 – Roma, 3 dicembre 1997) è stato un fumettista italiano di grande successo, grazie ai celebri personaggi dei fumetti come Cocco Bill (guarda caso interprete del'800 Lire del 1987) e Cip l'arcipoliziotto, oltre che dell'immortale Diario Vitt, edito dal 1949 e che fra gli anni sessanta e settanta arrivò a vendere decine di migliaia di copie.

E che vogliamo dire dei francobolli di Altan, al secolo Francesco Tullio-Altan (Treviso, 30 settembre 1942), vignettista e autore satirico italiano. Nel 1974 inizia a collaborare come fumettista per alcuni giornali italiani. Sul mensile Linus esordisce con il personaggio di Trino, un dio impreparato che si affanna nella creazione del mondo, e quello di Ada nel 1978. Nel 1975, in coincidenza con il suo ritorno in Italia, crea la cagnolina Pimpa, uno dei suoi personaggi più riusciti e famosi, pubblicato inizialmente sul Corriere dei Piccoli e che diverrà anche protagonista di alcune serie a cartoni animati. La sua Pimpa corre in un francobollo del 1997, dedicato proprio al fumetto italiano, ma è nel 2002 che il suo tratto trova concretezza in un minifoglio dedicato alle Olimpiadi Invernali di Salt Lake City. Tutti i valori presentano il medesimo facciale di 41 centesimi e nelle rispettive vignette le specialità olimpiche (pattinaggio, sci nordico, hockey e sci di fondo) sono rappresentate in modo scherzoso da altrettanti personaggi dei fumetti (Bombo, Pimpa, Isotta e Coniglietto).

Le specialità olimpiche  sono rappresentate in modo scherzoso da altrettanti personaggi dei fumetti 
È la mobilità uno dei grossi problemi che affliggono la civiltà moderna. Tra le tante ipotesi, quella firmata dall’umorista Ro Marcenaro, cui San Marino ha chiesto di illustrare i due tagli PostEurop del 2004 dedicati alle vacanze. Il viaggio è un po’ come la vita di un uomo, ha un inizio, cresce, poi comincia a decrescere e infine finisce. Ma se il viaggio termina, il viaggiatore ha assorbito esperienze ed emozioni che lo hanno arricchito e che non dimenticherà mai. Per l’occasione, il maestro ha ideato dei mezzi di trasporto originali e divertenti, dai nomi altrettanto stravaganti: l’autonaviplano (taglio da 45 centesimi) ed il barcampertrenobus (80 centesimi). 

Ro Mercenaro è nato a Genova e vive e lavora a Stiolo di S. Martino in Rio (Reggio Emilia). Va annoverato tra i pionieri del cartone animato in pubblicità. Attivo anche nel settore editoriale e televisivo, nel 1980 fonda una fattoria elettronica multimediale nei pressi di Reggio Emilia, che conduce con la collaborazione dei figli. Dal 1956 dirige numerosi spot a cartoni animati presso lo Studio K di Firenze e la Tipofilm di Milano. Nel 1972 progetta e realizza la campagna pubblicitaria Branca con famosi spot fatti con la plastilina animata che vincono il Leone di Bronzo a Cannes. Nel 1976 assume la direzione della televisione genovese TVS e crea il Manifesto Comunista a fumetti. Dallo stesso anno suoi disegni sono costantemente pubblicati da Panorama, al quale si aggiungono numerosi periodici e quotidiani, tra i quali Il Venerdì di Repubblica. Dagli anni ’80 realizza in proprio video e animazioni. È di Ro Marcenaro anche il tributo sammarinese per "Torino 2006".

Il viaggio è un po’ come la vita di un uomo, ha un inizio, cresce, poi comincia a decrescere e infine finisce.

Se però vogliamo però restare ancorati ad un concetto di arte visiva più classica allora l'elenco dei nomi che San Marino ha dentellato è piuttosto lungo. Non si può non rammentare Aligi Sassu (Milano, 17 luglio 1912 – Pollença, 17 luglio 2000), che ha lasciato alcune sue opere anche sul Titano, su tutte il Cavallo che spicca nella rotonda che conduce dalla porta del Paese verso Kursaal. Nel 1983 l'artista firma il bozzetto del "XX Programma alimentare mondiale" dove disegna un puledro che trae alimento dalla madre, mentre in lontananza si scorge il profilo sfumato del Titano che emerge dalle nebbie del primo mattino. Una sintesi dentellata della sua lettura del soggetto artistico, caratterizzata dalla rielaborazione di elementi ricorrenti (cavalli, figure eroiche, crocifissioni, battaglie), cui predilesse in seguito atmosfere metafisiche.

Un puledro che trae alimento dalla madre, mentre in lontananza si scorge il profilo sfumato del Titano 

Ma la cosa sorprendente nell'allestire questa mia nuova sezione dell'impianto collezionistico è stato lo scoprire gli straordinari artisti "nascosti" che i francobolli sovente sono in grado di rivelarci. Un esempio per tutti: Nicoletta Ceccoli. Suoi sono i "fantastici" personaggi della serie a tema comune di Europa Cept dell'anno 2002. Il circo che vediamo in questi due francobolli da 36 centesimi (trapezista) e da 62 centesimi (acrobata a cavallo) sembra esplodere di vita, suoni e colori. Ancora più sorprendente la sua performance nella serie che commemora le Olimpiadi di Atene nel 2004: il passato passa il testimone al presente, sullo sfondo l’antica Grecia. La serie si articola in quattro tagli da 90 centesimi l’uno, tirati in fogli da cinque serie complete, se ne ottiene in tal modo un gradevole blocco mosaico distribuito orizzontalmente che contiene, come in una sequenza animata, i quattro valori affiancati.

Nicoletta Ceccoli è nata nella Repubblica di San Marino il 17 marzo del 1973, si è diplomata nella sezione di cinema di animazione presso l’istituto d’arte di Urbino. Ha iniziato a dedicarsi all’illustrazione dopo essere stata selezionata alla mostra degli illustratori della fiera internazionale del libro di Bologna nel 1995. A partire dal 1997 ha realizzato i primi libri illustrati con gli editori italiani Fatatrac e Arka. Nel 2001 illustra “Foresta radice labirinto” di Italo Calvino per l’editore Mondadori e, subito dopo, “Pinocchio”, con lo stesso editore. Nel 2001 si aggiudica il premio Andersen come migliore illustratore. Negli ultimi anni ha collaborato soprattutto con grandi editori anglosassoni. Con l'inglese Barefoot ha illustrato sei titoli, tra i quali il classico “Cappuccetto Rosso”. Nel 2005 le illustrazioni originali del libro “Village of basketeers”, pubblicato con Houghton Mifflin di Boston, sono state esposte alla Society of Illustrators original show.

Sono davvero tanti i francobolli sammarinesi opera di Nicoletta Ceccoli

In pochi conoscono la disegnatrice svizzera Anne Marie Trechslin, ma sono suoi alcuni splendidi esempi di francobolli del Titano dedicati alla natura: i volatili del 1972, la frutta del 1973. Anne Marie Trechslin, pittrice svizzera (anche se nata a Milano nel 1927, poi scomparsa a Berna nel 2007), è un'illustratrice con il pallino della botanica. Dopo aver studiato pittura a Parigi ed a Berna, ha frequentato corsi di pittura in Italia ed Inghilterra, ottenendo il riconoscimento internazionale con i suoi acquerelli di uccelli e fiori, abilissima nel riprodurre con tratto morbido e realistico i colori e le sfumature di madre natura. Non fa eccezione la serie della frutta del 1973 dove, su fondali dalle delicate, ma mai stucchevoli tonalità pastello, prendono vita, nelle forme e nei colori della frutta matura, quelle che nella pittorica tradizionale definiremmo come “nature morte”.

Anche se ci spostiamo sull'aspetto della "grafica" come elemento chiave della comunicazione visiva, la filatelia di San Marino propone interessanti e piacevoli sorprese. Multiforme l'attività artistica di Giulio Cumo, cui le Poste di San Marino hanno affidato, già nel 1974, il bozzetto a ricordo della Giornata Filatelica che unisce la Repubblica del Titano alla ridente località della costa romagnola. Giulio Cumo (1906 -1992), per il suo talento, che gli valse sin da giovanissimo l’appellativo di “miglior matita di Rimini”, già a sedici anni era il più prolifico e noto caricaturista della Riviera, grazie alla ribalta che ottenne sulle pagine dei tanti giornali umoristici, studenteschi e balneari che allora spopolavano. In seguito si dedicò alla pittura ed alla grafica. Dai primi anni Trenta, mise a punto una sua tecnica di disegno, usando inchiostro nero di china, basata su una linea continua che si aggroviglia per definire la plastica dei volti ed i contrasti chiaroscurali.

Un foglietto dai toni suggestivi e simbolici di Mauro Vincenzo Bubbico

Interessanti gli esperimenti grafici di Cantiani, nei valori emessi tra il 1973 (Giochi della Gioventù, Congresso Stampa Turistica) e il 1976 con Valentini (Unione di Mutuo Soccorso e Italia 76), un'evoluzione ed una sperimentazione poi proseguita, culminata nel 2015 con Expo e con l'emissione filatelica, curata e disegnata Mauro Vincenzo Bubbico, docente di Design della comunicazione visiva all'Isia di Urbino, esperto di design finalizzato all'educazione ambientale e sociale, che ha sintetizzato il messaggio "Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita" con un foglietto dai toni suggestivi e simbolici. Tre sono i personaggi tesi a rappresentare il lavoro dell'uomo artigiano, il sole e la terra senza i quali il miracolo della vita non sarebbe possibile. Nel primo a farla da padrone, il grappolo d'uva e quindi il vino, nel secondo un ramo d'ulivo a celebrare l'olio e nel terzo tre spighe di grano.

Grafica e simboli che non hanno mai smesso di essere fonte di suggestione, ma anche di riproporre nuovamente il francobollo come elemento vero di postalità. Se un tempo, nell'Italia bigotta del dopoguerra gli innamorati scrivevano messaggi sul retro del valore postale, con le 16 diverse vignette raffiguranti occhi, bocche e cappelli dell'emissione del 2016 Mr Franco Bollo, opera della designer Michela Claretti, ognuno può creare sulle cartoline da affrancare un personaggio differente, accostandoli uno all'altro in modo personalizzato.

Occhi, bocche e cappelli dell'emissione del 2016 Mr Franco Bollo, opera della designer Michela Claretti

Ho la certezza, in questo mio excursus artistico filatelico, di aver dimenticato decine di nomi importanti, tanti altri artisti che tra i dentelli del Titano hanno lasciato una loro personale impronta, un graffio, una traccia di colore e di vita. Ma questo post è un semplice spunto di riflessione, è solo l'imput per osservare i propri francobolli con un occhio diverso, che vada oltre la banale spunta del "c'è" o del "mi manca". La testimonianza di poter disporre dei propri reperti dentellati come di uno strumento di approfondimento, esattamente come un antico vaso nella vetrina di un museo.

Per questo non potevo chiudere questo post senza ricordare l’interpretazione di street art “Soul of the wall”, firmata da Eron, all'anagrafe il riminese Davide Salvadei, in bella mostra sulle pareti esterne del teatro Nuovo di Dogana, a San Marino. Attraverso l’immagine delicata di una fanciulla immersa nella lettura e circondata da colombe che si librano in volo, l’opera esprime l’idea di come la cultura intesa come arte, teatro, cinema e letteratura possa rendere concreti e reali i concetti di pace e libertà. L’iniziativa rientra fra quelle che l’autore sta creando in varie parti del mondo prendendo spunto dal fenomeno percettivo conosciuto con il nome di “pareidolia”, tendenza istintiva ed automatica a trovare strutture ordinate e forme familiari in rappresentazioni che appaiono confuse. Con lo spray ricrea tramite un intervento pittorico realistico le tipiche macchie di umidità e ruggine dei muri, ottenendo soggetti figurativi riferiti al luogo. È come se le pareti trasudassero scene, frammenti di memoria e di storia legati al luogo stesso. Frammenti che ora sono francobolli in un foglietto emesso da San Marino nel 2016, a testimoniare che l'arte non finisce mai, si evolve e così la nostra cara amata filatelia.


La mia collezione
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Bibliografia
    ➤ Alessandro Carli, La storia dei francobolli del Titano secondo i grandi artisti,
         da San Marino Fixig (consultato il 02/05/2020);
    ➤ AA.VV., Andy Rementer, da Antonio Colombo Arte (consultato il 02/05/2020);
    ➤ AA.VV., Quando l'attualità diventà francobollo, l'Arte del Francobollo n. 47 - Maggio 2015;
    ➤Alessandro, Tanta creatività nei francobolli di San Marino, da francobolliefilatelia.com
        (consultato 16/10/2019)
    ➤ AA.VV, Galleria Strasburgo, post e commenti dal sito
         https://www.galleria-strasburgo.com/francobolli-approfondimento, consultato il 01/05/2020.

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