domenica 19 luglio 2020

Serie Democratica: carta canta (parte prima)

Democratica: carta canta
Giusto per sconfiggere l'afa estiva, nella dolce brezza serale di un dopo temporale, ho pensato bene di rimettere mano ad un po' di doppioni della mitica serie Democratica. Ed uso l'aggettivo "mitica" perché nessun collezionista d'area italiana può ignorare il fatto che, se filatelicamente parlando la serie è lo spartiacque nella catalogazione tra Regno e Repubblica, sicuramente essa incarna la ricostruzione dell'Italia nell'immediato dopoguerra, sia per la sincronia con quel preciso momento storico, ma anche per la simbologia che le vignette dentellate ci offrono, perfetta simbiosi con la propaganda che tentava di dare un taglio con il passato per mostrare agli italiani l'ottimismo di un futuro di pace, di solidarietà, di equità, legalità e benessere economico.

Dalla mia collezione: Natale 1945, il primo del dopoguerra. La Democratica si presenta come la serie di transizione tra passato e futuro, ove il passato monarchico e poi fascista è rappresentato da un'Imperiale (60 Cent.) a testa in giù, e il domani nella nuova vita che nasce dalla terra (40 Cent.)

A questa ordinaria, definita la prima repubblicana, anche se poi ben sappiamo che la stessa era già in uso nei suoi iniziali valori prima della proclamazione della nuova forma di governo, ho deciso da dare vita ad un percorso di approfondimento tutto speciale nella mia collezione, cercando di dare a quei francobolli quel giusto e meritato rilievo. Tuttavia le cose cambiano, anche se sarebbe meglio dire il "mercato" cambia, ed ecco comparire tra le righe dei cataloghi degli ultimi anni una inquietante differenziazione tra tiratura e tiratura o, per esser più precisi tra una prima tiratura con carta grigia ed una seconda tiratura con carta bianca. Parliamo, chiaramente, di alcuni valori della serie, escludendo sin da subito il 100 Lire che ha una storia tutta sua. Uso l'aggettivo "inquietante" perché, ed esprimo una mia opinione da collezionista, parlare di "tiratura" associando il termine ad un aggettivo numerale ordinale pare, in questo frangente, una forzatura coi fiocchi... pardon coi dentelli

Prima di tutto perché nelle ricerche che ho condotto in letteratura filatelica (vastissima e ricchissima in quanto ad approfondimenti ed analisi tecniche per questa serie ordinaria), non ho trovato alcun chiaro ineludibile riferimento ad una prima e nemmeno ad una seconda tiratura, definite in termini numerici o scandite da precisi intervalli temporali. In seconda istanza perché la struttura della carta, oggetto di questa presunta "tiratura", ha sì subito un mutamento nella qualità e nella sua struttura, ma progressivo nel tempo, non sempre così costante, e con "diversi passaggi intermedi". Passando, appunto, da elevati livelli di impurità (carta di aspetto molto grigiastro, virante al marroncino chiaro) sino ad una condizione di maggiore qualità (carta di aspetto grigio-biancastro o biancastro). 

Non presente nel Catalogo Unificato per le edizioni sino al 2010, la famigerata II tiratura compare per alcuni dei valori della Democratica, associata alla carta bianca.

Per questo sarebbe forse semanticamente più corretto parlare di periodi piuttosto che di tirature. Dico ciò perché non ci si illuda di poter con assoluta chiarezza distinguere e definire in assoluto le sfumature, il grado di impurezza ed il colore della carta di questi francobolli, tanto che basta insinuarsi tra i forum filatelici per comprendere che esistono tante varianti quante sono le perplessità tra collezionisti. E allora? Allora ci si rimbocca le maniche e si cerca di offrirsi ad un approccio un poco più scientifico. Questo ho cercato di fare nel ricollocare alcuni dei miei valori offrendo loro, come nel mio stile, un allestimento coerente allo stato dell'arte e della conoscenza.

Un passo indietro: la materia prima
La carta è costituita essenzialmente da un feltro sottile di fibre cellulosiche, formato per deposizione da una sospensione acquosa diluita su una tela molto fine: in seguito alla rimozione dell’acqua e al successivo essiccamento le fibre restano unite per “feltratura”.

L'ingrediente primo della carta è rappresentato da materie fibrose, oggi in larga parte estratte da essenze legnose di vario tipo, in primis conifere e latifoglie, ma anche graminacee e piante annuali quali cotone, canapa, iuta e lino. Non deve dunque stupire che la genesi del mastro cartaio si verifichi, sulla fine del 1300, nella galassia corporativa dei lanaioli, perché è proprio dai cenci che, inizialmente, si ottiene la carta. Nella gualcheria a cincis si iniziano a battere gli stracci, con un occhio sempre attento alla selezione della loro qualità, con grandi magli di legno mossi idraulicamente. Erano esclusi i cenci con fibre di origine animale, seta inclusa, sia per la loro rigidezza, che mal si prestava alla trasformazione in carta, sia perché nell'operazione di lisciviazione si alteravano e si distruggevano. 

Con sullo sfondo i grandi magli in legno per la lavorazione dei cenci, il passato (canapa) e il futuro (legno) dell'industria della carta

Nella trasformazione dei cenci in carta la prima operazione che era svolta era la pulizia, cui seguiva la tagliatura a mano con la separazione di rattoppi, cuciture, orli, e quelle parti rigide e dure che potevano danneggiare qualità del prodotto finale e macchine. Terminata questa prima fase si procedeva alla lisciviazione con calce all'interno di in apposite vasche. Lo scopo era di liberare gli stracci dalle impurità, come le sostanze grasse che non si potevano allontanare diversamente. A seguire era la lavatura, poi la sfilacciatura, la cui funzione era di distruggere ogni traccia di tessuto senza però che i filamenti venissero tagliati. Ed ancora la raffinazione, nella quale questi filamenti erano a loro volta ridotti in fibre atte a far carta. La massa filamentosa che si otteneva con la sfilacciatura si chiamava sfilacciato o mezza pasta, in contrapposto alla tutta pasta che si otteneva con la raffinazione che avveniva grazie ad enormi magli in legno che battevano e trituravano gli stracci precedentemente raccolti in pile in pietra.

Fu proprio in Italia, già alla fine del 1400, che l'impiego dei cenci, in modo particolare quelli di lino e cotone il cui uso si andava diffondendo, diventò un vero business del "riciclo", talmente importante per il giro d'affari e la valenza sociale, che città come Lucca e Parma vietavano l'esportazione degli stracci. Per comprendere tale fenomeno, basti pensare che nei primi del Seicento, quando si diffuse la peste e gli indumenti erano bruciati per contenere il contagio, si verificò una crisi senza precedenti nell'industria della carta, che trovò soluzione definitiva, anni più tardi, nella possibilità di estrarre le fibre di cellulosa dal legno.

Solo con l'invenzione della dissoluzione chimica del legno, processo con cui si rimuove la lignina per ottenere la cellulosa in fibre, si è proceduto a sostituire progressivamente il processo di lavorazione degli stracci. Nel 1890 erano già state sperimentati numerosi processi per ottenere la cellulosa dal legno (un primo brevetto data la fine del 1700), anche se fu tal Alexander Mitscherlich (1836 - 1918), professore di silvicultura di Hannoversch Münden, ad influenzare significativamente lo sviluppo della ricerca che ad inizio del '900 porterà tale sistema a livello industriale.
Pietro Milani, il fondatore delle omonime cartiere, e il Museo della carta e della filigrana di Fabriano
celebrati dalla filatelia italiana nel 1994, sullo sfondo delle Cartiere Milani in una foto d'epoca

La serie Democratica e la sua carta
Per i valori della serie è stata impiegata carta con filigrana ruota alata, una sorta di cabalistico porta fortuna che, giusto con il nuovo corso postbellico, ha sostituito la corona introdotta nei francobolli italiani sin dal 1863, ma un po' troppo monarchica per i tempi che si andavano profilando e con la Repubblica alle porte.

I francobolli (escludiamo come già anticipato il 100 Lire) sono stati stampati in rotocalco su carta in bobine, prodotta dalla cartiera Milani di Fabriano con il sistema in piano. Un metodo ove il "ballerino" è oggetto di una certa pressione al fine di imprimere il disegno sulla carta ancora umida, prodotto finale dell'impasto. Ma di questo avremo modo di parlare in seguito, quello che ora più ci interessa è che la carta che è prodotta per la serie è inizialmente grigiastra, di cattiva qualità, il cui aspetto non migliora stante una gommatura anch'essa piena di impurità (non è quindi un caso che la valutazione per la tipologia di carta muta sui valoru usati e non su quelli allo stato di nuovo). La situazione volge al meglio già nel 1946 e progressivamente si nota una rapida evoluzione che, già nell'anno a seguire, mostra una carta bianca di qualità decisamente migliore. 

La Cartiera Milani è un'impresa sopravvissuta a due eventi bellici, cresciuta di pari passo con l'industrializzazione del Paese. Uno dei suoi periodi peggiori è quello che inizia esattamente dove il fascismo finisce, tra il settembre del 1943 e l'estate a seguire, in piena occupazione tedesca. I bombardamenti non fanno sconti agli stabilimenti di Fabriano che, insieme a quelli di Pioraco e Castelraimondo, continuano la produzione, pur tra mille difficoltà e ad intermittenza. Sono gli operai, in quel periodo, a sorvegliare gli impianti ed a comunicare alle celle clandestine del CNL nazionale i progetti dell'occupante, circa smantellamenti o distruzione delle macchine negli stabilimenti. Maestranze che però, nulla potranno contro la demolizione operata dai tedeschi nel sito di Castelraimondo, così come della distruzione delle centrali idroelettriche di San Vittore di Genga e San Sebastiano di Pioraco. 

Dopo la liberazione, il 13 luglio del 1944, il ruolo dei lavoratori delle Cartiere si fa più deciso ed importante: c'è da rimettere in funzione quanto è scampato alla distruzione dei bombardamenti e dei sabotaggi tedeschi, questo per soddisfare le esigenze del nuovo corso, della ricostruzione di uno Stato in piena rinascita dopo il conflitto. 

Dalla mia collezione: le cartiere Milani tra le due guerre

Le impurità della carta
La storia è una copia carbone del miracolo italiano in cui, con pochi mezzi e scarse risorse, ci si affida all'ingegno dell'uomo ed alla voglia di farcela. I pezzi di ricambio che non si trovano si inventano, così è per le materie prime che trovano riflesso nella qualità della carta, inclusa quella dei francobolli.

Non ci è dato di sapere, con circostanziata precisione, quali materie prime fossero carenti e/o per quali processi di raffinazione esistessero problemi nell'immediato dopoguerra. Perlomeno non ne ho trovata traccia in letteratura. Qualcuno ha pensato che le impurità fossero determinate dal ricorso agli stracci, ma erroneamente. Ciò forse perché l'uso dei cenci, benché a livello industriale fosse in larga parte ormai sostituito dal processo di estrazione della cellulosa dal legno, era comunque ancora in uso prima del conflitto. Nel 1938, ad esempio, nella “Cartiera Abramo Sordini e Figli” posta in località pale di Foligno, lavoravano da 40 a 60 operai, alcuni di questi addetti proprio alla stracceria, dove avveniva la cernita degli stracci, la lisciviazione, la sfilacciatura sino alla creazione della pasta. Paradossalmente a ciò che si è portati a pensare istintivamente, i cenci rappresentano una materia prima di qualità, tanto che la carta fabbricata con stracci o con fibra di cellulosa è classificata "fine", a differenza di quella ottenuta da paste miste (mezzo fine) o del prodotto derivato da fibra di legno (andante).

Probabilmente, stante anche la consapevolezza che subito dopo il conflitto gli indumenti familiari dismessi si trasformavano in nuovi indumenti piuttosto che in cenci, è molto probabile che la cattiva qualità del prodotto finale si da ricondurre ad una materia prima (pasta di legno) di pessima purezza, mal raffinata oppure nel razionamento di qualche prodotto di raffinazione o di carica.


Due esemplari del valore da 2 Lire della Democratica a confronto: carta grigia 1945 a sinistra e carta bianca 1947 a destra

L'analisi dei francobolli
Come ho già avuto modo di dire, l' incostante qualità nell'unità di tempo, rende difficile distinguere con assoluta certezza una carta assolutamente grigia da una assolutamente bianca. Stiamo chiaramente parlando di valori allo stato di usato, poiché in quelli gommati l'interferenza della gomma rende l'analisi impossibile, stante anche la variabilità dello strato adesivo che ha subito la stessa sorte della carta. Brunastra nelle prime tirature, ricca di impurità, tanto da essere etichettata come "gomma di guerra" o "gomma di castagne"

Ho esaminato decine di esemplari per ogni singolo valore della serie

Una sommaria osservazione del singolo valore non è quindi sufficiente a distinguere con certezza la carta, tante possono essere le sfumature, eliminando dalla propria cernita ed analisi, ben s'intende, gli artefatti, ovvero quei passaggi di colore da buste rosse o azzurre, assai comuni in quell'epoca e la cui tinta sovente si è trasmessa macroscopicamente alla carta del valore postale.

Una scansione accurata a 600 dpi evidenzia con maggiore chiarezza le impurità presenti nelle carte grigie. I due valori sono gli stessi rappresentati nell'immagine precedente.

L'osservazione qualitativa della carta come indicatore
Una scansione a contrasto elevato e ad alta definizione ci aiuta a mettere in maggiore evidenza le numerose impurità dei francobolli tirati nel primo periodo, ma mostra anche che nessuna carta è esente da imperfezioni, portando in maggiore risalto anche quelle, se pur assai minori, impurità presenti nelle carte bianche.

Analisi microscopica carta grigia

Una analisi microscopica dell'esemplare con carta grigia pone in chiara evidenza una grana maculata con una indiscutibile presenza di macchie provocate dalle impurità. Allo stesso modo se si sottopone ad analogo processo il valore con l'ipotetica carta bianca si può notare una grana più uniforme, meno granulosa e maculata. Indicatore quest'ultimo di maggiore qualità della carta, ma che non sempre mostra una costante circa dimensione e numero di impurità.

Analisi microscopica carta bianca

Detto questo, l'analisi talvolta pone qualche problema interpretativo da parte di chi osserva, esattamente per l'elemento di incertezza dovuto ad una qualità produttiva il cui miglioramento non necessariamente è stato costante nel tempo, perlomeno per i primi anni di emissione dei francobolli coinvolti.

Cinque esemplari del facciale da 2 Lire messi a confronto

Una osservazione comparata ad occhio nudo di più esemplari del medesimo valore può offrire un primo immediato riscontro sulle due tipologie di carta, cosa più difficile da farsi se disponiamo di un singolo o di solo un paio di francobolli. I primi due valori da sinistra sono su carta grigia, i seguenti su carta bianca. Se però avessimo comparato quelli su carta bianca un qualche dubbio sul valore centrale sarebbe sorto.


Se non altro perché il valore centrale, pur se su carta chiaramente bianca rispetto ai primi due valori su carta grigia, ingloba e presenta una serie di impurità, molto simili se ingrandite a quelle che caratterizzano la carta grigia.

Cinque esemplari del facciale da 1 Lira messi a confronto

Per lavorare di fino propongo un'altro esempio comparativo, anch'esso fatto ponendo, uno accanto all'altro, cinque francobolli della serie dal medesimo valore di 1 Lira. Appare al colpo d'occhio che i primi due francobolli a sinistra presentano una evidente carta grigiastra ricca di evidenti impurità. Ma cosa avremmo valutato se la comparazione fosse stata operata solo con gli ultimi tre valori a destra?


Forse avremmo avuto qualche dubbio che il valore centrale fosse "grigio" rispetto ai due che lo affiancano? O forse no? Perché un po' più grigio nella carta lo è, con qualche impurità tra le sue fibre tra le altre cose. Questa è l'evidenza che la comparazione visiva è certamente l'indicatore primo, ma che per essere validata ha necessità di essere effettuata su un numero di campioni significativo.


Sei esemplari del 4 Lire posti a confronto

Altro emblematico esempio sono questi sei valori del facciale d 4 Lire dove ho cercato di distinguere nei primi tre valori in alto la carta "grigia" e in quelli posti in basso la carta "bianca". La scansione evidenzia un viraggio abbastanza chiaro del colore, ma solleva qualche dubbio su due esemplari su tre classificati "in bianco".


Il dettaglio evidenzia (oltre alla data di utilizzo - vedi paragrafo seguente -) una quasi assenza di macro impurità nei valori su carta bianca, il cui viraggio verso un bianco sporco potrebbe essere associato invece ad un assorbimento di pigmento dalle buste su cui hanno viaggiato. Da evidenziare anche che sugli esemplari con carta bianca anche il livello di inchiostrazione e quindi di saturazione del colore sulla vignetta del francobollo stesso può essere oggetto di leggeri viraggi all'osservazione.

Il periodo di utilizzo come indicatore
Dopo ciò che ho tentato di mostrare, mentirei spudoratamente se vi dicessi che, osservati i francobolli, pur con microscopica attenzione, io abbia sempre tra le mani un responso chiaro, incontestabile. Non è così! sotto la lente semmai, li ho messi dopo aver in qualche modo definito il periodo di emissione di quello specifico esemplare. 

Un metodo, non infallibile, ma certamente utile, è quello di analizzare l'annullo postale sperando che sia visibile la data. Sappiamo che la carta grigia è stata usata fino al 1946 e che già dal 1947 la produzione stava virando al bianco. Se ne desume che è assai più probabile che esemplari viaggiati in quel primo periodo siano stampati su carta grigia, fate salve però alcune eccezioni relative a tagli di uso non comune e/o a località fuori mano, dove l'uso più limitato di corrispondenze potrebbe aver fatto sì che esemplari su carta grigia fossero posti in vendita anche dopo il 1947. Ipotesi molto rara se l'annullo di partenza fa riferimento però a città capoluogo od a centri importanti.


Nel mio allestimento ho quindi previsto di inserire alcuni reperti composti da missive, con data di spedizione certa e ben leggibile, dalle quali si è provveduto ad una accurata rimozione, seguita da lavaggio del valore, nel quale si è evidenziata la carta grigia tipica del primo periodo di emissione.

In alcuni casi, se l'annullo datario è ben posizionato e leggibile sul francobollo, è facilitata la collocazione in quell'arco temporale di presunzione sulla fornitura da parte delle Cartiere Milani di un tipo di carta più grossolano ed imperfetto rispetto a quello che andrà poi migliorando nel corso degli anni.

Anche in questo caso, l'uso di tale indicatore, è fortemente condizionato dalla data di emissione di ogni singolo facciale. Se i valori da 10 - 20 - 40 - 60 - 80 centesimi e 1 - 1,20 - 2 - 3 - 4 - 5 - 10 grigio - 20 - 25 - 50 Lire furono emessi  in data 1 ottobre 1945, per i restanti francobolli da 25 - 50 centesimi - 6 - 8 - 10 rosso - 15 - 30 Lire il periodo di emissione va dal 1946 al 1948.

Nella seconda e terza parte di questo articolo...
Per evitare di sovraffollare di parole questo post, e forse anche per creare un poco di suspense filatelica, rimando al successivo intervento in questo blog la conclusione, se così si può chiamare dati i dubbi che ho sollevato, di questa divagazione sulla carta della serie Democratica.

Nella seconda parte parlerò della posizione di filigrana quale indicatore di riferimento, del retino di stampa quale ulteriore elemento selettivo e, infine, nella terza ed ultima parte dell'allestimento narrativo che ho voluto riservare ai miei reperti, coinvolti nella ricerca così come l'ho esposta, all'interno della mia collezione.

Chiaramente, avendo nell'esperienza appreso che sarebbe un peccato di presunzione il solo pensare di saper tutto su quanto scritto, resta apprezzabile ogni intervento che voglia correggere, smentire, ma soprattutto aggiungere ed impreziosire questa mia cronaca "di carta".

Serie Democratica: carta canta...

La mia collezione
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Bibliografia
➤ Franco Filanci, Danilo Bogoni, La serie della Ricostruzione: Democratica, Poste Italiane, 1995
➤ Gianni Carraro - Luigi Sirotti, Il 100 lire della Democratica, Sassone, 2003.
➤ a cura di Bruno Crevato-Selvaggi, Le Carte valori ordinarie della Repubblica, La Repubblica Italiana, Poste Italiane, 2002.
➤ a cura di Franco Filanci, Il Novellario Vol. 4 Da una Repubblica all'altra, Unificato, 2017;
➤ AA.VV., Museo della Carta di Amalfi, https://www.museodellacarta.it/la-carta-a-mano/
(consultato il 12.07.2020);
➤ AA.VV., Museo della Carta di Fabriano, https://www.museodellacarta.com/
(consultato il 11.07.2020);
➤ Giorgio Nebbia, Breve storia del riciclo, 2012, http://www.fondazionemicheletti.it/
(consultato il 12.07.2020);
➤ Maurizio Tava, La carta, studio ed analisi dei processi produttivi, 2012,
Provincia Autonoma di Trento.
➤ AA.VV., Cartiera Sordini - Pale di Folignohttps://www.paledifoligno.it/le-cartiere-di-pale/cartiera-sordini/ (consultato il 13.07.2020);
➤ Enrico Pedemonte, Elisabetta Princi, Silvia Vicini Dipartimento di Chimica e Chimica Industriale Università di Genova, Storia della produzione della carta, Rivista La chimica e l'industria, n°8 Anno 87, 2005;
➤ AA.VV, La Repubblica italiana, Francobolli d'Italia, Tomo II, 1990, Bolaffi/Fabbri Editori;
➤ AA.VV, Serie Democratica, carta bianca e carta grigia; Filatelia e francobolli forum, (consultato il 09.07.2020);
➤ AA.VV., La carta filigranata; Pia Università dei cartai; (consultato il 12.07.2020)
➤ Walter Soardi, Specializzazioni della Repubblica con filigrana a ruotahttp://www.soardi.eu/45/democratica.htm, (consultato il 16.07.2020);
➤ AA.VV., La filagrana ruota alata; Giandri's i miei francobolli; (consultato il 12.07.2020).

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