sabato 31 ottobre 2020

Serie Democratica: carta canta (terza ed ultima parte)

Se nei precedenti post della serie "carta canta" abbiamo cercato di dipanare l'aspetto storico e tecnico filatelico dell'argomento (il mio non è un plurale maiestatis, ma un riferimento al fatto che quando posto su certi temi mi piace pensare ai quattro amici al bar), in quest'ultima puntata non potevo esimermi dal parlottare con fare saccente dell'aspetto espositivo di quei francobolli della cara vecchia serie Democratica di cui abbiamo tanto discusso in termini di carta e, di conseguenza, di posizione di filigrana.

Ogni nostro album può diventare un percorso espositivo museale

Chi segue le mie divagazioni collezionistiche ben sa quante parole ho speso sulle modalità con cui si presenta una collezione. Non solo per sé stessi, ma per consentire a chi la guarda di interpretarla, anche senza non possedere un enciclopedico nozionismo filatelico o un piglio accademico votato alla postalità. Quanto perché il ruolo del moderno collezionista non può più essere quello del geloso raccoglitore o, per dirlo in termini museali, del conservatore, a meno di non voler far ripiegare su di se questa antica passione e spingerla all'estinzione definitiva. Ma deve vestire i panni del divulgatore, offrendo a chi osserva i propri francobolli, i reperti di storia postale in genere, uno strumento per comprenderli, per contestualizzarli in una dimensione che vada oltre la dentellatura, la filigrana, la gommatura o quant'altro. 

Altri post di approfondimento sulla tecnica grafica ed espositiva:
🔄 La metamorfosi: tutto si trasforma
🔄 Una nuova vetrina per la mia Trieste

Sull'importanza dell'aspetto didascalico
🔄 Un altro passo avanti con le emissioni 2015

Se le didascalie museali fanno solitamente riferimento ai supporti alla visita basati sul testo e che possono includere il titolo di una mostra, i pannelli introduttivi, quelli esplicativi e le didascalie nel loro senso più stretto, nel nostro percorso espositivo, di norma rappresentato dai nostri album, l'apparato didascalico si innesta all'interno dei fogli che andremo ad elaborare. Tanto più importante, quanto è più tecnico il soggetto, essendo in quest'ultimo caso assai più difficile offrirne un inquadramento storico sociale.

Su questo argomento Maria Chiara Chiaccheri, esperta dei processi di apprendimento al museo con interesse specifico rivolto al coinvolgimento di pubblici adulti, ebbe a scrivere che "viviamo in una società che, per il proprio impianto storico, fa delle fonti scritte il principale riferimento: un tratto dunque che ha ragioni culturali imprescindibili ma che al museo possono essere ribaltate negli scopi, nei metodi e nei modelli, al fine di amplificare gli impatti". Se considerassimo il nostro album come un itinerario museale ove i fogli con i francobolli sono le vetrine con i reperti esposti, ci renderemmo subito conto della distanza di comprensione che intercorre tra noi che di quei francobolli conosciamo vita, morte e miracoli e l'osservatore, il visitatore esterno che, in assenza di un apparato didascalico, si troverebbe come minimo disorientato, se non vagamente annoiato.

Le schede tecnche introduttive

Sulla base di tutto ciò, ecco come ho cercato, per la parte di studio della serie Democratica, di cui ho ampliamente parlato nei due post precedenti aventi medesimo tema, di dare maggiore vitalità narrativa ai valori considerati.

Prima di tutto una doppia pagina (un foglio), che riprende lo stile grafico dell'insieme repubblicano, in cui è presentato l'aspetto tecnico che i valori esposti a seguire andranno a rappresentare, conditi con qualche curiosità che, non solo dettagli meglio la serie ordinaria, ma renda meno denso di tecnicismi il racconto.

La contestualizzazione storica

A seguire una pagina che raccoglie un reperto (già illustrato nei post precedenti), relativo ad una cartolina d'epoca che mostra le Cartiere Milani e le inquadra nel periodo del dopoguerra, offrendo al "visitatore" un'introduzione che motiva la raccolta e l'esposizione dei valori che verranno dopo, ovvero la discontinuità qualitativa nella produzione di carta per la stampa dei valori postali.

I fogli dei valori e le indicazioni grafiche

A ruota arrivano i fogli che contengono i valori raccolti, ma con una particolarità, un'indicazione grafica ad inizio di ogni pagina, che mostra le quattro posizioni di filigrana e la relativa sigla, in modo da offrire una legenda grafica immediata a chi osserva il francobollo in casella; un secondo richiamo grafico, posto nella parte superiore di ogni valore, rappresentato da un cerchio di colore grigio, quando si faccia riferimento al francobollo stampato su carta grigia, di qualità scadente, lo stesso cerchio di colore bianco ove i dentelli siano quelli stampati su carta bianca.

In tal modo, anche all'occhio non esperto, sarà facile fare comprendere perché quei francobolli, tutti apparentemente uguali tra di loro, di fatto sono diversi, ma soprattutto in cosa essi sono differenti.

I fogli aggiuntivi a sostegno di metodologie filateliche

Ulteriori fogli, utili anche per dare un tocco di vivacità ad un insieme non particolarmente vario in termini di forma e colore, mostrano reperti relativi a missive viaggiate alle quali sono stati asportati i valori della serie Democratica (in larga parte ho utilizzato eccedenze disponibili), quanto per illustrare, attraverso la parte didascalica posta tra busta e valore, la teoria di impiegare l'annullo postale quale indicatore del tipo di carta.

Ovvero, analizzare l'annullo postale sperando che sia visibile la data. Sappiamo che la carta grigia è stata usata fino al 1946 e che già dal 1947 la produzione stava virando al bianco. Se ne desume che è assai più probabile che esemplari viaggiati in quel primo periodo siano stampati su carta grigia, fate salve però alcune eccezioni relative a tagli di uso non comune e/o a località fuori mano, dove l'uso più limitato di corrispondenze potrebbe aver fatto sì che esemplari su carta grigia fossero posti in vendita anche dopo il 1947. Ipotesi molto rara se l'annullo di partenza fa riferimento però a città capoluogo od a centri importanti.
 
Chiudo con questo breve post la mia ricerca personale sulla carta della Democratica, con l'augurio di aver offerto un contributo interessante. Chiaramente, avendo nell'esperienza appreso che sarebbe un peccato di presunzione il solo pensare di saper tutto su quanto scritto, resta apprezzabile ogni intervento che voglia correggere, smentire, ma soprattutto aggiungere ed impreziosire questa mia cronaca "di carta".

Serie Democratica: carta canta...

La mia collezione
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Bibliografia
➤ Maria Chiara Ciaccheri, Didascalie museali. Scelte che fanno la differenza,
     https://www.artribune.com;consultato il 15.07.2020

Riporto anche la bibliografia relativa alle prime due parti:
➤ Franco Filanci, Danilo Bogoni, La serie della Ricostruzione: Democratica, Poste Italiane, 1995
➤ Gianni Carraro - Luigi Sirotti, Il 100 lire della Democratica, Sassone, 2003.
➤ a cura di Bruno Crevato-Selvaggi, Le Carte valori ordinarie della Repubblica, La Repubblica Italiana, Poste Italiane, 2002.
➤ a cura di Franco Filanci, Il Novellario Vol. 4 Da una Repubblica all'altra, Unificato, 2017;
➤ AA.VV., Museo della Carta di Amalfi, https://www.museodellacarta.it/la-carta-a-mano/
(consultato il 12.07.2020);
➤ AA.VV., Museo della Carta di Fabriano, https://www.museodellacarta.com/
(consultato il 11.07.2020);
➤ Giorgio Nebbia, Breve storia del riciclo, 2012, http://www.fondazionemicheletti.it/
(consultato il 12.07.2020);
➤ Maurizio Tava, La carta, studio ed analisi dei processi produttivi, 2012,
Provincia Autonoma di Trento.
➤ AA.VV., Cartiera Sordini - Pale di Folignohttps://www.paledifoligno.it/le-cartiere-di-pale/cartiera-sordini/ (consultato il 13.07.2020);➤ Enrico Pedemonte, Elisabetta Princi, Silvia Vicini Dipartimento di Chimica e Chimica Industriale Università di Genova, Storia della produzione della carta, Rivista La chimica e l'industria, n°8 Anno 87, 2005;
➤ AA.VV, La Repubblica italiana, Francobolli d'Italia, Tomo II, 1990, Bolaffi/Fabbri Editori;
➤ AA.VV, Serie Democratica, carta bianca e carta grigia; Filatelia e francobolli forum, (consultato il 09.07.2020);➤ AA.VV., La carta filigranata; Pia Università dei cartai; (consultato il 12.07.2020)
➤ Walter Soardi, Specializzazioni della Repubblica con filigrana a ruotahttp://www.soardi.eu/45/democratica.htm, (consultato il 16.07.2020);
➤ AA.VV., La filagrana ruota alata; Giandri's i miei francobolli; (consultato il 12.07.2020).







domenica 18 ottobre 2020

Litorale sloveno: la filatelia contemporanea che richiama il passato

Chi segue il mio blog, e in conseguenza l'evoluzione della mia collezione ed il mio pensiero filosofico sul continuo stato di accomodamento della stessa, non si stupirà nell'apprendere che il riordino del mio percorso dedicato a Trieste, Istria e Dalmazia è stato oggetto, in questi giorni di un ulteriore risistemazione, non solo nella cronologia della collocazione dei valori, ma anche con l'integrazione dell'apparato didascalico con l'inserimento di qualche foglio con notizie storiche, geografiche e filateliche.

Le schede album che ho elaborato per l'apparato didascalico

E pensare che questa revisione ha come innesco un'emissione recentissima, che però per la sua precisa rievocazione storica, ancor più filatelica, non poteva in alcun modo essere ignorata per chi, nel proprio modo di collezionare, intende andare ben oltre il collezionismo di casella, ma vuole ripensare al proprio ruolo di raccoglitore come a quello di un conservatore museale, capace però di trasformare i propri reperti in un racconto, una avvincente narrazione di popoli e culture.

La Slovenia ci mette del suo: il 13 luglio 2020 emette una serie di francobolli con un chiaro taglio storico rievocativo, ma anche, diciamolo pure, con un pizzico, se non di revisionismo storico, di richiamo al fatto che le cose non sono mai come sembrano. O meglio, lo sono eccome, ma se osservate da differenti punti di vista, come quelli che rappresentano un lato od un altro di un confine di guerra, possono essere leggermente diverse. I tre francobolli (che ho inserito tutti nella mia sezione contemporanea dedicata all'asset triestino) rievocano tre momenti fondamentali per la storia della regione tra le due guerre: i cent’anni dall’incendio del Narodni dom di Trieste nel 1920, l'uccisione di Ferdo Bidovec, Fran Marušič, Zvonimir Miloš e Alojz Valenčič il 6 settembre 1930 a Basovizza e, per finire, i settantacinque anni dalla emissione, nel 1945, quindi subito dopo la Seconda Guerra Mondiale, dei francobollii per il Litorale e l’Istria.

Le tre emissioni slovene del luglio 2020

Il francobollo della Slovenia dedicato proprio alle emissioni del Litorale sloveno, un “B” da 69 eurocentesimi elaborato nel bozzetto da Marko Prah, mostra le zone “A” e “B” attraverso le quali fu diviso il territorio dopo la Seconda Guerra Mondiale. Il bollettino delle Poste Slovene, il numero 131 per la precisione (vedi anche bibliografia a fondo post) da ampio spazio all'emissione, con un compendio storico filatelico curato da Peter Suhadolc.

Il Litorale Sloveno (Slovensko Primorje in sloveno, Slowenisches Küstenland in tedesco) è una regione storica della Slovenia. Essa comprende la parte del Litorale Austriaco dell'Impero austro-ungarico (dal quale mutua il nome), oggi sotto sovranità slovena. 

Il Litorale Austriaco fu ideato ex novo nel 1849 unendo amministrativamente il Margraviato d'Istria (creato a sua volta unendo l'Istria già veneta alla porzione della regione dominata storicamente dall'Austria), la Contea Principesca di Gorizia e Gradisca e la città di Trieste col suo territorio. Dalla fine della Prima Guerra Mondiale fino alla Seconda Guerra Mondiale il Litorale sloveno fece parte della Venezia Giulia italiana e durante l'occupazione tedesca dell'Italia, successiva all'armistizio del settembre 1943, fu incluso nella OZAK. 

Dopo il secondo conflitto mondiale gran parte della regione fu assegnata alla Jugoslavia. Con la dichiarazione di indipendenza dalla Jugoslavia (1991), il Litorale sloveno entrò a far parte della nuova Repubblica di Slovenia. Attualmente (2020) una piccola parte di tale regione (il golfo di Pirano, nella parte a ridosso di punta Salvore) è oggetto di una contesa confinaria fra Slovenia e Croazia.


Il bollettino delle Poste Slovene

E' l'estate del 1945. Nell'afa della Pianura Padana, a sovrastare il frinire delle  cicale, sono le  voci di coloro che festeggiano la liberazione. La fine della guerra che ha tormentato, dilaniato, azzerato il Paese è un fatto compiuto, pur nella difficoltà della ricostruzione. 
 
Poco hanno invece da festeggiare gli italiani della Venezia Giulia e della costa istriano slovena. Quegli italiani abituati da sempre a vivere in un territorio multietnico, ove anche le diverse lingue si mescolano nelle strade e che ora, per effetto dell'arrivo delle truppe di Tito giunte a liberare la regione, vedono cambiare radicalmente i propri orizzonti. Se le genti slovene, insediate nell'entroterra, festeggiano l'arrivo e la presa di potere dei “titini”, non così si può dire degli abitanti di matrice italiana insediati nei paesi costieri e dell'interno. Le nuove regole dell'ideologia comunista si riflettono anche sul controllo esercitato sul servizio postale e sui francobolli.

Chiusa la parentesi delle emissioni provvisorie legate all'emergenza dell'occupazione, la nuova Amministrazione della stella rossa (che non controlla ancora Gorizia, Trieste e Pola) predispose una nuova serie caratterizzata dall'uso delle tre lingue parlate sul territorio: italiano, sloveno e croato. L'emissione coincide con il Ferragosto del 1945 e l'emittente si fregia come “Istria/Litorale sloveno”, ad indicare nella toponomastica dell'occupante quella terra istriana a meridione del torrente Dorgogna (oggi nell'attuale Croazia) ed il litorale di “pertinenza” slovena sito a sud dello stesso corso d'acqua (attuale Slovenia). L'autore della dicitura, non troppo forte però con il tanto paventato trilinguismo, lascia un'impronta indelebile: la parola “littorale” scritta con una doppia t. Una caratteristica "somatica" che sin dalla sua uscita ha rappresentato il tratto morfologico distintivo dell'intera emissione.

Alcuni dei francobolli dell'emissione nella mia collezione
 
I primi quattro francobolli definitivi furono presentati in pompa magna alle grotte di Postumia. Rappresentano il grappolo d’uva (0,25), l’asino con il porto di Fiume-Rijeka (0,50), il Castello di Duino-Devin (2,00), un campo di Cepich-Polje Čepić (10,00). Il 13 dicembre seguente se ne aggiunsero altri tre, riguardanti la ricostruzione (1,00), la casa natale dell’antifascista Vladimir Gortan a Vermo-Beram (5,00), un banco di palamiti (20,00). 
 
Ultima sequenza, il 24 dello stesso mese: il ramo d’ulivo (1,50), la barca con il porto e l’Arena di Pola-Pula (4,00), il ponte di Salcano-Solkan (30,00). Il valore, espresso in cifre, non presentava indicazione di valuta: l'introduzione della Jugolira nella regione non impedì in tal modo che questi valori fossero venduti in lire italiane, unica moneta con reale potere di acquisto.

Una delle cartoline di "battesimo" inserita nella mia collezione

E' uno strano battesimo “sotterraneo” quello della prima emissione del Litorale. Avviene all'interno dell'ufficio postale collocato nelle profondità carsiche delle grotte di Postumia. Le cartoline illustrate preparate per l'evento raffigurano proprio lo spettacolo offerto dalle grotte. Le diciture in lingua italiana sono state adeguatamente “censurate”.
 
Un bel colpo di propaganda, politico e filatelico, se teniamo conto che le cartoline “primo giorno di emissione”, che in qualche modo celebravano un'emissione con diciture trilingue, di fatto furono distribuite con le scritte in lingua italiana adeguatamente oscurate. L'annullo circolare datario fu impresso con un inchiostro di colore rosso dall'ufficio postale sito nelle grotte, uno dei luoghi turistici tra i più visitati della regione passata di mano.

La serie fu stampata a Lubiana nella Ljudska tiskarna (la Stamperia del Popolo), ma le stesse immagini furono riprese in ulteriori tirature prodotte a Zagabria e Belgrado, cambiando carta e talvolta colori. Molti anche i soprastampati “porto” impiegati come segnatasse. I valori furono ritirati nel febbraio del 1947, dopo la firma del trattato che sanciva la cessione dell'intera regione alla Jugoslavia.

Lungi però dal pensare che si trattasse di una trovata filatelica fine a se stessa. I francobolli ebbero un evidente uso postale, ben documentato da numerose missive. Nella mia collezione ne ho infatti inserita una del 6 dicembre 1946, esattamente una cartolina illustrata e proprio impostata dalle grotte di Postumia, le stesse ove tutto ebbe inizio. E' trascorso quasi un anno e mezzo dall'emissione della serie all'interno dell'antro carsico ed in questo saluto postale che proprio  le grotte raffigura e che dalle stesse è stata impostata, fanno bella mostra di se tre valori da 1 jugolira. I saluti dei visitatori della celebre località, ora Jugoslavia, sono diretti ad un'altra significativa località di frontiera: Gorizia.

Da notare che anche gli annulli furono oggetto di una metamorfosi: la cartolina infatti ne mostra un'evoluzione in cui gli Jugoslavi ne intrudussero un tipo riportante, oltre alla data, il nome della località nella sola lingua slovena. Sarà nuovamente cambiato poiché gli Alleati protestarono con forza in quanto contrari agli accordi di giugno che prevedevano, anche nella postalità, il bilinguismo italiano/sloveno.
 
La commessa artistica della serie fu affidata all'epoca all’artista Miroslav Oražem, vissuto tra il 13 marzo 1900 ed il 23 luglio 1975. Laureatosi nel 1927 a Lubiana, visse i panni dello scultore a Berlino, per poi tornare ad insegnare in Slovenia, attirato dalle tendenze d’avanguardia, quali il Costruttivismo ed il Cubismo. Al pubblico si è presentato per la prima volta nel 1924, durante la mostra voluta dal Club dei Giovani proponendo la statua “Torzo, cimentandosi anche in progetti di architettura, per interni ed arti applicate. 
 
A tale proposito c'è un interessante approfondimento dello studioso Veselko Guštin, dal titolo "Poštna zgodovina in filatelija na Primorskem: Izdano ob 50-letnici priključitve Primorske Sloveniji, 1947-1997", tradotto e ripreso da il Postalista (vedi bibliografia a fine post) che racconta gli interessanti retroscena che legano l'autore della serie alle vicende storiche del periodo, trascendendo dagli elementi puramente geopolitici, ma entrando anche nelle vicende personali e del complesso rapporto tra artista ed autorità jugoslave dell'epoca. 

Stante la ricerca che ho citato, l’artista cominciò nel maggio del 1945 a riflettere su come sottolineare l’annessione alla Jugoslavia del Litorale sloveno e dell’Istria. Sei i soggetti di prima traccia impostata dall'autore, dedicati a Fiume-Rijeka, Rovigno-Rovinj, Pola-Pula, Gorizia-Gorica, cui si sarebbero aggiunti una mappa dell’intera area controllata da Belgrado ed un dentello per la posta aerea raffigurante un gabbiano. 
 
Un altro studio preliminare l'autore lo dedicata a tre costumi di Dalmazia, Macedonia e Slovenia, un chiamo richiamo al folclore, anch’essi però rimasti solo schizzi a matita sulla carta. Lettera morta pure l'idea di impiegare il testo “Jugoslavia”, privo di riferimenti a specifiche ripartizioni territoriali in un momento in cui il risiko della geopolitica era ancora in movimento.


I primi 5 francobolli della prevista »Annessione« del Litorale sloveno e dell'Istria alla Jugoslavia nel maggio 1945 (C) Il Postalista

Miroslav Oražem, oltre alla serie andata in uso postale, lascia anche, nel suo archivio oggetto dello studio di Veselko Guštin, una serie di lettere in cui rivendica all'Amministrazione jugoslava adeguati  compensi per le tirature successive a quelle di Lubiana, richieste mai soddisfatte naturalmente, in nome della ideologia e propaganda proletario comunista dell'epoca. Anzi, tali reiterate richieste furono probabilmente fonte di grande irritazione a Belgrado, tanto che la carriera dell'autore, almeno sul profilo filatelico, non segnò da quel momento grandi balzi in avanti.

Decisamente interessanti, invece, i diversi bozzetti sul lavoro preparatorio dei francobolli. La guerra è finita da pochissimo e manca veramente tutto. Oražem realizza tutti i suoi schizzi su carta, con tratto a matita, raramente con inchiostro. Disegna poi i francobolli a colori su fogli da disegno bianchi, incollandoli successivamente su una una base di cartone. Non disponendo della computer grafica, egli dovette fare tutto da solo: scegliere il motivo, disegnarlo, colorarlo, inserirvi diciture e preparare poi il bozzetto finale a colori ingrandito in un formato che ne permetesse la chiara identificazione dei dettagli.
 
La foglia di fico, bozzetto di un francobollo mai nato

Tra le idee dell'autore rimaste al palo, mai messe in produzione, vi è il "ramo di fico" ed una "coppia di contadini". Il ramo e la foglia di fico molto ci ricordano l'uva e l'olivo, due soggetti a pieno titolo della seie, sia come impostazione grafica, ma anche e soprattutto nel richiamo iconografico alla terra ed alle sue risorse cui le locali popolazioni del Primorske Sloveniji (Litorale Sloveno) da sempre hanno attinto con il sudore della fronte.

Più interessanti altre due proposte, idee che mostrano la chiesa intitolata a San Giusto di Trieste (l’unico bozzetto con il testo “Litorale” corretto con una sola "t", segno che il lavoro fu successivo) ed una partigiana con stemma e bandiera esultante la vittoria su di un carro armato. Due valori, da 1,00 e 50,00 jugolire, che rimasero però nel cassetto, anche se, a dirla tutta e con assoluta precisione, i due valori dedicati a San Giusto sono oggi indicati nei cataloghi italiani come “stampati”, in rosa carminio e in bruno, non dentellati e dentellati. Di fatto questa coppia non fu mai emessa, forse perché alla fine la città giuliana non fu riconosciuta alla Jugoslavia, ma entra a pieno titolo nella nostra collezione.
 
La "Vittoria" (mai prodotto) e il non emesso di San Giusto

Mi fermo qui, nella solita consapevolezza che tanto ancora ci sarebbe da dire, ma che, a questo punto della storia, i veri cronisti devono essere loro: i francobolli.
 
La mia collezione
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Bibliografia
➤ AA.VV. Slovenia Tra “A” e “B”. Era il 1945, Vaccarinews, consultato 11 luglio 2020;
➤ AA.VV. Quell’incendio a Trieste. Era il 1920, Vaccarinews, consultato 11 luglio 2020;
➤ AA.VV. Le sentenze a Basovizza, Vaccarinews, consultato 11 luglio 2020;
➤ AA.VV, Bilten Bulletin, Posta Slovenije, n°131, luglio 2020;
➤ Fusco Feri, Quel Littorale con due t, Il Collezionista n°7-8/2015, Bolaffi;
➤ Veselko Guštin , Miroslav Oražem, autore dei primi francobolli per il Litorale Sloveno ed Istria nel 1945, https://www.ilpostalista.it, consultato il 10/09/2020;
➤ Bruno Crevato-Selvaggi, L'occupazione delle Venezia Giulia e della dalmazia, 1954 Il servizio postale ritorna all'Italia, Poste Italiane, 2004;
Bogdan C. NovakTrieste 1941-1954. La lotta politica, etnica e ideologica, collana: Testimonianze fra cronaca e storia, Ugo Mursia Editore, 2013;
➤ Guido Rumici, Istria, Fiume e  Dalmazia profilo storico, Federazione delle Associazioni degli Esuli Istriani Fiumani e Dalmati, 2009.