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sabato 3 dicembre 2016

Meccanizzazione postale: una divagazione tematica riorganizzata

Quando la passione si fa sempre più forte, il collezionare diventa un “lavoro totalizzante”, assorbe molto del proprio tempo libero e forse anche oltre. La passione resta quindi la chiave di tutto, una molla che ti scatta dentro e ti porta sempre più lontano. È così che la collezione, poco alla volta, diventa anche costruzione di qualcosa. Di un mondo che è il mondo del collezionista, ma è anche uno spaccato culturale che rappresentala vitalità trasformazioni del presente.

Grazie anche ai consigli degli amici, che seguono questo mio percorso collezionistico con affetto quasi maniacale, dopo l’ultima revisione della mia divagazione dedicata alla meccanizzazione postale, ho deciso di smontare e rimontare l’intero apparato espositivo, fedele alle teorie di Jean Piaget sull’accomodamento. Occasione imperdibile per inserire anche nuovi reperti accumulati nel frattempo e che faranno quindi inedita comparsa tra le pagine dei miei album sull'argomento.


L’idea è quella di una riorganizzazione che strutturi al meglio la visita di questa mia raccolta, uno dei tratti tematici della mia collezione orientata a raccontare, attraverso reperti filatelici e postali, l’evoluzione della Posta attraverso i mutamenti della società e della tecnologia. Tutto ciò premesso che, come ho già avuto modo di scrivere in alcuni miei precedenti post, la meccanizzazione postale è forse una delle materie meno filateliche che esistano.

Eppure essa, o meglio la sua evoluzione, rappresenta un interessante oggetto di studio capace di fondere filatelia, filografia, marcofilia e storia postale. Per fortuna non sono l'unico a pensarla in tal modo, tanto è che sono davvero tanti i cultori della materia cui mi sono ispirato per montare i miei reperti e dai quali ho attinto a piene mani per correggere i miei refusi, le lacune, le imprecisioni cronologiche, così come per arricchire il corredo informativo. La pensa come me anche Alastair Nixon, validissimo collezionista di meccanizzazione postale britannica, che nel suo diagramma di Venn, presentato durante una conferenza anglosassone dell'ottobre 2016 dal titolo "Postal Mechanisation for Philatelists", inquadra l'argomento come "un tema collocato al centro dell'universo filatelico", sconfessando quando asserito da una rivista di settore che, nel 1980, definiva la meccanizzazione come "un aspetto collaterale della storia postale, privo di un chiaro significato".


Che la meccanizzazione postale riemerga, di tanto in tanto, dal sottobosco del collezionismo dentellato non è una novità. Se gli studi sulle bollatrici meccaniche curati da Alcide Sciortino, pubblicati su L'Annullo, sono stati successivamente riadattati per trovare degna collocazione sul sito Il Postalista, appare quasi enciclopedico il grande approfondimento firmato da Danilo Bogoni per Storie di Posta dal titolo "Meccanizzazione". Recentissimo poi è un articolo apparso sul numero di novembre de Il Collezionista a firma Fusco Feri dal titolo "A Roma la prima e unica mostra sulla meccanizzazione postale".

La prima e unica mostra, in effetti, con tale tematica, fu inaugurata il 29 ottobre 1956 al Palazzo dei Congressi dell’Eur dal presidente del Consiglio, Antonio Segni, e due giorni dopo visitata anche dal Presidente della Repubblica, Giovanni Gronchi.

Lo scopo della rassegna, alla quale presero parte le Amministrazioni postali dei Paesi della Ceca, la Comunità economica del carbone e dell’acciaio (Italia, Francia, Belgio, Olanda, Germania Occidentale), nonché la Gran Bretagna e la Svizzera, era quello di mettere in evidenza i progressi raggiunti dai vari paesi nella meccanizzazione dei servizi postali e di favorire lo sviluppo di questa meccanizzazione coordinandola su un piano europeo. A tale proposito una sezione del mio percorso è esattamente dedicata alla mostra del 1956.



La collezione, infatti, grazie alla sua digitalizzazione ha assunto i connotati di un percorso espositivo ove gli album che raccolgono le missive assumono il ruolo di ambienti virtuali e dove ogni singola pagina veste i panni dei pannelli e delle vetrine che disegnano un ideale itinerario museale. Un viaggio in cui chi osserva e legge attua una riflessione su se stesso e sul suo ambiente, in senso allargato sulla realtà, dal punto di vista diacronico e sincronico.

Credo che solo in tal modo la collezione possa assurgere al ruolo di narratore. Un cantastorie capace di avvincere il proprio curatore, ma anche e soprattutto il suo “pubblico”. La collezione è per il suo fautore un’avventura, un viaggio che è anche vocazione, ricerca, caccia. Per colui che, invece, la collezione la partecipa da spettatore essa deve rappresentare un sistema complesso centrato anche su di sé e sullo stimolo di quella curiosità intrinseca ad ogni essere umano che, di fatto, costituisce la vera matrice del processo di formazione.



Ho quindi voluto immaginare gli album di questo percorso tematico, capace di molteplici interconnessioni con la dorsale collezionistica cronologica del mio insieme filatelico, come le varie stanze di una sezione museale, ognuna capace di ospitare, esporre, esplodere un tema legato alla meccanizzazione postale.

Intendiamoci, siamo ancora ben lontani da un’esposizione esaustiva del tema, ma è pur sempre un buon inizio, anche in previsione di una costante futura progettualità espansiva. Tenuto anche in conto che, paradossalmente, questa sezione tematica offre una duplice soddisfazione: quella di sviluppare un tema postale così complesso ed articolato utilizzando reperti il cui valore venale è, spesso, di pochi euro.

> Link al primo album T1


Il primo album della sezione così riorganizzata sviluppa il tema di partenza, ovvero la nascita e l'introduzione del Codice di Avviamento Postale in Italia. Una storia che si racconta in più capitoli, alcuni già citati in questo blog, che illustrano i primordiali tentativi delle Regie Poste dell'Italia unitaria di ripartire le grandi città in zone al fine di razionalizzare la distribuzione, sino all'arrivo della fluorescenza nei francobolli, metodologia evoluta per quel passaggio epocale degli anni Sessanta che sarà la codifica automatizzata del CAP.

Secondo Album T2


Il secondo album affronta un aspetto della meccanizzazione postale che prende avvio negli uffici postali sparsi nella penisola, dai più piccoli ai più grandi e trafficati centri ferroviari, e che riguarda la progressiva automazione dei sistemi di bollatura.

Un viaggio tra le “macchine” bollanti e le loro impronte, ma anche un percorso trasversale che dal Regno si allunga sino ai giorni nostri attraversando epoche e costumi ben precisi di un'Italia che cambia. Dai primi tentativi di meccanizzare la bollatura, sottraendola alla gestualità manuale del bollo impresso a mano, ai moderni sistemi di annullamento inseriti come moduli operativi nei grandi impianti di smistamento in dotazione dei Centri di Meccanizzazione Postale di seconda generazione.

Terzo Album T3

Il terzo album chiude il capitolo dedicato alla meccanizzazione della bollatura e apre un nuovo percorso che narra di quella straordinaria rivoluzione tecnologica che in Italia ha visto la Elsag San Marco quale indiscussa protagonista dei nuovi sistemi computerizzati per la codifica del Codice di Avviamento Postale.

Un'inusuale analisi di piccoli, talvolta impercettibili, grafiti applicati sulle nostre missive. Dalle barrette fosforescenti alle codifiche lineari basate sul sistema binario. I primi segni evidenti del sempre maggiore apporto di nuove tecnologie, guidate da microprocessori, per la lavorazione e l'inoltro della parola scritta.

Quarto album T4

Sul quarto album la tecnologia evoluta la fa da padrone. L'idea è quella di raccontare, attraverso lettere e cartoline quasi dei giorni nostri, la progressiva evoluzione del sistema logistico di Poste Italiane, la nascita del grande piano di meccanizzazione nazionale, lo sviluppo dei centri meccanizzati, lo studio dei grandi impianti e dei nuovi codici impressi da questi ultimi sulle nostre lettere. Algoritmi tanto sorprendenti, quanto complessi da decifrare.

Quinto album

Al quinto album ho affidato la genesi della grande meccanizzazione postale vista e raccontata da un punto di vista capace di esondare gli italici confini, assumendo quindi una dimensione internazionale che parte dall'origine della specie: la Transorma. A ripensarlo oggi, guardando le immagini dell'epoca, l'entusiasmo che gli addetti ai lavori provarono con il passaggio dallo smistamento completamente manuale a quello automatizzato offerto dalla Transorma, ha dell'incredibile. Ma in quel periodo ciò che oggi pare poca cosa era veramente un enorme passo in avanti. La produttività di Transorma, con cinque operatori, poteva raggiungere le 15 mila lettere all'ora, circa il doppio della media di un sistema di smistamento manuale dell’epoca.

Prodotta dall'azienda olandese Werkspoor, la Transorma funzionava sul principio dello smistamento diretto. Ogni operatore, collocato nella parte superiore della struttura, prelevava manualmente da un cassetto la missiva e, dopo aver letto l’indirizzo inseriva, utilizzando una tastiera, un codice di ripartizione, ponendo poi l’oggetto in una guida da cui, attraverso un sistema di movimentazione, lo stesso era depositato in una delle diverse caselle di raccolta che, variavano da 100, nei modelli più piccoli ad un solo operatore, sino a 300 nelle versioni con cinque operatori. L’efficienza di tale sistema era dunque direttamente proporzionale alla capacità degli operatori impiegati di memorizzare con precisione quanti più codici di ripartizione possibile. La versione più grande era alta circa 4 metri, e si allungava per quindici metri con una larghezza di sei. Pesava parecchie tonnellate ed era in grado di convogliare la corrispondenza dal piano inferiore a quello superiore attraverso un nastro trasportatore.

Con la Transorma ha inizio il grande laboratorio inglese di Brighton, primo vero centro di sperimentazione che getterà le basi per il progetto ALF testato su larga scala a metà degli anni Cinquanta nel centro postale di Southampton.

Sesto album

Al sesto raccoglitore ho affidato il compito di guidare il visitatore lungo un percorso esplorativo sulla storia della meccanizzazione postale allargata al quadro europeo, analizzando e cercando di conoscere meglio la sua evoluzione nei maggiori paesi del Vecchio Continente, partendo da Germania e Francia. Un argomento vasto, su cui c'è tanto da raccontare e che, piano piano avrà anch'esso il suo onorevole spazio in questo mio itinerario.

Elenco dei post sul tema:
🔄
La meccanizzazione postale
🔄 Smontare e rimontare come in un museo
🔄 L'evoluzione tecnologica come testimone della parola scritta
🔄 La rosa dei venti ... per ripartire dalla Città Eterna
🔄 Meccanizzazione postale: una divagazione tematica riorganizzata  


La mia collezione
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Bibliografia

    ➤ Alastair Nixon, Postal Mechanisation for Philatelists,
         Meter News Internet periodical  UK Postage Meter topics, www.meterfranking.co.uk
    ➤ Alcide Sortino, Di bollo in bollo, raccolta articoli da L'Annullo, www.ilpostalista.it,
        (ultima consultazione 30/10/2019)
    ➤ Danilo Bogoni, Meccanizzazione, Storie di Posta Volume 8,
         Speciale Cronaca Filatelica n°12
    ➤ Fusco Feri, A Roma la prima e unica mostra sulla meccanizzazione postale,
         novembre 2016,  Il Collezionista (Bolaffi)
     

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sabato 29 ottobre 2016

La rosa dei venti per "ripartire postalmente" la città eterna

La mia sezione trasversale dedicata alla meccanizzazione postale si arricchisce di alcuni interessanti reperti, ghiotta occasione per qualche divagazione sul tema.

Comincia male il 1887 per l'Italia: il 26 gennaio a Dogali, in Abissinia, una colonna di cinquecento soldati italiani, comandata dal colonnello Tommaso De Cristoforis, è assalita da forze abissine e annientata dopo due ore di battaglia. Nel migliore stile italiano, l'intera nazione, impegnata nella grande avventura coloniale africana, è percorsa da un'ondata di sdegno con dimostrazioni popolari, interventi e liti in Parlamento fra falchi e colombe. Qualcuno urla "mai più un soldato italiano in Africa", ma alla fine si vota per un ulteriore finanziamento, atto a proseguire l'invasione per riscattare l'onore nazionale. Si aumenta così il prezzo del pane. Pare davvero che, dopo quasi centocinquant'anni, poco sia davvero cambiato. Pochi giorni prima che a Milano vada in scena la prima dell'Otello di Giuseppe Verdi e che si firmi l'accordo anglo-italiano per preservare l'equilibrio politico militare nel Meditteraneo, esattamente il 2 febbraio, un tal Francesco Genala, allora Ministro Segretario di Stato del lavori pubblici, firma un sigolare decreto.


L'idea, che tale atto di Governo intendeva esprimere, era quella di sperimentare nella capitale del Regno una nuova metodologia di ripartizione postale, così come già s'era provveduto a fare in altre importanti città europee che, data la dimensione metropolitana, iniziavano a soffrire di inammissibili ritardi nell'inoltro della corrispondenza. Si decise quindi di "ripartire" Roma in zone postali, assegnando ad ognuna di esse una specifica dotazione di portalettere. Non è difficile intuire che, pur collocata a livello sperimentale, una soluzione di questo tipo potesse rappresentare un grande balzo in avanti verso l'idea di una codifica postale, sino ad ora limitata alla suddivisione d'area dei singoli portalettere.


Il Ministro Segretario di Stato dei lavori Pubblici> considerando che la celerità del recapito a domicilio delle corrispondenze postali, massime nelle grandi città, costituisce uno dei pregi più essenziali del servizio postale ed uno dei vantaggi più utili e più desiderati dal pubblico;
> ritenuto che a conseguire un tale effetto, oltre al numero degli agenti distributori concorrono essenzialmente il metodo del riparto delle corrispondenze in arrivo, nonché il ripartire le città in varie zone, istituendo in ognuna di queste un ufficio succursale per il recapito delle lettere, anziché concentrarle in un sol punto di diramazione dei portalettere, come ora avviene;
> volendo provvedere affinché questo miglioramento nel servizio di recapito a domicilio possa applicarsi gradatamente alle corrispondenze dirette nelle grandi città del Regno;
> sulla proposta del Direttore Generale delle Poste;
decreta
Articolo 1
Per agevolare e rendere più pronto il recapito delle corrispondenze, le grandi città saranno divise in zone distinte col titolo dei punti cardinali: Nord, Sud, Est, Ovest e Centro, o loro iniziali corrispondenti come N. S. E. O. C.
Articolo 2
Per cura della Direzione Generale delle Poste si provvederà alla formazione delle zone ed alla designazione delle vie e delle piazze componenti ciscuna zona. Sarà data massima pubblicità a tale riparto affinché a poco a poco entri nelle abitudini del pubblico di segnare sull'indirizzo della lettera, oltre l'indicazione del domicilio e la città di residenza del destinatario, anche la zona ove ha luogo il domicilio stesso, come per esempio: Signor N...... N...... Via Cavour, 4 Roma E.
Articolo 3
Le corrispondenze dirette nelle grandi città distinte in zone postali saranno classificate negli ambulanti postali. Il loro recapito a domicilio sarà fatto da portalettere avente sede presso speciali uffizi succursali stabiliti nella zona corrispondente e possibilmente in punti centrali della zona stessa, nei quali saranno concentrate le corrispondenze dirette agli abitanti dei rioni o dei quartieri adiacenti agli uffizi medesimi.
Articolo 4
Le disposizioni del presente decreto avranno effetto gradatamente e di mano in mano che saranno compiute tutte le operazioni preparatorie sia per la scelta delle città, sia pel riparto di esse in zone, sia per l'allestimento degli uffizi succursali donde dovranno partire le squadre dei portalettere destinati alla distribuzione delle corrispondenze in ciascuna zona. Per Roma tale disposizione avrà effetto non più tardi del 1° novembre prossimo venturo.




La lettura del decreto ci lascia dunque intravvedere una piccola rivoluzione che, partendo da Roma, città teatro della sperimentazione "cardinale", si sarebbe poi espansa alle restanti grandi città del Paese. Le cronache però narrano di una storia differente che, tra intoppi organizzativi e rallentamenti burocratici, spostò l'inizio della riorganizzazione alla data del 11 febbraio 1990. In effetti ci fu un certo da fare. Si stamparono, ad esempio, un buon numero di copie di manifesti e stradari che riportavano strade, vicoli e piazze di Roma, oltre ai principali palazzi e stabilimenti della capitale, indicandovi accanto la zona postale di appartenenza. Quanto da esporre e rendere disponibile alla consultazione del pubblico all'interno degli uffici postali.


L'amministrazione postale del Regno d'Italia provvide anche a fornire agli uffici romani nuovi timbri, in stile tondo riquadrato, riportanti le nuove indicazioni delle zone postali, così come previste dal decreto che le istituiva. Agli uffici, attraverso apposita circolare, furono fornite dettagliate indicazioni circa le informazioni da fornirsi, ovvero di ricordare di scrivere nell'indirizzo, posto sulle missive dirette a Roma, anche la zona postale di riferimento, rammentando che la mancanza della stessa avrebbe obbligato l'amministrazione ad indirizzare la corrispondenza all'ufficio di Roma Centro, generando un inevitabile ritardo nei tempi di consegna a domicilio. Per il "ceto commerciale" valeva la preghiera di avvisare i propri corrispondenti, italiani ed esteri, di prendere nota della nuova codifica postale della città eterna e di provvedere ad indicarla in modo corretto nell'indirizzo. Inevitabile, innanzi a tanta premura, che anche il secondo traguardo temporale, fissato al novembre 1889, slittasse all'11 febbraio 1990.




Dovrà trascorrere un triennio per poter mettere un bel timbro di "archiviato" sull'intera idea delle zone postali. L'esperimento, a dirlo e il bollettino postale N°11 del 1890, non ha prodotto i risultati sperati. Un fallimento per dirla breve, tant'è che la sua soppressione data il 21 settembre di quello stesso 1890 che ne aveva visto l'inizio.

A nulla valsero i quasi 61 mila sacchi di corrispondenza avviati a destino dagli uffici romani, posta diretta all'interno del Regno e all'estero, o gli oltre 121 mila sacchi lavorati. Per Roma si scelse di adottare la soluzione partenopea che aveva prodotto risultati migliori e più soddisfacenti. Soluzione consistente nel trasportare i portalettere mediante uno speciale omnibus, nei “quartieri eccentrici” per il recapito della corrispondenza. Nulla toglie però al tentativo di aver voluto iniziare a pensare, in ambito postale, con logiche nuove, proiettate al futuro. La verità del fallimento stava forse nella grande difficoltà di cambiare alcuni dogmi che gli italiani legavano alla propria comunicazione scritta. Si pensi, ad esempio, che all'epoca non tutti usavano indicare l'indirizzo completo sulle lettere, omettendo talvolta persino via e numero civico, dando quasi per scontato che l'importanza del destinatario ne avrebbe comunque permesso il recapito. Per non parlare poi del mittente, una sorta di violazione della sacralità del segreto epistolare che faticava ad accettare che occhi indiscreti, inclusi quelli degli impiegati postali, potessero conoscere la provenienza di una lettera.

Nulla toglie però al tentativo di aver voluto iniziare a pensare, in ambito postale, con logiche nuove, proiettate al futuro. La verità del fallimento stava forse nella grande difficoltà di cambiare alcuni dogmi che gli italiani legavano alla propria comunicazione scritta. Si pensi, ad esempio, che all'epoca non tutti usavano indicare l'indirizzo completo sulle lettere, omettendo talvolta persino via e numero civico, dando quasi per scontato che l'importanza del destinatario ne avrebbe comunque permesso il recapito. Per non parlare poi del mittente, una sorta di violazione della sacralità del segreto epistolare che faticava ad accettare che occhi indiscreti, inclusi quelli degli impiegati postali, potessero conoscere la provenienza di una lettera.



Come ho già avuto modo di scrivere, la mia divagazione sulla meccanizzazione postale si innesta nella cronologia repubblicana, grazie all'emissione fatta per ricordare agli italiani la messa in uso del codice di avviamento postale, svolta epocale che ha dato vita ad un mio persone percorso che scivola indietro ed in avanti sulla linea del tempo.

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Bibliografia


    ➤ Alcide Sortino, Di bollo in bollo, raccolta articoli da L'Annullo, www.ilpostalista.it,
        (ultima consultazione 30/10/2019)
    ➤ Danilo Bogoni, Meccanizzazione, Storie di Posta Volume 8,
         Speciale Cronaca Filatelica n°12
    ➤ Fusco Feri, A Roma la prima e unica mostra sulla meccanizzazione postale,
         novembre 2016,  Il Collezionista (Bolaffi)
     

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