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sabato 6 luglio 2019

Una nuova vetrina per la mia Trieste

Come è già accaduto per altri settori della mia collezione, l’esperienza e l’acquisizione di nuove competenze nella creazione del mio personale percorso espositivo, hanno determinato la necessità di rielaborare il processo di accomodamento dei reperti dentellati, offrendo loro un più idoneo e funzionale modo di proporsi. Oggetto di questa mia completa rielaborazione degli album e delle schede iconografiche che accompagnano i valori è l’area che ho dedicato ai francobolli e alle vicende del Territorio Libero di Trieste, con annesse occupazioni, oltre ad un particolare richiamo, squisitamente filatelico, che a distanza di anni da quegli eventi drammatici per molti italiani continua a mantenerne viva la memoria storica.

Dopo ampliamenti e modifiche il mio percorso filatelico dedicato a Trieste ed all'area istriano dalmata è stato oggetto di un profondo e sostanziale processo di accomodamento
Per riuscire a sviluppare un’esposizione soddisfacente ed efficace, perché anche ogni nostro album va considerato alla stregua di un vero e proprio itinerario museale, è quanto meno necessario sapere di cosa stiamo parlando, ma anche avere una visione articolata dei possibili sviluppi narrativi che potremmo dipanare. Un’esposizione è sempre un atto comunicativo. Nel momento stesso in cui, accanto ai nostri francobolli, inseriamo una didascalia, una scheda storica o una nota informativa, diamo vita ad un’operazione di comunicazione, nonché di piacere, nel quale ritroviamo il mittente (noi stessi), il destinatario (coloro che sfoglieranno il nostro album, sia in modo reale che virtuale, quando si ricorra alla digitalizzazione) e un messaggio (ciò che intendiamo trasmettere attraverso la nostra esposizione).

Per chi volesse seguirmi in questa mia divagazione filatelica, nelle modalità che ho utilizzato per la rivisitazione della sezione dedicata a “Trieste”, mutuate da un saggio pubblicato da Edurete.org, si possono identificare alcune fondamentali tappe di una preparazione tipica di un’esposizione museale, naturalmente adattate ai nostri scopi ed agli obiettivi collezionistici che ci siamo prefissati.

Riconoscimento della necessità. 
Prima di tutto dobbiamo riconoscere la necessità dell’esposizione. Perché farla? Nel nostro caso è presto detto: la collocazione dei nostri francobolli in un foglio d’album costituisce di per se un’esposizione. Nel mio specifico caso la motivazione è dettata dal fatto che la pre-esistente impostazione che avevo dato a questi miei valori non era più soddisfacente ed ho quindi sentito l’esigenza di rivederla, sia come impianto grafico, ma soprattutto quale quadro filatelico e storico dell’insieme. 

La pre-esistente impostazione che avevo dato a questi miei valori non era più soddisfacente.
Un’esposizione è sempre un atto comunicativo.

Per quanto riguarda l’aspetto puramente tecnico, questa parte della mia collezione era stata in origine costruita e strutturata su fogli in formato A4, appositamente progettati, stampati e montati per l’assetto che, a quel tempo, avevo inteso dare ai miei valori postali. Dopo una sperimentazione durata alcuni anni, ho però dovuto constatare alcuni limiti dei fogli in formato A4, decisamente gradevoli e ben organizzati se vi si dedica il tempo necessario, ma con i propri inconvenienti.

Uno di questi è certamente lo spazio che, ridotto rispetto ai fogli a 22 anelli, comporta per il medesimo numero di emissioni un discreto aumento dei fogli che è necessario allestire, ancora più se vi si includono pagine descrittive o di "almanacco filatelico". All'aumento quindi del volume fisico per ogni annata, si aggiunge il fatto che il lume di contenimento delle cartelle in grado di accogliere il formato a quattro fori (A4 con anello diametro da 30 mm) e sovente superiore a quello delle cartelle a 22 anelli (anello diametro 20 mm): essendo la dimensione dell'anello maggiore, quest'ultimo permette di sovrapporre un numero più elevato di fogli A4 con quattro fori rispetto agli altri. In una cartella classica a 22 anelli, ad esempio, rispettando i corretti limiti di compressione tra le pagine, ne ospito in media 55. In una cartella filatelica formato A4 con quattro fori il numero dei fogli, in base alla capacità degli anelli, è di 74 fogli circa.

Ho avuto modo di notare che nel minore rapporto di distensione di un foglio A4 di pari grammatura di un foglio 270x290 mm (dai 170 ai 200 gr), il primo tende a flettersi maggiormente data la differenza di spessore tra l'area di foratura e la superficie centrale del foglio cui si somma il valore della taschina e del francobollo, creando una sorta di curvatura sull'insieme dei fogli. Anche il tentativo di creare delle zone di pressione graduata, inserendo degli intercalari di grammatura assai superiore, non ha prodotto i risultati che mi aspettavo. Questo mi ha spinto a ridisegnare nuovamente i fogli utilizzando il formato 270x290 mm, grazie all’uso di una stampante a grande formato di cui dispongo.
Approfondimento. Per quanto ho già scritto sul tema tecnico circa la creazione dei fogli di album vi rimando a : "L'accomodatore" post del 12 febbraio 2018.
Per l’assetto storico e filatelico, che già avevo a suo tempo rivisto nel confronto con un amico collezionista sloveno, ho sentito la necessità di una riorganizzazione che rendesse più fluida la collocazione dei valori non solo sul piano temporale, ma anche su quello geopolitico e territoriale. L’amico di “oltre cortina” mi aveva indirizzato verso un approccio espositivo più equilibrato nella contestualizzazione storico culturale dei miei francobolli triestini, ma quel necessario processo di accomodamento dovette in qualche modo adattarsi alla struttura dell’impianto espositivo già presente creando alcuni squilibri nell’assetto complessivo degli album. Quest’ultimo piano di accomodamento mi ha permesso quindi di dare maggiore fluidità, e quindi leggibilità, all’itinerario in cui ho collocato i miei reperti.
Approfondimento. Per quanto ho già scritto sul tema triestino vi rimando a : "Trieste non solo un punto di vista filatelico" post del 15 ottobre 2018.

L’amico di “oltre cortina” mi aveva indirizzato verso un approccio espositivo più equilibrato nella contestualizzazione storico culturale dei miei francobolli triestini.

Valutazione dell’idea (proposta) espositiva
Intendiamoci, la mia è un’enfatizzazione di un processo mentale e materiale che ogni collezionista fa quando si trova a dover affrontare un processo di accomodamento del suo materiale, ma raramente si tenta di schematizzarlo e suddividerlo in fasi, alla stregua di ciò che normalmente fa un curatore museale quando si appresta a dare vita ad nuovo percorso espositivo. La riconosciuta necessità di un nuovo modo di proporre ad altri i propri francobolli ci induce automaticamente ad un valutazione volta alla formulazione di una proposta che soppesi il tema suggerito, la sua rilevanza e la coerenza all'interno del proprio insieme collezionistico. È importante ad esempio capire se il nostro progetto deve soddisfare solo il nostro gusto estetico, il nostro piacere narcisistico di collocare i francobolli in un quel modo piuttosto che in un altro o se si vuole tenere conto di una possibile condivisione con un “pubblico”

In un vecchio post dal titolo “Incontri generazionali lungo il percorso”, ad esempio, avevo raccontato di come, grazie ad alcune osservazioni di mia figlia (una “collezionista di nulla” per generazione), nel cercare un approccio originale ad un lavoro scolastico di gruppo sulla Seconda Guerra Mondiale proposi, senza aspettarmi troppa attenzione, di ricorrere ai francobolli. Non che mia figlia sia diventata una filatelista appassionata, lei no, ma un suo compagno di classe vi rimase intrappolato e mi consulta tuttora per la sua collezione sulla Seconda Guerra Mondiale. I francobolli davvero possono raccontare una storia a chi di filatelia non ne sa nulla! Basta collocarli in un percorso espositivo ripensato a differenti visitatori, meno “filatelici” nel senso più accademico del termine forse, ma comunque con un proprio punto di vista ricettivo alla scoperta, con una personale esigenza di conoscenza che non necessariamente e sovrapponibile alla nostra. Un pensierino va dunque rivolto al “pubblico” al quale si vuole orientare la visita della nostra collezione, contando comunque sull’innegabile appagamento della condivisione che questa nostra passione è ancora in grado di offrire. 

Va ripensata anche la possibile ubicazione, che in termini filatelici offre ad ogni nostro album la medesima dignità della vetrina di un museo. Ci si dovrà domandare, ad esempio, se servono nuove cartelle in funzione dei rinnovati fogli d’album che andranno ripensati e rieditati ed anche quanto tutto ciò impatterà in termini economici. In modo particolare è bene fare un primo inventario spicciolo del materiale che si renderà necessario. Tanto per capire se il nostro investimento è sostenibile allo stato attuale o se è meglio aspettare l’arrivo della prossima tredicesima.

Basi per la comunicazione
Prima della redazione del progetto finale, il collezionista sviluppa lo schema dell’idea che ha, fino a quel momento, elaborato nella sua testa. Egli concretizza quella fase di studio preliminare e produce un piano concettuale più dettagliato, selezionando e definendo le modalità con cui esporre e dare risalto ai propri francobolli. In questo mio specifico caso, ho deciso di rielaborare l’area triestina con l’intento di raccontare una storia che non si limitasse alla sola raccolta delle emissioni di Trieste A e di Trieste B, ma lasciasse spazio anche ai francobolli o ai documenti postali che hanno caratterizzato, pur se per brevi periodi, le vicende triestine (le diverse occupazioni succedutesi tra Istria e Dalmazia), oltre a quanto la filatelia più contemporanea ha saputo produrre in termini di memoria storica di tali eventi. Tutto ciò senza trascurare il fatto che emissioni non presenti allo stato attuale, potrebbero aggiungersi in futuro a completamento di questo mio percorso.

La nuova suddivisione che ho progettato oggi consta dunque di otto capitoli:

  • Prologo: l'Italia orientale dopo la Prima Guerra Mondiale
  • Trieste: l’occupazione jugoslava di Trieste e di Fiume
  • Trieste: l’occupazione alleata AMG-FG
  • Trieste A – Il territorio libero di Trieste AMG-FTT
  • Trieste torna all’Italia
  • Trieste, Istria e Dalmazia nella filatelia contemporanea
  • Amministrazione militare jugoslava della Venezia Giulia
  • La Zona B del Territorio Libero di Trieste


Egli concretizza quella fase di studio preliminare e produce un piano concettuale più dettagliato, selezionando e definendo le modalità con cui esporre e dare risalto ai propri francobolli. 

Conservazione
Si tratta di una fase quasi automatica nel nostro caso. I francobolli coinvolti erano, di fatto, quelli già presenti nel mio precedente allestimento e l’impiego di differenti tipologie di fogli d’album non muta le modalità con cui andremo a riposizionare i valori, fatto salvo il nuovo impianto grafico. In termini museali è un po’ come spostare i reperti da una vetrina ad un’altra, magari riposizionandoli con una diversa sequenza o ricollocando gli stessi con una differente logica concettuale. Di vetrina sempre si tratta, di taschine e strisce idem.

Elaborazione del progetto
Il progetto è il vero documento nel quale gli obiettivi e le finalità dell’esposizione si sviluppano dettagliatamente; un lavoro nel quale s’includono tutte le informazioni necessarie per permettere d’iniziare i lavori. Una progettazione inadeguata, non corretta o confusa può causare, senza dubbio, inutili perdite di tempo e quindi essere la causa di costi superflui.

Gettare su di un foglio di carta i primi schizzi, le prime idee, la prima versione di una proposta d’esposizione aiuta a dare concretezza all’idea che si era maturata. Ma si deve andare oltre, definendo con maggiore precisione lo schema di ogni foglio, identificando i frontespizi delle sezioni, i fogli con le informazioni di natura storica e filatelica, i fogli dedicati ad ospitare i valori. In modo particolare per questi ultimi sarà necessario definirne non solo il numero e la sequenza, ma anche un preliminare di come i francobolli saranno disposti. Quanto perché solo definendo con chiarezza anche tali elementi grafici sarà possibile derivarne un preciso inventario del materiale che si dovrà acquistare: fogli bianchi a 22 fori, taschine o strisce adesive, eventuali cartelle.

Tutto ciò, e lo dico per esperienza maturata sul campo, ci consentirà di ottimizzare i tempi di lavorazione (tenuto anche conto che la vita quotidiana è fatta anche di vita professionale, figli, casa, giardino ed altre quotidiane attività), evitando di trovarci a montare i fogli senza poi disporre di un numero sufficiente di taschine o strisce sufficiente o magari avendone ordinate di forme e dimensioni non in linea con il formato dei francobolli che dovremo ospitare. Ottimizzare tempi e risorse economiche non è mai un’operazione inutile.

Gettare su di un foglio di carta i primi schizzi, le prime idee, la prima versione di una proposta d’esposizione aiuta a dare concretezza all’idea che si era maturata
Il disegno dell’esposizione
Con il progetto in mano il collezionista si trasforma a questo punto in grafico e disegnatore. Dall’iniziale progetto si svilupperanno in concreto le idee, sarà finalmente concettualizzato l’insieme: i nostri fogli prenderanno forma e vita. In primo luogo, nello specifico caso di cui sto parlando, ho definito una linea grafica. Ho tratto ispirazione dall’impaginazione della nuova linea Dominus che Bolaffi ha impresso ai suoi nuovi album dedicati al Regno d’Italia ed ho quindi iniziato a predisporre le prime gabbie grafiche di impaginazione:
  • una linea per i frontespizi che prevedesse anche la filigrana del fondale, il medesimo che richiamo a chiusura dei fogli di sintesi storica;
  • una linea per i fogli dedicati alla descrizione degli eventi;
  • una terza linea per l’esposizione dei francobolli.

L’impianto così definito è stato poi replicato per ognuno dei capitoli previsti.

Il ricorso al metodo, paziente e laborioso, della "clonazione", può essere molto divertente, ma ci obbliga ad una pazienza certosina. In questo caso si è trattato di studiare l'impaginazione dei fogli originali da cui ho tratto ispirazione e, con tanto di righello di precisione,  riprodurre con un semplice software d'impaginazione lo stesso stile grafico. Ci sono voluti alcuni tentativi e varie prove di stampa per "clonare" al meglio i caratteri tipografici, le dimensioni degli stessi, i colori e la spaziatura prevista nell'impaginato originario. Una volta creata una prima gabbia grafica per ogni tipologia di foglio (frontespizio, notizie storiche, francobolli) altro non resta da fare che inserire testi ed adattamenti relativi al percorso ed ai valori che intendiamo esporre.

Il ricorso al metodo, paziente e laborioso, della "clonazione", può essere molto divertente

Definito l’impianto grafico ho poi proceduto al disegno effettivo di ogni singolo foglio. In modo particolare lavorando sui testi dell’apparato storico iconografico, equilibrandolo con l’insieme dell’impianto espositivo, ma anche identificando tra i francobolli incasellati quei valori o quelle serie che meglio si proponessero ad una sintesi postale, storica o filatelica. 

Chiusa la lunga parabola del layout dei fogli, non deve mai mancare la fase di rilettura e di revisione, al fine di ridurre il più possibile il numero degli inevitabili refusi: nel testo per la parte didascalica e narrativa, sui riquadri dedicati al posizionamento dei francobolli, per ciò che concerne l’effettivo numero, la dimensione e l’orientamento spaziale sul foglio dei valori postali. Il tutto rivedendone anche l’insieme, per migliorare l’equilibrio ed il peso degli elementi grafici posizionati su ogni foglio d’album.

Montaggio
La fase di montaggio, nel nostro caso, inizia con la stampa dei fogli. Errori fronte retro sulle schede storiche o nella fase progettuale e di revisione possono senza dubbio condurci ad un allungamento dei tempi, oltre che ad un sensibile aumento del nostro budget. Nel caso dell’area triestina di cui sto parlando in questo post ho suddiviso la fase di stampa in più giornate, definendo blocchi ben precisi, in modo da non trovarmi con spezzoni indefiniti in corso d’opera. Sto infatti parlando di un progetto che ha comportato la realizzazione di oltre cento fogli d’album, per i quali la stampa in un sol colpo si è presentata da subito improponibile.


Questa fase “tipografica” è sempre seguita da un adeguato periodo di asciugatura dei fogli, generalmente qualche giorno, meglio una settimana. Tutto ciò per consentire la perfetta asciugatura degli inchiostri (quelli della mia stampante a getto) e la loro fissazione sulla carta. Lavoro da non sottovalutare se si vuole evitare la formazione di fastidiose sbavature prodotte dalla parte umida delle taschine posta a contatto con inchiostri ancora non ben asciutti e fissati tra le fibre cartacee.

La fase a seguire è sempre la più faticosa, ma se si sono fatti bene i compiti nelle operazioni che l’hanno preceduta (tra queste l’inventario del materiale sul progetto), non ci saranno contrattempi. Si tratta dell’applicazione di taschine e di strisce adesive su fogli che abbiamo prodotto. È un’operazione che premia la precisione e che va condotta con cura e quindi senza fretta. Per questo, dato l’elevato numero di fogli che posti in stampa, ho preferito dividere il lavoro in blocchi, rispettando al meglio una tranquilla tempistica di incollaggio ed asciugatura dei fogli, pressati tra altri fogli di carta assorbente, con l’obiettivo di eliminare quella piccola componente acquosa apportata da strisce e taschine una volta inumidite per attivarne la parte adesiva ed evitare anche la benché minima piegatura o contrazione della carta provocata da un eccesso di umidità. Tolti i fogli dalla nostra “pressa” domestica, bastano alcuni bei tomi enciclopedici, non resta altro da fare che posizionare nel nuovo impianto espositivo così realizzato i francobolli.

Inaugurazione e mantenimento
Volendo veramente creare un ideale parallelismo tra la collezione e un’esposizione museale (per virtuale che essa sia), ho provveduto alla scansione dei fogli, così come allestiti nei nuovi album che ho dedicato alle vicende triestine ed alla loro successiva pubblicazione. La trasformazione della cartella fisica in un album digitale rende il mio percorso fruibile a tutti, inclusi coloro che si sono dati pena di leggere questa mia ennesima divagazione filatelica.
Approfondimento. Per quanto ho già scritto sul tema della digitalizzazione della collezione a : "Collezione 2.0" post del 19 marzo 2018.
Inutile dire che gli album di cui ho parlato in questo post sono visibili nella pagina dedicata alla mia collezione.

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domenica 5 maggio 2019

Il francobollo "usato" nel multiverso filatelico


Ad ogni nuovo allestimento della mia collezione che prende forma, fedele al motto che le grandi cose si costruiscono un pezzetto alla volta, rinnovo l’occasione per fare quattro chiacchiere, talvolta volutamente provocatorie, sullo straordinario mondo della filatelia, ma sarebbe più opportuno dire universo visto che “mondo”, alla luce della fisica dei supereroi marvelliani appare ormai un termine riduttivo e che la filatelia sarebbe davvero uno straordinario esempio di "multiverso".

L’occasione, questa volta, mi si offre grazie al consolidamento della mia area repubblicana allo stato di “usati”, in modo particolare per le prime annate (per la verità non ancora al saldo di tutti i valori) dal 1945 al 1954, percorso espositivo e collezionistico che da un paio d’anni corre parallelo alla medesima raccolta allo stato di “nuovi”. È proprio sullo stato di usato, spesso sostituito da sinonimi assunti dalla pura terminologia postale quali obliterato, viaggiato, annullato, che ho intenzione di gettare la lenza con questo mio post. Un argomento quasi obbligato nel momento in cui ho affiancato nella mia collezione due serie “usate” dei celeberrimi valori emessi nel 1951 in occasione dei Giochi Ginnici Internazionali di Firenze, ma anche e soprattutto ai sofismi dei collezionisti più ortodossi in fatto di regole, dettami teologico dentellati ed interpretazioni degli antichi testi.
Approfondimento. Per quanto ho già scritto sulla mia sezione repubblicana "obliterata" vi rimando al mio blog: "La collezione nella collezionepost del 4 Aprile 2016.
Nel realizzare le pagine dei primi anni repubblicani, si scorre il calendario all'indietro. Una sorta di straordinaria macchina del tempo dentellata che proietta con grande nitidezza nella nostra memoria eventi, personaggi, pagine di storia, in molti casi studiate sui banchi di scuola con una malcelata svogliatezza, vuoi perché a quell'età poco ci interessava, vuoi perché fuori dalle finestre c'era il sole e i profumi della primavera ti obbligavano a rincorrere altri pensieri.

È sullo stato di usato, spesso sostituito da sinonimi assunti dalla pura terminologia postale quali obliterato, viaggiato, annullato, che ho intenzione di gettare la lenza con questo mio post.

Prima di soffermarmi sul qualsivoglia emissione in particolare, vorrei fare un ripasso rispolverando i sacri dettami con cui, nel corso degli anni, si sono definite quelle linee di separazione che oggi costituiscono i nostri quadranti stellari dentellati. Giusto per capire quale definizione si è data al francobollo usato. Come ha avuto modo di raccontare Giorgio Landmans in un suo saggio dal titolo “Nuovi o usati o su busta?” pubblicato dal sito Il Postalista (vedi anche bibliografia), “la passione per la filatelia nasce quasi contemporaneamente all’avvento del francobollo. Infatti oggi possiamo riscontrare che in qualche giornale dell’epoca apparirono delle inserzioni di persone che richiedevano francobolli usati”. Nel 1841 apparve sul “Times” di Londra, un annuncio con il quale venivano ricercati francobolli usati! Qualcuno li cercava come regalo, ma c’era pure chi era disposto ad acquistarli per una modesta somma di denaro. La conclusione di Landmans non lascia spazio ad interpretazioni. “la filatelia nasce come richiesta di francobolli usati.” Concetto ribadito anche da altri autori, persino dalla prefazione dell'opera in quattro volumi "Francobolli d'Italia" editata da Bolaffi per i tipi della Fabbri Editore alla fine degli anni Novanta, che mette nero su bianco che "la filatelia nasce dunque con il francobollo e in origine fu raccolta di francobolli usati recuperati dalla corrispondenza"

Lo stesso articolo, certamente pensato e steso con intenti ed obiettivi differenti da quelli di chi qui scrive, è comunque ricco di spunti per fare un passo indietro nel tempo e meglio comprendere che il “francobollo usato” quale opzione collezionistica è il frutto di scelte che di fatto possono essere etichettate come “commerciali”. Ogni dinamica che pone a confronto una domanda ed una conseguente offerta è all’origine di un “mercato” e fu il neonato mercato filatelico ad orientare le prime scelte dei collezionisti. Rendere, ad esempio, disponibili cospicue scorte di francobolli non più utilizzabili, in quanto gli Stati che li avevano emessi erano scomparsi o avevano radicalmente mutato la loro geografia politica, rappresentò un’irrinunciabile occasione per i filatelici di incasellare francobolli nuovi, non facendo più una particolare distinzione tra questi ultimi e tra quelli viaggiati, staccati dalle buste ed accuratamente lavati. Tant’è che anche i francobolli nuovi, in antica epoca, erano sovente lavati al fine di rimuovere la gomma. Quanto perché, come riportato da diverse pubblicazioni del periodo, si considerava la gommatura come un pericoloso substrato, intaccabile da batteri e muffe, soggetto ad indurimenti, ingiallimenti e screpolature, spesso responsabili anche del deterioramento del reperto dentellato nel suo insieme. Tant'è che la monumentale "Enciclopedia del francobollo", diretta da Fulvio Apollonio e data alle stampe nel 1968, spende parecchie pagine sui valori usati, concentrandosi però più sulle modalità di lavaggio ed asciugatura, che sulla qualità e la tipologia dell'annullo del singolo dentello liberato dalla corrispondenza. Non faceva quindi gran differenza che un valore fosse nuovo od usato, l’importante era possederlo per documentarne l’esistenza nel proprio album. 

prese corpo l’idea di collezionare i francobolli usati “su documento intero”, ovvero sulle corrispondenze postali nella loro interezza.

Ma si sa! L’occasione fa l’uomo ladro e l’idea di dare una spintarella al commercio dei valori usati, a discapito di quelli nuovi, fece nascere una generazione di falsari specializzati nell’annullare i francobolli intonsi, tanto che prese corpo l’idea di collezionare i francobolli usati “su documento intero”, ovvero sulle corrispondenze postali nella loro interezza. Negli anni ’60 del Novecento, si consolidò la tendenza alla raccolta della storia postale, ovvero del documento postale integro, che offre maggiori informazioni e quindi possibilità di studio e di ricerca. Non che questo abbia di fatto scoraggiato i falsari di annullamenti, ma di certo ciò rappresentò un’ulteriore evoluzione del mercato filatelico. Si dovrà attendere l’arrivo del francobollo commemorativo, la fine dell’Ottocento e l’inizio del secolo seguente, perché si cominci a configurare una chiara divisione tra i collezionisti votati al “nuovo” e quelli che orienteranno la propria raccolta al francobollo “usato”

Le motivazioni iniziali erano evidenti: i francobolli non viaggiati erano più facili da ottenere, in modo particolare perché l’aumento delle emissioni commemorative e l’evoluzione delle tariffe postali non sempre facilitava la reperibilità di alcuni francobolli usati che, d’altro canto però, costavano meno consentendo di poter orgogliosamente incasellare i propri valori nell’album anche ai collezionisti meno abbienti. Questi ultimi, per ovviare alla difficile reperibilità di alcuni francobolli allo stato di usato, “pregheranno i corrispondenti o i loro rivenditori di fiducia di far pretimbrare i francobolli, cosa che sovente fu fatta su buste che oggi sono denominate “buste filateliche”. A raccontarci questo particolare è ancora una volta l’articolo di Giorgio Landmans che precisa anche che le citate buste filateliche “nulla hanno a che fare con le cosiddette buste primo giorno che sono un prodotto degli ultimi 50-60 anni specifico delle PTT o di qualche organizzazione privata, predisposte e vendute al momento dell’emissione”.

Possiamo quindi trarre un’importante prima conclusione da quanto ci è stato raccontato, ovvero che quello che sovente appelliamo come un “annullamento di favore” non può certo asseverarsi tra le mode più recenti, ma ha già qualche bella ruga che diventa una zampa di gallina quando si strizza l’occhio a qualche più contemporanea definizione di “francobollo usato”, depurandolo dall’aggettivo “di favore”. Appare chiaro, alla luce di quanto ora sappiamo, che è assai complesso pensare di essere in grado di distinguere quali annulli sui nostri francobolli siano frutto di un viaggio postale a tutti gli effetti o siano il prodotto filatelico di un veloce passaggio di favore ad uno sportello postale compiacente. 


L'“annullamento di favore” non può certo asseverarsi tra le mode più recenti, ma ha già qualche bella ruga

Se poi volessimo trovare un ulteriore pelo nell’uovo, spostandoci in epoche più recenti, ci sarebbe anche da tenere in conto della “tassa di contrordine”. Un bell’esempio per raccontare di cosa si tratta è rappresentato dagli autambulanti postali, uffici mobili delle Poste ricavati da autocarri Lancia e dotati di sportelli per la vendita dei francobolli che, durante l’Anno Santo del 1950, stazionarono presso le quattro grandi basiliche giubilari: San Pietro, Santa Maria maggiore, San Paolo e San Giovanni in Laterano. Gli sportelli mobili, attrezzati di tutto punto, erano dotati, allo scopo di favorire lo smistamento della corrispondenza dei pellegrini, di una bollatrice meccanica con tanto di targhetta illustrata rappresentante la basilica di riferimento. Il fatto non passò inosservato ai collezionisti, in particolare agli appassionati di marcofilia, che si recarono in pellegrinaggio alle quattro chiese romane con tanto di cartoline affrancate per farsele annullare e portarsi a casa l’originale targhetta parlante. 

Esatto! Riportarsi a casa. Avete capito bene!
Lo conferma la particolare tariffa di affrancatura di quelle missive che non viaggiarono effettivamente. Chi le inoltrava allo sportello mobile, per riottenerne la restituzione dopo l’annullamento, doveva calcolare, in aggiunta alla normale tariffa vigente di 5 Lire, ulteriori 15 Lire di “tassa di contrordine”, ovvero la richiesta fatta alle Poste dal mittente di una missiva, per “riottenerne la restituzione o cambiarne l’indirizzo”, a condizione che la consegna non fosse avvenuta. Eccoci allora un bel po’ di valori dell’epoca annullati e non viaggiati che, una volta staccati dalle missive (perché magari parzialmente deteriorate o macchiate), entrarono nei nostri album come "usati". Non si può anche in questo caso parlare di un “annullo di favore”? O forse lo status tariffario particolare le rende più conformi ad una obliterazione d’ordinanza? Ciò non toglie che tale francobollo, staccato dalla missiva che ne consente la valutazione dell'affrancatura in tariffa, è un "usato" a tutti gli effetti. O no?

Se poi volessimo trovare un ulteriore pelo nell’uovo, spostandoci in epoche più recenti, ci sarebbe anche da tenere in conto della “tassa di contrordine”
In alcuni forum poi, mi è persino capiutato di assistere a discussioni rasentanti l'integralismo religioso. Dissertazioni dal taglio accademico riguardanti se davvero un francobollo staccato da una busta con annullo Primo Giorno di Emissione, potesse o meno essere classificato come "francobollo usato" o perlomeno se l'annullo fosse riconducibile alla casistica degli annullamenti "di favore".

Busta con annullo Primo Giorno di Emissione. Di favore?

A tale proposito può essere utile quanto scriveva Franco Siccardi il 6 novembre 2006 sul forum di lafilatelia.it, uno dei principali collettori di confronto e dibattito filatelico presenti nella rete, in un suo prezioso intervento intitolato “Gli annulli di favore non esistono”. Lo cito quasi integralmente, rimandando per gli approfondimenti alla bibliografia riportata in calce. 
“Tutta questa discussione sugli ombelichi degli angeli era già stata proposta sul forum tempo fa, e probabilmente lo sarà ancora in futuro. È tipica del collezionismo italiano moderno, fanaticamente legato al nuovo-centratissimo-mai-linguellato-gomma-extravergine-come-quando-è-uscito-dal-poligrafico, od alla storia postale, dove chi colleziona usati è guardato dall'alto in basso, come un poveraccio. Ed è basata su di un equivoco, alimentato dai venditori truffaldini di materiale pseudo usato, che denominano "di favore" annulli spudoratamente falsi. Non è assolutamente così nel resto del mondo, e non era assolutamente così in Italia sino a pochissimi anni fa. Iniziamo dalle definizioni, fondamentali. Per chi colleziona nuovo, i francobolli "non taroccati" si presentano in questi stati: nuovo illinguellato, nuovo linguellato, nuovo senza gomma. Gli altri (i rigommati) sono dei falsi. Dopo lavati, diventano dei senza gomma, ed hanno quindi il valore dei senza gomma. Per chi colleziona francobolli usati, i francobolli possono presentarsi: con annullo originale, in periodo (ed in alcuni casi, anche località) di validità, con annullo postumo. Gli altri (quelli con annullo falso) sono dei falsi e basta. E non valgono neppure una cicca americana masticata, in quanto il timbro falso non si può lavar via come la gomma. Vediamo ora le due categorie degli usati.
Tra i francobolli con annullo originale in periodo di validità vanno classificati anche quelli con il cosiddetto "annullo di favore", fatto apporre dai collezionisti per avere un annullo CERTAMENTE BUONO E CHIARAMENTE LEGGIBILE. Questa pratica era in uso in periodo di Regno, quando nessuno o quasi collezionava nuovi o storia postale, ed i valori più alti delle serie erano difficili da reperire staccandoli dalle lettere. Lo stesso accadeva (e ancora accade) in tutta l'area del collezionismo anglosassone, dove per i classici erano utilizzati timbri a barre deturpanti, ed i collezionisti che volevano avere nell'album francobolli e non macchie di inchiostro facevano e fanno annullare apposta (CTO, Cancelled To Order) i francobolli con il meno invasivo annullo a data (CDS, Circular Date Stamp). Questi francobolli, sicuramente non viaggiati, valgono, a seconda del francobollo, sino a 10 volte di più del francobollo "viaggiato", ma con annullo a barre. Ed ancor oggi, chi colleziona usati, e sono molti, cerca annulli CDS, infischiandosene se il francobollo ha viaggiato o no. Chi lo può stabilire???? Il valore del francobollo usato, per quell'area, dipende solo dalla chiarezza dell'annullo e dal fatto che non deturpi il francobollo. Vediamo ora gli annulli postumi. Per il 90% dei francobolli, detti annulli sono esattamente come quelli falsi: delle macchie di inchiostro apposte sui francobolli per frodare i collezionisti. Ma esistono delle eccezioni: ad esempio, molti francobolli degli anni Sessanta, acquistati in grande quantità dai cosiddetti "fogliaroli", si sono ritrovati negli anni Settanta ad essere svenduti al sotto-sotto-sottofacciale. E, specie gli alti valori, sono stati utilizzati in frode postale, per cui in questo caso non si tratta di un timbro per frodare i collezionisti. Non sono in grado di dire se tale utilizzo sia più o meno raro di quello in periodo di validità; ma detti francobolli hanno il diritto di rimanere in collezione anche con annullo postumo. Lo stesso dicasi per i valori di Regno usati nel 45/46, dopo la loro messa fuori corso. Se leggete bene, nessuno dei cataloghi più diffusi in Italia nomina MAI gli annulli di favore. Semplicemente perché... non esistono, in quanto non differenziabili in alcun modo da un annullo apposto su di un francobollo che era su di una busta viaggiata! Quindi, se volete collezionare storia postale, collezionate buste, o frontespizi, o frammenti. Se volete collezionare francobolli usati, collezionate francobolli con annullo leggibile in data di validità e non deturpante. Chi può dire se un francobollo con un tale annullo abbia viaggiato o no? Nessuno. Conclusione: gli annulli di favore NON ESISTONO, in quanto nessuno è in grado di distinguerli dagli annulli dei francobolli realmente viaggiati.”

Dibattito e riflessioni di sicuro interesse. Ma cosa scrivono i maggiori cataloghi filatelici nel definire cosa possa annoverarsi sotto l’aggettivo di “usato”? Il catalogo Unificato precisa che “le quotazioni degli usati si riferiscono ad esemplari con annullo originale, leggero, non deturpante. In particolare per valori del Regno d’Italia di un certo pregio (alti valori delle serie commemorative, posta aerea, …) le quotazioni riportate in catalogo s’intendono per annulli periziati originali. Gli usati con annulli aventi caratteristiche che non consentono di attestarne l’autenticità devono essere valutati come linguellati”.

Esemplari con annullo originale, leggero, non deturpante: il primo è più invasivo, ma ben leggibile; il secondo meno deturpante, ma in quanto a leggibilità...
 
Un poco più esaustivo appare il Catalogo Sassone. Ne prendo un'edizione a caso e leggo "per quanto riguarda il francobollo usato esso deve, così come per quello nuovo, essere ben dentellato e conservare intatto il colore originario. Normalmente non avrà al verso la gomma, mentre sul davanti sarà visibile un timbro postale. Questo non dovrà essere troppo pesante, possibilmente leggibile e soprattutto originale". Dopo essersi speso per citare che le grandi rarità filateliche sono spesso rappresentate da francobolli usati, il Sassone prosegue: "Durante gli anni '30, ad esempio, furono emesse in Italia numerose emissioni commemorative i cui valori più altri recavano un sovraprezzo a favore di vari enti. In pratica un francobollo utilizzabile per la tariffa da 5 lire, costava in realtà 7, 8 o più lire. Ciò fece sì che i francobolli furono acquistati esclusivamente dai collezionisti per le proprie raccolte e che pochi viaggiarono durante il periodo di validità postale. Molti anni dopo, con lo sviluppo prepotente del collezionismo degli usati di questo periodo, il materiale risultò assai raro. Importante è che l'annullo sia stato apposto durante l'effettivo periodo di validità postale".

Concluso il ripasso delle regole d’oro circa il nostro “usato sicuro”, dovremmo ora avere le idee più chiare, ma la verità è ben altra! Non perché chi ha cercato di definire alcune regole di mercato si sia espresso in modo poco chiaro, ma forse perché l'epoca filatelica contemporanea ha subito più di un repentino mutamento, parallelamente all'evoluzione del concetto stesso di postalità ormai sostituito da formule di recapito della parola scritta assai diverse. Lasciamo per un attimo da parte il periodo regnicolo più antico con tutte le sue implicazioni circa annullamenti e tariffe, in parte ben strutturato dalle regole che si è dato chi colleziona "storia postale". Proviamo a farla più semplice, restiamo nel periodo repubblicano. Stante ciò che abbiamo udito parrebbe a questo punto sia meglio possedere un francobollo con un bel annullo tondo, piuttosto dello stesso dentello vidimato dalla classica traccia a righe ondulate degli annulli meccanici della medesima epoca.

Meglio possedere un francobollo con un bel annullo tondo, piuttosto dello stesso dentello vidimato dalla classica traccia a righe ondulate?
Da notare che agli inizi degli anni Cinquanta le diffusissime bollatrici meccaniche Flyer in uso nei nostri uffici postali invertirono la posizione tra bollo circolare e targhetta meccanica spostando quest'ultima da destra a sinistra, proprio perché l’impronta "parlante" finiva sovente sul francobollo, limitandone la funzione pubblicitaria che essa avrebbe dovuto avere, poiché il francobollo stesso ne impediva la piena leggibilità. Se ne deduce che, prima del 1950, sono numerosi i valori usati che, quale annullo, presentano le linee ondulate o l'eventuale messaggio pubblicitario. Praticamente tutte quelle corrispondenze che negli uffici a media ed alta densità di attività si erano dotati di una o più bollatrici meccaniche. Non sono dunque autentici usati d'epoca?


Approfondimento. Per quanto riguarda le bollatrici meccaniche, oltre alla sezione dedicata nella mia collezione, vi rimando al mio blog: "Meccanizzazione postale" post del 3 dicembre 2016.

E qui sovviene un'altra domanda: paradossalmente e non potendone accertare l’origine è meglio un compiacente tondo di favore rispetto ad un meccanico, tenuto conto che proprio quest'ultimo potrebbe rappresentare la genuina testimonianza del viaggio postale?
E se il tondo si presenta come una traccia marginale, dove data e luogo non sono perfettamente leggibili, allora è meglio la nera ondulazione rispetto al datario circolare?

Negli anni '50 le bollatrici meccaniche Flyer in uso nei nostri uffici postali invertirono la posizione tra bollo circolare e targhetta meccanica

Lascio a chi mi legge la risposta, perché io proprio non c’è l’ho! Anche se dubito che il nonno collezionista fosse affranto da tutti questi problemi. Ma rilancio subito il sasso nello stagno, perché nel cercare di capire meglio cosa s’intenda per annullo d’epoca, mi domando come distinguere, quando non palesemente evidente, un francobollo emesso all'epoca, con chiari limiti temporali di utilizzo, poi impiegato per affrancare una missiva contemporanea, magari in tariffa corretta, viaggiato e regolarmente annullato allo sportello. Problema che si complica se il francobollo è stato a priori staccato ed inserito in album e se non si ha la corrispondenza a testimonianza dei fatti.

Eloquente esempio di emissione fuori corso "usata"
Eccovi, giusto nell'immagine soprastante, un eloquente esempio di ciò che volevo dire! Questa raccomandata, viaggiata il 7 gennaio 2017, mostra nell'affrancatura a sinistra tre valori "fuori corso": il 25 Lire Centenario della Seconda Guerra d'Indipendenza emesso il 27 giugno 1959, la cui validità postale cessava nel dicembre 1960; il 70 Lire emesso per la Campagna contro la malaria nel 1962 postalmente utilizzabile fino al 31 dicembre 1963; il 70 Lire del 1963 dedicato ai cento anni della Croce Rossa buono per affrancare le missive sino a fine 1964. Stante ciò che abbiamo letto i tre valori rinvenuti su questa busta non potrebbero in alcun modo essere incasellati come "usati" dotati di pedigree, ma di fatto l'annullo che li oblitera non è certamente falso e nemmeno di favore!


Ma non è tutto! Osservate questo aeroplanino svolazzante nel cielo azzurro e senza alcune nube a disturbarne la visibilità: emissione del 18 luglio 1967, proprio per celebrare il mezzo secolo trascorso dal primo francobollo di posta aerea. Dal 1° gennaio di quell'anno tutti i francobolli italiani sono ammessi in affrancatura senza limite di validità. A fronte di ciò una domanda mi sorge spontanea. Il valore che ho appena mostrato, viaggiato su una Posta1 in data 12 ottobre 2016, ha titolo per sedere accanto ai valori del medesimo periodo all'interno del nostro album? O sarebbe meglio un ben tondo anni Sessanta?

Il valore che ho appena mostrato, viaggiato su una Posta1 in data 12 ottobre 2016, ha titolo per sedere accanto ai valori del medesimo periodo

A questo punto, fatte le debite considerazioni, ci sarebbe pure da chiedersi se sia meglio ospitare nell’album un francobollo usato emesso nel 1978 che mostri un tondo leggibile, magari del 1979, rispetto allo stesso francobollo, senza limiti temporali d’utilizzo, annullato da qualche CMP nel 2012! Quanto alla leggibilità degli annulli poi, ci sarebbe da aprire un bel capitolo per l’area contemporanea visto che, diciamolo fuori dai denti, quando non annullate a penna, le affrancature filateliche che ci premuriamo di comporre con tanta passione sulle spedizioni effettuate in Posta1, mostrano annulli tutt’altro che leggibili, salvo ormai rare eccezioni dovute forse alla fortuita capacità dell’addetto postale di rammentare come si usa un timbro manuale.

Quando non annullate a penna, le affrancature filateliche che ci premuriamo di comporre con tanta passione sulle spedizioni effettuate in Posta1, mostrano annulli tutt’altro che leggibili.

Non si tratta di un fenomeno sporadico: così come mostro nella missiva della foto soprastante, posso affermare che una lettera su quattro di quelle che ricevo oggi, mostra annulli che sembrano apposti da pazienti in terapia riabilitativa dopo interventi alle articolazioni superiori. Annulli che io chiamo "fantasma", dato il loro aspetto ectoplasmatico non fa certamente onore al francobollo che aspira a far parte della nostra collezione di "usati" e che forse, dopo quello che ci siamo raccontati, rischia il l'esilio senza onore da ogni album che si rispetti.

Sulla già citata penna, quale succedaneo dell'annullo postale, di questo argomento sono pieni i forum, i blog e le comunity che in ridondanza ciclica riaprono sui social discussioni che altro non fanno se non evidenziare il fenomeno. Vi risparmierò quindi di mostrarvi le numerose (non esagero) missive che ricevo con il terrifico tratto di penna, salvo due esempi "da manuale"... di genuina fantafilatelia però!

Il primo caso è quello di una lettera viaggiata il 14 ottobre 2015 e lavorata dal CMP di Firenze, come si evince dall'annullo regolarmente impresso. Qualche solerte addetto postale, probabilmente accortosi che l'impronta meccanica aveva lasciato indenne il valore da 0,02 Euro ha pensato bene di riannullare il tutto con uno straordinario svolazzo di penna. Il secondo esempio arriva dal Regno Unito e senza bisogno di spiegazione alcuna ci racconta che "tutto il mondo è paese".

Chiudo per ora queste mie divagazioni sui francobolli usati, anche se proprio ora starei sfogliando la pagina d'album del 1951, proprio quella con i tre valori dedicati alle "Feste e Concorsi Ginnastici Internazionali di Firenze". E qui, su annulli di favore e francobolli "usati" ci sarebbe davvero molto da raccontare. Ma questa è un'altra storia!


Bibliografia

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