martedì 19 gennaio 2016

L'evoluzione tecnologica postale come testimone della parola scritta

Nel rivedere ed aggiornare il mio percorso dedicato alla meccanizzazione postale, inserendo nuovi reperti ed ampliandolo con punti di vista internazionali, ho trovato necessario fare alcune riflessioni per contestualizzarlo nell'intero spazio espositivo rappresentato dalla mia collezione. Non potendo definirlo assolutamente filatelico, pur prendendo come punto di partenza l'emissione repubblicana nata per pubblicizzare l'introduzione del codice di avviamento postale, tale itinerario esplora molti aspetti della postalità: la marcofilia, la storia postale, l'interofilia, tanto per fare alcuni esempi. Non ultimo il tema della filografia.  

la parola scritta in movimento è sinonimo di posta

Filografia è un neologismo che deriva da philos e graphia, ovvero scrittura, indicante lo studio ed il conseguente collezionismo di tutte quelle tracce relative alla civiltà della scrittura, dai caratteri sumeri alle lettere inviate nello spazio, passando dalle pergamene medievali. Ogni reperto filografico non è dunque soltanto il singolo testimone di un'epoca, di una cultura o di una civiltà, ma è il tassello per ricomporre un puzzle millenario.

Non è istintivo pensarci, ma attraverso la raccolta, lo studio e l'analisi di antiche missive nella loro complessità (la tipologia, il contenuto, il francobollo, l'annullo postale) è, infatti, possibile ricostruire straordinari frammenti della nostra storia. Una storia che inizia lungo le rive dei corsi d'acqua dove si svilupparono le più antiche civiltà della terra: i Sumeri tra il Tigri e l'Eufrate, gli Egizi sulle rive del Nilo. Oggi abbiamo reperti filografici, lettere scolpite del periodo babilonese che ci raccontano, a caratteri cuneiformi impressi nell'argilla, cosa scriveva un principe alla sua innamorata, ma nulla ci è rimasto dell’approccio sentimentale di due giovani della nostra epoca fatto a colpi di sms.

la parola scritta impressa sulla pietra

La storia della scrittura però, nel corso dei millenni, si è evoluta, spostando il suo baricentro in Europa, grazie all'impero romano ed al costante processo di scambio culturale, ma anche attraverso l'incontro di Oriente ed Occidente. La stessa storia che, scorrendo in avanti, ha permesso la salvaguardia della sapienza antica durante il Medioevo cristiano e che compirà poi uno straordinario percorso per passare ai documenti di età imperiale fino a giungere alle pergamene ecclesiastiche medievali. La necessità di comunicare sistematicamente il proprio pensiero si trasformò ben presto in una quotidianità di relazioni, umane e commerciali.

Da qui la posta, perché un servizio postale statale efficiente è necessario per sostenere l'espansione degli scambi commerciali: dal suo progenitore avviato dalla famiglia dei Tasso, al servizio dell'imperatore, sino alla riforma postale inglese del 1660 pensata da Henry Bishop, da cui l'omonimo bollo, il primo a indicare mese e giorno.
 
La riforma postale inglese del 1660 fu pensata da Henry Bishop

All'inizio del XVIII secolo, si deve a James Chalmers, nel 1837, l'idea di una marca adesiva, progenitore di quello che sarà il francobollo. L'invenzione in Gran Bretagna del Penny Black, il primo francobollo del mondo, il 6 maggio 1840, rende più veloce il viaggio della parola scritta. Le lettere così affrancate raggiungono ogni angolo del pianeta, dando inizio al processo di globalizzazione. E fin dalla sua nascita il francobollo, partecipando a questa rivoluzione, diventa un vero cronista della storia. Lo rimarchiamo all'interno delle nostre collezioni più squisitamente filateliche. Così come non si può dire non sia "filatelico" l'avvento tecnologico della fluorescenza nei francobolli, componente di una ricerca e di una modalità pensate e nate in funzione di un nuovo modo di gestire i flussi di posta, della parola scritta quindi, attraverso nuovi metodi, meno manuali, più automatizzati.

Un percorso collezionistico che, in qualche modo, mette in correlazione postalità e progresso, parola scritta e tecnologia. Un itinerario che racconta il passaggio di un epoca in cui la necessità di ricorrere a nuove ed innovative macchine sgorgava dalla necessità di far fronte ad un veloce e progressivo aumento delle corrispondenze, ma anche di come, quegli stessi computer, capaci di leggere ed interpretare un indirizzo vergato su una lettera, hanno segnato l'inizio del cammino della parola tecnologica destinato, attraverso le odierne e-mail, ad influenzare enormemente, con la velocità della diffusione della comunicazione, il nostro modo di vivere e quindi di sostituire una cartolina con un post, una lettera con un sms. E forse di mandare in pensione quel tanto caro amato francobollo il cui uso quotidiano appare oggi drasticamente ridotto e il cui impiego, anche in ambito collezionistico, oggi è oggetto di continuo dibattito.


La parola scritta entra in rapporto con la tecnologia per viaggiare più velocemente


Forse però si tratta di "tanto rumore per nulla". Di un'inevitabile trasformazione sociale. Così come sta accadendo, filograficamente parlando, per la scrittura. Tanto per non dimenticare che le due cose, posta e scrittura, una relazione tra loro l'hanno sempre avuta.

Grande clamore ha di recente suscitato la notizia che la Finlandia, il paese con uno dei sistemi educativi più avanzati al mondo, ha deciso di mandare definitivamente in soffitta la bella calligrafia o meglio la scrittura corsiva. Da agosto 2016 i bambini finlandesi non impareranno più a scrivere le lettere dell’alfabeto una legata all'altra, ma solo in stampatello, con i caratteri facili da scrivere e soprattutto da leggere. E al posto delle lezioni di corsivo s'imparerà a battere sulla tastiera del computer. Così ha deciso l’Istituto Nazionale di Educazione finlandese: con buona pace dei tanti argomenti e dei tanti studi di psicologi e pedagogisti che dimostrano come il corsivo serva a sviluppare precise capacità cognitive nei bambini. La perdita della scrittura corsiva è una realtà assai bene documentata da sociologi, neuro linguisti, pedagogisti. E’ il risultato di un processo di omologazione culturale che si è accentuato con l’avvento delle nuove tecnologie, ma soprattutto sottovalutando l’importanza della scrittura corsiva che, in molti casi, è stata relegata al ruolo di Cenerentola nei programmi didattici.

Anche il Time ha pubblicato un reportage che parla di “lutto per la morte del corsivo”, segno che di problema planetario si tratta. Umberto Eco, ad esempio, parla del corsivo come del prolungamento della mano, qualcosa di assolutamente biologico. Una forma di comunicazione legata al corpo. Ho letto di recente un articolo interessante dove era spiegato molto bene che scrivere in corsivo significa tradurre il pensiero in parole, in unità semantiche, scrivere in stampatello vuol dire invece sezionarlo in lettere, spezzettarlo, negare il tempo e il respiro della frase. Non è dunque un caso che siano in tanti a ritenere che la perdita del corsivo è alla base di molti disturbi dell' apprendimento segnalati dagli insegnanti elementari e che rendono poi più arduo tutto il percorso scolastico.


Il corsivo quale testimone del passato

C’è addirittura chi si spinge oltre. Evi Crotti, psicopedagogista, scrittrice ed esperta di grafologia, dalle pagine de Il Giornale, ha scritto che la maggior parte degli adolescenti che preferiscono scrivere in stampatello pone in evidenza un disimpegno verso la realtà, un mascherarsi di fronte alla responsabilità. A fronte di questa analisi gli educatori, cito sempre la Crotti, dovrebbero fare molta attenzione prima di chiedere o addirittura d'imporre di sostituire una grafia illeggibile con lo stampatello, poiché ciò sottintende già qualcosa che non va, e cambiare il corsivo con lo stampatello è come prendere una pillola senza risolvere il problema che sta a monte. Forse è per questo che, in chiara controtendenza con il nord scandinavo, in Inghilterra alcuni anni fa diverse scuole hanno reintegrato l'uso della penna stilografica, per costringere gli studenti a reimparare la bella grafia, mentre in Francia alcuni istituti superiori sono tornati alla dettatura, visto che di anno in anno gli studenti avevano deciso senza motivo di decapitare migliaia di parole dei loro accenti adattando lo stile di scrittura a quello dei telefonini.

La Finlandia, ma forse anche gli Stati Uniti, la pensano in modo differente, più pragmatico: scrivere in stampatello, ha spiegato la funzionaria Minna Harmanen, è più veloce e si impara prima. Anche se in molti vedono, dietro questa decisione apparentemente dettata solo dalla comodità, una sorta di ostilità ideologica nei confronti del corsivo considerato troppo elitario: lo stampatello garantisce una scrittura meno personale, certo, ma sicuramente più «democratica» perché uguale per tutti. Giuliana Ammannati è una pedagogista clinica ed un’insegnante, per oltre un decennio ha messo sotto la lente la scrittura dei suoi allievi adolescenti. La sua teoria sull'abbandono del corsivo? Questo tipo di scrittura è propria, ti mette a nudo, ti rende unico. Più facile nascondersi dietro l’omologazione dello stampatello. Si notano grandissime resistenze a far uscire i ragazzi dall'uso costante dello stampatello al punto che dopo aver scritto in corsivo non riescono a rileggere le proprie parole, per questo poi, a seguire, continuano nell'uso dello stampato. Se a questo aggiungiamo che l’impiego di strumenti come telefonini e notebook ha imposto una nuova forma di linguaggio breve, ridotto ai minimi termini, non dobbiamo stupirci se qualcuno vi scorge un impoverimento della lingua e della capacità espressiva. La decisione finlandese è, forse, lo specchio dell'epoca digitale: mandare una mail è più semplice, immediato, meno costoso.


troppe mail inutili, spesso d'istinto, in modo compulsivo

Un dibattito aperto, ricco di spunti. Non ultimo quello che scrivere una lettera, così come lo si faceva una volta, ti obbliga ad una riflessione: quello che ho da dire, da raccontare, da domandare, vale davvero l'impegno di mettersi davanti ad un foglio bianco ed una penna? Oggi si scrivono tante, troppe mail inutili, spesso d'istinto, in modo compulsivo. Talmente tante che chi le riceve, talvolta, non ha nemmeno voglia o tempo di leggerle. E che dire poi della memoria storica? Intendiamoci parlare della perdita della scrittura corsiva non significa demonizzare per forza la tecnologia digitale. Ci deve però fare riflettere su quello che perdiamo, sul fatto che possa valere la pena di perderlo completamente o meno.

Il passaggio dalla carta al codice binario, che in fondo ha dato una bella spinta alla perdita del corsivo e al declino del francobollo per i fini cui era stato inventato, ha anche messo in luce quanto la promessa dell’eternità offerta dal digitale si sia rivelata una bugia colossale. Oggi la moderna tecnologia si cannibalizza da sola. Acquisti un computer, un lettore di supporti digitali e appena lo hai installato ed hai fatto tuoi i sui segreti scopri che è già obsoleto.Faccio un esempio: pensate ad un incunabolo del quindicesimo secolo. Consunto, ingiallito, tostato dal tempo, reso fragile dall’età. Indossi un paio di guanti di cotone, lo sfogli con cura. Lo leggi. Così come si può fare con una missiva vergata a mano. Sei secoli nel mezzo eppure, nel terzo millennio dell'uomo sulla terra, si è ancora in grado di leggerlo. Non è così per vhs, un floppy un cd vecchio di qualche anno. Tra un po’ sarà difficile pensare di leggere i dvd di prima generazione. Proviamo quindi a pensare alla nostra corrispondenza più recente! Quante mail ed sms abbiamo conservato degli ultimi sei anni? Pochi vero? Tra trenta, quarant'anni sarà impossibile ricostruire frammenti della nostra vita così come, invece, possiamo oggi fare con la "vita degli altri" attraverso le lunghe intense epistole che i collezionisti, come me, conservano.

la parola scritta è stata elaborata, processata, trasportata e recapitata

Tutto questo per arrivare a dire che, a fronte dei cambiamenti epocali cui la civiltà della scrittura è assoggettata, ogni aspetto con cui la parola scritta è stata elaborata, processata, trasportata e recapitata assume il valore di un racconto storico, più o meno filatelico, più o meno filografico, ma certamente importante per comprendere i mutamenti che hanno influenzato il nostro modo di comunicare con gli altri.

la collezione come percorso espostivo

Per questo ho deciso di approfondire ed ampliare il mio percorso dedicato alla meccanizzazione postale, come sempre immaginandolo come un percorso espositivo, ampliando gli orizzonti oltre i confini nazionali e procedendo in avanti cronologicamente, fermo restando l'idea diproseguire nei prossimi mesi arricchendolo di con nuovi capitoli dedicati a CMP italiani e alla loro evoluzione sino ai giorni nostri.


Elenco dei post sul tema:
🔄
La meccanizzazione postale
🔄 Smontare e rimontare come in un museo
🔄 L'evoluzione tecnologica come testimone della parola scritta
🔄 La rosa dei venti ... per ripartire dalla Città Eterna
🔄 Meccanizzazione postale: una divagazione tematica riorganizzata  

La mia collezione
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Bibliografia


    ➤ Marco Nundini, Vite Corsive, 2013, Il filografo
    ➤ AA.VV, Elogio della parola scritta, 2008, Allemandi-Bolaffi
    ➤ Evi Crotti, Stampatello sotto accusa, 22/06/2011, Il giornale .it 
         (ultima consultazione 30/10/2019)
    ➤ AA.VV. (redazione Scuola), La Finlandia dice addio al corsivo, 08/12/2014
         Corriere.it, (ultima consultazione 30/10/2019)
    ➤ Cesare Cavalleri, L'insostenibile eclissi del corsivo al tempo dello smartphone
         23/08/2017, Avvenire.it, (ultima consultazione 30/10/2019)
    ➤ Umberto Eco, Pensieri in bella copia (da La bustina di Minerva), 07/08/2009
         L'Espresso+ (http://espresso.repubblica.it/). Ultima consultazione 30/10/2019
     

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mercoledì 25 novembre 2015

La meccanizzazione postale

Un fuori programma meccanizzato

L’automazione postale è forse una delle materie meno filateliche che esistano. Eppure essa, o meglio la sua evoluzione, rappresenta un interessante oggetto di studio capace di fondere filatelia, filografia, marcofilia e storia postale. L’idea per affrontare tale argomento la offre l’emissione del 1967 che da il via alla ”operazione codice avviamento postale”. Per le Poste Italiane, con l’arrivo di sistemi automatizzati di smistamento della corrispondenza, identificare con un numero i “distretti postali” non è più solo un’idea, ma una necessità.

Seguendo la filosofia e l'impostazione data alla mia collezione ho dunque preso come stazione di partenza, per questo mio itinerario fuori dal tracciato cronologico principale, l'emissione che il catalogo Unificato e il Sassone identificano con i numeri 1051-1052 (Bolaffi 1146-1147), ovvero i due valori con facciale 20 Lire e 40 Lire emessi da Poste Italiane il 1° luglio 1967.

Dall'alluvione di Firenze e dalla straordinaria mobilitazione del Paese in soccorso della città toscana, non è passato nemmeno un anno. La testata l'Espresso denuncia il "piano Solo", preparato dal generale della Benemerita Giovanni de Lorenzo, secondo cui i Carabinieri avrebbero assunto il controllo dell'ordine pubblico, occupando prefetture, istituti civili e militari e la Rai, oltre a prevedere il trasferimento degli oppositori "comunisti" al confino in Sardegna. I movimenti giovanili che, da qui a poco, prepareranno il '68 italiano già sono in fermento: a novembre saranno occupate l'Università Cattolica di Milano e la sede della facoltà umanistica di Torino.



Intanto alle Poste, anche se solo in una fase di test, qualcuno pensa che le "macchine" potranno in un futuro non troppo lontano arrivare a leggere, se non un indirizzo nella sua completezza, certamente una serie di numeri. Si decide quindi di impiegare una sequenza: un codice di avviamento postale formato da cinque cifre, sulla scorta anche di esperienze già consolidate in ambito europeo che questo mio viaggio cercherà di approfondire. Apparirà chiaro che, quello che per noi oggi rappresenta l'assoluta normalità, nel 1967 era considerato un cambiamento epocale nelle modalità di distribuzione postale, a partire proprio dal cittadino, colui che nello scrivere l'indirizzo avrebbe dovuto rammentare di indicare il CAP del destinatario. L'artefice della riuscita o meno dell'intera operazione.


Il fortissimo sviluppo delle attività economiche degli anni '50, dovuto anche al grande cantiere della ricostruzione, fu talmente ampio e generalizzato da coniare il termine “boom economico”. Apparve subito evidente come tale sviluppo, unitariamente all'aumento del tenore di vita, alla regressione dell'analfabetismo e all'espansione demografica, avrebbe comportato un incremento esponenziale e costante dello scambio di messaggi scritti e quindi del corriere postale. Tutto ciò trovò ampia conferma all'inizio degli anni '60, nonostante la curva recessiva si facesse sentire a livello economico. Il traffico postale continuava a crescere, favorito anche dall'introduzione di nuovi servizi, quale il servizio aeropostale notturno introdotto il 1 ottobre 1961, ma l'efficenza dei servizi puntava al basso in modo inversamente proporzionale. Tutto ciò convinse le amministrazioni postali dei paesi più sviluppati ad elaborare nuove strategie, pena la paralisi del sistema. Per garantire l'efficienza dei servizi era necessaria, se non indispensabile, l'introduzione dei più avanzati processi di automazione delle lavorazioni, cogliendo nel contempo le occasioni offerte dallo straordinario sviluppo tecnologico del dopoguerra. L'inizio di una incredibile evoluzione tecnologica che, dal 1967 sino all'avento della email, segnerà il progressivo mutamento della postalità italiana ed internazionale.

Elenco dei post sul tema:
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La meccanizzazione postale
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Bibliografia

    ➤ Alastair Nixon, Postal Mechanisation for Philatelists,
         Meter News Internet periodical  UK Postage Meter topics, www.meterfranking.co.uk
    ➤ Alcide Sortino, Di bollo in bollo, raccolta articoli da L'Annullo, www.ilpostalista.it,
        (ultima consultazione 30/10/2019)
    ➤ Danilo Bogoni, Meccanizzazione, Storie di Posta Volume 8,
         Speciale Cronaca Filatelica n°12
    ➤ Fusco Feri, A Roma la prima e unica mostra sulla meccanizzazione postale,
         novembre 2016,  Il Collezionista (Bolaffi)

     

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sabato 14 novembre 2015

Incontri generazionali lungo il percorso

Cambiano le generazioni, mutano i punti di vista

In un recente intervento sul forum di Filatelia e Francobolli dove ho presentato la mia collezione e la mia idea di racconto, e quindi di viaggio tra e con i reperti filatelici e postali, nel cercare di mettere a fuoco il perchè di alcune scelte di natura divulgativa, certamente poco in sintonia con l'idea che "è il pezzo che deve parlare", ho raccontato di un incontro tra generazioni svoltosi nel recinto dentellato dei francobolli. Un breve intervento che ripropongo su questo blog.


Giornata della filatelia - Cartolina postale - 13 ottobre 2012

Alcune righe che mi obbligano a fare un passo indietro per raccontare che i miei esordi sono stati certamente assai più classici, quelli del collezionismo da casella. Solo successivamente, negli anni a seguire, nel tentativo (insano, ma fisiologico) di trasmettere qualcosa dei propri interessi ai figli, mi apparve chiaro che mancava per loro una chiave di lettura interpretabile per capire, per orientarsi, per godere della bellezza e della storia di quanto avevo raccolto. La prima risposta di mia figlia, nel guardare distrattamente la mia collezione, fu laconica: "che ci vuole, basta avere molti soldi e ti compri la collezione più bella che c'è". Immaginate la mia delusione. Mai quindi riflessione fu più necessaria che in quel frangente.

Quel modo di esporre i miei reperti era dunque un percorso museale autocelebrativo?
Eppure non erano diamanti seppelliti sotto una maciata di sassi. Una logica nel mostrarsi gli era stata data. Il problema era che quell'itinerario era stato creato per chi già conosceva il percorso a memoria. Immaginatelo come una serie di ceramiche monocromatiche di differenti popolazioni e di differenti periodi storici esposti in bellissime vetrine, ma privi di tabelle e di una scenografia museale atta a collocarle nel tempo e nello spazio, una collezione fatta per soddisfare il piacere di un ristretto numero di addetti ai lavori. Più adatto ad una comitiva di archeologi in pensione che ad una classe di studenti in gita culturale. Mi domandai se era veramente inconscio quel tentativo di renderla esoterica, elitaria.

Photo: SUNSET / Rex Features
da un articolo di Jasper Copping pubblicato su Telegraph.co.uk


All'epoca non insistetti, ma ci rimugginai per molto tempo. Poi, durante un lungo volo aereo, mi trovai a rispondere a raffica a domande di mia figlia sui quesiti delle parole incrociate, quelle della "settimana enigmistica" tanto per intenderci: poeti, economisti, pittori, uomini e donne perduti tra le pieghe del tempo. Personaggi un tempo importanti, esaltati dalle cronache, di cui oggi solo i francobolli rammentano il nome e le opere. Lei ne restò sorpresa... e anch'io. La fiammella si riaccese qualche mese dopo quando, nel cercare un'approccio originale ad un lavoro scolastico di gruppo sulla Seconda Guerra Mondiale proposi, senza aspettarmi troppa attenzione, di ricorerre ai francobolli. Idea accolta con scetticismo, ma accolta. Risultato di un certo successo. Non che mia figlia sia diventata una collezionista, lei no, ma un suo compagno di classe è rimasto intrappolato e mi consulta tutt'ora per la sua collezione sulla II Guerra Mondiale. I francobolli davvero potevano raccontare una storia chi di filatelia non ne sapeva nulla! Bastava collocarli in un percorso espositivo ripensato a differenti visitatori?

Ecco la mia prima presa di coscienza e con essa l'inizio di una nuova idea espositiva. Che si è evoluta. Tanto che ora, questa volta con mia apprensione, da quando mia figlia si degna di sfogliare i miei album, ora più contestualizzabili per lei nel mondo reale (apriti cielo), ho inserito nelle schede dei miei album anche elementi più tecnici di filatelia (la filigrana, la dentellatura, ...).

Manifestazioni filateliche - Cartolina postale - 5 giugno 2010

Con il più piccolo dei figli dai dinosauri dentellati siam passati alle Olimpiadi, ma c'è ancora tanta strada da fare per sdoganare una grande passione da quell'idea un po' ingessata che il collezionismo d'altri tempi ci ha tramandato. Il mondo cambia e forse anche i collezionisti.

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sabato 26 settembre 2015

Filatelia e parola scritta: un viaggio da condividere

La filatelia può oggi varcare, se questo serve a stimolare curiosità ed emozione, i confini del collezionismo da “casella” ed esondare in una più personalistica visione del racconto. Un racconto fatto di itinerari storici, culturali e postali che attinge a piene mani dai tanti recinti del'anima dentellata: marcofilia, interofilia, storia postale, filografia e quant’altro serva a stimolare la nostra voglia di approfondire, di andare oltre. Un racconto fatto però anche di fantasia, di suggestione, di intuizioni che vanno al di là di vincoli accademici. E' lo spirito di chi, con la voglia di approfondire, di documentarsi al meglio, tira fuori da un paio di reperti, perché e così che amo chiamarli, una storia ai più sconosciuta, ma piena di fascino.

Nel 1990 Alberto Bolaffi, nel presentare l'enciclopedica "Francobolli d'Italia", enunciava che "la collezione filatelica non può essere casuale, ma richiede un programma di ricerca e di acquisto", idea poi ribadita negli anni anche attraverso slogan più commerciali quali "le cose grandi si costruiscono pezzo per pezzo". Giusto a voler ribadire quanto già esplicitato tra le righe e cioè che solo “così il collezionista mette alla prova continuamente le proprie capacità di strategia e perseveranza, in una sorta di sfida a se stesso che è uno degli aspetti affascinanti del collezionismo”. È tangibile dunque l'idea di un percorso, di un viaggio che, come ogni viaggio che si rispetti, pur seguendo il più rigoroso programma, deve fare i conti con l'imprevisto, con la non ipotizzata deviazione, con la sete di scoperta, con la tappa fuori programma.

Collezionare è dunque un viaggio! Come ho già avuto modo di raccontare, la mia modestissima esperienza di “raccoglitore” corre spesso fuori dai binari accademici. La strada maestra, tracciata nei primi anni di ricerche, segue un percorso puramente filatelico che si snoda sulle emissioni del nostro paese. Solo successivamente ho seguito i numerosi rivoli che si lasciavano scorgere tra un’emissione dentellata e l’altra. A volte piccole divagazioni storico postali, altre volte torrenti in piena capaci di esondare in campi apparentati quali la marcofilia, la storia postale ed altre discipline riconducibili al fine in uno straordinario percorso filografico. Un grand tour che per certi versi ha quasi del classico se si ripensa oggi a quanto, sempre nel 1990, lo stesso Bolaffi scriveva: “il filatelista italiano, partendo dalla collezione dei francobolli della Repubblica Italiana, ha diverse possibilità di estendere il proprio campo di interesse. Può andare a ritroso nel tempo raccogliendo i francobolli del Regno d'Italia o spingendosi fino ai francobolli emessi dagli Stati preunitari” ampliando la propria collezione in modo verticale oppure può ampliare i propri orizzonti con modalità orizzontale, vale a dire occupandosi di quelle emissioni dei cosiddetti “paesi italiani” comprendenti San Marino, uffici all'estero e colonie, occupazioni militari, Città del Vaticano, occupazioni e amministrazioni speciali della Seconda Guerra Mondiale.

Ora appare chiaro che così come nessuno sceglie lo stesso viaggio, nemmeno quando ci si incammina sul medesimo itinerario quell'esperienza sarà eguale. Ho dunque cominciato a rimodellare la mia raccolta pensandola come una fitta rete di trasporto metropolitano dal cui asse principale, la raccolta puntuale delle emissioni cronologiche che s'innesta sulla storia del Paese, diramano infinite linee di viaggio che s'incrociano a più riprese tra di loro e, ad intervalli di tempo dettati dalle emissioni stesse, tornano adincontrare l'asse viario portante. Un esempio: sfogliando il mio quarto album dedicato alla Repubblica ci si imbatte nell'emissione che racconta l'istituzione del Codice di Avviamento Postale in Italia. Quel dentello è stato lo stimolo per dare vita ad una ricerca sulla razionalizzazione e la meccanizzazione postale che, per la dimensione assunta nel tempo, ha richiesto di essere traslocata su un album di approfondimento che, ad intervalli regolòari, torna a richiamare le emissioni repubblicane come, ad esempio, quella di Italia 76 o quella del "lavoro italiano" del 1982.
Alcune pagine descrittive che ho realizzato per i miei album
Arrivati a questo punto non sarà più possibile accontentarsi di una sequenza di fogli d’album fatti di caselle più o meno piene, ma sarà necessario inserire in ognuno note filatelico postali e schede storiche, con l'obiettivo di dare all’intera raccolta un’organizzazione dinamica che consenta di montare e smontare reperti con agilità, lasciando sempre agibile l’iter di consultazione della collezione. Questo perché, se al piacere di raccogliere e documentare, si associa la soddisfazione di vedere che la propria raccolta è un insieme ben leggibile da chi, incuriosito dalle scoperte fatte, vi approccia da neofito, allora la gratificazione raggiunge davvero i massimi livelli. Tutto quanto esposto solo per spiegare che il viaggio del raccoglitore non si ferma alla fase di scoperta e classificazione, ma prosegue nella fase del "racconto", un pò come fece Charles Darwin che non si limitò a solcare i mari, salpando nel 1831 da Devonport a bordo del briagntino Beagle, ma organizzò l'intero insieme delle sue scoperte in quel capolavoro che è "Viaggio di un naturalista intorno al mondo"

un frammento delle pagine di guida alla mia collezione che seguono il concetto esposto di un asse viario principale con itinerari che diramano collateralmente
Arrivati a qusto punto della storia ce ne sarebbe già per almeno tra reincarnazioni se non fosse che, così come nel viaggio, sovente si devono fare delle scelte e che spesso il fascino di una latitudine prevale sul mistero per l'opposta dimensione di scoperta. Perché a pensarci bene, l'idea itinerante così come esposta, apparecome un puntino luminoso se la si colloca nell'universo assai più vasto del Sapere. Ne ho avuta conferma nello sfogliare, ad esempio, un bellissimo volume dedicato alla filatelia tematica avente per soggetto la medicina. Un saggio interessante, non tanto per la catalogazione di emissioni dedicate ad un soggetto preciso, ma per l'idea di offrire all'iconografia dentellata un valore oltre le apparenze. Difficile pensare che un esemplare con il volto sofferente del presidente americano Franklin Delano Roosevelt, ad esempio, può rivelare la gravita della sua patologia, ormai prossima all'epilogo fatale. Allo stesso modo l'attenta lettura di un'immagine filatelica di Hitler può essere indicatrice dei postumi di un infarto, secondo l'autore del libro, conseguente all'Operazione Barbarossa. Ampia anche la possibilità di imboccare il sentiero che lega emissioni storiche alla diffusione di malattie nel mondo. Un esempio per tutti: la tematica colombiana che incrocia quella medica ove, parlando di "mal francioso", la terribile sifilide, se ne considera l'importazione come grazioso omaggio dell'equipaggio delle tre mitiche caravelle. Altri autori, invece, aprono nuove strade dove la stessa filatelia tematica non è più raccolta colorata, ma cultura come un libro da scrivere. Scopro, ad esempio, che grande risalto nella filatelia medica lo hanno avuto “gli evasi della Medicina”, ovvero quei medici che si sono dedicati ad altre attività, una volta conseguita la laurea. Il primo della serie che vedo citato è Ernesto Guevara de la Serna, rivoluzionario sudamericano ricordato in numerosi francobolli cubani. Dopo di lui Salvatore Allende, Presidente cileno ed apprezzato medico nel suo paese, ricordato in francobolli di vari paesi. Anche l’Angola dedica un set di francobolli, nel 1977, al suo Presidente medico Agostinho Neto.

Ma non voglio andare oltre essendo questa parentesi tematica solo citazione finale come spunto per avvalorare ancor più la tesi dell'itinerario di scoperta che ogni collezione può rappresentare. Un itinireraio che voglio condividire con tutti i raccoglitori come me, aprendo loro le porte del mio percorso di scoperta.

Nota: i contenuti di questo mio primo post hanno dato vita alla homepage del blog.
Nat

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