venerdì 30 luglio 2021

Il Municipio di Udine si tinge di verde

Quando si parla della disfatta di Caporetto, sovente l'immagine, tanto storica quanto filatelica, corre all'invasione del Veneto da parte delle truppe austriache e tedesche. 

Vedi anche il post "Un colpo al cerchio, un colpo al Regno: Veneto invaso"

Ad onor del vero però, anche il Friuli subì la stessa triste e drammatica sorte. Tra il 1915 ed il 1917 Udine fu uno dei centri strategici più importanti d’Italia. Il capoluogo della provincia friulana, posto nel cuore delle retrovie del fronte e sede del Comando Supremo dell’esercito, divenne infatti una piccola e ben organizzata “capitale della guerra italiana”. L’evento bellico rimodellò Udine e ne riconfigurò le sue funzioni urbane, trasformandola in un centro direttivo e logistico di prima importanza. Mentre nel centro storico fu creata una “cittadella militare” per il comando del generale Cadorna, la città e le sue adiacenze ospitarono magazzini, officine, forni, baraccamenti e strutture sanitarie per circa 20 mila posti letto destinati ai soldati feriti ed ammalati. Tutto ciò fino alla disfatta di Caporetto.

Nel 1916 morì Francesco Giuseppe, a questi succedette Carlo I. Proprio Carlo I compare sui francobolli della posta da campo (posta militare quindi) che, nei vari territori occupati durante il conflitto, gli austriaci provvidero a soprastampare con le valute locali di occupazione.

Udine occupata
Nella notte, tra il 27 ed il 28 ottobre 1917, riecheggiano nei primi paesi gli spari delle truppe bosniache che fanno da avanguardia all'occupazione. Effettuato lo sfondamento del fronte italiano, il Comando germanico prese possesso di Udine nelle prime ore del 29 ottobre 1917, dopo che per tutta la giornata e la notte s’era combattuto nella città tra gli Jäger della ventiseiesima divisione di von Berrer e gli irriducibili militari italiani del I reparto d’assalto. La città fu divisa in due settori: la parte nord ai tedeschi, la parte sud agli austro-ungheresi. 

I racconti di chi visse in prima persona le prepotenze, i soprusi, i saccheggi, riducendo la popolazione civile allo stremo, assumono toni drammatici. Ogni tentativo di nascondere scorte alimentari fu reso vano dalle continue incursioni di soldati affamati quanto i civili. Chi racconta annota nei propri diari: «Non rimane nulla di intero: avanzi e frammenti dovunque; sul focolare, dai tizzoni avanzati, si arguisce che braccioli di seggiole, gambe di tavoli, sportelli di armadi han servito per alimentare il fuoco. Ubriachi, lasciano che il vino corra per la cantina». A farne le spese furono innanzitutto le donne, poiché i loro uomini erano al fronte, ma vittime di quell’anno orribile furono anche i bambini, costretti a elemosinare il cibo o mutilati da materiale bellico abbandonato. Lo stesso esercito nemico era alla fame, i soldati frugavano persino nelle immondizie, facendo bollire nelle gavette un miscuglio di pannocchie, zucche, cavoli, uva acerba. 

Nei primi giorni di novembre i Comandi occupanti decisero di por fine ai saccheggi, ma di organizzare una requisizione sistematica dei macchinari delle officine, dei magazzini, della biancheria e degli oggetti di metallo necessari all’industria bellica. Furono abbattute persino le campane del Duomo e di tutte le chiese. Per celebrare la brillante vittoria sugli italiani, a Udine giunsero in visita il Kaiser Guglielmo II e l'Imperatore Carlo I. 

 

La requisizione delle campane del Duomo e le marche di recapito (vedi a seguire) approntate per evitare alla popolazione di recarsi dall'occupante a chiedere la propria corrispondenza

L´esercito austriaco recuperò in Friuli e nel Veneto occupato la gran parte del cibo e del vestiario di cui necessitava, viso che gli approvvigionamenti imperiali erano praticamente nulli: un esercito di oltre un milione di soldati visse alle spalle di una popolazione di un milione di civili.

Gli uffici di posta militare dell'invasore
Il recapito della corrispondenza fu sospeso e gli abitanti si trovarono costretti a rivolgersi all'invasore nemico per il ritiro delle proprie missive. Nei territori occupati il servizio postale per i residenti, solo in ambito locale o per l'Austria-Ungheria ed i paesi suoi alleati sarà riattivato il 23 aprile 1918 utilizzando gli Etappenpostamt, gli uffici militari di tappa austriaci, da quel momento aperti anche ai civili. Tali uffici si collocano non in prossimità della linea del fronte ed impiegano francobolli di Posta militare austriaca. Il bollo tondo datario riporta la località in cui operano: Udine, Agordo, Ampezzo, Auronzo, Casarza della Delizia, Cividale, Codroipo, Gemona, Latisana, Longarone, Maniago, Moggio, Palmanova, Pieve di Cadore, Portogruaro, San Giorgio di Nogara, San Pietro al Natisone, San Vito, Spilimbergo, Tarcento e Tolmezzo.

Maggiori informazioni sugli Etappenpostamt nel post dedicato al Veneto invaso

Due buste con annullo (in primo piano Udine) degli Etappenpostamt, gli uffici militari di tappa austriaci, presenti nella mia collezione

Non si deve dimenticare che, trascorsi pochi giorni dall'occupazione, ai tedeschi si affiancarono gli austriaci. I militari italiani arretrarono e la popolazione si diede alla fuga: in città rimasero solamente 7.000 persone, costrette a subire saccheggi e violenze. Il Friuli, durante l’anno dell’occupazione austro ungarica iniziata nell’ottobre 1917, era stato posto sotto l’autorità delle forze del fronte sud occidentale guidate dall’arciduca Eugenio, al quale toccò frenare con apposite ordinanze, nel dicembre dello stesso anno, i saccheggi e le violenze arrecati da parte dell’esercito invasore alla popolazione.

Dagli zolfanelli al recapito postale
Immaginiamo dunque, in tale clima di sistematici soprusi e vessazioni, cosa poteva significare per un italiano in regime di occupazione, doversi pure recare nell'ufficio militare di tappa dell'invasore per chiedere la propria corrispondenza. L'allora direttore della posta militare di Udine, per ovviare a tale inconveniente, pensò di dare vita ad un apposito servizio di recapito, servendosi di addetti locali, gente del posto che ben conosceva la topografia del luogo. Restava il problema di come finanziare tale attività e si pensò dunque di ricorrere ad una sopratassa rappresentata da segnatasse prodotti in loco. 

Per la produzione si ricorse alle scorte abbondanti ed inutilizzate di marche italiane "R. Gabelle" e "R. Privative" giacenti negli uffici finanziari di Udine. Da 1 e 2 centesimi le prime, da 5 e 7 centesimi e mezzo le seconde, tali marche erano impiegate sopra le confezioni di fiammiferi, come imposta. Il fatto che non fossero gommati li rendeva certamente più scomodi all'uso, ma ne facilitò enormemente la fase di soprastampa. La tavola messa a punto prevedeva 100 soprastampe recanti la dicitura "Ortspostmarke" in alto, seguita scendendo verso il basso, dallo stemma imperiale, dal nuovo valore e dal nome della località di riferimento (ben 18 differenti), quest'ultimo su una o due righe. Per Udine, e soltanto per lei, fu impiegato il foglio intero.

Il generale Josef Posch, a capo della Posta militare, che pose un netto diniego a tale iniziativa e trasformando così 68 francobolli su 72 (i quattro mancanti sono quelli circolati a Udine) in "non emessi".

I nuovi facciali dedicati al recapito della corrispondenza erano di 1 centesimo per le cartoline e le stampe, 2 centesimi per le lettere, 3 centesimi quale diritto di raccomandata e 4 centesimi per stampe e campioni oltre i 50 grammi. Approntato il tutto fu proprio la Gazzetta del Veneto a dare notizia del nuovo servizio il 14 giugno. Ma si trattò di una meteora poiché il giorno seguente, partito il servizio, lo stesso fu bloccato da un ordine perentorio telegrafato dal generale Josef Posch, a capo della Posta militare, che pose un netto diniego a tale iniziativa, trasformando così 68 francobolli su 72 (i quattro mancanti sono quelli circolati a Udine in pochissimi esemplari) in "non emessi".

Una delle rarissime lettere circolate a Udine (da Il Novellario Volume 2, 1889 -1921, Unificato)

Una doverosa polemica su chi vende "ristampe"
Rappresentando tali valori un frammento di storia unico nelle vicende belliche della Grande Guerra degli italiani, molti collezionisti sono restii ad approcciare a questi 72 valori. È  presto spiegata anche la motivazione, che in fondo riprende una vecchia polemica che vale anche per altre emissioni filateliche: le piattaforme di vendita online che tutti conosciamo mostrano troppe "riproduzioni" o "ristampe" che però andrebbero chiamate con il loro nome: FALSI. 

Eloquente esempio di quanto ho raccontato circa chi vende "ristampe" o "riproduzioni". Un comportamento filatelicamente inaccettabile.

In questo mare magnum di FALSI, chi osserva si demotiva ben presto dal tentare un acquisto e chi studia trova motivo di forte irritazione. Sarebbe quindi straordinaria opera di fidelizzazione che queste piattaforme prendessero una decisione chiara, bandendo riproduzioni o falsi che siano oppure obbligando il venditore a porre la dicitura FALSO a chiare lettere nella descrizione dell'oggetto, poiché termini come "ristampa" sono ingannevoli e fuorvianti.

Il Municipio di Udine
Per tornare alla nostra storia, fallito il tentativo delle marche per fiammiferi ad uso sovrattassa di recapito postale, la città di Udine non si diede per vinta. il Municipio di Udine deliberò il 16 luglio 1918 l'emissione di un francobollo da 5 centesimi per il recapito delle corrispondenze. Questa insolita emissione "di guerra", una sorta di segnatasse per l'effettivo impiego cui era stato pensato, vide la luce il 20 luglio dello stesso anno e proseguì sono al termine dell'occupazione.

Esageratamente semplice, stampato tipograficamente dalla Litotipografia Passero su carta verde azzurra di fattura grezza e colorata in pasta, era annullato con un bollo lineare "Annullato" e/o con un bollo a due cerchi recante la dicitura "Municipio di Udine" e lo stemma del Comune al centro. I due annulli erano in gomma ed erano impressi con l'uso di inchiostro violetto.

Il foglietto del 5 centesimi di Udine

Per la stampa si produssero fogli di 24 esemplari disposti su 4 righe, ognuna di 6 valori. Non solo: il foglio così come pensato era diviso in due gruppi, ognuno di 12 esemplari, affiancati in senso inverso e stampati sullo stesso foglio, ma in due passate dopo averlo capovolto e posto a registro. Per tali motivo al centro (colonna 3 e 4 del foglio) si presentano quattro coppie cosiddette "tête-bêche".

una delle cosiddette coppie "tête-bêche".

Un'altra caratteristica dei fogli così come già ho rappresentato, è il fatto di non essere dentellati ai bordi. Ne consegue che da ogni singolo foglio derivino dunque diverse tipologie di francobolli: 4 esemplari non dentellati su due lati (le posizioni sono la 1, 6, 19 e 24); 8 francobolli non dentellati su un solo lato (posizioni 2, 5, 7, 12, 13, 18, 20 e 23); 4 valori con dentellatura su quattro lati (posizioni 8, 11, 14 e 17); 2 coppie "tête-bêche" non dentellate da un lato (3-4 e 21-22) ed altrettante 2 coppie "tête-bêche" dentellate a quattro lati (posizioni 9-10 e 15-16).

Un bell'esempio di missiva viaggiata e recante la marca di recapito Made in Udine (da Il Regno d'Italia nella posta e nella filatelia - I tomo, Poste Italiane)

Non ultimo un ulteriore particolare, legato alla stampa, che ha generato, nella composizione di 12 esemplari, nella posizione 11 ad essere precisi, un valore con il famoso accento sulla lettera "u" di Municipio. 



I danni dell'occupazione militare furono tali che il Friuli contò, in proporzione al numero di abitanti, il maggior numero di vittime di tutta Italia. La liberazione di Udine avvenne il 3 novembre 1918 con l'arrivo in città dei reparti del Savoia Cavalleria.
 

A conclusione di questa ennesima divagazione, non posso fare a meno di autocompiacermi (e mi perdoni chi legge per questo mio peccatuccio dentellato) di aver inserito in collezione il 5 centesimi di Udine, come sempre accompagnato da una scheda storica secondo lo stile della mia collezione.

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La mia collezione
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Bibliografia
Franco Filanci, Il Novellario Volume 2, 1889 -1921, Unificato, 2014;
Bruno Crevato Selvaggi, Il veneto invaso, Il Collezionista Bolaffi, Maggio 2008;
Bruno Crevato Selvaggi, Il Regno d'Italia nella posta e nella filatelia - I tomo, Poste Italiane, 2006;
AA.VV, I francobolli di Udine, Postal Gazette, 2006; num. 1 anno III, 2008;
Antonio Battistella, Il comune di Udine durante l'anno di occupazione, Doretti, 1924;
Matteo Ermacora, Una città in guerra: mobilitazione patriottica e vita culturale a Udine, Cahiers de la Méditerranée, 2019
Stefania Miotto, Cronache dal Friuli occupato, Brutto fronte il Piave,
     Scatolificioudinese.it, consultato il 30 luglio 2021;
➤ AA.VV., Udine occupata dagli austro-tedeschi, Udinestorieincorso; consultato il 27 luglio 2021
➤ Alessandro Barbero, Caporetto, Laterza, 2017;
➤ AA.VV, Caporetto cent'anni fa la grande disfatta, http://www.aclibergamo.it,
     consultato il 01.07.2020;
➤ Alfio Caruso, Caporetto, Longanesi, 2017;
➤ Alberto Laggia, Caporetto cent'anni fa la grande disfatta, https://m.famigliacristiana.it
     consultato il 01/07/2020;
➤ Alessandro barbero, Caporetto, Laterza, 2017;
➤ Arrigo Petacco, Marco Ferrari, Caporetto. 24 ottobre-12 novembre 1917: storia della più grande
     disfatta dell'esercito italiano
, Mondadori Le scie, 2017;
➤ Franco Filanci, Il Novellario Volume 2, 1889 -1921, Unificato, 2014;
➤ Bruno Crevato Selvaggi, Il veneto invaso, Il Collezionista Bolaffi, Maggio 2008.


 

lunedì 14 giugno 2021

Trotta trotta Cavallino

A distanza di un po' di tempo dall'ultimo post (se non hai nulla da raccontare di nuovo meglio ascoltare gli altri), stante la necessità di festeggiare l'arrivo del "Cavallino" pacchi postali ruota nella mia collezione, ho pensato che miglior saluto al nuovo arrivato non potesse essere che un articolo ad esso dedicato. Non tanto per esaltarne inconfessabili virtù, povero dentellato relegato al ruolo dei "servizi" per cui era stato emesso, ma perché a ben leggere nei forum o sui social filatelici, molti nuovi appassionati, poco avvezzi all'approfondimento bibliografico di vecchio stampo, paiono piuttosto sorpresi delle differenze che intercorrono con il cugino stellato (di filigrana s'intende) in termini di quotazione o rabbrividiscono nell'apprendere che questo piccolo francobollo per pacchi postali rappresenti, a tutt'oggi, uno dei pezzi più ambiti della collezione repubblicana.


La quotazione e il numero

A parere di Sebastiano Cilio, il quantitativo esistente di questo esemplare, tra quelli custoditi in collezione e quelli disponibili sul mercato, è al di sotto delle 10.000 unità, una cifra da considerarsi assai esigua per soddisfare tutti i collezionisti e che certamente costituisce il motivo della sua attuale quotazione, sia di catalogo, che di effettivo mercato.

Interessante anche un'analisi retrospettiva della sua quotazione: lo smilzo Sassone del 1965, nella sua XXIV edizione, ancora esitava ad offrire una quotazione certa del 1.000 lire emesso il 14 giugno del 1954 con filigrana ruota del secondo tipo e stampa calcografica, ben distinguibile quest'ultima all'occhio, rispetto ai valori della analoga serie per pacchi postali emessa tra il 1946 ed il 1951. Se però prendiamo un catalogo Unificato del 1978 vediamo che la quotazione ufficiale per il nostro "oltremare" allo stato di nuovo gomma integra si attesta a 950.000 lire, un valore di tutto rispetto se calcoliamo che all'epoca lo stipendio di un operaio si attestava intorno a 154.000 lire e che con 450 lire si poteva acquistare un chilo di pane.

Il Sassone specializzato del 1990, passato attraverso le grandi stagioni dell'inflazione italiana, quota il nostro "Cavallino" nuovo "a due stelline" (MNH) a ben 4 milioni di vecchie lire italiane contro lo stipendio medio di un operaio salito ad 1 milione e centomila lire e al prezzo di un chilogrammo di pane passato a 1.400/1.500 lire. In poco più di dieci anni quindi il nostro cavallo di razza quadruplica il proprio valore di catalogo, rispetto al pane che triplica di prezzo al consumo, ma che diventa più accessibile, si fa per dire, nel rapporto col salario medio degli italiani.

Nell'anno 2005 dell'era dell'Euro, l'enciclopedico Sassone volume 1, giunto alla sua sessantaquattresima edizione, pone la quotazione a 3.600 euro (4.500 con il bonus centratura), mentre il catalogo Unificato del 2006 quotava il dentellato a 3.300 euro (in salita a 4.700 per buona centratura).

Venendo ai giorni nostri, l'Unificato 2021 pone l'attuale quotazione a 2.100 euro, con l'ormai consueto volo pindarico del ben centrato cui aggiunge ulteriori 1.000 euro. Rilevante balzo indietro, forse accompagnato dalle più recenti recessioni, non ultima la crisi pandemica che ha colpito il mondo intero. 


Se però elaboriamo un tracciato statistico, sui dati dell'Istat, cercando di capire, sulla base dell'evoluzione del costo della vita dal 1978 (data della prima valutazione presa in esame) ai giorni nostri, basandoci sull'indice dei prezzi al consumo per famiglie operai e impiegati, è interessante notare che le iniziali 950 mila lire di allora, oggi varrebbero qualcosa come 6.890.350 lire che, al cambio lira/euro, sono pari a 3.558 euro, con qualche centesimo al traino. 

Una valorizzazione molto vicina alle quotazioni della prima decade del secondo millennio, ma un poco al di sotto dell'attuale quotazione. Di teorici esercizi da spiccia matematica di catalogo abbiamo trattato sino ad ora, tenuto ben presente che il prezzo di mercato che si osserva in questo periodo (giugno 2021) fa media intorno ai 1.300 euro.

L'uso del francobollo
Il servizio pacchi fu istituito sperimentalmente dalle Poste tedesche nel 1875, per consentire l’invio di merci ed oggetti anche in località non servite da Società ferroviarie, linee di navigazione ed altri trasportatori privati, gli unici che se ne occupavano a quell'epoca in tutto il mondo. Solo tre anni dopo, al Congresso di Parigi che vide la nascita dell’Unione Postale Universale, il servizio fu introdotto a livello internazionale, mentre per l’interno ogni Paese poteva lasciarne la gestione ai privati (cosa che fecero Francia e Gran Bretagna) o assumerla direttamente, come fece l’Italia dal 1º ottobre 1881.

Inizialmente, essendo previsti solo pacchi fino a 3 o 5 chilogrammi, era ammesso spedirne fino a tre allo stesso destinatario con un unico bollettino, in pratica uno stesso pacco suddiviso in più colli. Per oltre quarant'anni non fu imposta alcuna privativa su tale servizio; il monopolio di Stato fu stabilito solo dal 15 ottobre 1923 e soltanto sui pacchi fino a 20 kg. Dal 16 marzo 1925 furono ammessi per via aerea e dal 1° settembre 1936 per espresso. A causa della guerra, i pacchi aerei non furono più accettati dal 12 giugno 1940, mentre il peso massimo di quelli ordinari ed espressi fu limitato a 5 kg dal dicembre 1942, salvo per apparecchi ortopedici e protesi, ammessi fino a 10 kg. Con l’armistizio, il servizio fu poi totalmente sospeso, ripreso solo nella Repubblica Sociale, senza servizi accessori, e solo per l'invio di alcuni materiali, in genere sussidi sanitari ed ortopedici ai militari ed agli italiani in Germania.

Per l’affrancatura dei pacchi postali si usarono, nel corso degli anni, svariati sistemi: inizialmente si impiegarono semplici moduli ed un bollo recante la dicitura "R.P.PAGATO". Dal 1º gennaio 1884 entrarono in uso dei nuovi bollettini che viaggiavano separatamente dal pacco, inizialmente affrancati con segnatasse. Dal 1º febbraio 1888 furono emessi i primi bollettini di spedizione con valore d’affrancatura (a segnare la nascita di una nuova serie di interi postali dalla vita effimera e poco longeva), che andavano eventualmente integrati con i normali francobolli. É solo nel luglio del 1914 che faranno la loro comparsa i francobolli a due sezioni, in cui era riportato il valore su entrambe le sezioni, da applicare a scavalco tra il bollettino e la sua ricevuta lasciando quindi una delle due sezioni su ognuno dei "documenti" postali: un'originalità assolutamente "Made in Italy".




Tralasciando l'evoluzione dei bollettini postali nel corso degli anni, va detto che il servizio dei pacchi postali, relativamente al periodo repubblicano, fu riattivato fra il luglio e l’agosto del 1946. Il nostro "cavallino" è quindi figlio del dopoguerra e della ricostruzione italiana. Vale all'emissione ben mille lire di facciale! Il classico corno di posta, sino a quel momento impiegato nei francobolli per pacchi postali, è stato sostituito da un “corriere a cavallo” posto sulla sezione di sinistra, il cavallino appunto.

Fu emesso (Decreto Ministeriale del 15 luglio 1953) per soddisfare le alte tariffe previste per spedire pacchi postali all'estero (il cui servizio riprese nel 1948) e, per molto tempo, fu trascurato dai collezionisti poiché, quello dei "servizi", è stato a lungo un settore di secondo piano per gli appassionati. Anche per questo il taglio, allora dal costoso valore nominale, passò sotto traccia. Fino a quando l'attenzione non si risvegliò d'improvviso ed inizio la corsa per portarsi in scuderia il cavallo di razza.

Come già ho avuto modo di accennare, la parte sinistra era apposta sul bollettino che accompagnava il pacco, quella destra sulla ricevuta comprovante l'avvenuto pagamento della tariffa postale; le due parti erano divise con un taglio di forbice dall'impiegato postale, rendendo sovente superflua la dentellatura centrale. Va ribadito, a costo di ripetersi, che il nostro “Cavallino” ha una particolarità fondamentale: la filigrana a ruota alata, da non confondere con il valore del tutto simile emesso nel febbraio 1957 con filigrana a tappeto di stelle.
Immagine puramente esemplificativa del metodo impiegato 


Cavallino usato: quasi come un pony
Nel fare i "conti della serva", tra quotazioni di catalogo e offerte di mercato, ci siamo fino ad ora riferiti al valore allo stato di nuovo. E per l'usato? Come per buona parte dei francobolli a due sezioni il collezionismo pare cadere in una visione distopica che quasi voglia ignorare la vera destinazione d'uso e la modalità di utilizzo dello stesso. Le quotazioni del valore "usato" si riferiscono, infatti, al francobollo con annullo, ma completo però nelle sue due sezioni. Cosa questa che prende le distanze dalla realtà in quanto lo scopo di tale francobollo prevedeva proprio che, perché lo stesso fosse realmente "viaggiato", le due parti venissero separate e con un taglio di forbici per dirla davvero tutta. Dunque francobolli usati, ma con sezioni unite, non dovrebbero essere realmente passati per posta, ma presentare evidenti annulli di favore.

Come ha scritto Aniello Veneri (vedi bibliografia a fondo articolo), c’è però un’eccezione: per trovare il Cavallino usato realmente a sezioni intere dobbiamo incappare in un Mod. 41, ovvero un verbale compilato da un verificatore che riscontrava tariffe in difetto, le quali erano poi compensate con l’applicazione di francobolli per pacchi a sezioni intere sul verbale stesso. 
 
Immagine tratta da "Stelle e stelline " di Emilio Franco Calcagno (vedi bibliografia)
 
Un mirabile esempio di quanto appena citato ci è offerto da un articolo, apparso su Il Postalista, in cui l'autore, Emilio Franco Calcagno, ci mostra un bel modulo di contestazione (mod. 41) compilato dal verificatore dell'ufficio postale di Genova Porto Transito e fatto pervenire all'Ufficio di impostazione di Signa (Firenze) in data 1 aprile 1957 a causa di una irregolarità rilevata sul bollettino per la spedizione di pacchi postali, in questo frangente un'affrancatura insufficiente. L'ufficio mittente provvide, come da regolamento, ad applicare francobolli doppi previsti per il servizio pacchi postali, usati interi, a recupero della differenza di affrancatura con l'aumento del 25% a titolo di penale, accumulando alla somme indicata, altri importi relativi a consimili operazioni (tassazione cumulativa). 
 
Immagine tratta da "Stelle e stelline " di Emilio Franco Calcagno (vedi bibliografia)

Una striscia di ben dieci valori del nostro cavallino a ruota fu applicata su questo modulo, regolarmente annullata, tanto da costituire un reperto molto raro, probabilmente unico. Balza dunque all'occhio (di Arechi nel nostro frangente) che si tratta di occasioni molto circostanziate e non è ragionevole pensare perciò che tutti i Cavallini usati ed integri in circolazione derivino da usi del genere. Valore allo stato di usato quindi dettato dalla pura esigenza di casella di avere in collezione “quel pezzo usato” completo delle due sezioni, quasi in spregio storico e postale del reale uso dello stesso che, a sezioni separate, da cavallino è stato declassato a pony.



Ultima nota di servizio: la validità postale dei due cavallini (quello con la ruota e il cugino stellato emesso qualche anno dopo) scadeva addirittura il 13 maggio 1992, ma é intuibile, oltre che ragionevole supporre che, con la messa in circolazione del nuovo tipo con in filigrana stelle, l’uso postale del nostro Cavallino è stato, nel lasso temporale citato, sempre minore, in relazione alle scorte residuali, protraendosi fino al 1958 o al massimo all'anno seguente.

La filigrana ruota alata
Il "cavallino", sovente etichettato "ruota", deve il suo nickname alla filigrana della carta: la ruota alata, di secondo tipo. Rigorosamente! Questo tipo di carta fu prodotta dal 1946 dalla Cartiera Milani a Pioraco, specificatamente dedicata alla stampa di valori prodotti in calcografia, per i quali male si adattava la precedente fornitura di carta prodotta in bobine. La carta dunque era fabbricata dalla cartiera con il metodo "in piano" dove la pasta è, prima depositata su un nastro dove perde l'eccesso di acqua, poi pressata sotto un rullo che reca in rilievo il disegno della filigrana. La densità fibrosa non muta ed il "segno" è dovuto esclusivamente ad uno schiacciamento delle fibre. Se ne otterrà un disegno di filigrana più confuso, con i contorni meno delineati, quasi sfocati rispetto a quella prodotta "in tondo" dove è il cilindro rotante ove si forma la carta ad imprimere, attraverso fili metallici cuciti su di esso, la filigrana.

Come già ho avuto modo di scrivere, parlando della serie Democratica, la prima macchina funzionale a livello industriale per questo tipo di lavorazione fu installata nel 1850 nella cartiera di Essones in Francia. Era un progetto della meccanica britannica, costruita dall'inglese Donkin, ma su disegni dei fratelli Foudrinier. Alcuni autori affermano che la carta prodotta con macchina continua in piano non sia stata impiegata per i francobolli fino al 1870 perché era meno uniforme e gradevole di quella prodotta con la macchina in tondo.


La bobina prodotta "in piano" era larga 90 centimetri e così arrivava al Poligrafico dove il grande rotolo era poi tagliato in lunghezza ogni 70 centimetri, in modo da ottenere dei fogli di dimensione pari a 90 x 70 centimetri. Una successiva operazione di taglio, divideva nuovamente i fogli sul lato più corto, riducendoli alla misura di 90 x 35 centimetri.  
 
Il primo francobollo che fu stampato con questa carta fu il 100 lire Democratica. Altri francobolli che furono stampati su questa questa carta furono, fino a tutto il 1954, il 1.000 lire Campidoglio di posta aerea (1948), il 100 ed il 200 lire Italia al Lavoro (1950), l'80 lire Leonardo da Vinci (1952), il 500 lire segnatasse (1952), il Cardinale Massaia (1952), i due valori Marco Polo (1954), il 100 e 200 lire Siracusana (1954) ed i due valori Vespucci (1954).


In questa carta le ruote alate in filigrana si mostravano come un tappeto continuo, senza interruzioni in una disposizione che vedeva 44 ruote per ogni riga, nella larghezza del foglio intero che era, come abbiamo visto, di 90 centimetri. La forma delle ruote presentava una chiara ovalizzazione, ma a differenza di quelle del I tipo, le stesse appaiono schiacciate in altezza, per intenderci più larghe che alte. 
 
L'unica posizione di filigrana catalogata per il nostro Cavallino è la CS. Tuttavia è giusto rammentare a chi mi sta leggendo in questo momento, sacrificando qualche proficuo o gioioso istante al lavoro o alla famiglia, che alcuni autori riferiscono dell'esistenza di un valore della prima tiratura con soprastampa AMG-FTT, in posizione di filigrana CD. Non si può escludere a priori che non possa essere accaduto che alcuni fogli siano stati stampati con posizione di filigrana diversa da CS, ma a distanza di tanti anni, se ciò è accaduto, di raro, rarissimo accadimento dovremmo parlare. Direi che siamo dentro alle stime statistiche del professor Stephen A. Nelson che ha calcolato che le probabilità di essere centrati e uccisi direttamente da una oggetto celeste (un meteorite) sono 1 su 1.600.000. Quindi se sentite nitrire un cavallino ruota posizione CD battete un colpo!


Stampa e dentellatura
Del nostro equino dentellato, cataloghi alla mano, esistono due differenti versioni: la prima del giugno 1954 stampata con una Lambert e poi dentellata manualmente a pettine 13¼ x13¼, la seconda del novembre 1955, stampata con una Hoe e successivamente dentellata lineare 13¼ x13¼ (13,30 x 13,30)
 
I fogli erano di 50 esemplari, anzi la precisione impone di rammentare che la lastra di stampa comprendeva due fogli sovrapposti in verticale (un foglio da 50 valori x 2).  Tali doppi fogli, dopo la stampa, erano divisi con un taglio prima delle fasi di gommatura e di dentellatura. La duplicazione della lastra è stata eseguita con procedimento galvanico, partendo da una lastra originale su cui era stato inciso un foglio, con gli ornati e otto croci di riferimento.

Da questo dettaglio tecnico parte l'interessante inchiesta di Luciano Garagnani, pubblicata su "La Ruota Alata", Notiziario dell'a.f.i.s. n. 73 Luglio / Settembre 2010. Studio approfondito secondo il quale l'attuale catalogazione è riduttiva e non particolarmente precisa.
 
Immagine tratta dall'articolo di Luciano Garagnani citato in bibliografia e nel testo

La Lambert era una macchina calcografica a secco a due colori, alimentata a fogli singoli, di produzione francese. Fu installata al Poligrafico nel 1951 ed esordì con le emissioni verdiane. Fu presto sostituita per la sua lentezza nel processo di stampa che la rendeva meno efficiente. 

La Hoe stampava in calcografia ad un colore, americana di nascita, anch'essa alimentata a fogli singoli. Per stampare più colori con la Hoe occorreva fare più passaggi di stampa, cosa che è avvenuta per la stampa di alcuni francobolli calcografici Coloniali. Oltre al nostro Cavallino può vantare di aver dato alla luce il 100 Lire della serie Democratica. In entrambi i casi, le macchine di stampa non consentivano la perforazione dei francobolli direttamente. I fogli dovevano essere spostati e perforati a mano, in modo "semimanuale", così come preferiscono citare alcuni autori. Un gruppo di 3/5 fogli erano sovrapposti e puntati con uno spillo prima d'essere collocati sotto un dispositivo di punzoni disposti in una linea semplice (metodo lineare) oppure in una linea di vari segmenti perpendicolari ad essa (sistema di perforazione a pettine). 
 

Ora, volendo fare un po' di ripasso sulla teoria, è doveroso ricordare che tra i due sistemi, il più impreciso è quello lineare. Il perforatore, che presenta una linea di piccoli cilindri metallici perfora, ad ogni battuta, un solo lato delle file di francobolli presenti sul foglio. Una volta perforati tutti i lati, i fogli sono girati di 90 gradi per poter procedere alla perforazione dei lati perpendicolari a quelli già perforati.



Un poco più accurato sui dentelli è il perforatore a pettine che, oltre ai cilindri disposti su una fila, ne presenta altri (a pettine appunto) che diramano dallo stesso. Ne consegue che ad ogni battuta sono perforati ben 3 lati del francobollo, offrendo in tal modo una maggiore precisione sui quattro angoli di ogni valore del foglio. 

Per la dentellatura sono stati dunque impiegati sia perforatori a pettine che lineari, tutti però dello stesso passo. Il pettine verticale, utilizzato per la prima tiratura del cavallino ruota, era già stato utilizzato per i francobolli per pacchi in fogli da 100, fino al 1950. Anche il pettine orizzontale utilizzato per la prima tiratura del 2000 Lire (di cui vedremo a seguire). era già stato utilizzato in periodo del Regno d'Italia e tra il 1951 ed il 1953 per le tirature dei francobolli per pacchi postali stampati in rotocalcografia.
 
Garagnani, nel suo articolo, parte da un presupposto logico: essendo i perforatori presenti entrambi sin dall'inizio al Poligrafico ed essendo tale perforazione da effettuarsi in un secondo tempo, "in via generale, che macchina di stampa a fogli singoli è stata impiegata non è vincolante per il sistema di dentellatura utilizzato. I fogli singoli possono essere dentellati indifferentemente, sia con un perforatore a pettine che con uno lineare", indipendentemente dalla macchina che li ha stampati. Ma l'autore che ho citato fa di più, cerca di dimostrare che, sia per le stampe con la Hoe, che per quelle con la Lambert, sono stati utilizzati entrambi i sistemi di dentellatura.
 

Per prima cosa egli ci offre un metodo per distinguere quali fogli sono stati stampati con la Lambert e quali con la Hoe, con il solo limite che tale operazione è possibile solo per quei valori bordo foglio. Ciò perché da una attenta osservazione di tali francobolli si nota che i fogli del Cavallino non sempre hanno l'ornato, ma talvolta appaiono “bianchi”. Di un bianco virgolettato però, perché a ben osservarli, molti di loro non sono totalmente privi di stampa: la lastra impiegata è la medesima, ma l'ornato risulta appena visibile in alcuni tratti, non per magia, ma solo perché non è stato inchiostrato. Sempre inchiostrate però sono le otto croci presenti nel foglio, fondamentali per la messa a registro.



Detto ciò, secondo lo studio che sto citando in questa mia divagazione, dobbiamo ora fare un passo indietro. No! Il passo, in verità, è in avanti, perché salta al 1957, epoca in cui il Poligrafico andrà a stampare il pacchi postali da 1.000 Lire (cavallino con le stelle) e il valore da 2.000 Lire. Per la precisione le primissime tirature. Quelle, per intenderci, con la filigrana stelle di secondo tipo, inclinate a 25 gradi. Quelle prodotte con la macchina da stampa Lambert e che, guarda caso, sui nuovi francobolli (parliamo del 2.000 Lire) mostrano la stessa lieve, talvolta impercettibile, traccia di ornato, che ritroviamo nel nostro Cavallino ruota.

Guardate, non è roba da profani. Perché nel leggere e rileggere gli eruditi anch'io ci ho perso un poco la testa. Solo delle primissime tirature stellate parliamo ora, perché in quelle a seguire su carta con filigrana stelle di terzo tipo (anni sessanta) gli ornati sono invece inchiostrati, anche se è stata utilizzata la Lambert. Per le tirature degli anni settanta (carta con filigrana stelle di 2° tipo inclinate a 65° e stelle 4° tipo) gli ornati sono sempre stampati, ma la macchina utilizzata non è più la Lambert, ma la Giorgi-De La Rue e, nelle ultime tirature calcografiche, la Goebel.
 
Quindi? Se ne desume, scrive Garagnani, che "la caratteristica dell'ornato non inchiostrato consente pertanto di individuare la macchina di stampa utilizzata per il cavallino ruota. La stampa con la Lambert presenta i margini bianchi, con l'ornato appena visibile in alcuni punti, mentre nella stampa con la macchina Hoe i margini hanno l'ornato".

A questo punto, se la catalogazione ufficiale del Cavallino ruota per ciò che concerne la dentellatura e la teoria dell'ornato coincidessero avremmo, manco a dirlo, una chiara ed inequivocabile distinzione, potendo notare sui valori in cui l'ornato sui bordi si mostra nella sua completezza (Lambert) una chiara ed esclusiva dentellatura "a pettine" e, al contempo, una dentellatura lineare in quei valori con margini "in bianco" o minimali (Hoe). Ma così non è, tanto da spingere chi ha studiato il tema da affermare il contrario. E Garagnani ce ne offre contezza, portandoci alcuni esempi dai quali anche io ho cercato indizi utili per dare sostanza a quanto sto scrivendo.

Prima tiratura, 1954, dentellatura a pettine. Macchina di stampa Hoe


Abbiamo un ornato ben visibile ed inchiostrato, corrispondente quindi alla macchina di stampa Hoe. L'esame della dentellatura ci mostra un evidente perforazione a pettine. Tale esempio parrebbe smentire che la dentellatura a pettine sia stata impiegata solo per le tirature effettuate con la macchina di stampa Lambert, così come che tutti gli esemplari prodotti con la Hoe mostrerebbero dentellatura lineare. Parte di questa tiratura fu impiegata per essere soprastampata AMF-FTT per la zona di Trieste.

Seconda tiratura, 1954, dentellatura lineare. Macchina di stampa Lambert


Abbiamo, in questo esempio, un ornato non inchiostrato e poco percettibile, caratteristica indicante l'impiego della macchina di stampa in calcografia a secco Lambert. L'esame della dentellatura ci mostra un evidente perforazione lineare. Anche in questo caso, se il metodo di identificazione dell'apparato di stampa proposto dall'articolo pubblicato su La Ruota Alata si confermasse preciso, si confermerebbe la teoria che nel Cavallino ruota la macchina impiegata per la stampa non è vincolante per determinare il sistema di dentellatura utilizzato.



Parte della "seconda tiratura" fu anch'essa impiegata per essere soprastampata per l'area di Trieste.

Terza tiratura, 1954, dentellatura lineare. Macchina di stampa Hoe



Abbiamo un ornato ben visibile ed inchiostrato, corrispondente alla macchina di stampa Hoe. L'esame della dentellatura ci mostra un evidente perforazione lineare. Tale esempio dovrebbe convincerci che i francobolli del 1.000 Lire ruota prodotti con la Hoe siano poi stati dentellati sia con perforatori lineari, che a pettine.

Sono segnalati anche alcuni rari esemplari presentanti una dentellatura lineare modificata nel lato orizzontale, eliminandone i fori nel punto di incrocio col verticale. Tutto ciò è il prodotto di alcuni fogli, forse di prova, stampati e poi dentellati con un perforatore lineare, provvisoriamente modificato in attesa della disponibilità del perforatore a pettine. 

Teoria condivisa?
La ricerca che ho citato, e in qualche modo riproposto all'attenzione di chi legge, è datata 2010 e ci si sarebbe forse aspettati una qualche reazione di sostanza nell'ambito dei teorici della filatelia o in quel della enciclopedica catalogazione cui oggi siamo abituati, spinti come siamo al parossismo del centrato, centrato ma non troppo e centratissimo che sia. Invece? Una brezza primaverile. Tanto che nulla è cambiato nella catalogazione e persino la stampa specializzata ha mantenuto lo status quo. 

Nell'immagine a seguire, ripresa da un articolo pubblicato su "Il Collezionista" luglio 2016 a firma del perito Marcello Manelli (6 anni dopo la ricerca citata), quanto teorizzato sulle modalità di identificazione della macchina da stampa pare non aver incontrato seguito tanto da riportare quale esempio le due tirature, Lambert e Hoe, con variante di dentellatura, ma con inchiostrazione del dell'ornato identica, definendo solo una differente temporalità: 1954 per la Lambert a pettine e 1955 per la Hoe lineare.


Scritto ciò, chiudo questo corposo capitolo dedicato alle dentellature. Non che tale erudizione accademica cambi il corso della vita di ciascuno di noi, ma un piccolo stimolo ad approfondire di tanto in tanto è meglio della "Settimana enigmistica". Vale sempre il principio che chiunque abbia da aggiungere, integrare e replicare, ogni commento a questo post sarà stimolante per tutti.

Un panino... al Cavallino!
Data la quotazione di tutto rispetto (almeno per i comuni mortali), è un'ovvietà ricordare che il nostro francobollo color oltremare vanti diversi tentativi di falsificazione. La tecnica "del panino", ben descritta da Marcello Manelli nella rubrica Vero/Falso, è certamente quella considerata elettiva per operare la falsificazione del 1.000 lire pacchi postali con filigrana ruota. Proprio nella sostituzione di quest'ultima si concentrano i falsari che hanno ha disposizione uno straordinario punto di partenza a basso costo: il Cavallino gemello emesso qualche anno dopo su filigrana stellata.

Per fare dunque il nostro panino, da altri definita "rifoderatura", gli ingredienti sono: un Cavallino con filigrana stelle, un francobollo con ruota alata secondo tipo (da trattare anch'esso come descritto a seguire) o meglio ancora un bordo foglio ruota secondo tipo adattato (e da ridentellare poi a cose fatte), un nastro adesivo, benzina rettificata, colla. In passato i falsari sono ricorsi, data la differenza di quotazione, all'uso dello stesso Cavallino ruota soprastampato per Trieste, al fine da ottenere dallo stesso la parte filigranata necessaria alla falsificazione.

Preso il valore "stellato" si applica il nastro adesivo sul recto (lato vignetta) e sul verso (lato filigrana). Ora con uno strappo secco e deciso si separano i due lembi di nastro adesivo, ognuno dei quali porterà con sé, se tutto è andato bene, rispettivamente la vignetta oltremare, ora priva di filigrana, e la filigrana con le stelle e la gommatura senza più la vignetta. Per separare il nastro adesivo dalla vignetta serve un po' di benzina. A questo punto, con la massima cura possibile, si dovrà incollare la vignetta così ottenuta alla carta filigranata corretta ed eventualmente correggere la dentellatura. 


Nonostante e purtroppo, in alcune occasioni si assista a falsi creati piuttosto bene e perciò difficili da smascherare, nella maggior parte dei casi tali falsificazioni hanno il loro punto di caduta proprio nelle imperfezioni o negli sdoppiamenti di dentellatura, ben evidenziabili ad un controllo accurato utilizzando forti ingrandimenti. Sdoppiamenti provocati dalla difficoltà di accoppiamento del recto ottenuto da esemplari stellati con il verso ottenuto da altri francobolli con filigrana in ruota alata o dal riadattamento di bordi fogli che essendo tali vanno praticamente ridentellati per l'occasione.

Altri pacchiani tentativi di falsificazione sono riferiti da chi si è imbattuto in Cavallini adulterati con francobolli per pacchi comuni, stampati in rotocalco con filigrana ruota terzo tipo, quindi ben identificabili come falsi..

Una vera scuderia

Debuttò a Capodanno del 1819 e verrà ricordata con un francobollo “B” atteso per il 25 gennaio. È la carta bollata del Regno di Sardegna, che i filatelisti conoscono meglio come “cavallino”, dall’immagine che reca. Realizzata da Amedeo Lavy, propone un postiglione a cavallo che suona la tromba; tre i tagli, da 15 centesimi (l’immagine è tonda), 25 (ovale) e 50 (ottagonale), impiegabili in base alla distanza che la missiva avrebbe percorso.


Franco Filanci, Carlo Sopracordevole e Domenico Tagliente, nel loro Interitalia, catalogo dedicato agli interi postali, lo hanno etichettato come il primo esempio di carta valore bollata al mondo, anche se non in funzione di un servizio ma per riscuotere un diritto di tipo fiscale relativo alla posta. “L’editto del 12 agosto 1818, fissando il monopolio di Stato sulla posta nei «territori di terraferma» (Piemonte, Savoia, Liguria e Nizzardo), proibiva ai privati di trasportare lettere, a meno che non fossero prima presentate a un ufficio di posta per la bollatura, la registrazione e il pagamento del diritto postale. Poiché tuttavia il sistema aveva molti inconvenienti, soprattutto a causa dello scarso numero di uffici postali esistenti, nel 1819 furono emessi fogli da lettera già bollati, usabili esclusivamente per tali corrispondenze «in corsi particolare» senza ulteriori formalità”. Ed eccolo qui il Cavallino in cima al pedigree filatelico di questa nostra genealogia equina.

Il nostro 1.000 Lire pacchi postali è dunque in buona compagnia, non solo del cugino con le stelle, ma anche nell’analogo servizio da 2.000 Lire (14 dicembre 1957), nel 15 Lire emesso per la “Giornata del francobollo” (3 dicembre 1961), nel biglietto da 550 Lire per il centenario di questo tipo di interi e nel centosettantesimo degli stessi cavallini (30 settembre 1989), nel 60 centesimi di Euro dedicato all’Unione stampa filatelica italiana (1 settembre 2006).

Ebbene, so di non aver scoperto nulla di nuovo che già non fosse scritto e conosciuto, ma va da sé che, talvolta, la saggezza d'altri abbia bisogno d'esser raccolta, riunita, affinché la stessa non si perda in mille rivoli e si estingua, evaporando nel deserto dell'ignoranza. Buon collezionismo consapevole a tutti.

La mia collezione
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Bibliografia
➤ Luciano Garagnani, Le prime tirature dei cavallini, La Ruota Alata" Notiziario AFIS. n. 73 Luglio/Settembre 2010
➤ Emilio Franco Calcagno, Stelle e stelline, da Il Postalista, luglio 2017
➤ AA.VV., Cavallino 1954, Forum dei francobolli, consultato 4 giugno 2021
➤ AA.VV., Prezzi e beni al consumo 1945-2005, Cronologia.it, consultato 4 giugno 2021
➤ AA.VV.,Stipendi e beni al consumo 1945-2000, Storiologia.it, consultato 3 giugno 2021
➤ AA.VV.,Catalogo Sassone 1965, Sassone srl, 1964
➤ AA.VV.,Catalogo Sassone 2005, Sassone srl, 2004
➤ AA.VV.,Catalogo Sassone Specializzazioni 1990, Sassone srl, 1991
➤ AA.VV.,Catalogo Unificato 1978, CIF, 1977
➤ AA.VV.,Catalogo Unificato 2006, CIF, 2005
➤ AA.VV.,Catalogo Unificato 2021, CIF, 2020
➤ AA.VV, Pacchi postali storia del servizio, Mercato filatelico, consultato il 28 maggio 2021;
➤ a cura di Bruno Crevato-Selvaggi, Gli altri servizi postali, La Repubblica Italiana, Poste Italiane, 2002;
➤ AA.VV., La carta filigranataPia Università dei cartai; (consultato il 12.07.2020)
➤ Walter Soardi, Specializzazioni della Repubblica con filigrana a ruotahttp://www.soardi.eu/45/democratica.htm, consultato il 16 giugno 2021;
➤ AA.VV., La filigrana ruota alata; Giandri's i miei francobolli; consultato il 3 giugno 2021;
➤ Aniello Veneri, Cavallino e modulo pacchi postali, l'Occhio di Arechi - Notiziario n. 17, ottobre 2006;
➤ AA.VV, La Repubblica italiana, Francobolli d'Italia, Tomo II, 1990, Bolaffi/Fabbri Editori;
➤ Marcello Manelli, Un panino di Cavallino, Il Collezionista luglio/agosto 2016, Bolaffi Editore;
➤ Pasquale Borrelli, Un committente scontento... ma soddisfatto, Pasquale Borrelli, consultato il 12 giugno 2021;
➤ Franco Filanci, Danilo Bogoni, Repubblica Italiana 50 anni a passo di posta, Suppl. a Cronaca Filatelica 222, ottobre 1996;
➤ Franco Filanci, Il francobollo dalla A alla Z, Suppl. a Cronaca Filatelica, ottobre 1997;
➤ AA.VV., Due secoli di cavallini, Vaccari News, gennaio 2019, consultato il 7 giugno 2021;
➤ AA.VV., Settant'anni fa il cavallino, Vaccari News, 14 giugno 2024, consultato 13 giugno 2021




sabato 31 ottobre 2020

Serie Democratica: carta canta (terza ed ultima parte)

Se nei precedenti post della serie "carta canta" abbiamo cercato di dipanare l'aspetto storico e tecnico filatelico dell'argomento (il mio non è un plurale maiestatis, ma un riferimento al fatto che quando posto su certi temi mi piace pensare ai quattro amici al bar), in quest'ultima puntata non potevo esimermi dal parlottare con fare saccente dell'aspetto espositivo di quei francobolli della cara vecchia serie Democratica di cui abbiamo tanto discusso in termini di carta e, di conseguenza, di posizione di filigrana.

Ogni nostro album può diventare un percorso espositivo museale

Chi segue le mie divagazioni collezionistiche ben sa quante parole ho speso sulle modalità con cui si presenta una collezione. Non solo per sé stessi, ma per consentire a chi la guarda di interpretarla, anche senza non possedere un enciclopedico nozionismo filatelico o un piglio accademico votato alla postalità. Quanto perché il ruolo del moderno collezionista non può più essere quello del geloso raccoglitore o, per dirlo in termini museali, del conservatore, a meno di non voler far ripiegare su di se questa antica passione e spingerla all'estinzione definitiva. Ma deve vestire i panni del divulgatore, offrendo a chi osserva i propri francobolli, i reperti di storia postale in genere, uno strumento per comprenderli, per contestualizzarli in una dimensione che vada oltre la dentellatura, la filigrana, la gommatura o quant'altro. 

Altri post di approfondimento sulla tecnica grafica ed espositiva:
🔄 La metamorfosi: tutto si trasforma
🔄 Una nuova vetrina per la mia Trieste

Sull'importanza dell'aspetto didascalico
🔄 Un altro passo avanti con le emissioni 2015

Se le didascalie museali fanno solitamente riferimento ai supporti alla visita basati sul testo e che possono includere il titolo di una mostra, i pannelli introduttivi, quelli esplicativi e le didascalie nel loro senso più stretto, nel nostro percorso espositivo, di norma rappresentato dai nostri album, l'apparato didascalico si innesta all'interno dei fogli che andremo ad elaborare. Tanto più importante, quanto è più tecnico il soggetto, essendo in quest'ultimo caso assai più difficile offrirne un inquadramento storico sociale.

Su questo argomento Maria Chiara Chiaccheri, esperta dei processi di apprendimento al museo con interesse specifico rivolto al coinvolgimento di pubblici adulti, ebbe a scrivere che "viviamo in una società che, per il proprio impianto storico, fa delle fonti scritte il principale riferimento: un tratto dunque che ha ragioni culturali imprescindibili ma che al museo possono essere ribaltate negli scopi, nei metodi e nei modelli, al fine di amplificare gli impatti". Se considerassimo il nostro album come un itinerario museale ove i fogli con i francobolli sono le vetrine con i reperti esposti, ci renderemmo subito conto della distanza di comprensione che intercorre tra noi che di quei francobolli conosciamo vita, morte e miracoli e l'osservatore, il visitatore esterno che, in assenza di un apparato didascalico, si troverebbe come minimo disorientato, se non vagamente annoiato.

Le schede tecnche introduttive

Sulla base di tutto ciò, ecco come ho cercato, per la parte di studio della serie Democratica, di cui ho ampliamente parlato nei due post precedenti aventi medesimo tema, di dare maggiore vitalità narrativa ai valori considerati.

Prima di tutto una doppia pagina (un foglio), che riprende lo stile grafico dell'insieme repubblicano, in cui è presentato l'aspetto tecnico che i valori esposti a seguire andranno a rappresentare, conditi con qualche curiosità che, non solo dettagli meglio la serie ordinaria, ma renda meno denso di tecnicismi il racconto.

La contestualizzazione storica

A seguire una pagina che raccoglie un reperto (già illustrato nei post precedenti), relativo ad una cartolina d'epoca che mostra le Cartiere Milani e le inquadra nel periodo del dopoguerra, offrendo al "visitatore" un'introduzione che motiva la raccolta e l'esposizione dei valori che verranno dopo, ovvero la discontinuità qualitativa nella produzione di carta per la stampa dei valori postali.

I fogli dei valori e le indicazioni grafiche

A ruota arrivano i fogli che contengono i valori raccolti, ma con una particolarità, un'indicazione grafica ad inizio di ogni pagina, che mostra le quattro posizioni di filigrana e la relativa sigla, in modo da offrire una legenda grafica immediata a chi osserva il francobollo in casella; un secondo richiamo grafico, posto nella parte superiore di ogni valore, rappresentato da un cerchio di colore grigio, quando si faccia riferimento al francobollo stampato su carta grigia, di qualità scadente, lo stesso cerchio di colore bianco ove i dentelli siano quelli stampati su carta bianca.

In tal modo, anche all'occhio non esperto, sarà facile fare comprendere perché quei francobolli, tutti apparentemente uguali tra di loro, di fatto sono diversi, ma soprattutto in cosa essi sono differenti.

I fogli aggiuntivi a sostegno di metodologie filateliche

Ulteriori fogli, utili anche per dare un tocco di vivacità ad un insieme non particolarmente vario in termini di forma e colore, mostrano reperti relativi a missive viaggiate alle quali sono stati asportati i valori della serie Democratica (in larga parte ho utilizzato eccedenze disponibili), quanto per illustrare, attraverso la parte didascalica posta tra busta e valore, la teoria di impiegare l'annullo postale quale indicatore del tipo di carta.

Ovvero, analizzare l'annullo postale sperando che sia visibile la data. Sappiamo che la carta grigia è stata usata fino al 1946 e che già dal 1947 la produzione stava virando al bianco. Se ne desume che è assai più probabile che esemplari viaggiati in quel primo periodo siano stampati su carta grigia, fate salve però alcune eccezioni relative a tagli di uso non comune e/o a località fuori mano, dove l'uso più limitato di corrispondenze potrebbe aver fatto sì che esemplari su carta grigia fossero posti in vendita anche dopo il 1947. Ipotesi molto rara se l'annullo di partenza fa riferimento però a città capoluogo od a centri importanti.
 
Chiudo con questo breve post la mia ricerca personale sulla carta della Democratica, con l'augurio di aver offerto un contributo interessante. Chiaramente, avendo nell'esperienza appreso che sarebbe un peccato di presunzione il solo pensare di saper tutto su quanto scritto, resta apprezzabile ogni intervento che voglia correggere, smentire, ma soprattutto aggiungere ed impreziosire questa mia cronaca "di carta".

Serie Democratica: carta canta...

La mia collezione
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Bibliografia
➤ Maria Chiara Ciaccheri, Didascalie museali. Scelte che fanno la differenza,
     https://www.artribune.com;consultato il 15.07.2020

Riporto anche la bibliografia relativa alle prime due parti:
➤ Franco Filanci, Danilo Bogoni, La serie della Ricostruzione: Democratica, Poste Italiane, 1995
➤ Gianni Carraro - Luigi Sirotti, Il 100 lire della Democratica, Sassone, 2003.
➤ a cura di Bruno Crevato-Selvaggi, Le Carte valori ordinarie della Repubblica, La Repubblica Italiana, Poste Italiane, 2002.
➤ a cura di Franco Filanci, Il Novellario Vol. 4 Da una Repubblica all'altra, Unificato, 2017;
➤ AA.VV., Museo della Carta di Amalfi, https://www.museodellacarta.it/la-carta-a-mano/
(consultato il 12.07.2020);
➤ AA.VV., Museo della Carta di Fabriano, https://www.museodellacarta.com/
(consultato il 11.07.2020);
➤ Giorgio Nebbia, Breve storia del riciclo, 2012, http://www.fondazionemicheletti.it/
(consultato il 12.07.2020);
➤ Maurizio Tava, La carta, studio ed analisi dei processi produttivi, 2012,
Provincia Autonoma di Trento.
➤ AA.VV., Cartiera Sordini - Pale di Folignohttps://www.paledifoligno.it/le-cartiere-di-pale/cartiera-sordini/ (consultato il 13.07.2020);➤ Enrico Pedemonte, Elisabetta Princi, Silvia Vicini Dipartimento di Chimica e Chimica Industriale Università di Genova, Storia della produzione della carta, Rivista La chimica e l'industria, n°8 Anno 87, 2005;
➤ AA.VV, La Repubblica italiana, Francobolli d'Italia, Tomo II, 1990, Bolaffi/Fabbri Editori;
➤ AA.VV, Serie Democratica, carta bianca e carta grigia; Filatelia e francobolli forum, (consultato il 09.07.2020);➤ AA.VV., La carta filigranata; Pia Università dei cartai; (consultato il 12.07.2020)
➤ Walter Soardi, Specializzazioni della Repubblica con filigrana a ruotahttp://www.soardi.eu/45/democratica.htm, (consultato il 16.07.2020);
➤ AA.VV., La filagrana ruota alata; Giandri's i miei francobolli; (consultato il 12.07.2020).