lunedì 27 maggio 2019

Ginnici: un usato molto speciale


Naturale prosecuzione del precedente post, anch’esso dedicato agli “usati” repubblicani, questo mio odierno intervento, non solo rispolvera uno dei più dibattuti casi filatelici d’inizio Repubblica, ma in qualche modo riapre la discussione del concetto filatelico di “francobollo usato” di cui ho introdotto il tema:

Approfondimento indispensabile. Per quanto ho già scritto sul tema di francobolli usati vi rimando al post precedente: "Il francobollo usato nel multiverso filatelicopost del 5 Maggio 2019.

La storia inizia nel 1951, quando ai vertici ministeriali si decide per l’emissione di una serie di tre francobolli a medesimo soggetto, rompendo la lunga sequenza di emissioni singole, al più in coppia, che l’aveva preceduta, per dare lustro alle “Feste e concorsi ginnastici internazionali di Firenze”.  

I tre valori dedicati alle “Feste e concorsi ginnastici internazionali di Firenze” emessi nel 1951
 
Si trattava di una manifestazione cui era necessario offrire il massimo risalto, una vetrina in cui collocare il nostro Paese, una sorta di prova generale per dimostrare al mondo che l’Italia poteva ospitare i giochi olimpici del 1960 e, soprattutto, che era in grado di farlo bene. A Firenze approdarono, per prendere parte alla competizione, più di quattromila ginnasti, provenienti da venticinque nazioni. Al bozzetto, identico nel soggetto per i tre francobolli, ma con colore variato, lavorarono Edmondo Pizzi e Romolo Pierbattista
Il primo dei due non può dirsi certamente l’ultimo arrivato. Pittore, classe 1905, sin da giovanissimo mette il suo estro artistico al servizio della pittura murale e della scenografia. Entra al Poligrafico nel 1935 e, solo dieci anni dopo, diventa il responsabile della sezione bozzetti. Nel 1949 vola in Brasile, quale consigliere del reparto artistico della Stamperia nazionale di Carte e Valori Postali. Alcuni attrezzi sportivi si collocano al centro della vignetta, sormontati da uno stendardo bianco sul quale spicca il giglio rosso fiorentino e l’acronimo F.G.51. Lo spazio candido è affiancato, sulla sinistra, da sette coppie di bandierine, non ben identificabili ad occhio nudo a causa della dimensione ridotta e della monocromia, ma inserite nel contesto grafico a sottolineare la già citata partecipazione di tanti Paesi, tra questi il Giappone, gli Stati Uniti e persino l’Unione Sovietica.

Anche se sarebbe meglio dire che l’iniziativa servì a puntare i riflettori sul Comitato Organizzatore di tale manifestazione sportiva che, insieme ai tre dentellati, riuscì ad ottenere a corredo un certo numero di privilegi “filatelici”. Quello che appare con chiarezza è che la serie, uscita ufficialmente il 18 maggio 1951 e posta fuori corso il 16 giugno dello stesso anno, rappresenta indiscutibilmente l’insieme dentellato meno longevo del periodo, con nemmeno un mese di validità postale al suo attivo. Elemento non di poco conto se consideriamo tutto quanto abbiamo già detto sul curriculum dell’”usato perfetto”, amplificato dal fatto che la tiratura fu di sole 225 mila serie (anche se qualcuno parla di 300 mila contro una dichiarata di 226.835) e che di queste 75 mila furono soprastampate per il territorio di Trieste. 

Il programma dei concorsi stampato in due lingue, con applicata la serie completa di francobolli annullati

Fu dunque stampata una quantità paritaria per ogni valore, a contraddire quella regola di buona funzionalità postale che, per i tagli più piccoli e quindi maggiormente impiegati nella spedizione della corrispondenza, prevedeva tirature maggiorate. Tanto per la cronaca, all’epoca di questa emissione un normale commemorativo da 20 lire era stampato in circa due milioni di pezzi.

E andò comunque molto meglio di quanto i rumors dell’epoca sostenevano già settimane prima dell'uscita. A parlarne sono Franco Filanci e Danilo Bogoni che, nel preziosissimo Speciale 1 di Cronaca Filatelica del 1996, riportano ipotesi fanta-filateliche in cui si paventava che uno dei tre valori potesse essere stampato non in eccesso rispetto agli altri due, ma addirittura in difetto, in soli 75 mila esemplari. Altre chiacchiere di corridoio mormoravano che i francobolli sarebbero stati in gran parte ceduti al Comitato Organizzatore della manifestazione ginnica e che solamente una serie per ogni collezionista e cinque per ogni commerciante che si fossero rivolti per l’acquisto all'Ufficio Filatelico Ministeriale della capitale si sarebbe potuta acquistare. 

Le cose però non andranno esattamente così, ma il Comitato Organizzatore si accaparrò immediatamente 50 mila serie, più altre 20 mila con la soprastampa triestina. Un indubbio primo favore a chi si era occupato di organizzare l'evento sportivo, seguito da un secondo “aiutino”, non meno importante però dal punto di vista pecuniario. Originariamente la serie era stata concepita per soddisfare tre classiche tariffe postali: stampe, la più comune lettera per l’interno e la lettera per l’estero. Corrispondenti a 5, 20 e 55 lire. Ciò avrebbe obbligato il Comitato Organizzatore a scucire circa quattro milioni di vecchie lire corrispondenti al facciale delle serie riservate. A quel punto, qualcuno pensò bene di ridurre il facciale dei due francobolli con l’importo maggiore portandoli da 20 lire a 10 (cartolina illustrata per l’estero) e da 55 lire a 15 (cartolina postale per l’interno), facendo così risparmiare quasi due milioni e mezzo alle casse del Comitato dei giochi gigliati. A dirla come la scrisse Alberto Diena, si adottarono “sistemi che ebbero fortuna nel periodo fascista e che sembrava non dovessero più ritornare”.

La SFG Giubiasco posa in una foto di squadra, nel 1951 a Firenze. Accanto la speciale targhetta in uso in uso presso l’Ufficio Postale di Trieste durante i concorsi fiorentini

Nulla rappresentò la normalità per questa serie: i francobolli non destinati alla regalia ministeriale fatta agli organizzatori dell’evento finirono con l’essere venduti ad uno sportello ambulante posizionato nei pressi dei luoghi della manifestazione sportiva a cura della Direzione delle Poste di Firenze. Commercializzati come nuovi oppure timbrati con uno speciale annullo preparato per l’occasione, il tutto tra il 20 maggio ed il 2 giugno. Su molte delle buste e cartoline allestite per l'evento compare infatti anche una targhetta rettangolare con la dicitura su tre righe "F.G. 51 Autambulante Post. N°3 Firenze".

Solo 50 mila serie sfuggirono al rastrellamento fiorentino, per essere distribuite tra le direzioni provinciali italiane delle Poste e l’Ufficio Filatelico Ministeriale. Tale modus operandi non fu molto gradito ai collezionisti. In modo particolare a tutti quelli che, non potendo mettersi in coda agli uffici postali delle città, rimasero a bocca asciutta. In buona compagnia di altri collezionisti scontenti e delusi, visto che non tutte le città italiane furono rifornite, dato il numero esiguo delle serie rimaste disponibili.

Una delle tante buste allestite per l'evento con l'intera serie annullata con gli speciali bolli allestiti per l'occasione e in dotazione all'autambulante postale

Appare chiaro che, se ricomponiamo le tessere di questo puzzle filatelico, il quadro che ne otteniamo è di una serie di francobolli che ebbero un limitatissimo impiego postale, per via della concessa eutanasia sulla validità e soprattutto per la monopolizzazione di una grossa fetta della tiratura ad uso e consumo del Comitato Organizzatore dei giochi fiorentini. Nel periodo di cui stiamo parlando la validità dei francobolli commemorativi, infatti, era di almeno un anno. Quelli emessi entro il mese di giugno perdevano di validità il 30 giugno dell’anno a seguire, mentre i francobolli distribuiti successivamente cessavano il loro corso il 31 dicembre dell’anno dopo. Pare dunque assai sospetto il fatto che a questa serie si decise di staccare la spina a metà di giugno, offrendole una vita postale pari a quella di una farfalla. 

L’obiettivo, nemmeno tanto occulto, era di accelerarne il più possibile la vendita, in modo che gli organizzatori avrebbero potuto recuperare i loro soldi, con gli interessi, in un solo un mese. Certo! Perché la tradizione dei ruggenti anni Venti, di attendere il “fuori corso” prima di far concorrenza all'Ufficio Filatelico Ministeriale, si era evidentemente perduta tra le pieghe del tempo, in quanto il Comitato Organizzatore iniziò a vendere i francobolli in serie sin dal primo giorno di emissione e pure con un generoso ricarico rispetto al facciale. Premurandosi addirittura di allestire per la vendita, come ebbe a scrivere Alberto Diena sulle pagine del Collezionista «buste speciali o cartoline maximum con la serie completa annullata con il bollo del 1º giorno di emissione o con bollo speciale dell’autofurgone postale ambulante dietro versamento di 200 lire al pezzo». Duecento lire! Non male rispetto alle 30 lirette del valore facciale.

Per quanto riguarda le maggior parte delle serie usate fiorentine, per la loro obliterazione si ricorse dunque ad annulli creati per l’occasione. Per dovere di cronaca ripropongo, nell'immagine a seguire, i due bolli ufficialmente impiegati durante la manifestazione.

Lo schema dei due annulli è tratto da Il Postalista (vedi bibliografia in coda) che lo accredita a Gianfranco Mazzucco

Sul giallo del fuoricorso anticipato, di fatto lo stesso fu ampiamente disatteso: gli uffici postali che li avevano continuarono a metterli in vendita, ad usarli e ad accettarli per diversi mesi, fino al loro fisiologico esaurimento. Anzi, fu proprio dopo il fatidico 16 giugno che, a polemiche sopite, si verificò il maggior impiego per effettivo uso postale, anche su missive con diritto di raccomandazione. Perché poi, a conti fatti, di questo limite alla validità così ristretto non si troverà traccia sui Bollettini delle Poste, per lo meno sino a fine anno, al mese di dicembre, in recepimento del Decreto Ministeriale del 14 settembre 1951.
Il danno però era stato fatto perché la corsa all'acquisto da parte dei collezionisti, preoccupati di non avere i tre valori in album, spinse gli stessi a farseli annullare in serie completa, evitando volutamente l’invio per posta nel timore che, data la scarsa disponibilità di quei francobolli, qualcuno li intercettasse e li facesse propri o li rivendesse ad altri collezionisti, lucrando sulla loro particolarità filatelica.

Dopo questo ripasso sulla storia, su quelli che i collezionisti ormai appellano confidenzialmente come "ginnici", veniamo ora ai giorni nostri. Se la serie allo stato di nuovo, nonostante la ridotta tiratura, non ha volato troppo in alto nel corso degli anni, non così si può dire dell'equivalente nella condizione di "usato", non necessariamente però sinonimo di viaggiato. Gli esemplari singoli apposti su corrispondenze regolarmente spedite, da soli o con altri francobolli, in periodo di validità, ma anche dopo, sono diventati una sorta di "oggetto di culto", tanto da stuzzicare l'ingegno di falsari e mistificatori dell'annullo. Quindi che dire degli esemplari annullati sciolti che oggi troviamo in collezioni, ma soprattutto sul mercato? 

Potremmo prendere alla lettera quanto diceva Franco Siccardi qualche anno fa (vedi post precedente) affermando che gli annulli di favore non esistono e quindi che "tra i francobolli con annullo originale in periodo di validità vanno classificati anche quelli con il cosiddetto "annullo di favore", fatto apporre dai collezionisti per avere un annullo certamente buono e chiaramente leggibile". Ma è lo stesso autore a dire anche che "per chi colleziona francobolli usati, i francobolli possono presentarsi: con annullo originale, in periodo (ed in alcuni casi, anche località) di validità, con annullo postumo. Gli altri (quelli con annullo falso) sono dei falsi e basta." 

Alla luce di tutto ciò, passando all'aspetto pratico di chi imposta la propria collezione, porto ad esempio il mio caso, teoricamente non isolato e nella pratica più comune di quanto si possa immaginare. Nell'allestire il mio percorso espositivo mi sono ritrovato a collocare negli album ben tre serie dei famigerati “ginnici”: una nuova, per la raccolta repubblicana dei valori integri, una “usata”, certificata su busta ufficiale predisposta dal Comitato Organizzatore, ed una terza serie, sempre usata, ma etichettabile come … 
Già! Come dovrei etichettarla? 

Passando all’aspetto pratico di chi imposta la propria collezione, porto ad esempio il mio caso...
Di favore? Anche se in fondo, dopo quello che ci siamo raccontati, più di favore di quella proposta sulle cartoline o lettere predisposte dal Comitato Organizzatore c’è davvero poco! Allora sarebbe meglio parlare di un falso creato ad arte? Forse, anche se sarebbe difficile definirlo davvero tale in quelle situazioni in cui l’annullo, pur essendo d’epoca, non sia ben identificabile. Sarebbe falso parlare di falso (scusate il gioco di parole). In tal caso potremmo definire genuini solo quei francobolli “usati”, esclusi gli annulli “ufficiali” perfettamente identificabili o quelli su busta/cartolina ufficiale, in cui i francobolli si collochino su una missiva od un frammento la cui inequivocabile origine nel tempo e nello spazio sia perfettamente documentata dall'annullo nella sua interezza. Quindi non sciolti, non staccati dal loro supporto, com'era d’uso fare nel 1951 da chi collezionava dentelli. Lo ha ribadito anche Franco Siccardi il 6 novembre 2006 sul forum di Lafilatelia.it, uno dei principali collettori di confronto e dibattito filatelico presenti nella rete, in un suo prezioso intervento intitolato “Gli annulli di favore non esistono”:
"Se leggete bene, nessuno dei cataloghi più diffusi in Italia nomina mai gli annulli di favore. Semplicemente perché... non esistono, in quanto non differenziabili in alcun modo da un annullo apposto su di un francobollo che era su di una busta viaggiata! Quindi, se volete collezionare storia postale, collezionate buste, o frontespizi, o frammenti. Se volete collezionare francobolli usati, collezionate francobolli con annullo leggibile in data di validità e non deturpante. Chi può dire se un francobollo con un tale annullo abbia viaggiato o no? Nessuno. Conclusione: gli annulli di favore non esistono, in quanto nessuno è in grado di distinguerli dagli annulli dei francobolli realmente viaggiati.”
D'altro canto gli stessi cari vecchi cataloghi predicano che "per quanto riguarda il francobollo usato sarà visibile un timbro postale. Questo non dovrà essere troppo pesante, possibilmente leggibile e soprattutto originale". Forse è per questo, così come ci racconta Giorgio Landmans nella sua "Piccola storia della filatelia italiana", che 
La tendenza alla scelta di valori (...) in Italia è tendenzialmente dapprima sui francobolli annullati e poi seguire la moda inglese quella cioè di collezionare francobolli nuovi.(...)Un francobollo annullato dovrebbe essere facile da ritrovare nel tempo, mentre un francobollo allo stato di nuovo ne garantirà almeno il concreto valore del costo iniziale. E fu questo forse il silenzioso pensiero del nuovo collezionista. Inoltre i valori usati, se poco serviti al loro uso, potranno creare molteplici dubbi sull'autenticità degli annulli apposti.
Ecco allora spuntare un’altra bella definizione, che pare creata appositamente dal commercio filatelico per giustificare la vendita di annate complete che possano includere anche il fatidico terzetto dentellato: postumo!

Postumo in che senso? Che qualche compiacente addetto postale, molto ma molto oltre il periodo di validità, vi abbia apposto l’annullo? Ma non è una caratteristica questa dell’annullo di favore che poi di fatto non esiste? O postumo nel nostro caso specifico sta per "guarda che non si sa che annullo sia di preciso ed è quantomeno impossibile definirne l'origine". Magari il tondo usato nei giorni delle gare sportive rispolverato all'uopo qualche anno dopo?



È ancora la voce di Siccardi a richiamarci con forza sul fatto che riguardo agli annulli postumi "per il 90% dei francobolli, detti annulli sono esattamente come quelli falsi: delle macchie di inchiostro apposte sui francobolli per frodare i collezionisti". Un parere condiviso anche da altri autori del settore. Lorenzo Olivieri, dalle pagine virtuali de Il Postalista, ammette che "sovente capita, purtroppo anche nelle descrizioni di lotti on-line di commercianti, un uso improprio, quando non fraudolento, di termini filatelici che sarà bene chiarire una volta per tutte". E per chiarire chiarisce proseguendo il suo intervento precisando che sulla dizione "annullo postumo" si gioca parecchio e non sempre correttamente. "Per annullo postumo, a mio avviso, si dovrebbe solo intendere un annullo impresso col timbro originale, messo posteriormente alla data di validità postale del francobollo. (....) Un annullo applicato posteriormente alla data di validità del francobollo non mi è mai piaciuto (potrebbe "quasi" assimilarsi ai "bolli di favore"), ma è comunque cosa ben diversa da un annullo fabbricato appositamente per ingannare i filatelisti."

Bel rompicapo. Perché in "giro", sul mercato, tra gli annunci, nelle aste e nei cataloghi, si trovano Ginnici "postumi" in cui è chiaramente identificabile l'annullo della manifestazione in data di validità e quindi perché dovrebbero essere postumi. Ma ci sono anche "postumi", un po' come la mia terza serie, in cui francamente decifrare l'annullo è cosa ardua e che quindi mi rassegno a considerare pittoreschi riempi taschina. E che dire poi dei Ginnici "postumi di favore", che non si comprende bene cosa siano, a meno di non riuscire a leggere per bene l'annullo con una data relativa al fuori corso.

Alla fine l'unica cosa che ho capito, ammesso che tra i postumi di questa sbornia di informazioni non abbia anche i postumi di una bella sbronza, è che per quanto riguarda i cari Ginnici usati la cartolina dell'evento, con tanto di annulli ufficiali della manifestazione, pare esser l'unica cosa che ci racconti come sono andate veramente le cose per questa emissione. Una cosa certa quindi... sempre che anche quella non sia un falso, magari postumo. 

Buona collezione a tutti!


Bibliografia



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domenica 5 maggio 2019

Il francobollo "usato" nel multiverso filatelico


Ad ogni nuovo allestimento della mia collezione che prende forma, fedele al motto che le grandi cose si costruiscono un pezzetto alla volta, rinnovo l’occasione per fare quattro chiacchiere, talvolta volutamente provocatorie, sullo straordinario mondo della filatelia, ma sarebbe più opportuno dire universo visto che “mondo”, alla luce della fisica dei supereroi marvelliani appare ormai un termine riduttivo e che la filatelia sarebbe davvero uno straordinario esempio di "multiverso".

L’occasione, questa volta, mi si offre grazie al consolidamento della mia area repubblicana allo stato di “usati”, in modo particolare per le prime annate (per la verità non ancora al saldo di tutti i valori) dal 1945 al 1954, percorso espositivo e collezionistico che da un paio d’anni corre parallelo alla medesima raccolta allo stato di “nuovi”. È proprio sullo stato di usato, spesso sostituito da sinonimi assunti dalla pura terminologia postale quali obliterato, viaggiato, annullato, che ho intenzione di gettare la lenza con questo mio post. Un argomento quasi obbligato nel momento in cui ho affiancato nella mia collezione due serie “usate” dei celeberrimi valori emessi nel 1951 in occasione dei Giochi Ginnici Internazionali di Firenze, ma anche e soprattutto ai sofismi dei collezionisti più ortodossi in fatto di regole, dettami teologico dentellati ed interpretazioni degli antichi testi.
Approfondimento. Per quanto ho già scritto sulla mia sezione repubblicana "obliterata" vi rimando al mio blog: "La collezione nella collezionepost del 4 Aprile 2016.
Nel realizzare le pagine dei primi anni repubblicani, si scorre il calendario all'indietro. Una sorta di straordinaria macchina del tempo dentellata che proietta con grande nitidezza nella nostra memoria eventi, personaggi, pagine di storia, in molti casi studiate sui banchi di scuola con una malcelata svogliatezza, vuoi perché a quell'età poco ci interessava, vuoi perché fuori dalle finestre c'era il sole e i profumi della primavera ti obbligavano a rincorrere altri pensieri.

È sullo stato di usato, spesso sostituito da sinonimi assunti dalla pura terminologia postale quali obliterato, viaggiato, annullato, che ho intenzione di gettare la lenza con questo mio post.

Prima di soffermarmi sul qualsivoglia emissione in particolare, vorrei fare un ripasso rispolverando i sacri dettami con cui, nel corso degli anni, si sono definite quelle linee di separazione che oggi costituiscono i nostri quadranti stellari dentellati. Giusto per capire quale definizione si è data al francobollo usato. Come ha avuto modo di raccontare Giorgio Landmans in un suo saggio dal titolo “Nuovi o usati o su busta?” pubblicato dal sito Il Postalista (vedi anche bibliografia), “la passione per la filatelia nasce quasi contemporaneamente all’avvento del francobollo. Infatti oggi possiamo riscontrare che in qualche giornale dell’epoca apparirono delle inserzioni di persone che richiedevano francobolli usati”. Nel 1841 apparve sul “Times” di Londra, un annuncio con il quale venivano ricercati francobolli usati! Qualcuno li cercava come regalo, ma c’era pure chi era disposto ad acquistarli per una modesta somma di denaro. La conclusione di Landmans non lascia spazio ad interpretazioni. “la filatelia nasce come richiesta di francobolli usati.” Concetto ribadito anche da altri autori, persino dalla prefazione dell'opera in quattro volumi "Francobolli d'Italia" editata da Bolaffi per i tipi della Fabbri Editore alla fine degli anni Novanta, che mette nero su bianco che "la filatelia nasce dunque con il francobollo e in origine fu raccolta di francobolli usati recuperati dalla corrispondenza"

Lo stesso articolo, certamente pensato e steso con intenti ed obiettivi differenti da quelli di chi qui scrive, è comunque ricco di spunti per fare un passo indietro nel tempo e meglio comprendere che il “francobollo usato” quale opzione collezionistica è il frutto di scelte che di fatto possono essere etichettate come “commerciali”. Ogni dinamica che pone a confronto una domanda ed una conseguente offerta è all’origine di un “mercato” e fu il neonato mercato filatelico ad orientare le prime scelte dei collezionisti. Rendere, ad esempio, disponibili cospicue scorte di francobolli non più utilizzabili, in quanto gli Stati che li avevano emessi erano scomparsi o avevano radicalmente mutato la loro geografia politica, rappresentò un’irrinunciabile occasione per i filatelici di incasellare francobolli nuovi, non facendo più una particolare distinzione tra questi ultimi e tra quelli viaggiati, staccati dalle buste ed accuratamente lavati. Tant’è che anche i francobolli nuovi, in antica epoca, erano sovente lavati al fine di rimuovere la gomma. Quanto perché, come riportato da diverse pubblicazioni del periodo, si considerava la gommatura come un pericoloso substrato, intaccabile da batteri e muffe, soggetto ad indurimenti, ingiallimenti e screpolature, spesso responsabili anche del deterioramento del reperto dentellato nel suo insieme. Tant'è che la monumentale "Enciclopedia del francobollo", diretta da Fulvio Apollonio e data alle stampe nel 1968, spende parecchie pagine sui valori usati, concentrandosi però più sulle modalità di lavaggio ed asciugatura, che sulla qualità e la tipologia dell'annullo del singolo dentello liberato dalla corrispondenza. Non faceva quindi gran differenza che un valore fosse nuovo od usato, l’importante era possederlo per documentarne l’esistenza nel proprio album. 

prese corpo l’idea di collezionare i francobolli usati “su documento intero”, ovvero sulle corrispondenze postali nella loro interezza.

Ma si sa! L’occasione fa l’uomo ladro e l’idea di dare una spintarella al commercio dei valori usati, a discapito di quelli nuovi, fece nascere una generazione di falsari specializzati nell’annullare i francobolli intonsi, tanto che prese corpo l’idea di collezionare i francobolli usati “su documento intero”, ovvero sulle corrispondenze postali nella loro interezza. Negli anni ’60 del Novecento, si consolidò la tendenza alla raccolta della storia postale, ovvero del documento postale integro, che offre maggiori informazioni e quindi possibilità di studio e di ricerca. Non che questo abbia di fatto scoraggiato i falsari di annullamenti, ma di certo ciò rappresentò un’ulteriore evoluzione del mercato filatelico. Si dovrà attendere l’arrivo del francobollo commemorativo, la fine dell’Ottocento e l’inizio del secolo seguente, perché si cominci a configurare una chiara divisione tra i collezionisti votati al “nuovo” e quelli che orienteranno la propria raccolta al francobollo “usato”

Le motivazioni iniziali erano evidenti: i francobolli non viaggiati erano più facili da ottenere, in modo particolare perché l’aumento delle emissioni commemorative e l’evoluzione delle tariffe postali non sempre facilitava la reperibilità di alcuni francobolli usati che, d’altro canto però, costavano meno consentendo di poter orgogliosamente incasellare i propri valori nell’album anche ai collezionisti meno abbienti. Questi ultimi, per ovviare alla difficile reperibilità di alcuni francobolli allo stato di usato, “pregheranno i corrispondenti o i loro rivenditori di fiducia di far pretimbrare i francobolli, cosa che sovente fu fatta su buste che oggi sono denominate “buste filateliche”. A raccontarci questo particolare è ancora una volta l’articolo di Giorgio Landmans che precisa anche che le citate buste filateliche “nulla hanno a che fare con le cosiddette buste primo giorno che sono un prodotto degli ultimi 50-60 anni specifico delle PTT o di qualche organizzazione privata, predisposte e vendute al momento dell’emissione”.

Possiamo quindi trarre un’importante prima conclusione da quanto ci è stato raccontato, ovvero che quello che sovente appelliamo come un “annullamento di favore” non può certo asseverarsi tra le mode più recenti, ma ha già qualche bella ruga che diventa una zampa di gallina quando si strizza l’occhio a qualche più contemporanea definizione di “francobollo usato”, depurandolo dall’aggettivo “di favore”. Appare chiaro, alla luce di quanto ora sappiamo, che è assai complesso pensare di essere in grado di distinguere quali annulli sui nostri francobolli siano frutto di un viaggio postale a tutti gli effetti o siano il prodotto filatelico di un veloce passaggio di favore ad uno sportello postale compiacente. 


L'“annullamento di favore” non può certo asseverarsi tra le mode più recenti, ma ha già qualche bella ruga

Se poi volessimo trovare un ulteriore pelo nell’uovo, spostandoci in epoche più recenti, ci sarebbe anche da tenere in conto della “tassa di contrordine”. Un bell’esempio per raccontare di cosa si tratta è rappresentato dagli autambulanti postali, uffici mobili delle Poste ricavati da autocarri Lancia e dotati di sportelli per la vendita dei francobolli che, durante l’Anno Santo del 1950, stazionarono presso le quattro grandi basiliche giubilari: San Pietro, Santa Maria maggiore, San Paolo e San Giovanni in Laterano. Gli sportelli mobili, attrezzati di tutto punto, erano dotati, allo scopo di favorire lo smistamento della corrispondenza dei pellegrini, di una bollatrice meccanica con tanto di targhetta illustrata rappresentante la basilica di riferimento. Il fatto non passò inosservato ai collezionisti, in particolare agli appassionati di marcofilia, che si recarono in pellegrinaggio alle quattro chiese romane con tanto di cartoline affrancate per farsele annullare e portarsi a casa l’originale targhetta parlante. 

Esatto! Riportarsi a casa. Avete capito bene!
Lo conferma la particolare tariffa di affrancatura di quelle missive che non viaggiarono effettivamente. Chi le inoltrava allo sportello mobile, per riottenerne la restituzione dopo l’annullamento, doveva calcolare, in aggiunta alla normale tariffa vigente di 5 Lire, ulteriori 15 Lire di “tassa di contrordine”, ovvero la richiesta fatta alle Poste dal mittente di una missiva, per “riottenerne la restituzione o cambiarne l’indirizzo”, a condizione che la consegna non fosse avvenuta. Eccoci allora un bel po’ di valori dell’epoca annullati e non viaggiati che, una volta staccati dalle missive (perché magari parzialmente deteriorate o macchiate), entrarono nei nostri album come "usati". Non si può anche in questo caso parlare di un “annullo di favore”? O forse lo status tariffario particolare le rende più conformi ad una obliterazione d’ordinanza? Ciò non toglie che tale francobollo, staccato dalla missiva che ne consente la valutazione dell'affrancatura in tariffa, è un "usato" a tutti gli effetti. O no?

Se poi volessimo trovare un ulteriore pelo nell’uovo, spostandoci in epoche più recenti, ci sarebbe anche da tenere in conto della “tassa di contrordine”
In alcuni forum poi, mi è persino capiutato di assistere a discussioni rasentanti l'integralismo religioso. Dissertazioni dal taglio accademico riguardanti se davvero un francobollo staccato da una busta con annullo Primo Giorno di Emissione, potesse o meno essere classificato come "francobollo usato" o perlomeno se l'annullo fosse riconducibile alla casistica degli annullamenti "di favore".

Busta con annullo Primo Giorno di Emissione. Di favore?

A tale proposito può essere utile quanto scriveva Franco Siccardi il 6 novembre 2006 sul forum di lafilatelia.it, uno dei principali collettori di confronto e dibattito filatelico presenti nella rete, in un suo prezioso intervento intitolato “Gli annulli di favore non esistono”. Lo cito quasi integralmente, rimandando per gli approfondimenti alla bibliografia riportata in calce. 
“Tutta questa discussione sugli ombelichi degli angeli era già stata proposta sul forum tempo fa, e probabilmente lo sarà ancora in futuro. È tipica del collezionismo italiano moderno, fanaticamente legato al nuovo-centratissimo-mai-linguellato-gomma-extravergine-come-quando-è-uscito-dal-poligrafico, od alla storia postale, dove chi colleziona usati è guardato dall'alto in basso, come un poveraccio. Ed è basata su di un equivoco, alimentato dai venditori truffaldini di materiale pseudo usato, che denominano "di favore" annulli spudoratamente falsi. Non è assolutamente così nel resto del mondo, e non era assolutamente così in Italia sino a pochissimi anni fa. Iniziamo dalle definizioni, fondamentali. Per chi colleziona nuovo, i francobolli "non taroccati" si presentano in questi stati: nuovo illinguellato, nuovo linguellato, nuovo senza gomma. Gli altri (i rigommati) sono dei falsi. Dopo lavati, diventano dei senza gomma, ed hanno quindi il valore dei senza gomma. Per chi colleziona francobolli usati, i francobolli possono presentarsi: con annullo originale, in periodo (ed in alcuni casi, anche località) di validità, con annullo postumo. Gli altri (quelli con annullo falso) sono dei falsi e basta. E non valgono neppure una cicca americana masticata, in quanto il timbro falso non si può lavar via come la gomma. Vediamo ora le due categorie degli usati.
Tra i francobolli con annullo originale in periodo di validità vanno classificati anche quelli con il cosiddetto "annullo di favore", fatto apporre dai collezionisti per avere un annullo CERTAMENTE BUONO E CHIARAMENTE LEGGIBILE. Questa pratica era in uso in periodo di Regno, quando nessuno o quasi collezionava nuovi o storia postale, ed i valori più alti delle serie erano difficili da reperire staccandoli dalle lettere. Lo stesso accadeva (e ancora accade) in tutta l'area del collezionismo anglosassone, dove per i classici erano utilizzati timbri a barre deturpanti, ed i collezionisti che volevano avere nell'album francobolli e non macchie di inchiostro facevano e fanno annullare apposta (CTO, Cancelled To Order) i francobolli con il meno invasivo annullo a data (CDS, Circular Date Stamp). Questi francobolli, sicuramente non viaggiati, valgono, a seconda del francobollo, sino a 10 volte di più del francobollo "viaggiato", ma con annullo a barre. Ed ancor oggi, chi colleziona usati, e sono molti, cerca annulli CDS, infischiandosene se il francobollo ha viaggiato o no. Chi lo può stabilire???? Il valore del francobollo usato, per quell'area, dipende solo dalla chiarezza dell'annullo e dal fatto che non deturpi il francobollo. Vediamo ora gli annulli postumi. Per il 90% dei francobolli, detti annulli sono esattamente come quelli falsi: delle macchie di inchiostro apposte sui francobolli per frodare i collezionisti. Ma esistono delle eccezioni: ad esempio, molti francobolli degli anni Sessanta, acquistati in grande quantità dai cosiddetti "fogliaroli", si sono ritrovati negli anni Settanta ad essere svenduti al sotto-sotto-sottofacciale. E, specie gli alti valori, sono stati utilizzati in frode postale, per cui in questo caso non si tratta di un timbro per frodare i collezionisti. Non sono in grado di dire se tale utilizzo sia più o meno raro di quello in periodo di validità; ma detti francobolli hanno il diritto di rimanere in collezione anche con annullo postumo. Lo stesso dicasi per i valori di Regno usati nel 45/46, dopo la loro messa fuori corso. Se leggete bene, nessuno dei cataloghi più diffusi in Italia nomina MAI gli annulli di favore. Semplicemente perché... non esistono, in quanto non differenziabili in alcun modo da un annullo apposto su di un francobollo che era su di una busta viaggiata! Quindi, se volete collezionare storia postale, collezionate buste, o frontespizi, o frammenti. Se volete collezionare francobolli usati, collezionate francobolli con annullo leggibile in data di validità e non deturpante. Chi può dire se un francobollo con un tale annullo abbia viaggiato o no? Nessuno. Conclusione: gli annulli di favore NON ESISTONO, in quanto nessuno è in grado di distinguerli dagli annulli dei francobolli realmente viaggiati.”

Dibattito e riflessioni di sicuro interesse. Ma cosa scrivono i maggiori cataloghi filatelici nel definire cosa possa annoverarsi sotto l’aggettivo di “usato”? Il catalogo Unificato precisa che “le quotazioni degli usati si riferiscono ad esemplari con annullo originale, leggero, non deturpante. In particolare per valori del Regno d’Italia di un certo pregio (alti valori delle serie commemorative, posta aerea, …) le quotazioni riportate in catalogo s’intendono per annulli periziati originali. Gli usati con annulli aventi caratteristiche che non consentono di attestarne l’autenticità devono essere valutati come linguellati”.

Esemplari con annullo originale, leggero, non deturpante: il primo è più invasivo, ma ben leggibile; il secondo meno deturpante, ma in quanto a leggibilità...
 
Un poco più esaustivo appare il Catalogo Sassone. Ne prendo un'edizione a caso e leggo "per quanto riguarda il francobollo usato esso deve, così come per quello nuovo, essere ben dentellato e conservare intatto il colore originario. Normalmente non avrà al verso la gomma, mentre sul davanti sarà visibile un timbro postale. Questo non dovrà essere troppo pesante, possibilmente leggibile e soprattutto originale". Dopo essersi speso per citare che le grandi rarità filateliche sono spesso rappresentate da francobolli usati, il Sassone prosegue: "Durante gli anni '30, ad esempio, furono emesse in Italia numerose emissioni commemorative i cui valori più altri recavano un sovraprezzo a favore di vari enti. In pratica un francobollo utilizzabile per la tariffa da 5 lire, costava in realtà 7, 8 o più lire. Ciò fece sì che i francobolli furono acquistati esclusivamente dai collezionisti per le proprie raccolte e che pochi viaggiarono durante il periodo di validità postale. Molti anni dopo, con lo sviluppo prepotente del collezionismo degli usati di questo periodo, il materiale risultò assai raro. Importante è che l'annullo sia stato apposto durante l'effettivo periodo di validità postale".

Concluso il ripasso delle regole d’oro circa il nostro “usato sicuro”, dovremmo ora avere le idee più chiare, ma la verità è ben altra! Non perché chi ha cercato di definire alcune regole di mercato si sia espresso in modo poco chiaro, ma forse perché l'epoca filatelica contemporanea ha subito più di un repentino mutamento, parallelamente all'evoluzione del concetto stesso di postalità ormai sostituito da formule di recapito della parola scritta assai diverse. Lasciamo per un attimo da parte il periodo regnicolo più antico con tutte le sue implicazioni circa annullamenti e tariffe, in parte ben strutturato dalle regole che si è dato chi colleziona "storia postale". Proviamo a farla più semplice, restiamo nel periodo repubblicano. Stante ciò che abbiamo udito parrebbe a questo punto sia meglio possedere un francobollo con un bel annullo tondo, piuttosto dello stesso dentello vidimato dalla classica traccia a righe ondulate degli annulli meccanici della medesima epoca.

Meglio possedere un francobollo con un bel annullo tondo, piuttosto dello stesso dentello vidimato dalla classica traccia a righe ondulate?
Da notare che agli inizi degli anni Cinquanta le diffusissime bollatrici meccaniche Flyer in uso nei nostri uffici postali invertirono la posizione tra bollo circolare e targhetta meccanica spostando quest'ultima da destra a sinistra, proprio perché l’impronta "parlante" finiva sovente sul francobollo, limitandone la funzione pubblicitaria che essa avrebbe dovuto avere, poiché il francobollo stesso ne impediva la piena leggibilità. Se ne deduce che, prima del 1950, sono numerosi i valori usati che, quale annullo, presentano le linee ondulate o l'eventuale messaggio pubblicitario. Praticamente tutte quelle corrispondenze che negli uffici a media ed alta densità di attività si erano dotati di una o più bollatrici meccaniche. Non sono dunque autentici usati d'epoca?


Approfondimento. Per quanto riguarda le bollatrici meccaniche, oltre alla sezione dedicata nella mia collezione, vi rimando al mio blog: "Meccanizzazione postale" post del 3 dicembre 2016.

E qui sovviene un'altra domanda: paradossalmente e non potendone accertare l’origine è meglio un compiacente tondo di favore rispetto ad un meccanico, tenuto conto che proprio quest'ultimo potrebbe rappresentare la genuina testimonianza del viaggio postale?
E se il tondo si presenta come una traccia marginale, dove data e luogo non sono perfettamente leggibili, allora è meglio la nera ondulazione rispetto al datario circolare?

Negli anni '50 le bollatrici meccaniche Flyer in uso nei nostri uffici postali invertirono la posizione tra bollo circolare e targhetta meccanica

Lascio a chi mi legge la risposta, perché io proprio non c’è l’ho! Anche se dubito che il nonno collezionista fosse affranto da tutti questi problemi. Ma rilancio subito il sasso nello stagno, perché nel cercare di capire meglio cosa s’intenda per annullo d’epoca, mi domando come distinguere, quando non palesemente evidente, un francobollo emesso all'epoca, con chiari limiti temporali di utilizzo, poi impiegato per affrancare una missiva contemporanea, magari in tariffa corretta, viaggiato e regolarmente annullato allo sportello. Problema che si complica se il francobollo è stato a priori staccato ed inserito in album e se non si ha la corrispondenza a testimonianza dei fatti.

Eloquente esempio di emissione fuori corso "usata"
Eccovi, giusto nell'immagine soprastante, un eloquente esempio di ciò che volevo dire! Questa raccomandata, viaggiata il 7 gennaio 2017, mostra nell'affrancatura a sinistra tre valori "fuori corso": il 25 Lire Centenario della Seconda Guerra d'Indipendenza emesso il 27 giugno 1959, la cui validità postale cessava nel dicembre 1960; il 70 Lire emesso per la Campagna contro la malaria nel 1962 postalmente utilizzabile fino al 31 dicembre 1963; il 70 Lire del 1963 dedicato ai cento anni della Croce Rossa buono per affrancare le missive sino a fine 1964. Stante ciò che abbiamo letto i tre valori rinvenuti su questa busta non potrebbero in alcun modo essere incasellati come "usati" dotati di pedigree, ma di fatto l'annullo che li oblitera non è certamente falso e nemmeno di favore!


Ma non è tutto! Osservate questo aeroplanino svolazzante nel cielo azzurro e senza alcune nube a disturbarne la visibilità: emissione del 18 luglio 1967, proprio per celebrare il mezzo secolo trascorso dal primo francobollo di posta aerea. Dal 1° gennaio di quell'anno tutti i francobolli italiani sono ammessi in affrancatura senza limite di validità. A fronte di ciò una domanda mi sorge spontanea. Il valore che ho appena mostrato, viaggiato su una Posta1 in data 12 ottobre 2016, ha titolo per sedere accanto ai valori del medesimo periodo all'interno del nostro album? O sarebbe meglio un ben tondo anni Sessanta?

Il valore che ho appena mostrato, viaggiato su una Posta1 in data 12 ottobre 2016, ha titolo per sedere accanto ai valori del medesimo periodo

A questo punto, fatte le debite considerazioni, ci sarebbe pure da chiedersi se sia meglio ospitare nell’album un francobollo usato emesso nel 1978 che mostri un tondo leggibile, magari del 1979, rispetto allo stesso francobollo, senza limiti temporali d’utilizzo, annullato da qualche CMP nel 2012! Quanto alla leggibilità degli annulli poi, ci sarebbe da aprire un bel capitolo per l’area contemporanea visto che, diciamolo fuori dai denti, quando non annullate a penna, le affrancature filateliche che ci premuriamo di comporre con tanta passione sulle spedizioni effettuate in Posta1, mostrano annulli tutt’altro che leggibili, salvo ormai rare eccezioni dovute forse alla fortuita capacità dell’addetto postale di rammentare come si usa un timbro manuale.

Quando non annullate a penna, le affrancature filateliche che ci premuriamo di comporre con tanta passione sulle spedizioni effettuate in Posta1, mostrano annulli tutt’altro che leggibili.

Non si tratta di un fenomeno sporadico: così come mostro nella missiva della foto soprastante, posso affermare che una lettera su quattro di quelle che ricevo oggi, mostra annulli che sembrano apposti da pazienti in terapia riabilitativa dopo interventi alle articolazioni superiori. Annulli che io chiamo "fantasma", dato il loro aspetto ectoplasmatico non fa certamente onore al francobollo che aspira a far parte della nostra collezione di "usati" e che forse, dopo quello che ci siamo raccontati, rischia il l'esilio senza onore da ogni album che si rispetti.

Sulla già citata penna, quale succedaneo dell'annullo postale, di questo argomento sono pieni i forum, i blog e le comunity che in ridondanza ciclica riaprono sui social discussioni che altro non fanno se non evidenziare il fenomeno. Vi risparmierò quindi di mostrarvi le numerose (non esagero) missive che ricevo con il terrifico tratto di penna, salvo due esempi "da manuale"... di genuina fantafilatelia però!

Il primo caso è quello di una lettera viaggiata il 14 ottobre 2015 e lavorata dal CMP di Firenze, come si evince dall'annullo regolarmente impresso. Qualche solerte addetto postale, probabilmente accortosi che l'impronta meccanica aveva lasciato indenne il valore da 0,02 Euro ha pensato bene di riannullare il tutto con uno straordinario svolazzo di penna. Il secondo esempio arriva dal Regno Unito e senza bisogno di spiegazione alcuna ci racconta che "tutto il mondo è paese".

Chiudo per ora queste mie divagazioni sui francobolli usati, anche se proprio ora starei sfogliando la pagina d'album del 1951, proprio quella con i tre valori dedicati alle "Feste e Concorsi Ginnastici Internazionali di Firenze". E qui, su annulli di favore e francobolli "usati" ci sarebbe davvero molto da raccontare. Ma questa è un'altra storia!


Bibliografia

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