mercoledì 14 agosto 2019

Figli di un dio minore... bollettini illustrativi atto secondo

Materiale filatelico? Reperto collezionistico? Fonte bibliografica? Come e dove classificare i bollettini illustrativi nella propria collezione? I puri restano arroccati sulle loro radicali posizioni accademiche. Ad un quesito di un associato sul come collocare i bollettini posto all'interno di una ricerca tematica, nel forum del Centro Italiano di Filatelia Tematica, la risposta arriva senza incertezza:
«Quando andiamo ad analizzare i nostri documenti, le nostre lettere, i nostri annulli, cerchiamo sempre di capire se quel pezzo, quell'annullo, è o meno 'postale'. Tanto per dirne una: le vignette a sinistra delle buste FDC sono realizzate da privati, e non sono quindi 'postali'. Premesso questo, qualche giorno fa mi sono sentito rivolgere una domanda che è un po' l'esasperazione (in senso buono, per carità) di questo concetto. E mi è stato chiesto: "Posso inserire un bollettino illustrativo in collezione? D'altronde è prodotto dall'ente postale, da Poste Italiane, no? Ha un suo prezzo, viene venduto agli sportelli". Vero, assolutamente vero. Ma se è per questo allora l'ente postale (Poste Italiane) vende anche le riproduzioni delle vetture per la consegna della posta; i libri; la cartoleria; i frullatori. E allora, visto che tutti questi oggetti sono venduti dall'ente postale, allora li posso inserire in collezione? Certo che no. Ed è lo stesso motivo per cui non puoi inserire in collezione un bollettino illustrativo, perché è vero che viene venduto dall'ente postale, ma non serve a far viaggiare una corrispondenza. Noi studiamo il francobollo e la posta, non altro. E' questo il discrimine».
I bollettini illustrativi possono entrare di diritto nel nostro percorso quali fonte primaria della storia di ogni emissione
Se però la visione si sposta ad una più ampia concezione di antropologia del raccoglitore, ovvero ad un salto dal concetto filatelico a quello filografico, resto della personale convinzione che i bollettini illustrativi possano entrare di diritto, quali fonte primaria della storia di ogni emissione, nella propria collezione 'postale'. Proseguo quindi questo mio approfondimento, iniziato con un primo atto, per sostenere le mie tesi, ma anche e soprattutto per mettere a fuoco il maggior numero di aspetti sui bollettini.

Qualunque sia la mia opinione, dovevano pensarla in modo assai diverso anche gli addetti ai lavori. Lo dimostra il fatto che sfogliando qualche catalogo tra i più datati, ad esempio una bella edizione del Sassone del 1965, la XXIV edizione ad essere precisi, a pagina 59, subito dopo i francobolli d'Italia, ecco comparire l'elenco dei bollettini illustrativi con tanto di valutazione in calce, investitura del tanto abusato termine "filatelico".

I bollettini illustrativi quotati a catalogo Sassone nel 1965
Anatomia di una classe dirigente
Come già abbiamo potuto vedere nella prima parte di questa narrazione, nel grande puzzle dei nomi che contano nella storia dell’Italia repubblicana, sono davvero pochi quelli che, nel corso degli anni, non abbiano citato nel proprio curriculum personale un bollettino illustrativo. Un’incredibile serie di personaggi di spicco ha quindi condensato il proprio pensiero collocandolo tra i dentelli di un valore postale e, parola dopo parola, tra le righe del corrispondente bollettino illustrativo. L’insieme di questi ultimi si può quindi paragonare, come ha scritto Claudio Baccarin, “ad una Treccani della nostra classe dirigente”.

Walter Veltroni nei panni di ministro per i beni culturali, Carlo Azeglio Ciampi all’epoca del suo dicastero al Tesoro, Beniamino Andreatta titolare della Difesa, Corrado Passera ai tempi in cui da amministratore delegato di Poste Italiane auspicava il rilancio della filatelia, ma già strizzava l’occhio al ruolo di ministro dello Sviluppo Economico. Nessuno dei politici contemporanei ha saputo o voluto rinunciare a vergare almeno un bollettino illustrativo a corredo di un’emissione filatelica italiana. La storia non cambia nemmeno applicando le teorie dello spazio tempo: Emilio Colombo commenta il centenario dell'istituzione della Ragioneria dello Stato firmando del bollettino n° 166 dell'aprile 1969. Tocca ad Aldo Moro, uomo chiave della Democrazia Cristiana, preso di mira dalla Brigate Rosse, illustrare i sei francobolli celebrativi del 20° anniversario della Resistenza, il 24 aprile 1965 sul bollettino n° 114. Il 25 febbraio 1966 Giovanni Leone, che diverrà Capo dello Stato nel 1971, s'incarica di raccontare la figura di Benedetto Croce nel centenario della nascita, mentre ad Ugo La Malfa, storico leader del Partito Repubblicano Italiano, toccherà parlare del suo Giuseppe Mazzini. Per farlo porrà la firma sul bollettino n° 202 del 10 marzo 1972, dando sostanza all'emissione di tre valori emessi nel centenario della morte di uno dei massimi artefici dell'unità d'Italia. Alla fine del 1972 (bollettino n° 211) la XIV Giornata del francobollo è “griffata” da Oscar Luigi Scalfaro che, vent'anni più tardi, diverrà autorevole inquilino del Quirinale. Giovanni Spadolini si accredita alla filatelia con il bollettino n°16 del 1983 dedicato a Ernesto Teodoro Moneta, mentre Ciriaco De Mita, nei panni di segretario politico scudocrociato, firma il bollettino n°27 del 1983 che ricorda il centenario della morte di Francesco De Sanctis.

Certo è che tra i politici di rango, nell'alternarsi dei "governi" repubblicani, qualcuno più di altri ha saputo veicolare la propria immagine e il proprio pensiero politico attraverso francobolli e relativi bollettini illustrativi. Agli inizi degli anni Ottanta l'emergenza degli “anni di piombo” andava al superamento, mentre la lottizzazione politica del sistema produttivo nazionale aveva ormai raggiunto un imperturbabile equilibrio, tanto da consolidare la fase dei governi del “pentapartito” (Dc, Psi, Psdi, Pri, Pli). Primo interprete di tale fase politica fu il leader dei socialisti Bettino Craxi che fece suo anche il fenomeno che coniugava francobolli a politica, dando ad esso massimo risalto in ambito filatelico e postale.

Il leader del “partito del garofano” il 15 ottobre 1985 è il Presidente del Consiglio dei Ministri e, in questa autorevole veste, firma il bollettino che accompagna il francobollo da 400 Lire emesso per celebrare la ratifica dell’accordo di modificazione del Concordato del 3 giugno 1985. I Patti di Villa Madama furono un altro dei veloci “colpi di mano” tipici della personalità craxiana, un colpo di coda al Concordato, una nuova serie di patti volti a «regolare le condizioni della religione e della Chiesa in Italia» e stipulati dal Presidente del Consiglio Bettino Craxi per la Repubblica Italiana e il Cardinale Segretario di Stato Agostino Casaroli per la Santa Sede. Francobollo e relativo bollettino illustrativo sono una chiara autocelebrazione craxiana visto che, e sono le stesse note tecniche che il bollettino riporta a dirlo, il valore postale mostra in vignetta una composizione in cui compare pure una medaglia con le firme del Cardinale Casaroli e dello stesso Bettino Craxi.

L’insieme dei bollettini illustrativi si può paragonare ad una Treccani della nostra classe dirigente


E che dire dell’emissione per celebrare la “Giornata dei martiri e dei caduti per l’indipendenza nazionale”: si legge, a firma del leader socialista, nel “cartoncino” diffuso all’antivigilia del quarantesimo anniversario della Festa della Repubblica, che la giornata “è stata istituita per accomunare in una stessa memoria ed in una stessa celebrazione tutti coloro che hanno offerto la loro vita per la nostra unità e la nostra indipendenza”. Si trattò, in realtà, di un’emissione stile carpe diem, giacché la “giornata”, proclamata proprio dall'Onorevole Bettino Craxi, all'epoca già Presidente del Consiglio, non ebbe mai svolgimento. Ma in realtà cosa accadde?

Il 20 marzo 1986 fu formalizzato alla Camera il disegno di legge “nuove norme in materia di ricorrenze festive”. Di alto lignaggio i nomi dei presentatori: oltre a Bettino Craxi, il ministro del Tesoro Giovanni Goria (Dc), quello della Difesa Giovanni Spadolini (Pri) e di Grazia e Giustizia Mino Martinazzoli (Dc). Tale legazione convinse il leader socialista che ormai si trattava di cosa fatta, ma l'imprevedibilità della politica italiana ed i rituali parlamentari ebbero la meglio su decisionismo craxiano. Soltanto il 12 novembre 1986 la commissione Lavoro della Camera approvava il testo sulle ricorrenze festive che nel suo primo articolo sanciva la citata “giornata dei martiri dell’indipendenza nazionale” quale festa nazionale. Nel frattempo il leader del Garofano aveva siglato anche il “patto della staffetta” che prevedeva, a marzo 1987, il ritorno di Palazzo Chigi a un esponente democristiano, nella logica dell'alternanza. Ciò avvenne il 17 aprile 1987: Craxi passava il testimone al democristiano Amintore Fanfani che dovette traghettare un governo “balneare” verso le elezioni del 14 giugno. Alla faccia di quanto recitava il bollettino illustrativo, con l'incarico di governo affidato a Giovanni Goria, la legge sulle festività rimbalzò di data in data come un sasso lanciato di taglio in uno stagno. Nel 2000 arrivo Giuliano Amato che cassò i sogni craxiani: «a decorrere dal 2001 la celebrazione della Festa nazionale della Repubblica ha nuovamente luogo il 2 giugno di ciascun anno, che pertanto è ripristinato come giorno festivo”. D’indipendenza nazionale ormai non v’era più traccia se non nel... bollettino illustrativo.

Come ti frodo la posta... con i bollettini
Mentre in parlamento si avvicendava la staffetta PSI - DC, qualche italiano studiava come frodare le Poste. Erano coloro che passarono alla cronaca filatelica come i “furbetti del bollettino”, quelli che ritagliando la riproduzione dei francobolli, pur priva di dentellatura, la impiegavano come affrancatura, frodando in tal modo l’amministrazione postale. Il fatto non passò inosservato, al punto che per porre rimedio alla cattiva abitudine, a partire dal bollettino del 6 febbraio 1988, quello con l’omino preistorico tanto per intenderci (homo aesererniensis), le immagini dei francobolli sono annullate con una barretta. Fine dei giochi! Quelli in cui, in modo particolare quando sul bollettino erano riprodotti più francobolli della medesima serie, il valore facciale dei ritagli superava quello del bollettino stesso.

A partire dal bollettino del 6 febbraio 1988  le immagini dei francobolli sono annullate con una barretta


Ma quanto mi costi
Inizialmente il bollettino illustrativo del commemorativo dedicato alla morte di Silvio Pellico del 1955 costava 100 Lire, prezzo bloccato per oltre un ventennio. Il 23 ottobre del 1977 il “comunicato filatelico” raddoppia. E si badi bene il prezzo sale a 200 Lire, ma la stampa riproduce i tre valori della XIX Giornata del francobollo che, se ritagliati, insieme fanno 360 Lire, ecco spiegato il gioco del ritaglio che ho appena raccontato. Il nuovo raddoppio avviene solo due anni dopo, il 30 marzo del 1979 ed i bollettini ora costano 400 Lire.

L’aumento è lo specchio dei tempi: gli anni Settanta, infatti, sono caratterizzati dall’inflazione, che è la più alta del dopoguerra. Trent'anni di sviluppo economico tumultuoso avevano radicato nella mentalità comune la convinzione che l'economia ormai avesse trovato la ricetta di una crescita infinita, che la crisi fosse il retaggio di epoche passate. Ad interrompere questi racconti intervenne improvvisa la crisi degli anni Settanta: la brusca carenza di petrolio ed il conseguente aumento a livelli stellari dei prezzi dell'energia. Ad indorare la pillola sono i francobolli di quel bollettino, le immagini e la descrizione di un’Italia “turistica” che corre tra Asiago, Orvieto e Castelsardo, passando da Scilla, in una nazione che fa tutto fuorché viaggiare e trascorre le domeniche di austerity in bicicletta o a piedi, al massimo, a “targhe alterne”: scene abituali della stagione caratterizzata dal grande choc petrolifero che investì tutto il mondo occidentale, Stati Uniti compresi, dopo l'improvviso rialzo dei prezzi deciso dai paesi Arabi, durante la guerra contro Israele.

Il 23 febbraio 1980, è trascorso appena un anno, il prezzo sale a 500 Lire, proprio con il bollettino firmato da Antonio Bisaglia, all’epoca titolare del dicastero dell’Industria, giusto per commentare i francobolli dedicati ai “Problemi del nostro tempo: riduzione dei consumi energetici e fonti alternative”. Davvero impressionante l’aumento che battezza il 1992 e che porta il bollettino alla cifra tonda di 1.000 Lire che lievita di nuovo sino a 1.500 Lire nel 1996.

Il 23 febbraio 1980 il prezzo sale a 500 Lire proprio con il bollettino firmato da Antonio Bisaglia

L’era dell’Euro arriva il 19 febbraio 1999, il bollettino che saluta la moneta unica europea è quello che mette in mostra l’opera pittorica di Lucio Fontana e che al valore della valuta nazionale di 1.500 Lire affianca il corrispettivo 0,77 euro. Sono prove tecniche di trasmissione in attesa del ritocco, della scossa offertaci dalla pila di Volta che, dopo duecento anni dalla sua invenzione, elettrizza il costo del bollettino portandolo a 2.000 Lire tonde, al cambio 1,03 euro. Ma non era meglio arrotondare l’euro in funzione della futura definitiva adozione senza ma e senza se? Qualcuno ci pensa nel 2013 visto che i bollettini si acquistano ad 1 euro e finalmente senza decimali, il tutto sino al 2016 quando le Poste Italiane decidono per la nuova formula che allega il francobollo vero al bollettino che lo commenta. Da questo momento il prezzo minimo, poiché esso varierà al variare dal valore facciale del francobollo in allegato, sale a 2 euro.

Testimoni degli eventi
In più di un caso i bollettini illustrativi diventano anche eloquenti testimoni della storia nazionale, talvolta con tratti drammatici, come nel caso del vertice G8 del 2009 che, inizialmente previsto a La Maddalena, traslocò poi a L’Aquila a causa del terribile terremoto che pochi mesi prima colpì il centro Italia, nella speranza che convocare i grandi della Terra tra le macerie aprisse loro cuore e portafoglio ai fini della ricostruzione.

Berlusconi tra calcio e politica
Eloquente il francobollo raccontato nel bollettino che reca la dicitura “from La Maddalena to L’Aquila”. Lo firma, ancora una volta, un politico di rango che di nome fa Silvio Berlusconi, principe delle tv commerciali e fondatore di Forza Italia, ma prima di tutto presidente del Milan. Per lui, infatti, è la squadra di calcio a determinare l’effetto traino in piena rivoluzione mediatica nazionale. Non stupisce che l’imprenditore televisivo per antonomasia non abbia saputo resistere al consolidato retaggio filatelico dei bollettini e che non abbia saputo sottrarsi al campo gravitazionale delle emissioni dentellate. Per lo scudetto che il Milan porta a casa nel 1988 è emesso un francobollo per il quale forse nessuno ha in mente un bollettino illustrativo (tanto che qualche autore se lo è perso per strada), poi spunta il n°10bis, forse per far felice il Cavaliere che, 1992 firma pure il bollettino n°13 per celebrare il dodicesimo scudetto. Si replica l’anno a seguire con il bollettino n°14 del 1993 e poi di nuovo nel 1994 (bollettino n°10).

Per vedere l’impronta dell’uomo di Stato è sufficiente pazientare appena due mesi: il bollettino illustrativo che accompagna il francobollo per il vertice del G7 a Napoli porta sì la firma di Berlusconi, ma ora in veste di Presidente del Consiglio dei Ministri. Seguiranno altri bollettini illustrativi con lignaggio ufficiale: quello del luglio 2003, che racconta dell’Italia che presiede il Consiglio dell’Unione Europea ed il già citato G8 del 2009. Quest’ultimo bollettino sarà stampato in due differenti versioni, una soltanto in italiano, l’altra anche con la traduzione in lingua inglese, giusto per darsi quel tono di internazionalità che l’evento richiede.

Sullo stesso bollettino da cui scompare il bilinguismo trovano posto due innovazioni grafiche: il fondino azzurro che contorna l'immagine del francobollo e la riproduzione dell'annullo primo giorno di emissione.
Bollettino poliglotta
Visto che di “lingue” stiamo parlando, mi corre l’obbligo di un’annotazione, proprio sul tema del bilinguismo italo francese cui i primi bollettini erano assoggettati. Salvo i primissimi, essi recheranno articoli in italiano e in francese, quest’ultima lingua ufficiale dell'Unione Postale Universale, per quasi un trentennio, È solo nel 1983, con l’emissione dedicata alla lotta contro il cancro, che le traduzioni d’oltralpe di Madeleine Vivés Celli scompaiono, lasciando campo libero al solo testo italiano. Accadrà, di tanto in tanto, di trovare qualche bollettino in più lingue, giusto in particolari occasioni la cui veste internazionale ci obbliga ad onorare un idioma differente dal nostro. Va ricordato, sullo stesso bollettino da cui scompare il bilinguismo trovano posto due innovazioni grafiche: il fondino azzurro che contorna l'immagine del francobollo e la riproduzione dell'annullo primo giorno di emissione.

Arte e cultura
Nel documentare quanto e che tipo di "concentrato" possiamo ritrovare all'interno dei bollettini illustrativi, una sorta di storia supercentrifugata di ogni emissione italiana, appare ovvio che anche i grandi del cinema (ma potremmo replicare con arte e scienza) hanno offerto il loro contributo tra le righe. Un esempio per tutti: il francobollo emesso il 23 settembre 1989 da 750 lire dedicato al centenario della nascita di Charles Chaplin, attore e regista inglese conosciuto anche con il nome del suo più celebre personaggio Charlot. A firmare il bollettino illustrativo è Alberto Sordi. «Io credo», scrive l'Albertone nazionale, «di essere nato con Charlie Chaplin, come tutti gli italiani della mia generazione. Sono cresciuto con l’immagine di questo personaggio che, con i suoi film, non solo faceva ridere i bambini di quando bambino lo ero anch’io, ma si faceva anche ricordare una volta diventati adulti». Alberto Sordi, che attraverso il bollettino ha modo di raccontare, a modo suo, i capolavori di Chaplin, sarà a sua volta immortalato in un francobollo, tra anni dopo, con Federico Fellini e Vittorio Gassman sul foglietto uscito il 28 ottobre 2010. Con l'emissione anche un bollettino illustrativo con testi firmati da: Gian Luigi Rondi, Presidente del Festival Internazionale del Film di Roma; Tullio Kezich, biografo di Federico Fellini; Diletta D'Andrea Gassman, Paola Gassman e Alessandro Gassman; Sergio Utili e Stefania Binetti (Fondazione Alberto Sordi).

Grafica istituzionale e aziendale
Dal punto di vista tecnico questi comunicati stampa "sopra le righe" furono emessi, più che editati, dal Ministero delle Poste e delle Telecomunicazioni, tanto è che nella facciata di apertura essi recano l’emblema repubblicano e la rigorosa dicitura “Amministrazione delle Poste e delle Telecomunicazioni”. Una prima metamorfosi avviene però nel 1994 con l’emissione destinata alla rivalutazione del lavoro della casalinga, il 14 febbraio, dove svolazza idealmente un gabbiano accanto alla dizione Poste Italiane. Si tratta però di un caso isolato perché, dal bollettino successivo, alla dicitura Poste Italiane si affianca, quasi a titolo di sovranità nazionale, la scrittura “ente pubblico economico”. Il gabbiano non appare casualmente: è adottato come simbolo dalle poste del nostro Paese già a fine del 1991, un volatile stilizzato e modernista, lo stesso evocato anche per la rivista interna aziendale di quel periodo, giusto appunto “Il gabbiano”. Il simbolo, in parte, riprende l’emblema del corriere espresso internazionale, il Cai-post, attivo dal 1983.


Tuttavia il 1994 è un anno pregno di sorprese e di conseguenti cambiamenti: nel mese di novembre sono emessi i tre francobolli che celebrano, o meglio consacrano il nuovo Ente pubblico economico, alias Poste Italiane, e pure il bollettino, il numero 28/94 si adegua con un cambio di logo, un nuovo marchio, voluto dal presidente Enzo Cardi. La bustina alata, disegnata dall’editore e grafico Franco Maria Ricci, sancisce il passaggio, avvenuto nel 1994, dall’Amministrazione all’Ente pubblico economico. Figura nella coppia di francobolli da 750 lire del 18 novembre 1994, ripresi con formato più piccolo, in fogli e libretto, il 9 dicembre 1995. Lo stesso logo FMR, sui bollettini degli anni a seguire, subirà poi più di un adeguamento.

Appare indubbio che l’intestazione dei bollettini illustrativi segue le sorti della macchina postale italiana e delle molteplici riforme che ne hanno caratterizzato l’odierno assetto. Nel 1998, quattro anni dopo quel poco longevo gabbiano, nel bollettino relativo all’emissione per i cinquant’anni della Costituzione il marchio FMR resta orfano della citazione di Ente Pubblico Economico. Ma si cambia e in fretta: il 30 maggio dello stesso anno, con il bollettino 18/98bis, quello con fossili e ambiente, arriva la sigla del nuovo assetto societario e accanto al logo compare “S.p.A.”, mentre il 23 settembre a fare la sua apparizione è la dicitura Divisione Filatelia.

Il logo d’autore decade nel nuovo millennio, precisamente il 6 aprile con il bollettino che descrive l’emissione per i 150 anni de "La Civiltà Cattolica". In quell’occasione la nuova dicitura PosteItaliane, adottata come logo nell’intera rete postale del Paese, campeggia sui bollettini, accompagnata dalla voce “filatelia”. Sul lato sinistro è invece riportato “Servizio Produzione”, una specificazione questa che muterà a più riprese: “Produzione” orfana di servizio nel 2006, “Produzione” con tanto di indirizzo, telefono e sito internet al seguito dal 2008 e “Operazioni” a partire da inizio 2010. Quattro anni dopo scompare ogni dicitura sul lato sinistro e si ritorna al più sobrio “Poste Italiane filatelia” su due righe impaginato sulla destra.

Il nuovo cambio grafico avviene nel più recente 2018, in cui fa la sua comparsa il nuovo logo dove “Poste Italiane” è stampato in colore blu all’interno di un rettangolo giallo. Anche se la vera innovazione la si tenta, con un colpo di coda inaspettato, ad inizio del 2016, quando le Poste del nostro Bel Paese decidono che, da ora in poi, i bollettini illustrativi saranno venduti insieme al francobollo cui sono dedicati, al fine di diffonderli meglio. Il costo, se il dentello ha un nominale pari a 95 centesimi, sarà di 2,00 euro (in precedenza costavano 1,00 euro, ma senza carta valore). L’esordio data 14 gennaio ed è affidato all’emissione che festeggia il 40° anniversario della fondazione del quotidiano “la Repubblica”.

Tutto sembra scorrere tranquillamente fino a che, d’improvviso, ecco il mistero: dopo il bollettino emesso per il tributo per il Sistema di informazione per la sicurezza della repubblica del 4 dicembre 2018, per i valori successivi, ossia quelli riguardanti gli interi delle serie “Leonardesca” e “Piazze d’Italia” (entrambi datati 14 dicembre) nonché per il foglietto sulla Costituzione, i relativi bollettini sono approntati come nel passato, senza aggiungere le rispettive carte valori. Tanto che in molti si affrettano a darne notizia titolando di un ripensamento e di un ritorno ai vecchi tempi e cercando di motivare la scelta. Se non ché, un aggiornamento a mezzo stampa del 17 gennaio 2018 avvisa che i già citati bollettini di inizio 2018 mancano delle cartevalori associate per ragioni definite tecniche e che con le prossime emissioni saranno nuovamente inseriti. Fa la sua comparsa, in ultima facciata, la tiratura del bollettino. Non c’è dubbio che l’inserimento del francobollo all’interno del bollettino illustrativo sia parte di una strategia commerciale di puro business filatelico, figlio di un’epoca dove l’uso del valore postale in quanto tale è sublimato nell’etere seguendo le sorti della parola scritta che oggi viaggia su fibra ottica. Lecito domandarsi però quanto seguito avrà tale iniziativa rendendo il bollettino con francobollo al seguito alla stregua di un folder e snaturandone in tal modo il suo concept originario.

Non tutto finisce qui però, visto che nel 2019 la veste grafica del bollettino illustrativo subisce un restyling importante. Ma per questo vi rimando al post successivo, il terzo ed ultimo atto di questa lunga ed articolata divagazione sui bollettini illustrativi.


I tre post dedicati ai bollettini illustrativi
      ➤ Figli di un dio minore... atto primo
      ➤ Figli di un dio minore... atto secondo
      ➤ Figli di un dio minore... atto terzo

La mia collezione
Per visionare in digitale la mia sezione bollettini illustrativi e il mio intero percorso collezionistico clicca qui
Bibliografia
    ➤ Marcello Manelli, La nuova veste dei bollettini illustrativi, QuiFilatelia, n° 91
         gennaio - marzo   2018;
    ➤ Claudio Baccarin, L’illustrazione dei bollettini illustrativi, L’Arte del Francobollo, 
         n°12 marzo 2012;
    ➤ Franco Filanci, Dizionario di storia postale, Cronaca Filatelica Speciale n°2, 
         settembre ottobre 1997;
    ➤ Danilo Bogoni, L'Italia all'ONU in tre dimensioni: francobolli, buste e occhialiniIl Postalista,
         consultato il 31/07/2019
    ➤ Giandri, Il gronchi rosaGiandri sito Internet, consultato il 07/08/2019;
    ➤ Danilo Bogoni, Franco Filanci, Europa 50 una storia dentellata, 2007, Poste Italiane;
    ➤ AA.VV., Le prime novità dell’annoVaccariNews 14 gennaio 2016, consultato 06/08/2019;
    ➤ AA.VV., Bollettini, si ritorna al passato?VaccariNews 15 gennaio 2018,  
         consultato 04/08/2019;
    ➤ Poste Italiane, I nuovi bollettini illustrativi e tessere filateliche, comunicato stampa, 2016.
    ➤ Marcello Manelli, segnalazioni varietà, L'Odontometro, n°97 Ottobre-Dicembre 2018;
    ➤ Annalisa Lualdi, Babbo Natale abita a Quarto e ha un sogno, la Repubblica, 23 dicembre 2004;
    ➤ AA.VV., Bollettini tra novità e scoperteVaccariNews 31 gennaio 2019, consultato 01/08/2019:
    ➤ AA.VV., Mezzo secolo di validità permanenteVaccariNews 1 gennaio 2017, 
         consultato 03/08/2019:
    ➤ AA.VV., Restano le buste viaggiate e l’incoerenza del bollettinoVaccariNews  
         10 dicembre 2017, consultato 03/08/2019.
    ➤ AA.VV., Mezzo secolo fa la validità permanenteVaccariNews 
         1 gennaio 2017, consultato 03/08/2019.

Questo post è stato aggiornato con nuove informazioni il giorno 23/08/2019 


Licenza Creative Commons

Nessun commento:

Posta un commento