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mercoledì 18 maggio 2016

C'è tutto un mondo intorno

Nella quinta sala virtuale si riscopre la multidisciplinarità

Nel ripensare la mia collezione e nel riprendere la struttura espositiva, secondo quella evoluzione tipica ed antropologicamente definita come accomodamento, ho volutamente tracimato oltre gli argini degli schemi tipici della casella, proiettandomi più al racconto di una storia, piuttosto che al puro effetto espositivo di ogni singolo pezzo. Tutto ciò, s’intende, nel bene e nel male di tale personale scelta.


Mi ha sempre colpito l’aspetto multidisciplinare delle raccolte museali in genere, così come la capacità di dare vita ad un racconto entusiasmante, anche con pochi semplici pezzi (vedi il post "la ricostruzione postbellica nel mio percorso repubblicano"). Nell'abitudine a raccontare le mie scelte collezionistiche ed a raccontarmi attraverso di esse, continuerò ad avvalermi di esempi reali, cercando quel trait d’union tra ciò che, pur non avendo nulla a che fare con la filatelia e le discipline ad essa collegate, può offrire ad un collezionista filatelico uno spunto alla costruzione del proprio percorso espositivo cercando nuove strade, puntando oltre gli orizzonti conosciuti.



Mi è accaduto di recente di visitare un piccolo museo monotematico tra i monti del Trentino, più precisamente il Museo dell’Orso allestito nel borgo di Spormaggiore, all'interno di una straordinaria area naturalistica del nostro Paese. La Casa dell’orso, così si chiama, è un museo dedicato all'orso bruno, animale simbolo del Parco Naturale Adamello Brenta. Allestimenti multimediali, strumentazioni video e ricostruzioni in dimensioni reali, distribuite in sei sale tematiche, offrono al visitatore la possibilità di conoscere, divertendosi, la biologia del plantigrado e il controverso rapporto che da sempre lo lega all'uomo. Tra plastici multimediali, suoni e giochi di luce, le storie di Masun, Kirka e degli altri orsi trasportati dalla Slovenia, reintrodotti nel nostro territorio, scorrono sui video e sui pannelli rotanti, mentre il visitatore può cimentarsi nel videogioco dedicato alla radiotelemetria.


Ad afferrarmi più di ogni altra cosa è stata però una sala in particolare: sotto un grande cielo stellato, in cui spiccano l’orsa maggiore e l’orsa minore, il visitatore riscopre l’importanza che fin dai tempi antichi e in tutto il mondo l’orso riveste nella nostra cultura: dall'orso di carta dei cartoni animati a quello che rivive nelle fiabe popolari, sino all'orso che ha ispirato il nome di borghi e cittadine o a quello che posa austero per gli stemmi di città in ogni parte del mondo. Ma c’è anche quello che si offre come protagonista indiscusso in film di successo sino all'orso testimonial nella pubblicità. Sì! E’ vero, mi sono subito accorto che poteva starci parecchio bene in quella sala anche l’amico plantigrade raccontato dai francobolli, ma il concetto che tale sala ha comunque espresso pianamente è quello dell’approccio multidisciplinare. Un modo di sviluppare un tema, l’orso, non solo analizzandolo e mostrandolo al visitatore per quello che è: un peloso e grosso mammifero onnivoro che durante l’inverno va in letargo e che nella bella stagione scorrazza tra i boschi grattandosi la schiena sui tronchi degli alberi. Ma cercando di raccontarlo anche per quello che esso rappresenta fuori dal regno animale o dal puro profilo zoologico.


La domanda sorge spontanea: quale approccio multidisciplinare è possibile con il nostro piccolo rettangolo di carta dentellata o fustellata? La risposta è quasi istintiva: il francobollo ha una sua chiara carta d’identità, è quella di un preciso rivoluzionario strumento nato per soddisfare il pegno economico previsto per il recapito della corrispondenza. Roland Hill nel 1839 fu l'artefice di una importantissima riforma postale che, soltanto un anno dopo, introdusse, prima al mondo, l'uso di una marca di stato con cui affrancare la posta come prova del pagamento di tale servizio: il francobollo.


Esso dunque testimonia, più per il passato, che per il presente il bisogno dell’uomo di far viaggiare da un luogo all'altro, da una persona all'altra, la parola scritta. Le pagine di ogni album si potrebbero quindi limitare a mostrare i nostri francobolli perfettamente incasellati e ciò basterebbe, lungo la linea cronologica che ne scandisce le emissioni, a documentarne il fine postale. Il ricorso alla parola posta però ci suggerisce che ogni francobollo è anche protagonista indiscusso della storia postale del nostro Paese e che quindi ogni missiva sulla quale è stato applicato il francobollo (o non è stato incollato quello specifico francobollo per determinate o impreviste motivazioni) costituisce un tassello importante per raccontare l’evoluzione del sistema postale, le modalità con cui, nel corso degli anni, esso è mutato, di pari passo ai cambiamenti della società, dei costumi, del modo di comunicare. Ecco che allora, nel mio quinto album, il centenario delle poste italiane diventa pretesto per un viaggio al tempo della diligenza. 

La scansione del tempo accompagna dunque i mutamenti avvenuti in ogni epoca ed è ancora il francobollo a prendere la parola, questa volta come cronista della storia, facendosi lui, in primis, narratore del suo tempo. Ogni dentello incornicia quindi un fatto, un avvenimento, un momento storico particolare. Perche dunque non utilizzare l'emissione per la settima giornata del francobollo, che riproduce l'asse viario principale della penisola, per incamminarsi in un divertente fuoriprogramma dedicato proprio all'Autostrada del Sole?


Se poi ci soffermiamo ad analizzare meglio alcune particolari epoche ecco allora che il binomio francobollo e strumento di propaganda diventa inscindibile, pensiamo ad esempio a quale eccezionale mezzo, grazie alla sua diffusione, esso ha rappresentato per ogni regime. Rappresentando quel valore postale, al di sopra ogni altro strumento divulgativo, l’affermazione di sovranità sopra un territorio. Ancor più ove, quei valori soprastampati da eserciti di occupazione e governatorati militari, avevano il preciso compito di identificare vincitori e vinti, occupanti ed occupati. Lo era in passato come oggi, tanto che il ricordo nel 1970 del celebre raid aeronautico Roma - Tokio si è trasformato, in questo mio quinto album, in un vero volo sopra e dentro la storia delle grandi trasvolate.

Ma ogni francobollo, in quello spessore minimale, nasconde una doppia dimensione. Ciò che i dentelli racchiudono sono talvolta storie multiple, storie nelle storie, sovrapposizioni evocative che mettono in relazione l’epoca di emissione con quella che il bozzetto intende celebrare. Un esempio? Un francobollo però è anche arte, anzi è doppiamente arte. Lo è perché accanto al dentellato che racchiude e quindi mostra, racconta, illustra l’opera d’arte più o meno celebre, c’è anche l’artista che lo ha fatto nascere al bulino, colui che ne ha decretato la genesi impastando la tecnica e la sensibilità che ogni artista miscela dentro di sé. Un’arte che, nel corso degli anni, ha fatta sua anche l’evoluzione tecnologica che ha accompagnato la stampa di ogni valore postale. (parlare di macchine e tecniche, di filigrane e dentellature). Tutto questo per dire che i propri francobolli possono offrirci, quale ideale modalità espositiva, numerose divagazioni per insoliti e differenti fuori programma, grazie a quell'approccio multidisciplinare che da quell'unico francobollo ci consente di spaziare ben oltre l’orizzonte dentellato che ne delimita i fisici confini.


E’ un po’ quello che tenta il mio quinto album del mio percorso repubblicano: un approccio multidisciplinare del soggetto dentellato

Puoi trovare i link a tutti gli album della mia collezione qui.

sabato 7 maggio 2016

Presidenti tra i dentelli

I presidenti della repubblica 
protagonisti di un fuori itinerario repubblicano

I musei servono a incantare, ma più che altro servono a scoprire l’incanto. Non è solo una frase ad effetto. Essa condensa, meglio di qualsiasi altra affermazione, ciò che si dovrebbe provare colui che apre e sfoglia un album della nostra collezione, sempre seguendo quella logica che vuole ogni nostra cartella filatelica immaginata e costruita come la sala di un percorso espositivo. Manco a dirlo, la frase non è farina del mio sacco: essa apre un interessante articolo a firma di Roberta Bonetti, pubblicato sul sito della Regione Valle d'Aosta, che affronta il tema dell'educazione da un interessante punto di vista, senza risparmiare illustri, quanto controverse citazioni. Tra queste ultime anche quella di Bruno Bettelheim che affermava che “troppo spesso i musei odierni cercano di trasmettere ai bambini un tipo di conoscenza dalla quale non nascerà alcun senso di meraviglia”. A leggerla, mi è parso quasi un déjà vu. Una storia già vista, già vissuta (vi invito a tale proposito a rincorrere il mio post dal titolo "Incontri generazionali lungo il percorso").


Secondo l'autrice dell'articolo dal titolo "Così banale, così bello", le affermazioni dello psicologo austriaco Bettelheim si rivelano in "tutta la loro provocatorietà per il sistema educativo in generale. "In un mondo dove la meraviglia sembra essere esclusivamente associata allo spettacolare, al teratologico, come accadeva nelle wunderkammern del Seicento, pare che nient’altro sia più in grado di sollecitare la capacità di stupirsi e di vivere l’esperienza della contemplazione estetica". L'autrice propone, nel corso della sua analisi, attraverso qualche esempio tratto da percorsi espositivi a carattere interculturale, alcune interessanti modalità di come un buon uso dell’esperienza estetica possa scaturire dall'incontro con la normale “quotidianità” e come, attraverso questa, sia possibile vivere un senso del “bello” alternativo all'estetica imperante proposta dai mass media della nostra epoca, quella stessa epoca che tutti noi viviamo, l'era moderna che ha relegato il francobollo ad una zona grigia, una mezza via tra il reperto antiquario di superate forme di comunicazione e quello di un collezionismo attempato, ove il senso estetico, talvolta profondamente innovativo data la dimensione dell'opera, fatica ancora a stimolare i sensi delle nuove generazioni, abituate ad iperstimoli ben diversi.


Uno degli esempi citati nell'articolo riguarda una mostra: "Mappe, rotte e paralleli, persone, viaggi di carte e rappresentazioni del mondo". Un percorso espositivo interculturale che, attraverso una lettura “decentrata” della cartografia e della storia, fornisce gli strumenti per rivedere in modo critico alcune convinzioni antropocentriche, soprattutto il rapporto tra la modalità di conoscenza cartografica e la relazione con il mondo (dalla percezione del corpo alla rappresentazione dello spazio e del tempo). È una proposta che sorge in reazione ad un mondo globalizzato che fatica a trovare la via del dialogo fra le sue molteplici diversità. La cartografia nel percorso espositivo diviene così pretesto per riflettere sulle nuove geografie del quotidiano, in un percorso antropologico che attraversa esperienze di confine, di identità, di globalità, dall'abitare al vestire, all'uso delle cose. La carta geografica, si sa, non è il territorio, ma una sua rappresentazione o al massimo una sua percezione. Così come un francobollo o un insieme postale non incarnano la storia nel suo insieme, ma possono diventarne rappresentazione, percezione, scansione degli eventi. Così come la carta geografica fornisce solo un’immagine incompleta e parziale della realtà, il francobollo è un singolo tassello di un insieme più grande capace di innumerevoli connessioni. Anche nella nostra collezione, vissuta come una grande mostra, è dunque possibile mettere in scena immagini e oggetti della contemporaneità e fare esperienza in modo ludico con i "visitatori" piccoli e grandi di come questa rappresentazione dentellata ci offra nuove modalità con cui la realtà di oggi si connetta alla storia già vissuta. Il percorso va dunque sempre letto come un itinerario di scoperta.


L'esempio delle carte geografiche cadeva a pennello in questo mio intervento dedicato alla revisione ed alla ripresentazione del quarto album del mio percorso repubblicano, quello che comprende il biennio 1960 - 1961 ed include quindi anche il celebre Gronchi Rosa.

La sezione di approfondimento legata ai viaggi presidenziali della "prima repubblica" è stata ricollocata nella "collezione del tricolore", ovvero gli album che raccolgono gli obliterati della Repubblica Italiana. Aggiornamento del 3 gennaio 2108.

Un francobollo che ha trasformato un caso diplomatico, quindi una questione di mappe e di confini tracciati sulla carta, in un caso squisitamente filatelico. A cavallo degli anni Sessanta, le celebrazioni filateliche dei viaggi dei Capi di Stato erano divenute, all'estero, una vera moda. Forse per questo, in occasione dell'itinerario sudamericano del presidente Gronchi si pensò, senza rischiare troppe critiche, ad una apposita serie, senza dover ricorrere a particolari sovrastampe, così come era accaduto per gli Stati Uniti, o alla manfrina dell'amicizia, cui si fece ricorso per il viaggio in Brasile. Il 3 aprile del 1961 l'Italia stampò dunque tre francobolli per celebrare il viaggio del Capo dello Stato in Sudamerica. Al disegnatore fu dato però un atlante degli anni '30 che non teneva conto delle recenti conquiste militari del Perù, in modo particolare dei fatti avvenuti tra il 5 luglio 1941 e il 31 luglio 1942. In quei dodici mesi Perù ed Ecuador combatterono una guerra sanguinosa per il controllo di un territorio nel bacino del Rio delle Amazzoni. Il conflitto si concluse con la vittoria del Perù, che poté così annettere la vasta regione. Ma il disegnatore, guardando le vecchie mappe, non lo sapeva e così il Gronchi Rosa andò in stampa con i vecchi confini, suscitando le vibranti proteste diplomatiche del governo peruviano. La distribuzione fu immediatamente sospesa, ma ormai erano già stati venduti parecchi esemplari. Si tentò di correre ai ripari, disponendo l'immediato ritiro di tutti i francobolli nelle tabaccherie e negli uffici postali. Ma non fu sufficiente, molti erano già sulle buste. Si provvide pertanto a bloccarli negli uffici di smistamento, dove solerti dipendenti furono incaricati di coprire i francobolli rosa sbagliati con una versione grigia, corretta. Alcuni esemplari sfuggirono però alla grandiosa operazione, diventando così uno dei pezzi più ambiti dai collezionisti. Proprio da questa emissione di tre valori nacque il caso del Gronchi Rosa, cui il mio quarto album tra le altre cose dedica un doveroso approfondimento (con tanto di esemplari).



Una serie di francobolli che, a loro volta, si propongono come "voce fuori campo" per fare da guida a colui che sta sfogliando l'album in un nuovo viaggio sospeso tra la storia e la contemporaneità, quello dei primi viaggi presidenziali, a recuperare l'immagine del Capo dello Stato per come essa era percepita alle origini della repubblica. Con il “senno di poi” è infatti impossibile non notare come, la filatelia ed il fervore collezionistico del primo corso repubblicano, abbiano dato un forte contributo alla memoria storiografica circa il ruolo avuto dai diversi Presidenti nella politica estera italiana, ciò attraverso aerogrammi e buste commemorative, predisposte proprio per celebrare tali viaggi. Reperti filatelici e celebrativi ammessi a viaggiare sul volo presidenziale, sovente affrancati con i francobolli emessi per l'occasione. In altri casi si ricorse a buste FDC ricordanti l'evento e riportanti l'annullo del giorno di partenza del Presidente della Repubblica italiana, talvolta corredate di note ed informazioni.



Ho rivisto questo album revisionando ed integrando le schede storiche e di almanacco filatelico, ma soprattutto integrando nuovi pezzi del fuoriprogramma "presidenziale". La speranza è che, attraverso questi reperti incastonati tra le emissioni del periodo, mi sia possibile suscitare, anche attraverso l'elemento estetico che vi traspare, quella "meraviglia" assolutamente necessaria alla trasmissione della conoscenza.


Puoi trovare i link a tutti gli album della mia collezione qui.