lunedì 12 marzo 2018

Piccoli pacchi e storie grandi

Non c'è nulla da fare, gira e rigira, lo scalino generazionale impone sempre un surplus di allenamento nel cercare di trasmettere e di condividere la propria passione di "raccoglitore". Ne avevo già disquisito in un mio post dal titolo, appunto, "incontri generazionali lungo il percorso", nel quale raccontavo di impegno e difficoltà nel coinvolgere i figli nella mia passione, senza forzature s'intende, ma con l'obiettivo, almeno, di offrire loro l'immagine di un genitore che non rappresentasse un pregevole pezzo di modernariato, ma proiettasse il senso del collezionare non solo come un incontrollabile desiderio di accumulare cose, ma come il piacere di viaggiare nello spazio e nel tempo e catalogare e conservare schegge del nostro passato, frammenti di storia, il ricordo di eventi e personaggi persi nell'oblio della topografia urbana, ma anche di ampliare il proprio orizzonte culturale semplicemente cercando di capire cosa un francobollo, un annullo od una vecchia missiva volevano celebrare o comunicare.


Certo che sono lontani i tempi in cui, come racconta La Stampa in un articolo dal titolo Walter Benjamin, filosofo, scrittore, critico letterario e traduttore tedesco, amava dire "per il collezionista, quello autentico intendo, il collezionista come deve essere, il possesso è il rapporto più profondo che in assoluto si possa avere con le cose: non come se le cose fossero viventi in lui, piuttosto è egli stesso che abita in loro" e continuava affermando che "i collezionisti sono fisiognomia del mondo delle cose. È sufficiente osservarne uno e badare a come tratta gli oggetti della propria vetrina. Si direbbe che appena li tiene in mano appaia ispirato da essi, abbia l’aria di un mago che attraverso di essi guardi nella loro lontananza".



Tornando a noi, accade che, nel molto orgoglioso tentativo di mostrare ai "millenium" domestici la mia sezione dedicata ai servizi della Repubblica, mi trovo innanzi quei sorrisetti ironici, leggermente beffardi, rivolti a me ed ai quei piccoli dentelli, stretti nel loro minuscolo formato pensato per spezzarsi tra plico e bollettino. A nulla sarebbe valso spiegar loro che il servizio dei pacchi postali, relativamente al periodo repubblicano, fu riattivato fra il luglio e l’agosto del 1946 e che quei piccoli francobolli erano testimoni della fine della Seconda Guerra Mondiale per gli italiani. Non solo! Essi rappresentarono un elemento importante della ricostruzione e della ripresa economica del Paese, essendo il vettore di merci e materiali che raggiungevano le famiglie in tutta la penisola, portando loro beni di prima necessità, aiuti materiali di conforto. Nemmeno la mia più ricca raccolta dedicata alla ricostruzione, che ho collocato nella sezione chiamata "la collezione del tricolore", avrebbe potuto catalizzare un interesse attivo da parte dei miei amati figli. Allora? Come sempre è stato necessario ritarare il punto di vista.

Per farlo mi sono rammentato di una storia che avevo letto qualche tempo fa sul sito dell'autorevole


Mary Pierstorff - (C)

C'era una volta una bambina, di nome faceva May Pierstorff. Era bionda e tra i capelli teneva legato un bel fiocco, a dare ancor più grazia a quel viso angelico, tipico di tutti i bambini del mondo. Difficile pensare alla piccola May alla stregua di un "pacco postale", ma questa è la verità! La bambina è probabilmente il più famoso pacco postale della storia di tale servizio. Il 19 febbraio del 1914, la giovanissima May, poco prima del suo sesto compleanno, fu letteralmente "spedita" dalla casa dei suoi genitori a Grangeville, nell'Idaho, recapitata ai suoi nonni a poco più di settanta miglia di distanza per, incredibile a dirsi, per soli 53 centesimi di francobolli. I genitori di May, infatti, avevano deciso di utilizzare il servizio di pacchi postali, iniziato solo l'anno prima. Nei primi anni di questo servizio, i clienti ed i funzionari postali ceravano ancora di comprendere i vantaggi ed i limiti di questo innovativo servizio offerto dal sistema postale americano.

Qualcuno si affretterà a dire che un caso sensazionalistico non fa la storia, ma la verità, documentata da Nancy Hope, storica e curatrice delle raccolte filatelico postali dello Smithsonian, è davvero un'altra. La piccola May non fu l'unica bambina che i genitori affidarono al servizio di pacchi postali del Dipartimento delle Poste a stelle e strisce. Non a portalettere qualunque, s'intende, ma a fidati impiegati postali con cui affrontare il viaggio in tutta sicurezza, quasi fossero accompagnati dal diritto di raccomandazione con tanto di assicurata appiccicata in fronte, May, infatti, fu recapitata da un parente che lavorava sui treni della posta ferroviaria statunitense, che probabilmente già aveva metabolizzato l'esperienza di un altro postino che, nel gennaio del 1913, prese in carico nella sua bolgetta il primo bambino "spedito" negli Stati Uniti da Batavia, Si trattava del figlio dei coniugi Beauge di Glen Este che fu trasportato dalla corriera del sistema postale rurale "Vernon Little" alla nonna che abitava a circa un miglio di distanza. I genitori del ragazzo pagarono solamente 15 centesimi per i francobolli e, siccome i figli non hanno prezzo, lo assicuravano anche per la cifra di 50 dollari. Dopo il maschietto fu la volta di una bambina, figlia dei signori Savis di Pine Hollow, località della Pennsylvania. La piccola fu spedita il 27 gennaio. Presa in carico dal "corriere rurale" James Byerly da Sharpsville, fu recapitata assolutamente indenne quello stesso pomeriggio ai parenti che vivevano a Clay Hollow. La baby spedizione costò ai suoi genitori 45 centesimi. 


(C)

Tale entusiasmo per il nuovo servizio di pacchi postali "made in USA" provocò un certo sconcerto tra i funzionari del sistema postale americano. Un disorientamento che spinse il Direttore Generale Albert Sidney Burleson, il quarantacinquesimo reggente delle Poste degli Stati Uniti, a varare una norma che stabiliva che i bambini non potevano essere considerati missive o pacchi. Ciò però, evidentemente, non fu sufficiente a frenare la voglia o la necessità di spedire, spendendo solo qualche centesimo, i propri figli da una parte all'altra del Paese. Le cronache raccontano che il

1915 fu l'anno in cui i "pacchi postali bambini" toccarono il loro culmine. Nel mese di marzo, Charles Hayes, del servizio di posta rurale di Tarkin, nel Missouri, trasportò la figlia dei coniugi Combs, la dolce Helen, affrancata alla stregua dei pacchi postali, per la modica cifra di 10 centesimi. Il portalettere consegnò Helen alla nonna, la cui abitazione non era però molto distante. Nell'autunno dello stesso anno Maud Smith, di tre anni, ha "viaggiato" da casa dei nonni a quella della sua famiglia a Jackson, nel Kentucky. Tale spedizione fu però oggetto delle cronache locali e il servizio giornalistico che ne nacque accese una inchiesta interna alle Poste americane, che stabilirono, in modo chiaro ed inequivocabile, che tale procedura era una chiara violazione delle regole postali. Fu l'ultimo caso documentato di "baby pacco postale".

Il record per il trasporto sulla maggiore distanza, ci ricorda Nancy Hope nel suo articolo, va però accreditato ad Edna Neff, di sei anni. Ha viaggiato dalla casa della mamma a Pensacola, in Florida, sino all'abitazione del papà, a Christainburg, in Virginia. Stante il suo ridottissimo peso l'affrancatura costò ai genitori solamente 15 centesimi.

Il "c'era una volta" finisce qui. Una storia già raccontata, ma che mi ha permesso di vedere un sorriso sul viso dei miei figli che forse, ogni volta che rivedranno quei piccoli francobolli dei pacchi postali della nostra Repubblica a riempire le pagine del mio album, si ricorderanno di quei bambini finiti nella capiente bolgetta del portalettere. Chiudo con un'ultima citazione di Walter Benjamin; "ciò che nel collezionismo è decisivo, è che l’oggetto sia sciolto da tutte le sue funzioni originarie per entrare nel rapporto più stretto possibile con gli oggetti a lui simili. Questo rapporto è l'esatto opposto dell’utilità e sta sotto la singolare categoria della completezza. Cos'è poi questa «completezza»? Un grandioso tentativo di superare l'assoluta irrazionalità della semplice presenza dell'oggetto mediante il suo inserimento in un nuovo ordine storico appositamente creato: la collezione".

Altri post pubblicati correlati a questa pagina:
🔄 Incontri generazionali lungo il percorso


La mia collezione
Per visionare in digitale il mio intero percorso collezionistico clicca qui

Bibliografia
    ➤
    ➤ Walter Benjamin, Opere complete. Vol. 1: Scritti 1906-1922; Einaudi, 2008
    ➤ Italo Calvino, Collezione di sabbia; Mondadori, 1984
    ➤ Nancy Hope, Very Special Deliveries,
  

Licenza Creative Commons


lunedì 12 febbraio 2018

Vaticano: un nuovo itinerario filatelico (parte seconda)

Necessario proseguo a quanto raccontavo nella prima parte di questo mio capitolo collezionistico, questo post prende spunto dall'inaugurazione di quella che per me è una nuova sala espositiva nel mio virtuale "museo" filatelico,  espressione digitale della mia collezione in solido. Una nuova sala dedicata alle emissioni della Città del Vaticano, piccolo esordio nella mia area italiana di cui ho spesso accennato in questo blog.

Per completezza informativa, a chiudere una piccola parentesi iniziata con la simbologia del potere temporale e religioso del papato, rappresentata dalle chiavi decussate, apro questa seconda puntata accennando all'altro elemento figurativo, spesso presente sui francobolli della Santa Sede: la tiara. Quest'ultima altro non è che un copricapo, una foggia che in fondo molto ricorda quella dei re metà uomini e metà Dei dell'Antico Egitto e che rappresentava per il Faraone certamente il simbolo di un potere terreno, ma anche quello di una forza soprannaturale che si elevava verso il cielo. A distanza di cinquemila anni poco è mutato nella simbologia, tant'é che per il mondo cattolico la tiara, composta da tre corone sovrapposte, rappresenta la Chiesa militante, sofferente e trionfante e con essa i tre poteri del Papa: padre dei re, rettore del mondo e Vicario di Cristo.


Per chi è partito da questo post, anziché dal precedente, ribadisco che non è mia intenzione fare di questo intervento un trattato sulla filatelia vaticana. Per il metodo seguito nella creazione e nello sviluppo di questa mia sezione esordiente, voglio solo condividere le fasi di questo mio nuovo itinerario dentellato, offrendo così ad altri esordienti spunti e strumenti per lavorare su un percorso espositivo, così come da sempre l'ho concepito e raccontato in questo blog per l'intera mia collezione.

Nella puntata precedente ho definito il mio programma di lavoro per la costruzione espositiva in sei passaggi chiave: acquisizione, selezione, studio, progetto, esposizione, digitalizzazione. Dei primi tre ho cercato di offrire un'esaustiva sintesi, sia per ciò che riguarda la parte pratica, ma anche e soprattutto sottolineando quegli elementi, talvolta apparentemente banali, che nell'insieme di un progetto ne determinano però la buona riuscita o meno.

A seguire cercherò di condividere, anche con qualche tecnicismo, le successive fasi.


Step 4
La fase definita di progetto è, di fatto, anche quella più complessa ed articolata tecnicamente, poiché coincide con la realizzazione di quanto era emerso nella fase precedente, quella di studio. Ai più potrà apparire un poco maniacale questo mio modo di procedere, ma l'esperienza maturata al momento mi ha dato ragione e, per ora, non ho motivo di allontanarmi dal sentiero battuto. Prima di tutto, lo ripeto, per quei fogli che presentano alcune lievi tracce di "sporco" sarà sufficiente passare molto delicatamente con una gomma morbida e pulita sulla parte che presenta ombre o leggere impronte, senza esercitare però un'azione eccessivamente abrasiva che andrebbe a peggiorare la situazione, ed avendo cura di non lasciare mai frammenti gomma tra le pagine.

4.1 Trattamento dei fogli di album con ozono
Nella fase di acquisizione ho raccontato di aver acquistato in diversi momenti insiemi di francobolli già montati su fogli Marini nella versione classica. Si trattava di fogli che, pur essendo in ottimo stato, erano comunque usati e per i quali non mi era dato di sapere quali modalità di conservazione li avesse coinvolti. La permanenza in luoghi non idonei o con tracce di umidità rischia sovente di creare micro alterazioni sulla superficie della carta. Allo scopo di scongiurare presenze di batteri o micromuffe sul supporto di cellulosa ho adottato un metodo che utilizza l'ozono come elemento decontaminante.

Non è una novità, l'ozono è già stato impiegato anche nel restauro di libri antichi contro imbrunimenti o alterazioni patologiche della carta. L'ozono (O3) è un gas instabile composto da tre atomi di ossigeno Si forma sottoponendo atmosfere contenenti ossigeno molecolare (O2) a somministrazione di energia, in forma di scarica elettrica o attraverso l'effetto Corona, raggi ultravioletti o reazione chimica. In natura, l'ozono è spontaneamente prodotto nella stratosfera grazie alla radiazione ultravioletta, nell'atmosfera in seguito alle scariche elettriche generate dai fulmini; la produzione artificiale di ozono è condotta sottoponendo atmosfere secche contenenti l'ossigeno gassoso, molecolare, a scariche elettriche o ad effluvio. 

L'ozono è un agente ossidante, il cui potenziale di ossidazione (redox) è inferiore solamente a quello del fluoro. Rispetto all'ossigeno mostra un'elevata reattività in fase di reazione e basse energie di attivazione per reazioni eterogenee. Ha un forte potere ossidante direttamente sulla superficie dei metalli nobili e non, quali argento, piombo, rame, e dei metalloidi quali lo zolfo.Nei confronti delle sostanze organiche agisce rapidamente dando luogo a numerose reazioni chimiche. Particolare è la reattività rispetto  al doppio legame C=C delle sostanze organiche insature, reazione che è comunemente definita ozonolisi.Non lasciando alcun residuo chimico, l'ozono è assolutamente ecologico.

Attivo per la disinfezione dell’acqua e dell’aria, ha una fortissima attività sui batteri, virus, muffe e funghi ed  è conosciuto da molto tempo; il primo brevetto sulla produzione di ozono risale al 1895. Esso esplica la sua azione di eliminazione di microrganismi e di odori, per ossidazione perdendo un atomo di ossigeno e tornando ad essere ossigeno (O2) in circa 20 minuti. Quando l’ozono viene in contatto con una materia organica avviene una reazione di ossidazione. In altre parole, i batteri, virus, muffe, ma anche le molecole chimiche che sono percepite come odori, sono ossidati, ed in conseguenza sono disattivati. Pertanto, i microrganismi “viventi” sono uccisi. Visto che l’ozono è un gas più pesante dell’aria, penetra in profondità tra le fibre dei tessuti, proprio là dove si annidano i microrganismi espletando la propria azione con grande efficacia ed in profondità.



Per questo procedimento uso un normale ozonatore domestico. Ogni strumento ha le sue caratteristiche tecniche, in modo particolare è importante il valore relativo all'uscita di ozono e la produzione di gas per minuto. I manuali generalmente riportano tempi e metodi, ad esempio per la disinfezione delle cose all'interno di cassetti ed armadi sono indicati tempi che oscillano da 2 a 4 minuti.

Una volta tolti i francobolli dai fogli che intendo trattare, avendo cura di ripore questi ultimi in sequenza in fogli di riparo, inserisco l'insieme all'interno di uno scatolone piuttosto grande. Introduco il tubo in uscita dall'ozonatore nello scatolone ed attivo lo strumento per un tempo massimo di 2 minuti. Non è necessario sigillare lo scatolone. Dopo il trattamento attendo una ventina di minuti, tempo in cui l'ozono si ritrasforma in ossigeno, prima di aprire lo scatolone ed estrarre i fogli. Inserisco di nuovo i francobolli il giorno seguente.

Sono consapevole che tale trattamento sia frutto di una mia personale maniacalità e ribadisco che la sua applicazione la riservo solo a quei fogli che mostrano i segni del tempo, pur essendo in eccellente stato. Dico ciò perché nulla vieta di saltare in toto questo passaggio e passare allo step successivo, quello della realizzazione di schede storiche introduttive relative ai pontefici coinvolti nel periodo delle emissioni.


A questo punto possiamo procedere con un'altra importante attività che riguarda direttamente i fogli che ospitano i nostri francobolli. In una delle fasi precedenti avevamo annotato eventuali fogli che richiedevano piccoli interventi di restauro. Di solito si tratta di taschine o monolembi che si sono staccati o stanno per farlo. Prima di tutto si deve rimuovere, con la massima delicatezza eventuali frammenti non ancora staccatisi completamente dalla carta. A questo punto si può procedere all'applicazione di un nuovo lembo o di una taschina (ne esistono veramente tante varianti in commercio).

Per facilitare il posizionamento sul foglio ho adottato questo sistema, più volte descritto: sopra un vassoio piatto colloco una spugna umida, con una pinzetta vi depongo la parte gommata della striscia opportunamente dimensionata e premo leggermente, la sollevo poi sempre con la pinzetta ed aiutandomi con la pressione di un dito la colloco con precisione sul foglio. Una volta fatta aderire la striscia pongo il foglio tra due strati di carta assorbente che avrò cura di collocare tra due pesi (due volumi enciclopedici vanno benissimo). In sequenza: assorbente, foglio album, assorbente, foglio album e via a seguire. Questa fase assicura l'assorbimento dell'umidità in eccesso prodotta dall'adesivo delle strisce ed evita possibili ondulazioni della carta. I fogli così pressati devono riposare almeno un paio di giorni prima di essere collocati nell'album con i francobolli.



4.2 Realizzazione di schede storiche introduttive relative ai pontefici coinvolti
L'obiettivo principale è quello di strutturare un percorso espositivo, anche se lo stesso si sviluppa all'interno di un album filatelico, che in termini estetici risulti il più armonioso possibile ed in linea con i canoni grafici di quanto è già contenuto al suo interno. Per fare ciò ho preso come punto di riferimento i fogli dell'almanacco Marini, già presenti in buona parte dell'insieme da me raccolto. Con un lavoro certosino, ma che una volta impostato è fatto per l'intera sezione su cui si lavora, ho ricreato una gabbia grafica che riprendesse alcuni elementi caratterizzanti la pagina: i righelli orizzontali e verticali, le diciture di fondo pagina e quelle laterali alla foratura. Ho mantenuto una impostazione a due colonne, tipica degli editoriali Marini per il proprio almanacco.

Definita la gabbia grafica di base, ho poi elaborato i testi e le immagini, così come li avevo definiti in quello step dedicato allo studio, già raccontato nel precedente post. Nella logica di un equilibrio tra sintesi e racconto ho optato per una introduzione al Pontefice di due o quattro facciate e di alcuni inserti di una pagina (due facciate) da inserire nel corso del pontificato, ove fatti ed avvenimenti di grande rilievo si offrissero come spunto per un approfondimento.

Detto questo, terminata la verifica dei testi atta a ridurre il più possibile refusi ed errori di battitura, ho provveduto alla stampa. Io ho fatto ricorso ad una una stampante per ampio formato (oggi i costi si sono decisamente abbassati), potendo così utilizzare fogli a 22 fori bianchi grammatura 200. Per maggiori dettagli sulle opzioni di stampa e su eventuali differenti formati pagina è possibile consultare la pagina dedicata all'accomodatore.


4.3 La realizzazione dei fogli di almanacco per quelle annate in cui essi non erano presenti.
L'immagine sopra mostra l'efficacia della attenta operazione di clonazione della struttura grafica dei fogli di almanacco originali (sopra) rispetto a quello che pazientemente ho creato (sotto). Tale operazione si è resa necessaria per due precisi motivi: il primo è per colmare l'assenza di tale prodotto editoriale filatelico per i periodi precedenti la sua messa in produzione, la seconda è per integrare quelle annate che, per come era stato acquistato in asta il lotto, erano prive di tale supporto didascalico, purtroppo non colmabile con un possibile acquisto separato, poiché l'azienda produttrice non distribuisce tale apparato di supporto se non comprato congiuntamente ai fogli per i valori. A questo punto altro non restava da fare che arrangiarsi.

Per la realizzazione, non dissimile dalla metodologia seguita per altre sezioni della mia collezione (vedi post "La metamorfosi: tutto si trasforma), ho seguito le stesse modalità già descritte al precedente passaggio relativo alle schede storiche dei pontefici.

Quello che voglio però fare notare, al di la delle finezze grafiche per le quali la pratica vien con l'esperienza, è che anche nei contenuti si può veramente essere efficaci, fermo restando una buona determinazione nella fase di studio dei reperti filatelici che fanno parte della nostra collezione e che sempre hanno qualcosa da raccontare ed insegnare. A seguire vi mostro un esempio del testo da me realizzato per l'emissione del 1971 dedicata alla Sacra Famiglia. Unificato N. 504/508:
Nella dottrina cristiana la Sacra Famiglia è da sempre ritenuta un modello fondante della famiglia umana. I legami di affetto, di amore, di comprensione che le famiglie sono chiamate a rinnovare continuamente. sono particolarmente espressi e vissuti nella Sacra Famiglia. Per questa serie di cinque francobolli ci si affida all'arte per celebrare quella speciale Famiglia che ha accolto Gesù. La “Madonna con bambino” che appare sul valore da 25 Lire è tratta da un'opera di Francesco di Cecco Ghissi, pittore originario di Fabriano, documentato dal 1345 al 1374 e di cui non è ben conosciuta la data di nascita. Nello stile classico della sua visione di una Maria che allatta, il bozzetto molto ricorda “Madonna dell'Umiltà” conservata nella Pinacoteca Vaticana. Il Sassetta, soprannome di tal Stefano di Giovanni di Consolo, artista senese vissuto nella prima metà del 1400, ispira il bozzetto dentellato da 40 Lire. Si tratta di una dolcissima Madonna con bambino dove, come una tenera madre, Maria sfiora i piedi del piccolo. Diversi i dipinti del Sassetta che mostrano questo approccio stilistico, alcuni dei quali in cui la Vergine e osservata da angeli in volo. Il francobollo da 55 Lire rappresenta ancora una bella Madonna con bambino, opera di tal Carlo Crivelli. Originario di Venezia, si formò a Padova e in seguito lavorò soprattutto nel sud delle Marche, diventando il più importante artista attivo sul bacino dell'Adriatico esclusa la Laguna veneta. Influenzato in gioventù da Donatello, la sua arte restò sempre in bilico da un lato con le novità prospettiche, l'intenso espressionismo,  ed un disegno incisivo, dall'altro con un pomposo decorativismo di matrice tardogotica, fatto di marmi screziati, tessuti preziosi, frutti e animali, arabeschi dorati e spesso applicazioni in pastiglia. L'immagine del francobollo è tratta da  un dipinto a tempera e oro su tavola datato 1482 e conservato nella Pinacoteca Vaticana a Roma. La pala è probabilmente la parte centrale di un polittico del quale si ignorano altri scomparti. Quarta Madonna con bambino per il valore da 90 Lire, tratta da un dipinto di Carlo Maratta, figura centrale della pittura romana ed italiana della seconda metà del Seicento. Anche quest'opera è conservata nella Pinacoteca Vaticana. Per l'ultimo francobollo della serie, quello con valore da 180 Lire, si riscopre una “Famiglia di Nazareth” al completo, particolare di un bel mosaico del pittore Gisberto Ceracchini, artista vissuto nella prima metà del 1900.




A questo punto tutto il materiale della mia nuova sezione vaticana era pronto per essere riassemblato secondo il mio stile ed il mio pensiero. Il quinto passaggio consiste infatti nella ricollocazione dei valori ove questi erano stati rimossi, per consentire trattamenti o restauri dei fogli, e nell'inserimento delle schede storiche, così come dei fogli di almanacco, ove non presenti, nell'impianto così come acquistato.

Per l'ultimo passaggio, quello della digitalizzazione, ovvero quella magia che ci consente di fare di ogni album una sorta di sala ideale del nostro museo filatelico virtuale, vi rimando al dettagliato intervento già pubblicato in questo blog dal titolo "la guida".



Con l'augurio di aver offerto qualche spunto e suggerimento creativo, l'invito è sempre quello di una visita virtuale alla mia collezione.

La mia collezione
Per visionare in digitale il mio intero percorso collezionistico clicca qui
  

Licenza Creative Commons

Vaticano: un nuovo itinerario filatelico (parte prima)

Inaugurare una nuova sala espositiva nel mio virtuale "museo" filatelico è certamente motivo di una certa emozione. Per aprire la porta che introduce a questa nuova sezione della mia collezione userò una chiave molto particolare. Ancor meglio: una coppia di chiavi! Apriporta che da millenni hanno rappresentato il simbolo di un potere dove la politica e la spiritualità si sono sovente intrecciate determinando la sorte di re ed imperatori, scatenando guerre e scismi o unendo, al di sopra di meri interessi terreni, popoli e genti diverse. Sto parlando delle chiavi decussate che, insieme alla tiara, fin dal XIV secolo hanno incarnato simbolicamente il mandato attribuito a Pietro ed alla cristianità. Decussate è sinonimo di incrociate. I loro congegni sono rivolti in alto, guardano cioè verso il cielo, mentre le impugnature puntano alla terra, poste nelle mani del Vicario di Cristo, unite da cordoni infiocchettati ad esprimere l'unione tra il potere temporale e quello spirituale.



Per chi ancora non lo avesse capito, sto parlando di una piccola nazione teocratica posta nel cuore dell'Europa: la Città del Vaticano. Nello Stato Pontificio i francobolli furono introdotti con un editto del 29 novembre 1851 del cardinale Segretario di Stato Giacomo Antonelli e con un successivo decreto del Ministero delle Finanze del 19 dicembre 1851, dal titolo "Regolamento per l'applicazione dei bolli franchi alla corrispondenza postale". Entrarono in uso ufficialmente il primo giorno del 1852 e, prima della presa di Porta Pia, stampati dai macchinari della Reverenda Tipografia Apostolica. Di fatto stiamo discutendo ciò che, filatelicamente parlando, rientra nel novero degli Antichi Stati preunitari, perché la storia filatelica della Citta del Vaticano, in quanto tale, inizia solamente nel 1929.

Con la conquista italiana di Roma, avvenuta nel settembre del 1870, la Santa Sede, pur mantenendo un'identità internazionale ed un ruolo riconosciuto di "potenza sovrana", non ebbe più una sua espressione territoriale. L'Italia, tuttavia, garantì al Pontefice alcuni privilegi, di fatto mai accettati dal Papa. Solo grazie ai Patti Lateranensi, sottoscritti nel febbraio 1929 tra la Santa Sede ed il Governo fascista di Mussolini, il Vaticano tornò ad essere uno Stato in solido. Dal 1° agosto 1929 entrò in vigore la Convenzione postale che permise a Papa Pio XI di emettere francobolli. La serie della conciliazione, la prima, emessa nell'agosto del 1929, ha come soggetto proprio la tiara e le famose chiavi decussate.

Lungi da me l'idea di fare di questo post un trattato sulla filatelia vaticana. Resta il fatto che ho creduto, per il metodo seguito nella creazione e nello sviluppo di questa mia sezione esordiente, che possa tornare utile raccontarne le fasi, offrendo così ad altri esordienti spunti e strumenti per lavorare su un percorso espositivo, così come da sempre l'ho concepito e raccontato in questo blog per l'intera mia collezione.


L'inizio: la filatelia vaticana, pur essendo da sempre un prezioso filone dell'area italiana, non rientrava originariamente nei miei progetti collezionistici. Ma, si sa, le cose non accadono mai per caso. Un paio di anni fa, ad un'asta filatelica, acquistai, per conto di un amico che me lo aveva chiesto, un lotto comprendente le emissioni dal 1958 al 1995. Il lotto andò invenduto e la base d'asta era davvero di quelle irrinunciabili. Si trattava dei francobolli vaticani del periodo, montati su fogli Marini King della versione "classica", dotati di almanacco filatelico a partire dal 1981 e compressi in due cartelle in buone condizioni, ma spaiate in quanto a colore e modello. Entro nel dettaglio volutamente, quanto al fine di illustrare, nel proseguo del post la metodologia di allestimento e di integrazione.

Fatto sta che l'amico, per problemi familiari, la cui valenza andava ben oltre gli impegni e le passioni collezionistiche, si trovò nelle condizioni di non poter "onorare" l'acquisto fatto in sua vece. I francobolli restarono quindi nei miei "sotterranei segreti", chiusi nel baule dell'oblio. Un pò come quelle tonnellate di reperti archeologici od artistici che giacciono, quasi dimenticate, nei depositi dei nostri musei. Reperti che, da soli, se classificati e ben esposti, potrebbero dare vita a straordinari percorsi espostivi, talvolta unici nel loro genere.

Tutto ciò fino a qualche mese fa, un pò come accadde per la mia sezione repubblicana "viaggiata", fino al momento in cui, recuperando un poco di tempo per "scendere" nei sotterranei del museo, ho nuovamente rivisto quelle due cartelle che odoravano di santità. Da qui l'idea di tentare di dare a quel primo insieme una struttura che rappresentasse un punto di partenza per una nuova avventura dentellata.



Ho quindi definito un programma d'intervento suddiviso in sei passaggi: una prima fase nella quale valutare il materiale già in archivio e pianificare un piano di acquisti e/o di scambi che mi consentisse di dare maggiore spessore all'insieme, al punto da renderlo idoneo a raccontare una storia e quindi degno di entrare a pieno titolo nel mio percorso collezionistico. Con tutto il materiale raccolto è stato quindi possibile iniziare il secondo step, ovvero verificare con maggiore attenzione lo stato dei francobolli, valutare eventuali sostituzioni ove, per l'eventuale sovrapposizione di alcuni periodi o per la presenza di spezzature d'archivio, si offrisse la possibilità di migliorare la qualità.

Un terso passaggio, forse quello più divertente, è consistito nella fase di studio e di approfondimento. Fase assolutamente indispensabile e propedeutica allo step numero quattro: il progetto del percorso espositivo e quindi di conseguenza il restauro di fogli, le integrazioni di nuove pagine e la realizzazione delle stesse (passaggio cinque). A conclusione del tutto l'ultimo step, quello relativo alla digitalizzazione dell'insieme, così come collocato negli album, processo che ho già ben descritto ed esposto in questo mio blog.


Step 1
L'insieme, a suo tempo acquisito in asta, si presentava in buone condizioni. Era completo cronologicamente dal pontificato di Papa Giovanni XXIII, passando per l'intero papato di Paolo VI sino ad una porzione del pontificato di Giovanni Paolo II, che si fermava però al 1995. Pensando già alla collocazione degli album nei miei scaffali, non era soddisfacente la presenza di due cartelle di diversa foggia e colore, così come era stato assemblato il lotto acquisito in asta. Ho quindi deciso di porre in vendita, sul più conosciuto canale online ebay, le due cartelle, che si presentavano comunque in eccellenti condizioni. Non ho dovuto attendere molto, tant'è che il ricavato è stato immediatamente reinvestito per acquisire l'annata 1996 completa e montata su fogli marini e, sfruttando un'offerta di un commerciante filatelico, un probabile fondo di magazzino costituito dai fogli di solo almanacco della Marini (mancante dall'insieme e costatomi un euro cinquanta).

Pazientando ancora un poco mi si è presentata la possibilità di acquisire, ad un'asta di un commerciante olandese che vendeva spezzature di collezioni, le emissioni filateliche del Vaticano dal 1997 al 2003. Anche in questo frangente l'insieme era fornito montato su fogli Marini, questa volta però privi delle pagine di almanacco, e inserito in due cartelle. Inutile dirlo, anche queste ultime differenti per colore. In questo caso sono tornate utili le relazioni che si intrecciano tra collezionisti, poiché con un paio di telefonate si è potuto organizzare lo scambio ed ho quindi creato il primo insieme di cartelle, uniformi per foggia e colore, in cui inserire i mie valori. La girandola appena descritta è un valido esempio del circolo virtuoso di cui ho parlato nel mio post precedente.

A questo punto ecco costituito un nucleo solido, costituito da quasi cinquant'anni di storia filatelica e papale, da cui partire per questo nuovo viaggio collezionistico.

Step 2
Una volta costituito l'insieme dei reperti che si intende ordinare, catalogare e porre nella nostra esposizione virtuale, si può procedere al secondo passaggio, quello di verifica accurata dei nostri francobolli. In verità si tratta di un approccio piuttosto piacevole, una prima presa di confidenza con le singole emissioni che andranno valutate fronte e retro con una certa accuratezza. Tale operazione consente anche di osservare, in tutta la loro bellezza, le piccole opere d'arte che i maestri del bulino hanno saputo incorniciare nel piccolo spazio tra i dentelli. Consente di stupirsi a fronte di inaspettati dettagli o nella riscoperta di un dipinto o di una scultura che ha ispirato l'emissione riprodotto o reinterpretata nell'emissione.

Per fare questa operazione suggerisco di avere sempre a portata di mano il proprio catalogo di riferimento. Ciò ci consentirà di spuntare i francobolli già verificati, ma anche di renderci conto, qualora sia sfuggito al primo controllo del dopo acquisto, se qualche dentello è mancante, ma soprattutto se qualche valore risulti danneggiato e debba essere sostituito. Nel mio caso ho poi provveduto, rovistando per bene tra i cassetti, a radunare eventuali spezzature o singoli valori che, nel corso degli anni, per effetto di scambi o passaggi di mano di lotti e collezioni erano rimasti in letargo aspettando il passaggio del principe azzurro. Lo dico perché l'esperienza insegna ed è già capitato, che nel furore collezionistico si corra ad acquistare un paio di valori mancanti, salvo scoprire poi di averli già nel fondo di un raccoglitore ad invecchiare come il vino buono.

Una ulteriore importante operazione, atta a migliorare la qualità del nostro impianto espositivo, è quella del controllo accurato di eventuali fogli che necessitino di restauro. Per quelli che presentano alcune lievi tracce di "sporco", stiamo pur sempre parlando di materiale pervenutoci usato, sarà sufficiente passare molto delicatamente con una gomma morbida e pulita sulla parte che presenta ombre o leggere impronte, senza esercitare però un'azione eccessivamente abrasiva che andrebbe a peggiorare la situazione, ed avendo cura di non lasciare mai frammenti gomma tra le pagine. Per quei fogli che presentano taschine o lembi staccati l'importante è annotarne la posizione, per poi procedere in un secondo tempo alle operazioni di riparazione.

 
Step 3
Una volta completata l'analisi dei propri reperti filatelici ha inizio quell'appassionante fase di studio che poi è il vero completamento del processo di accomodamento del raccoglitore collezionista. Si tratta del primo mattone di progettazione della fase espositiva. La conoscenza del periodo storico delle emissioni, delle biografie dei pontefici che si correlano ad esse, ma anche le informazioni tecniche sui francobolli, insieme costituiscono un indispensabile corollario culturale per chi desideri esondare dal puro collezionismo di casella, ma creda che i propri piccoli rettangoli colorati abbiano qualche valore aggiunto, ma soprattutto abbiano una storia da raccontare che, spesso, vale molto di più della quotazione di mercato.

Per sviluppare al meglio questa fase si può ricorrere alle riviste specializzate, ad alcuni dei maggiori testi in circolazione (spesso quelli apparentemente più datati si rivelano formidabili fonti di notizie e di dettagli), ma anche alla rete, avendo sempre cura di verificare le fonti dubbie per evitare di incappare in credenze popolari, piuttosto che in certezze.

Si tratta un lavoro assai più importante di quello che si possa immaginare. Dalla conoscenza dei propri reperti e dal loro contesto storico e culturale nasce e si delinea il piano espositivo che andremo a realizzare. Ad esempio, per questo mio lavoro, ho definito alcuni processi di allestimento:
  1. la realizzazione di schede storiche introduttive relative ai pontefici coinvolti nel periodo delle emissioni;
  2. la realizzazione dei fogli di almanacco per il periodo antecedente il 1978 in cui tale complemento non era commercializzato;
  3. la realizzazione dei fogli di almanacco per quelle annate in cui essi non erano presenti nel lotto acquisito
  4. l'introduzione storica alla filatelia vaticana, da porre come prologo nel primo album di questa mia sezione.





Per le modalità tecniche e le scelte grafiche, ovvero per i passaggi successivi del pio programma riorganizzativo, vi rimando alla seconda parte di questo mio intervento, mentre già posso dire che per l'introduzione storica generale, avendo avuto un poco di pazienza, ho recuperato in una delle tante fiere specializzate una copia praticamente nuova della Guida Postale Marini, stampata su fogli a 22 anelli, curata da Franco Filanci e Giovanni Fulcheris e dedicata proprio alla "postalità" del Vaticano. Anche in questo caso la pazienza ha premiato l'aspetto economico.

Queste guide sono studiate per essere inserite ad inizio album come prefazione alla propria collezione filatelica. Scritte dai maggiori esperti italiani, offrono un quadro esauriente e documentato di tutti gli aspetti filatelici e/o postali, dalla storia dei diversi servizi alle tecniche di produzione delle carte-valori, dalle bollature fino alla bibliografi.

Nel prossimo post entrerò nei dettagli più tecnici legati alla vera e propria realizzazione delle pagine aggiuntive, alle modalità di armonizzazione di grafica ed impaginazione, nonché alle semplici tecniche di restauro di qualche foglio che necessitava di un piccolo intervento ringiovanimento, chiudendo con la fase di digitalizzazione dell'intero insieme.




Per chi non volesse attendere di leggere il seguito... l'invito è sempre quello di una visita virtuale alla mia collezione, in particolare ai primi album del Vaticano che ho già messo online, con l'augurio di qualche piacevole momento dentellato.

La mia collezione
Per visionare in digitale il mio intero percorso collezionistico clicca qui
  

Licenza Creative Commons


domenica 21 gennaio 2018

Espansione, integrazione, ricircolo

In questi giorni ho finalmente potuto chiudere una parentesi rimasta aperta nella sezione repubblicana del mio percorso collezionistico: quella dei cosiddetti "servizi". Per servizi intendo quei francobolli che hanno costituito naturale affrancatura in quella gamma di prodotti o attività postali accessorie che, per moltissimi anni, hanno affiancato la posta tradizionalmente etichettata come "ordinaria". Mi riferisco alla posta pneumatica, ai pacchi postali, ai pacchi in concessione, al recapito autorizzato, ai segnatasse e anche agli "espressi", questi ultimi dal 1966, essendo le emissioni precedenti già inserite nel contesto espositivo dei francobolli di posta ordinaria del mio insieme filatelico.


Un capitolo tutt'altro che semplice, spesso emarginato da molti collezionisti, ma affascinante dal punto di vista della storia della posta, in modo particolare nel dopoguerra e nell'epoca della rinascita post bellica, ove alcuni particolari servizi, i pacchi postali ad esempio, hanno giocato un ruolo importante nella ricostruzione e nello sviluppo del nostro Paese.

Ma non è di questo che voglio parlare in questo post, lo fanno per me le schede filateliche che costituiscono il paratesto dei reperti dentellati. Quell'elemento di supporto all'interazione tra reperto ed osservatore, connessione il cui richiamo può avere differenti valenze: contesto culturale, profilo storico, tecnica e stilistica, iconografia (vedi anche il post sull'argomento). 

I fogli che ho elaborato per tale insieme di valori infatti, non si limitano ad una sintesi tecnica su ogni singola emissione, ma intendono ripercorrere un minimo di storia di ogni singola tipologia di servizio postale, perlomeno per quanto riguarda la cronologia repubblicana.


Quello su cui vorrei invece porre l'accento è quel circolo virtuoso che le modalità di acquisizione di questa mia sezione hanno messo sostanzialmente in moto, evidenziando quel vero silenzioso motore che alimenta il "collezionismo", quel sinergico insieme di moti costituito da espansione, integrazione, ricircolo che accompagna il processo di accomodamento tipico del collezionista raccoglitore. L'innesco può essere un semplice contatto tra collezionisti.


Alcuni mesi or sono, mi contattò un appassionato raccoglitore, in risposta ad un mio annuncio di vendita di una cartella 32 anelli predisposta per il Regno d'Italia. Quell'album era per me l'effetto di un doppio regalo, gradito certamente, ma pur sempre doppio. L'affare si concluse con soddisfazione di entrambi, ma innescò un piacevole scambio di mail, sana curiosità filatelica sui reciproci interessi dentellati. Tanto bastò per comprendere che mentre io ero orientato a seguire un itinerario, l'altro cercava di porre in vendita un bell'insieme repubblicano, quanto nell'ambito di quelle fisiologiche variazioni di accomodamento dei propri interessi collezionistici, che lo orientavano verso una più attenta ricerca del periodo del Regno, per il cui finanziamento giovava mettere in vendita quei reperti non più oggettivanti il nuovo percorso scelto.

La trattativa, chiusa con grande affabilità e serietà filatelica, mi ha consentito di entrare in possesso, e ringrazio ancora per la concessa rateazione del pattuito, di un interessantissimo insieme dedicato a servizi della Repubblica, quindi di vera espansione del mio insieme. Non solo! Mi ha permesso di integrare francobolli di migliore qualità rispetto a quelli già presenti nel mio apparato originario e di rimettere in circolo quelli in eccedenza, riutilizzando poi il ricavato per nuove acquisizioni o per l'acquisto di materiale filatelico idoneo al nuovo contesto conservativo ed espositivo.


Quanto per sottolineare come ogni forma di collezionismo trae sostentamento e si perpetua grazie a tale meccanismo, un insieme di ingranaggi virtuali che da sistemi di cessione ed acquisizione, rimodulazione ed integrazione, mettono in contatto tra di loro differenti collezionisti, ma anche collezionisti e commercianti. Sono proprio questi ultimi, che in funzione di quanto gli ingranaggi di tale meccanismo si muovano ed interagiscono tra loro, a determinare poi precise scelte di mercato.

Lo è di esempio quanto apparso in un articolo pubblicato sulla rivista Best Bid, il magazine Bolaffi dedicato alle aste. Sull'editoriale del numero 8/2017, parlando dell'asse collezionistico dedicato alla fotografia, giusto per offrirvi un esempio, è lo stesso CEO del gruppo, Giulio Filippo Bolaffi, a dichiarare la mancanza, in Italia, di un circolo virtuoso legato al collezionismo di fotografie d'autore. Un circolo che partendo dai negozianti del settore sia capace di creare collezionisti i quali, a loro volta, selezionino oggetti da porre in vendita, attraverso aste e piattaforme di acquisto dirette ad altri collezionisti, ma anche a commercianti che potranno così riapprovvigionarsi e creare nuovi stock per continuare ad alimentare interessi, acquisti, curiosità e scambi.

Terminata questa breve parentesi riflessiva, come sempre, vi invito a prender visione della sezione dei servizi appena citata.

La mia collezione
Per visionare in digitale il mio intero percorso collezionistico clicca qui

Bibliografia
    ➤
  

Licenza Creative Commons

martedì 12 settembre 2017

Smontare e rimontare: come in un museo?

Sovente, nell'esternare questo mio personalistico concetto che vuole la mia collezione strutturata come un percorso espositivo "museale", ho trovato molti cultori della precisazione semantica, ancor più quando la digitalizzazione dei miei reperti li rende fruibili a chi voglia percorrere l'intero itinerario espositivo, sdoganandolo dal quel rapporto di esclusività che lo relegava al personale possesso. Tra le varie segnalazioni che mi sono pervenute c'è, ad esempio, quella "ministeriale" che si può leggere sul sito del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo dove, nella pagina dedicata alle collezioni museali, è proposta una prima distinzione tra museo e collezione.

Questo post oltre che una riflessione vuole essere la risposta ai commenti pervenuti su altri due interventi pubblicati sul blog:
🔄 Meccanizzazione postale: una divagazione tematica riorganizzata
🔄 C'è tutto un mondo intorno

Quanto partendo dal principio che "la storia del museo è ben distinta da quella del collezionismo e la linea di demarcazione è la destinazione pubblica del museo, sconosciuta ai grandi mecenati del XVI e XVII secolo". Certo che se proprio "alla lettera" intendessimo prendere tale tentativo di tracciare una linea di confine, tale "limes" concettuale avrebbe oggi un senso relativo, un sapore vagamente archeologico, tenuto conto che dai grandi collezionisti d'arte del passato sono trascorsi quasi quattro secoli.



Qualche critico della mia passione visionaria mi ha poi invitato a leggere un interessante contributo dal titolo "Chiarimenti sulla natura di collezioni e musei". All'autrice, Simona Fusca, va certamente il merito di esser partita da lontano senza tralasciare alcun indizio, addirittura da quel gusto di accumulare cose che parrebbe accomunare noi collezionisti ai nostri lontani progenitori di cinquantamila anni fa che, in una grotta della Francia attuale, nell'Hyène precisamente, eran stati pervasi dal gusto di raccogliere oggetti "legati tra loro" da una sorta di comune gusto estetico. Con la stessa perizia di uno scavo archeologico, l'autrice analizza parole quali "collezione" e "museo" così come si farebbe con un antico monile, scomponendone le parti e ricerdando per ognuna di esse la remota provenienza. Così scopriamo, nell'analisi etimologica, che "collezione" deriva dal termine "colligo", latinismo atto adefinire azioni quali radunare, raccogliere, ammassare, riunire, ma anche "mettere insieme". Non sorprende dunque che la scomposizione della matrice "cum-ligo" esprima essa stessa il concetto di "legare insieme".

E' ancora il vecchio caro latino, così come Simona Fusca ci racconta, che ci offre la genesi del termine "museo" o museum. Un luogo sacro poiché antica dimora delle Muse, le figlie di Zeus e di Mnemosine, guarda caso la "memoria" fattasi divinità. Stante l'origine mitologica, il museo assume quindi quella dimensione alta nel suo ruolo conservativo, tanto più nella sua evoluzione espositiva che, un altro illustre della materia, più volte citato nel saggio in questione, l'antropologo Giovanni Kezich, definisce "la rappresentazione più riuscita di un'idea visiva della cultura", dove "concetti, idee, saperi, notizie si palesano attraverso oggetti". Oggetti che hanno il potere, la capacità di evocare memorie che rimandano ad un altrove, secondo un sistema di corrispondenze non casuale, ma strutturato ed ordinato.



Ed è proprio qui che, da collezionista, spontanea, mi sorge una riflessione! Abbandoniamo per un momento lo steccato che separa l'aspetto pubblico del constructo museale rispetto a quello di privato possesso della collezione e limitiamoci a quanto appena sentito. Non è forse vero che per molti collezionisti "filografici" (quelli che abbracciano i diversi segmenti dell'aspetto filatelico e postale) la capacità e la volontà di trasformare francobolli, annulli, lettere in un veicolo ideale di diffusione della storia e della cultura è ingrediente principe del modus operandi con cui dare vita ad una collezione che meriti tale appellativo?

E non è forse altrettanto vero che l'impegno maggiore che affrontiamo, cioè quello di dare un senso, una logica ai nostri allestimenti, non persegue solo un gusto estetico, ma punta al disporre i nostri reperti secondo un "sistema di corrispondenze non casuale, ma strutturato e ordinato con il fine di evocare memorie in grado di raccontare una o più storie"?

Sono quesiti la cui risposta, inevitabilmente, rende per la nostra idea di collezione la definizione "museale" decisamente più calzante di quanto invece lo sia quella di Krzysztof Pomian per "collezione", così come citata nel saggio di Simona Fuscà: "ogni insieme di oggetti naturali o artificiali mantenuti (...) fuori dal circuito di attività economiche, soggetti ad una protezione speciale in un luogo chiuso sistemato a tale scopo". Ora è giusto e doveroso rammantare a chi legge, ma lo dico anche per i segnalatori delle ricerche citate in questo post, che gli studi sulla museologia e sul collezionismo fanno generalmente riferimento all'arte ed alla storia e che, a buon conto, è la stessa autrice di "Chiarimenti sulla natura di collezioni e musei" a ben evidenziarlo ed a ricordare che ciò che nel passato godeva dello status di collezione ha spesso subito una metamorfosi che, nel passaggio di possesso privato (collezione) a quello pubblico (museo) ha acquisito un nuovo status, decretando che la "collezione" è stata la genesi dell'odierno "museo". Restano chiari alcuni concetti distintivi: è innegabile che i musei siano infinitamnte più longevi di chi li ha concepiti o allestiti, mentre così non si può dire delle collezioni private, spesso smembrate e disperse alla morte di chi aveva dato loro struttura e sostanza.


A questo punto vale la pena fare un'altra riflessione, riportandola al contesto filatelico filografico. Non è forse vero che il collezionista 2.0 potendo digitalizzare la propria collezione, rendendola in tal modo fruibile ad un pubblico, ne determina un mutamento di status che distorce i confini canonici tra privato e pubblico, pur limitato al concetto di fruibilità? Probabilmente è in atto un cambiamento. Un'evoluzione impensabile solo pochi anni fa, che consente al collezionista filatelico di mostrare ad un pubblico più vasto ed eterogeo il proprio percorso espositivo, tutto ciò senza dover trasportare il proprio materiale espomendolo a rischi di danneggiamento o di smarrimento. Ciò comporta anche un ripensamento del processo di accomodamento, non più solo progettato per l'io collezionista, ma riarrangiato per un ipotetico visitatore. Occorre dunque affiancare alla raccolta dei propri "pezzi" alcuni concetti, se pur nella loro forma più elementare, di museologia, per la cura dell'allestimento, e di museografia, per la progettazione e l'organizzazione, anche virtuale, dello spazio espositivo.

Mi è ora, dopo tanto disquisire, irrinunciabile l'occasione per condividere l'attività di riorganizzazione del mio percorso collezionistico e quindi espositivo, essendo lo stesso digitalizzato. Un impegno sviluppato sia nel processo di allestimento che in quello concettuale, attività che mi ha impegnato nei mesi estivi. Si tratta di un'integrazione ed aggiornamento della sezione dedicata alla meccanizzazione postale. Una revisione articolata che comporterà a breve conseguenti revisioni dell'area filatelica repubblicana, dai cui album sono stati estratti alcuni reperti marcofili che ho riconsiderato come meglio rappresentativi nel quadro della meccanizzazione, piuttosto che in quello squisitamente filatelico. Tant'è che gli album della sezione passano da sei a sette con alcune interessanti novità. Di conseguenza si contrae la sezione dedicata alla Ricostruzione presente nel percorso dei francobolli allo stato di "nuovo", ove resteranno i reperti di storia postale raccolti quale fuori programma tematico del periodo, pezzi che, a breve, traslocheranno nuovamente nelle "vetrine" (gli album) della "repubblica obliterata" che, allo stato attuale inizia dal 1955, ma che nei miei programmi correra all'indietro di una decina d'anni, allineandosi ai valori nuovi ed ospitando interessanti approfondimenti.


🔄 link alla Guida alla mia collezione

Ma vediamo in dettaglio l'aggiornamento che tale operazione ha prodotto nella sezione dedicata alla meccanizzazione postale.

🔻Album T1
1967 Scatta l'operazione CAP | Da principio fu il portalettere | Il postino col timbro | Roma 1890 la bussola postale | I quartieri postali tra regno e repubblica | Rioni postali da due a tre cifre | La prima mostra europea della meccanizzazione | Annulli sperimentali ed educativi | Il numero d'oro e le campagne promozionali del CAP | Come ti cambio l'annullo … con il CAP | Da frazionario a CAP |
🔄 link agli album
Nel primo album (T1), ad esempio, l'arrivo di nuovi reperti mi ha permesso di rendere più completa ed esaustiva la vetrina dedicata al Quartiere Postale.



In modo particolare è stata l'acquisizione di due annulli mancanti (i primi della serie), impiegati per propagandare l'indicazione del numero di quartiere postale, ad offrirmi la possibilità di correre sino agli esordi di questo tentativo di razionalizzazione distributiva della corrispondenza.

🔻 Album T2 
La bollatura e la meccanizzazione |Le bollatrici Bickerdike | Le bollatrici Krag | Le bollatrici Flyer (Flier) | Gli annulli parlano agli italiani | Meccanizzazione e propaganda di regime | La ricostruzione e gli annulli meccanici | Meccanizzazione e pubblicità postale | Anno Santo e autambulanti | 

🔄 link agli album

Il lavoro più impegnativo ha però riguardato il secondo (T2) ed il terzo album (T3); quest'ultimo di fatto quale nuovo inserimento che ha fatto "scrollare" di una posizione gli altri raccoglitori che, come già anticipato, da sei passano a sette. L'idea di ridisegnare ed integrare corposamente il capitolo dedicato alle bollatrici meccaniche Flyer (o Flier coma qualcuno preferisce indicarle), è il frutto di un tentativo di proporre una serie di targhette figurate, non solo analizzandole dal punto di vista meramente tecnico e cronologico oppure dallo schema di una classica catalogazione marcofila, ma quale filo conduttore di una narrazione sui cambiamenti sociopolitici del nostro Paese.


Perché balza all'occhio che l'impiego di tali annulli parlanti ha travalicato la funzione postale di annullare un'affrancatura per impedirne il suo riutilizzo, ma ha assunto un nuovo ruolo, quello di comunicare. Da qui alcuni squarci di vita quotidiana: dalla pubblicità di nuovi prodotti di salute alla propaganda di regime, dalla ricostruzione del dopoguerra, carica dell'enfatizzazione degli aiuti americani, alla curiosità degli autambulanti creati per l'Anno Santo con tanto di bollatrici meccaniche e targhette dedicate. 
🔻 Album T3
Pubblicità postale repubblicana | Le bollatrici Flyer/OMT | Le bollatrici Secap | Le bollatrici Klussendorff | Le bollatrici Pitney Bowes | Le bollatrici Hasler e Ascom Hasler | SEL l'evoluzione della specie | Le bollatrici BNG |
🔄 link agli album
Sul terzo album prosegue la rassegna di annulli parlanti del periodo repubblicano, ma si completa anche un' ulteriore vetrina: quella dedicata alle bollatrici meccaniche Klussendorff.  L'acquisizione di alcuni nuovi reperti mi consente ora di sostituirne alcuni di quelli già presenti con altri più significativi, ma soprattutto di aggiungere qualche bel pezzo mancante. Prendendo come traccia il bellissimo studio di Alcide Sortino pubblicato a puntate su L'Annullo e successivamente ben riassunto e schematizzato sul sito Il Postalista, ho trovato importante inserire in collezione una missiva con l'annullo continuo d'esordio alla Fiera di Milano, il successivo impiego del 1956 negli uffici postali di Milano Ferrovia e la versione pubblicitaria recante la targhetta Innocenti Austin. Interessante anche l'inserimento, nello spazio dedicato alle bollatrici BNG, della prima targhetta pubblicitaria impiegata su questa bollatrice meccanica utilizzata in Vignola.



Restano di fatto invariati, pur con uno spostamento in avanti nella numerazione, gli album dal T4 al T7:
🔻 Album T4
Bollatrici: l'era dei CMP | Elsag cento anni di successi | 1970 il piano regolatore postale | Codifica a barrette fluorescenti | 1977 il bustometro | Da Firenze a Genova: gli impianti pilota | 1993 due su cinque inverso |

🔻 Album T5
CMP e CPO verso il Duemila | Le nuove codifiche del CAP | Il codice ID TAG | Verso la posta senza francobollo |

🔻 Album T6
La genesi della meccanizzazione | Da Rotterdam al Regno Unito | Brighton l'incubatore |

🔻 Album T7
Non ti scordar di me | Germania: nasce il PLZ | Le grandi imprese e le esposizioni tecnologiche | 1984: prove tecniche di lettura ottica | Quota cinque anche oltre le Alpi – il CAP in Francia | La codifica MTM ad impressione | La codifica a marchi inchiostrati |
🔄 link agli album

Appare chiaro, a questo punto della storia, che il processo di accomodamento della collezione nel suo complesso, disegnata ed interpretata come un percorso di visita e di conoscenza, impone continue scelte, spesso dettate dalla capacità che noi collezionisti abbiamo di approfondire, anche grazie a chi, decisamente più accademico di chi qui scrive, dedica parte del proprio tempo libero ad una vera e propria ricerca sul campo.

Tale riorganizzazione mi ha imposto anche l'aggiornamento della guida alla mia collezione.



Sarà, ma mantenendo il massimo rispetto per studiosi, antropologi ed esperti museali, l'impressione è che quel raccoglitore di oggetti "legati tra loro" da un comune senso estetico, che cinquantamila anni fa tirava a campare tra le grotte dell'Hyèene, qualche piccolo passo avanti l'abbia fatto.

La mia collezione
Per visionare in digitale il mio intero percorso collezionistico clicca qui

Bibliografia
    ➤
    ➤

Licenza Creative Commons

martedì 18 luglio 2017

Il senso di ogni nuovo tassello

In questi giorni inauguro un nuovo album nella mia personale raccolta, quello che conterrà le emissioni dell'Italia repubblicana dell'anno 2016. Un nuovo tassello in un percorso espositivo che prende avvio dal Regno d'Italia e che dunque, proprio per la sua contemporaneità, ripropone lo stesso quesito da collezionista del terzo millennio: ha ancora un senso raccogliere emissioni contemporanee di uno Stato il cui sistema postale rinuncerebbe volentieri alle tradizionali affrancature (ormai quasi tutte autoadesive) per sistemi automatizzati che ritiene più pratici e veloci? Un dilemma che si rinnova ormai annualmente, amplificato anche da un programma di emissioni decisamente ridondante rispetto a reali esigenze di servizio, talvolta con pretese celebrative poco comprensibili.



La considerazione di fondo, quella smussa un poco la ruvidità del quesito, resta quella di sempre: fintanto che un'autorità statale emetta carte valori espressamente dedicate all'affrancatura delle missive, indipendentemente da quante di queste, nel volume complessivo di posta smistata, siano affrancate con un francobollo, il rettangolino dentellato a noi tutti tanto caro mantiene integro il ruolo di cui è stato investito sin dall'epoca della sua genesi postale. Certo, sarà meno utilizzato dei tempi andati, questo è innegabile, ma le lettere senza francobollo non sono, in fondo, una novità dell'epoca digitale. 

Bene lo sanno gli amici collezionisti che spendono la loro passione nel raccogliere le mitiche "rosse", ovvero le affrancature meccaniche che, nel nostro Paese, videro la luce con il Decreto Regio 1233 del 1 luglio 1926. Detto questo, pare chiaro che quel "ha ancora un senso" inserito nell'interrogativo iniziale è dunque più orientato a valutare se c'è ancora qualcosa di vero in quanto è scritto nel voluminoso trattato curato da Fulvio Apollonio "L'enciclopedia dei francobolli" edita da Sansoni nel 1968: "la collezione diviene così un veicolo culturale capace di sollecitare la curiosità e la fantasia, anche di chi date e eventi ha magari lasciato sui banchi di scuola", questo perché, sin dalla nascita del francobollo, "storia e filatelia spesso coincidono. Rivoluzioni, guerre, fine di imperi, crollo di monarchie, nascita di repubbliche, sorgere di domini coloniali destinati a dar vita a nuovi Stati indipendenti. Il francobollo registra gli avvenimenti che poi entreranno nei libri di storia. E' la cronaca 'maggiore' quella che la filatelia annota".



Sulla valenza culturale si incontrano, nell'attuale cronaca filatelica italiana, alcuni positivi ed interessanti riscontri, conferme incoraggianti, anche se pur sempre di parte provenendo da vissuti o da analisi dell'ambiente collezionistico.

Ne annoto una, ad esempio, a firma di Mariagrazia De Ros, Delegata Nazionale FSFI per il Progetto Scuola, pubblicata sul sito Club della Filatelia d'oro Italiana con il titolo "Francobolli per spiegare: un eccezionale strumento di insegnamento e formazione". L'autrice "conscia del vantaggio costituito dall’aver avuto un padre appassionato di filatelia e strenuo 'raccoglitore' di francobolli", racconta di come ha affrontato la difficolta di dover spiegare, in qualità di insegnante, il concetto di inflazione agli alunni di una terza media. Il ricorso ai dentelli ha semplificato ed esplicitato con immediatezza un concetto non facile per una platea di quattordicenni: è bastato mostrare loro alcuni francobolli tedeschi del 1923, il cui valore nominale pieno di zeri, ha surrogato ogni tecnicismo statistico. Una capacità di coinvolgimento che la De Ros ha recuperato nel suo percorso didattico ponendo il francobollo al centro della storia e degli eventi che l'anno scandita. Come essa racconta, il riscorso ai dentelli ha offerto ai giovani allievi  "la consapevolezza che i fatti che avevano appreso dal loro testo di storia erano … realmente accaduti". Non solo "l'analisi dei francobolli", scrive l'autrice, "mi ha aiutato a far analizzare alla classe le variazioni sociali, storiche, economiche e politiche, conseguenti alla fine del colonialismo in Africa", così come "in alcuni casi siamo anche riusciti ad interpretare alcuni termini linguistici locali".

Alla luce di tutto ciò, anche dalle emissioni del 2016 si potrebbero dunque trarre interessanti spunti per una ricerca scolastica multidisciplinare. Penso, ad esempio, al francobollo da 95 centesimi emesso il 9 maggio, inserito nel percorso “Il senso civico”, dedicato a due vittime del terrorismo: Francesco Coco e Vittorio Occorsio, assassinati rispettivamente da Brigate Rosse e da Oordine Nuovo. In un dentello la sintesi di uno dei periodi più oscuri e travagliati della nostra repubblica: gli anni di piombo e la strategia della tensione. 

Possibili connessioni, sempre filateliche, con alcune precedenti emissioni: quella del 2009  omaggio al magistrato Emilio Alessandrini, “che si occupò del fenomeno dell’eversione, cercando di comprenderne le radici e le motivazioni, non solo dal punto di vista giudiziario, ma anche sociale; l'emissione del 28 maggio 2014 a ricordare la strage di piazza della Loggia a Brescia: furono otto le persone uccise ed un centinaio i feriti; il francobollo del 2006 dedicato alle vittime del terrorismo e quello dedicato alla strage di Bologna in memoria della bomba che il 2 agosto 1980 fece 85 vittime ed oltre 200 feriti. Quest'ultimo dentello, tra le altre cose, è frutto di un concorso fra studenti che ha coinvolto 230 scuole in Italia ed oltre una cinquantina di accademie nel mondo. 

Ma tra le emissioni del 2016 che "fanno scuola" potremmo metterci anche il valore da 95 centesimi emesso il 4 novembre per ricordare gli “angeli del fango, ossia ai volontari che mezzo secolo fa, da tutto il mondo, conversero su Firenze alluvionata per salvare il salvabile dalla furia delle acque. Oltre a riportare alla memoria dei più giovani quei tragici eventi, lo stesso dentello è opera di giovanissimi: curato dal centro filatelico dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, è stato realizzato dagli allievi del quarto anno della scuola primaria “Gabriella De Majo” di Pelago (Firenze).

Slovenia: Club Filatelico della scuola di Celje

Un'altra interessante analisi che sorregge la tesi del "vale la pena" la offre un articolo, a firma di Francesco Giuliani, intitolato "La maturità è meglio con i francobolli", apparso sulla testata L'arte del francobollo nel settembre 2016, quindi assolutamente recentissima, a confermare che filatelia e cultura rappresentano un connubio perfetto. 

Giuliani sostiene e cerca di dimostrare, attraverso il suo scritto, che "Le tracce degli ultimi esami erano chiaramente più semplici per chi conosceva le carte-valori dell’area italiana". Egli esordisce affermando che "ci sono moltissimi motivi per i quali i giovani della nostra epoca tecnologica, abituati alle e-mail e agli smartphone ipertecnologici dovrebbero iniziare a collezionare francobolli; uno tra questi, di sicuro importante, è che i filatelisti sono mediamente più colti e preparati dei loro coetanei, acquisiscono attraverso il loro hobby delle lezioni di metodo e di comportamento che si rivelano fondamentali per la loro vita". Per dare sostegno alla sua teoria egli prende ad esempio gli esami di maturità del 2016 e, seguendone i temi e le tracce, cerca conferme delle sue affermazioni raffrontando soggetti d'esame ed emissioni filateliche.

Inghilterra: gli alunni della Scuola Primaria Oakham

Sorvolando sui vari esempi che l'autore cerca di dettagliare, per i quali vi rimando alla gustosa lettura dell'intero articolo, voglio citarne uno esemplare: il "tema storico, che verteva su di un avvenimento importante, rappresentato dal settantesimo anniversario del primo voto alle donne in Italia, in occasione del referendum istituzionale del 2 giugno 1946. Bisognava scegliere tra repubblica e monarchia, dopo la terribile fase bellica, e in quell’occasione le donne tagliarono uno storico traguardo, recandosi alle urne insieme agli uomini, rendendo così finalmente universale il suffragio nella nostra nazione. Ebbene", continua l'autore, "questo avvenimento era stato celebrato solo pochi giorni prima, il 2 giugno 2016, dall’Italia, nell’ambito di una serie sul tema delle pari opportunità. Il riferimento specifico è al valore da 95 centesimi, dedicato per l’appunto al 70° anniversario dell’estensione del diritto di voto alle donne".

Un'analisi attenta, quella che emerge, ricca di spunti che, proprio ai valori assolutamente contemporanei, fa chiaro e preciso riferimento, utilizzando quasi come punto di partenza per lo sviluppo di alcune delle prove di esame. Secondo Giuliani è dunque inconfutabile che la filatelia sia ancora, più che mai, in grado di "venire incontro a tantissime e diversissime esigenze. È un hobby, un investimento culturale, una fonte di immaginazione, ma è anche un modo di aumentare la propria cultura, di affinare il proprio senso critico, persino di ottimizzare il proprio rapporto con la conoscenza e con il mondo esterno".

Questa pagina è stata aggiornata il 3 gennaio 2018

La mia collezione
Per visionare in digitale il mio intero percorso collezionistico clicca qui

Bibliografia
    ➤ Fulvio Apollonio, L'enciclopedia dei francobolli, 1968, Sansoni
    ➤

Licenza Creative Commons